Sanità, le Regioni al governo: «Servono più soldi». Sul tavolo almeno 18 miliardi in tre anni


Il messaggio che le Regioni vogliono portare al governo per la prossima legge di bilancio è chiaro: sulla sanità servono più risorse. La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, riunita oggi in seduta straordinaria, ha condiviso la necessità di un incremento sostanzioso del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, ma non ha ancora chiuso la partita sulle cifre definitive.

La richiesta contenuta nella bozza elaborata dalla Commissione Salute vale oltre 18 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio 2027-2029. Una cifra che tradotta su base annua porta la richiesta delle Regioni nell’ordine dei 6 miliardi l’anno, con l’obiettivo di rafforzare il sistema sanitario e intervenire su alcune delle criticità che negli ultimi anni sono diventate strutturali.

Il documento approvato oggi riguarda però soprattutto la parte ordinamentale, cioè le esigenze e gli interventi che le Regioni intendono sottoporre al governo. Per trasformare queste esigenze in una richiesta finanziaria definitiva servirà un altro passaggio. La prossima settimana torneranno infatti a riunirsi le Commissioni Salute e Affari finanziari, che dovranno verificare le spese vincolate e quantificare con maggiore precisione le risorse necessarie.

L’obiettivo dichiarato dal presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, è arrivare rapidamente a un quadro condiviso. «Vogliamo collaborare con il governo, facendo emergere le necessità reali, chiedendo delle risorse precise», ha spiegato. E ha aggiunto: «Non intendiamo aprire una negoziazione fine a sé stessa, ma discutere di risorse che servono alle concrete esigenze del Servizio sanitario nazionale».

Fedriga prevede tempi relativamente rapidi: «Penso che in una settimana faremo il quadro definitivo». A quel punto si aprirà il confronto vero e proprio con il governo, in vista della definizione della manovra per il 2027. La Conferenza delle Regioni aveva già indicato il finanziamento del Ssn come una delle priorità nel percorso verso la legge di bilancio.

Tra le richieste c’è innanzitutto il superamento dei vincoli alla spesa per il personale sanitario. È uno dei punti più delicati perché il problema non riguarda soltanto la quantità di denaro disponibile, ma la possibilità concreta per le Regioni e le aziende sanitarie di assumere medici, infermieri e altri professionisti necessari a garantire i servizi.

Le Regioni chiedono inoltre maggiori risorse per medici e infermieri, anche attraverso una revisione delle politiche sul personale. Il tema è quello di rendere il lavoro nel Servizio sanitario nazionale più attrattivo e di avvicinare progressivamente i livelli retributivi e organizzativi italiani a quelli degli altri grandi sistemi sanitari europei.

Il presidente del Lazio, Francesco Rocca, ha parlato di una «necessità di un incremento sostanzioso», indicando tra i fattori che stanno facendo aumentare la spesa anche energia e farmaceutica. Secondo Rocca serve inoltre una revisione delle politiche sul personale, con aumenti distribuiti su più anni per arrivare alla media europea.

Dalla Puglia, il presidente Antonio Decaro ha invitato ad attendere ancora qualche giorno per conoscere la cifra definitiva. Ma il messaggio politico è netto: senza un rafforzamento delle risorse, ha avvertito, «rischia di saltare il sistema sanitario in tutte le regioni italiane».

Sulla stessa linea il presidente della Toscana, Eugenio Giani, secondo cui servirebbero almeno 6-7 miliardi di euro all’anno. Senza un intervento di questa portata, ha detto, i sistemi sanitari regionali rischierebbero di entrare «fortemente in crisi».

Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana

La cifra di 18 miliardi in tre anni non sembra comunque sorprendere il ministero della Salute. Secondo quanto emerso, la richiesta delle Regioni per il 2027, pari a circa 6 miliardi, sarebbe sostanzialmente in linea con i 5,5 miliardi che il ministro della Salute Orazio Schillaci aveva chiesto al ministero dell’Economia, ai quali si aggiunge circa un miliardo già previsto dalla precedente manovra.

La differenza potrebbe riguardare soprattutto come utilizzare quelle risorse. Le Regioni chiedono infatti che una quota maggiore confluisca nel fondo indistinto, lasciando maggiore autonomia nella gestione delle risorse. Il governo, invece, sarebbe orientato a vincolare maggiormente i finanziamenti a obiettivi specifici, a partire dalla prevenzione.

È una differenza non secondaria. Per le Regioni il problema è soprattutto garantire le risorse necessarie a far funzionare i sistemi sanitari regionali, alle prese con personale, energia, farmaci e servizi. Per il governo una parte dei nuovi finanziamenti potrebbe invece essere legata al raggiungimento di determinati obiettivi e risultati.

Il confronto arriva in un momento nel quale le Regioni rivendicano anche i risultati raggiunti con il Pnrr. Il 23 settembre la Conferenza delle Regioni aveva comunicato di avere completato entro il 30 giugno e rendicontato entro il 31 agosto tutti gli interventi di competenza regionale necessari per la decima e ultima rata del Piano, pari complessivamente a 28,4 miliardi di euro. Tra gli interventi figurano quelli della Missione 6 Salute, comprese Case della Comunità, Ospedali di Comunità e posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva.

Ora, però, il problema è quello che viene dopo il Pnrr. Le strutture possono essere costruite, le apparecchiature acquistate e la sanità territoriale potenziata, ma servono persone e risorse correnti per far funzionare stabilmente ciò che è stato realizzato.

È proprio su questo punto che si concentra una parte della richiesta delle Regioni. Il superamento dei vincoli alla spesa per il personale dovrebbe consentire di affrontare più efficacemente la carenza di professionisti, mentre l’aumento delle risorse dovrebbe permettere di sostenere i costi crescenti del sistema.

La posizione delle Regioni trova una sponda anche tra i medici ospedalieri. Il sindacato Anaao Assomed condivide la richiesta di maggiori finanziamenti e sintetizza così il problema: «Gli ospedali si svuotano di professionisti e si riempiono di pazienti: occorre invertire la rotta».

Anche Farmindustria guarda alla manovra chiedendo attenzione agli investimenti e all’innovazione, con l’obiettivo di evitare che il sistema italiano perda terreno rispetto agli altri Paesi sul fronte delle nuove terapie.

Il prossimo passaggio sarà quindi soprattutto contabile. Le Commissioni Salute e Affari finanziari dovranno mettere nero su bianco quanto costa realmente ciò che le Regioni stanno chiedendo, verificare le spese vincolate e definire la distribuzione delle risorse.

Solo allora il documento potrà arrivare sul tavolo del governo con una richiesta finanziaria definitiva. La Conferenza delle Regioni ha già fissato la direzione: più soldi per il Servizio sanitario nazionale, più spazio per il personale, più risorse per l’innovazione.

Il numero che oggi fa più rumore è quello dei 18 miliardi in tre anni. Ma la partita vera comincerà quando bisognerà decidere quanti di quei miliardi entreranno effettivamente nella legge di bilancio, come saranno distribuiti tra le Regioni e soprattutto quali servizi dovranno finanziare.




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