Ammonta a 5,5 milioni di euro la spesa (sia con fondi propri che contributi) del Comune per il Piano del Diritto allo studio 2026/2027, che significa sostegno alla didattica delle scuole statali e paritarie di tutti gli ordini e grado, contributi alle statali e paritarie per realizzare progetti, trasporto scolastico, contributi per il tempo prolungato, ma soprattutto refezione scolastica e libri di testo alle primarie, voci che da sole assorbono oltre 3 milioni di euro.
Ma quello che ha suscitato discussione in consiglio comunale, dove lunedì era in programma l’adozione della delibera, è stato il calo dei contributi erogati dal Comune alle scuole d’infanzia paritarie della Fism, con cui l’ente locale ha in corso una convenzione e una serie di tavoli di concertazione. Tra le novità avviate quest’anno c’è anche l’introduzione delle fasce Isee per il calcolo delle rette, come avviene per i servizi erogati dal pubblico.
L’ATTACCO DI PORTESANI
Contrario al Piano Alessandro Portesani di Novità a Cremona: “Pur riconoscendo che contiene molti interventi che condividiamo, il punto per noi è la scelta che questa Amministrazione sta facendo sulle scuole dell’infanzia paritarie private.
“Nel biennio 2023-2024 la convenzione prevedeva complessivamente 380.000 euro, quindi 190.000 euro l’anno. Nel 2025 siamo scesi a 170.000 euro. Nel Piano che votiamo oggi arriviamo a 149.000 euro. In due anni il contributo annuale alle scuole paritarie passa da 190.000 a 149.000 euro, oltre il 21%.
“L’Amministrazione ci ha già spiegato, rispondendo a una nostra interrogazione, di voler progressivamente riorientare le risorse dalla fascia 3-6 alla fascia 0-3 e di voler modificare il sistema di sostegno alle paritarie introducendo tariffe differenziate sulla base dell’ISEE fino a 25.000 euro. Noi siamo favorevoli ad aumentare le risorse per i nidi. Ma non comprendiamo perché questo debba avvenire indebolendo un’altra componente del sistema educativo cittadino”.
“Il costo medio sostenuto dal Comune nelle proprie scuole dell’infanzia era di oltre 8.200 euro per bambino nel 2025 – ha continuato Portesani – mentre il contributo comunale alle scuole paritarie private era di circa 550 euro per bambino residente. Sappiamo perfettamente che non sono due costi direttamente sovrapponibili, ma è proprio questo il punto.
Le famiglie che scelgono una scuola paritaria mettono risorse proprie nell’educazione dei loro figli e consentono al Comune di garantire una parte rilevante dell’offerta educativa con un impegno economico inferiore”.
“C’è poi soprattutto una questione politica e culturale secondo il consigliere: “Le famiglie non scelgono una scuola paritaria perché sono ricche. La scelgono perché ritengono che quel progetto educativo sia quello più adatto ai propri figli.
E per questo ci preoccupa anche l’idea di una soglia ISEE a 25.000 euro. Perché una famiglia con un ISEE superiore a 25.000 euro non smette certo di contribuire al finanziamento dei servizi pubblici. Paga le imposte, comprese quelle comunali, esattamente come le altre famiglie”.
“L’ISEE ha certamente senso quando serve a concentrare risorse aggiuntive sulle famiglie che hanno maggiori difficoltà economiche. Ma è un’altra cosa utilizzarlo in modo tale da rendere progressivamente più oneroso
l’esercizio di una libertà di scelta.
Perché il risultato rischia di essere paradossale: la famiglia che sceglie la paritaria contribuisce al finanziamento del sistema pubblico attraverso le imposte, rinuncia a utilizzare un posto finanziato in misura molto maggiore dal Comune, paga una retta di tasca propria e, proprio per questo, vede ridursi ulteriormente il sostegno pubblico.
E se rendiamo progressivamente più costosa quella scelta, rischiamo di trasformare noi stessi la scuola paritaria in un privilegio per pochi, per poi sostenere che soltanto i privilegiati la scelgono.
Le scuole paritarie non sono un corpo estraneo al sistema, sono parte del sistema educativo. Aumentiamo quindi le risorse per i nidi, se sono necessarie, sosteniamo maggiormente le famiglie realmente in difficoltà.
Ma non facciamolo restringendo progressivamente lo spazio economico per chi sceglie una scuola paritaria”, la conclusione di Portesani.
LA REPLICA DI ROBERTA MOZZI

E’ stata l’assessore Roberta Mozzi a spiegare come il Comune abbia orientato le proprie scelte, “ponendo grande attenzione alla fascia d’età tra 0 e i 6 anni che vede impegnate le scuole, gli asili nido e le scuole dell’infanzia nella costruzione di una cittadinanza attiva per i bambini e per le loro famiglie, anche nel tentativo di conciliare appunto i tempi familiari con i tempi scuola.
“Mi dispiace che il dibattito si sia concentrato soprattutto sui contributi comunali, non si è tenuto conto del contesto in cui questa decisione è stata presa. Non si tratta di una decisione pregiudiziale e ideologica, ma si basa sul fatto che, dovendo tenere in piedi un servizio 0-6 abbiamo notato che le domande delle famiglie che restano inevase sono riferite all’età dei nidi, mentre nella fascia della scuola d’infanzia, sia pubblica che paritaria, tutti i bambini trovano ospitalità.
“Le risorse sono sempre più risicate, quindi ci si è concentrati sull’aumento di numero di posti negli asili nido in divenire, quindi da quest’anno, ma poi deve essere un trend che continua”.
Non c’è un obbligo da parte del Comune a sostenere le scuole d’infanzia paritarie, “ma il fatto – ha concluso Mozzi – che il Comune abbia scelto, pure in ristrettezze di bilancio, di continuare a finanziarle, rende giustizia al fatto che noi crediamo fortemente in un sistema integrato che sia davvero tale. E la richiesta ai gestori delle scuole di agganciare il nostro contributo alle fasce ISEE, come peraltro fa anche la Regione Lombardia con la misura Nidi Gratis plus, penso che sia assolutamente incontrovertibile”.
IL VOTO CONTRARIO DI JANE ALQUATI

“C’era stata una lunga discussione all’interno della Commissione qualche giorno fa – commenta Jane Alquati, capogruppo Lega – dove ho espresso un apprezzamento rispetto a tutta una serie di voci, ad esempio anche per l’iniziativa del coordinamento pedagogico di cui ho chiesto un approfondimento.
“La contrarietà al Piano e il motivo per cui ho votato no – aggiunge Alquati – è legata non tanto al taglio del contributo in sé alle scuole paritarie che non è obbligatorio per i Comuni, ma per un’impostazione di base che vede da parte dell’amministrazione un riconoscimento di ciò che è pubblico solo per quanto è offerto dal soggetto pubblico. La mia visione è quella di un privato che assolve comunque una funzione pubblica”.
I CONSIGLIERI DI MAGGIORANZA CAVALLI E PASQUETTI
Apprezzamenti al Piano da parte degli esponenti di maggioranza. “I colleghi di opposizione hanno parlato di diritto delle famiglie di scegliere, concordo ma il diritto deve riguardare tutte le famiglie anche quelle meno abbienti”, ha detto Ilaria Cavalli, Pd. “Siamo in una situazione di risorse economiche ridotte, in cui a fatica si riesce a far fronte alle necessità delle scuole comunali anche in termini di insegnanti, in particolar modo di sostegno.
“L’Amministrazione non ha scelto di disimpegnarsi dal sostegno alle scuole paritarie, ma ha scelto di modificare il modo con cui vengono distribuite le risorse disponibili. La sperimentazione che aggancia il contributo comunale alle fasce ISEE delle famiglie rappresenta un cambiamento importante, che consente di passare da un sostegno sostanzialmente uniforme a un sistema nel quale la situazione economica della famiglia diventa un elemento per orientare la risorsa pubblica verso chi ha una maggiore necessità di sostegno.
“Non è dunque corretto leggere questa scelta come un “taglio”, si tratta piuttosto di una modifica del criterio di distribuzione del contributo, con l’obiettivo di renderlo maggiormente coerente con la capacità economica delle famiglie. E ciò avviene continuando a riconoscere il ruolo delle scuole dell’infanzia paritarie, scuole che il Comune considera parte integrante del sistema educativo della città”.
Per Lapo Pasquetti, Sinistra per Cremona, “il contributo del Comune è immutato per il corrente anno scolastico e sarà ridotto per il prossimo, tenuto anche conto delle insorgenti difficoltà finanziarie del Comune a seguito dei danni del nubifragio proprio alle scuole comunali.
“Il centrodestra ha ripetuto il solito refrain sulla libertà di scelta, che ritorna per ogni settore pubblico in cui si è aperto alla cosiddetta sussidiarietà. Ma l’art. 32 della Costituzione prevede libertà di istituire scuole paritarie ma senza oneri per lo Stato. Quindi la contrazione del contributo del comune non limita la libertà di scelta delle famiglie e non è legittimo scaricare sul Comune la responsabilità di eventuali incrementi delle quote di iscrizione. La responsabilità di ciò è dell’imprenditore privato che non riesce a stare in piedi senza il contributo pubblico. Drenare denaro al pubblico qui come nella sanità implica minori risorse e qualità del servizio pubblico. Questa deriva dobbiamo arginarla se vogliamo un servizio pubblico dignitoso per tutti gli utenti”.
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