Benzina e diesel, le app per controllare i prezzi prima di fare rifornimento: con un pieno risparmi fino a 25 euro


Quali sono le app ufficiali e quelle migliori dei privati, come funzionano, a cosa servono, le mappe da consultare quando ci si sposta

I prezzi dei carburanti in Italia, da tempo, non sono più un’informazione lasciata soltanto ai cartelloni lungo la strada. Esiste una banca dati pubblica, alimentata dai gestori degli impianti (il meccanismo nasce dall’obbligo di comunicazione previsto dalla legge 99/2009 e dai successivi provvedimenti attuativi). Il ministero delle Imprese e del Made in Italy la usa per il servizio Osservaprezzi carburanti: è questa la base ufficiale del sistema che traccia quotidianamente i prezzi di benzina, gasolio, Gpl, metano e altre tipologie di carburante, con indicazione dei prezzi praticati nelle diverse modalità di vendita, a partire dal self service quando disponibile. Il ministero parla di consultazione «in tempo reale», ma i dati non affluiscono per magia negli uffici romani, né sono presenti automatismi basati su sensori o sui sistemi di pagamento. Sono quelli quelli comunicati dai gestori e quindi, più è puntuale la comunicazione (e per legge deve esserlo), più la fotografia riportata dalle molte app che tracciano i prezzi è verosimile. Dal 2023, con il decreto sui prezzi medi, il sistema è diventato anche la base per pubblicare ogni mattina i dati aggregati: media nazionale per gli impianti in autostrada e media regionale per gli altri distributori.

L’app ufficiale

Il sistema è chiaro, ma quali sono le app da utilizzare per provare a risparmiare su benzina e diesel? E quanto si risparmia, in effetti?  La novità più recente è l’app ufficiale del ministero: si chiama Osservaprezzi Carburanti del Mimit, ed è disponibile gratis per iPhone e Android dal 20 luglio 2026. Sono censiti tutti gli impianti, si può vedere il prezzo medio regionale e confrontarlo con quello praticato, nella stessa giornata, dal singolo impianto. 




















































Perché le app dei privati sono meglio

L’app ufficiale ha un vantaggio evidente: nasce dal database del ministero, quindi è il punto di partenza più affidabile quando si vuole sapere che cosa è stato comunicato formalmente. Le recensioni al momento, però, sono pessime: meno di 2 stelline su Google Play Store e poco più di 2 su App Store Apple. Basta usare un po’ l’app per capire perché. Il problema principale dell’app ufficiale non è la qualità della fonte, ma l’interfaccia: i prezzi ci sono ma non vengono mostrati subito sulla mappa per ogni distributore. Prima si vede il numero degli impianti di una zona, poi bisogna fare uno zoom e avvicinarsi, poi entrare nelle singole schede per leggere il dettaglio. E non si ha mai una classifica dei distributori più convenienti nella zona. Quello che interessa alla gente, di base, è: dove trovo, entro un certo raggio di chilometri, il prezzo più economico?
Diverse app sviluppate dai privati sono molto più immediate. Visualizzano il prezzo direttamente sulla mappa e usano colori o filtri per rendere il confronto più rapido. Alcune integrano il confronto lungo il percorso, altre ordinano meglio i risultati per prezzo o distanza, altre ancora aggiungono funzioni da navigatore o da gestione dell’auto. 
È la differenza tra consultare un listino ufficiale e avere qualcuno che lo mette su una mappa, lo filtra, lo confronta e lo trasforma in una decisione pratica: vale la pena fare tre chilometri in più per risparmiare due centesimi al litro? Spesso no. Ma se il divario è più ampio, o se si passa comunque da quella zona, allora cambia tutto.

Prezzibenzina

L’app storica in questo settore è probabilmente Prezzi Benzina. È un progetto collaborativo: gli utenti possono aggiornare i prezzi delle singole stazioni di servizio e inviare segnalazioni. Un approccio che ha un pregio (può intercettare correzioni e aggiornamenti dal basso), ma anche un limite: la precisione dipende dalla partecipazione degli utenti e dalla qualità delle segnalazioni. Lo stesso servizio specifica che non può garantire la veridicità di tutti i dati inseriti dal pubblico e che gli aggiornamenti inviati dagli utenti vengono processati ogni 60 minuti. Funziona bene nelle aree molto frequentate, in zone meno popolose può avere qualche battuta d’arresto. Comunque l’app è ricchissima di opzioni, permette ricerche con filtri di ogni tipo, liste per distanza o per prezzi, elenchi di preferiti e molto altro.

Google Maps e Waze, la scelta più immediata

Per molti automobilisti la soluzione più semplice è già installata sul telefono. Google Maps consente di cercare i distributori e vedere, nella scheda della stazione di servizio, i prezzi indicati e altre informazioni come orari e recensioni. L’app mostra anche se la quotazione è stata aggiornata da più o meno di 24 ore. Waze offre un’impostazione simile, con la logica del navigatore: si cerca il carburante, si guarda cosa c’è vicino o lungo la strada e si decide senza uscire dall’app usata per il percorso. 

iFuel, ViaMichelin e le funzioni da viaggio

Tra le alternative più orientate all’uso pratico c’è iFuel, che punta su ordinamento per prezzo o distanza o per «migliori», incrociando listino e km da percorrere. A colpo d’occhio mostra anche quando è stato aggiornato il prezzo. L’app dichiara di usare dati ufficiali Mimit aggiornati ogni giorno. 
ViaMichelin, altra app storica, invece è interessante per chi pianifica un viaggio: mostra i prezzi dei carburanti su sito e app, permette di cercare le stazioni sulla mappa o lungo un percorso e usa un codice colore per distinguere rapidamente gli impianti più convenienti da quelli più cari.

Le app dei marchi

Un capitolo a parte riguarda le app ufficiali delle compagnie petrolifere. Viste le recenti novità, Enilive permette di trovare le stazioni Enilive più vicine, pagare il rifornimento dallo smartphone e accedere al programma fedeltà Più Insieme. Driv&, l’app legata al mondo IP, consente di trovare le stazioni aderenti tra i marchi IP, Esso e IPlanet e accumulare punti per premi e vantaggi. 

Quanto si può risparmiare

Su un pieno da 50 litri, una differenza risicata, diciamo di 5 centesimi al litro,  vale 2,50 euro. Ma se lo scarto tra due impianti è più elevato (e ormai può esserlo), 50 litri di pieno possono portare a un risparmio di 25 euro e oltre.
Vi sembra troppo? Facciamo un esempio concreto. Nel momento in cui scriviamo, il distributore a Milano più vicino al Corriere della Sera ha la benzina a 2,499 euro al litro. Spostandoci di 1,4 chilometri, in via Galvani, c’è n’è uno, col prezzo calmierato di Eni, a 1,990 euro al litro. 
Ipotizziamo di non voler fare il pieno ma di voler mettere 50 euro di benzina. Con un prezzo di 2,499 euro al litro, con 50 euro si comprano circa 20 litri. Pagando 1,990 euro al litro, gli stessi 20 litri costerebbero 39,81 euro: il risparmio è quindi di circa 10,19 euro. 
A questo va sottratto il costo del percorso. Un percorso di 2,8  chilometri come quello che ci separa dall’impianto più economico relativamente vicino (1,4 km a tratta), comporta una spesa che va da 30 centesimi per una piccola ibrida o un’utilitaria efficiente ai 60 centesimi circa di un grosso Suv. Il risparmio netto resta comunque vicino ai 10 euro. 
Il vero costo, semmai, è il tempo: dal Corriere della Sera a via Galvani servono circa 15 minuti tra andata e ritorno. Ognuno dà al proprio tempo il valore che desidera, ma è ovvio che non conviene usare le app per una caccia al tesoro al fine di risparmiare 1 o 2 euro a rifornimento. 
La soluzione più intelligente è quella dettata dal buon senso e che la maggioranza già conosce perfettamente: individuare due o tre distributori economici lungo i percorsi abituali (casa, lavoro, scuola, palestra, etc) e usarli quando ci si passa vicino. Così il risparmio resta, senza pagarlo in tempo, chilometri e fastidio.

28 settembre 2026 ( modifica il 28 settembre 2026 | 10:48)


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