Il sito del tribunale di Cesena sembra uno come tanti altri. La struttura, i colori, sezioni, numeri di telefono e indirizzi Pec, tutto fa pensare di essere dentro un dominio governativo. Dettaglio: il tribunale di Cesena non esiste. Fa parte della giurisdizione di Forlì, non è un’entità a sé. Il sito è falso, con una sezione in particolare: quella delle aste giudiziarie. È qui che il meccanismo fraudolento si attiva. Le informazioni sono tante e confuse, Today le ha raccolte in questo articolo e tutto porta a un istituto finanziario lituano.
I siti falsi di tribunali che non esistono: i domini intestati a notai (veri)
Secondo i dati del registro dei domini consultati da Today, tribunaledicesena.it è stato creato il 17 settembre 2026. otto giorni prima, il sequestro del sito gemello, quello dedicato all’inesistente tribunale di Faenza. Nel servizio “Whois” del sito compare come contatto una casella Outlook costruita sul nome “ascomimmobiliare”, ma non esistono indirizzi simili connessi a società realmente esistenti.
Entrambi i siti fake indicano come registranti due notai che risultano iscritti all’Ordine dei notai. Sui portali dei tribunali compaiono i nomi di funzionari e responsabili dei vari uffici: sono persone che esistono davvero e che lavorano all’autentico tribunale di Ravenna.
Il sito gemello sequestrato dalla polizia
Secondo i dati che abbiamo estratto, il sito del tribunale di Faenza – ora bloccato – risulta creato il 30 luglio 2026. Il 25 settembre, il Centro operativo per la sicurezza cibernetica della polizia di Bologna ha individuato un portale che si presentava come quello del tribunale di Faenza, altro ufficio giudiziario inesistente. Secondo la polizia, il sito riproduceva struttura, grafica e modalità comunicative dei portali della Giustizia e conteneva anche materiale relativo alle aste giudiziarie. La procura di Bologna ne ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza. Gli investigatori stanno cercando i responsabili e verificando l’esistenza di eventuali vittime.
Gli accertamenti hanno anche indicato il probabile uso di strumenti di intelligenza artificiale generativa per dare al portale un’apparenza istituzionale. Abbiamo trovato degli elementi che collegano i due siti web. Nella pagina “Il Tribunale” del sito relativo a Cesena, viene visualizzato l’indirizzo “giustizia@tribunaledicesena.it”, ma il collegamento associato conduce in realtà all’indirizzo del tribunale di Faenza.
In un’altra pagina compare addirittura la frase: “Il Tribunale di Faenza, progettando un sito Internet…” all’interno del sito che invece dovrebbe essere di Cesena. Anche i numeri telefonici seguono una sequenza particolare: quello utilizzato dal falso tribunale di Faenza, quello attribuito al professionista delle aste e quello del sito di Cesena condividono la stessa base numerica e cambiano nelle cifre finali. Il prefisso 0546, inoltre, è quello di Faenza, non di Cesena.
Le aste per immobili di pregio a prezzi stracciati: 15mila euro all’Iban lituano
Sul sito falso del tribunale di Cesena compare una sezione dedicata alle aste giudiziarie. All’interno diversi annunci, riferiti a immobili sparsi tra Napoli, Roma e Milano. Fatto di per sé già strano, dato che la competenza è del tribunale territoriale in cui si trovano i beni all’asta.
Gli unici due annunci con fascicoli consultabili riguardano due distinte procedure giudiziarie. Il primo è la procedura 1097/26, relativa a un immobile in via Ottaviano 43 a Roma, quinto piano, di circa 80 metri quadrati con un prezzo base di 150mila euro. Il secondo è la procedura 1099/26, per un appartamento di circa 109 metri quadrati in corso Magenta 80 a Milano, terzo piano, con prezzo base di 215mila euro.
Per poter partecipare a entrambe le aste serve versare una “cauzione” di 15.000 euro, accompagnata da documento d’identità. La richiesta va compilata e inviata all’indirizzo pec di uno studio notarile che non esiste. Dopo una “verifica preliminare” il partecipante dovrebbe ricevere un link personale per entrare nella piattaforma telematica dello studio. Nei documenti che Today ha estratto, l’intestazione dell’Iban risulta presso Stanhope Financial Uab, a Vilnius. Dopo il pagamento l’utente dovrebbe poi caricare la contabile e inserire il codice Trn dell’operazione.
I documenti delle aste la definiscono più volte una “banca di diritto lituano”, la Banca di Lituania la registra invece come istituto di moneta elettronica, con licenza numero 78, autorizzato anche a servizi di pagamento.
Gli annunci fake dell’eredità con foto uguali di immobili in città diverse
Gli annunci falsi usano elementi comuni per costruire le rispettive storie. I due immobili sarebbero entrati nella linea di successione, con, in entrambi i casi, due eredi. Nel fascicolo di Milano vengono indicati come eredi un uomo nato a Faenza il 28 febbraio 1987 e una donna nata a Faenza il 14 giugno 1991. Nella procedura di Roma compaiono gli stessi due eredi, con le stesse date di nascita e sempre residenti a Faenza. Il defunto è invece diverso. Eppure in entrambi i fascicoli ricompare persino la stessa data di morte, 17 maggio 2024 a Faenza, riferita a persone differenti.
Tutte e due le aste indicano come delegato: “Studio Notarile Claudio Andrea De Berti”, in via Naviglio 14 a Faenza.
Ma nell’elenco ufficiale dei notai abilitati il nome non compare e all’indirizzo figura un altro notaio. La perizia della procedura romana sostiene invece che un architetto di nome Barbara Collecuori abbia effettuato un sopralluogo nell’appartamento di via Ottaviano 43 a Roma. La relazione relativa alla procedura milanese attribuisce alla stessa professionista un altro sopralluogo. Ma dalla pagina 10 alla pagina 20 dei due documenti compaiono le stesse undici fotografie: stesso soggiorno bianco con divano blu, stesso camino e specchio, stesso tavolo, stessa cucina, stessa camera, stessi bagni. Le immagini non sono l’unico elemento riciclato.
Le pagine dedicate agli interni descrivono in entrambi i casi lo stesso soggiorno, la stessa cucina, le stesse camere e gli stessi bagni. Ritornano parola per parola la “pavimentazione lignea di tonalità chiara”, le “cornici e modanature decorative”, il camino con “ampia superficie specchiante” e il bagno rivestito con mosaico “grigio-metallico”.
Il modo in cui il sito si presenta puo far cadere in errore molti visitatori ignari, inducendoli a inviare documenti personali, dati sensibili, oltre al pagamento di 15mila euro. Alla data di pubblicazione dell’articolo, il sito risulta ancora online e raggiungibile.
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