OPAS Poste Italiane: cosa succederà ora alle azioni TIM?


OPA di Poste Italiane su Telecom Italia (www.risparmioggi.it)


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Sipario sull’OPAS di Poste Italiane sulle azioni TIM. I dati definitivi arrivati già al termine della sessione di borsa di venerdì 25 settembre, ultimo giorno valido per le adesioni, comunque hanno definitivamente cambiato gli equilibri dello storico ex monopolista delle Tlc italiane. Poste Italiane non ha raggiunto il 90% del capitale TIM, soglia che avrebbe fatto scattare il diritto di acquisto delle azioni residue e reso più rapido l’addio delle azioni Telecom Italiana da Piazza Affari, ma è salita comunque all’85,82%.

Un livello di controllo che, secondo quanto indicato dal gruppo guidato da Matteo Del Fante, consente comunque di guardare alla fusione di TIM e al successivo delisting. E’ quindi già tempo di guardare al futuro e alla luce proprio dei dati definitivi su come è andata alla fine l’OPAS di Poste su TIM due sono le domande del fine settimana: come sarà completata la fusione Poste – TIM e quale sarà il futuro delle azioni Telelcom Italia ancora sul mercato. A questi interrogativi daremo una risposta con questa analisi scritta a freddo dopo la conclusione dell’OPAS dell’anno. Prima però un pò di numeri.

OPAS Poste TIM: come è andata alla fine

I numeri finali dell’OPAS di Poste su Telecom Italia ben mettono a fuoco l’accelerazione arrivata nell’ultima fase dell’operazione.

Durante la riapertura dei termini, conclusa il 25 settembre, sono state portate in adesione 409.957.676 azioni TIM, pari a circa il 19,195% del capitale. Sommando le azioni già raccolte nella prima fase e il 20,104% che Poste possedeva prima dell’OPAS, la partecipazione complessiva è salita a 1,833 miliardi di azioni TIM, pari all’85,822% del capitale.

La sola adesione all’offerta ha raggiunto quindi il 65,72% del capitale TIM, ovvero l’82,2542% delle azioni oggetto dell’OPAS. Questi dati, formalmente, sono ancora provvisori; per quelli finali sarà necessario attendere l’1 ottobre prossimo.

Nella sola sessione di riapertura il giorno clou è stato il 25 settembre. Ebbene al termine della seduta del 24 settembre Poste era infatti al 75,6% di TIM: nell’ultima giornata si è quindi verificata una forte accelerazione delle adesioni.

Ricordiamo che il corrispettivo riconosciuto agli azionisti Telecom Italia che hanno aderito all’operazione (a prescindere se nella prima fase o nella riapertura è pari a 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni Poste per ogni azione TIM. Il pagamento delle azioni consegnate nella sola riapertura ci sarà il 2 ottobre 2026.

Perché il 90% di TIM era così importante per Poste

Inutile girarci attorno: il vero obiettivo (neppure nascosto) dell’ultima fase dell’OPAS di Poste era rappresentato dal 90% di TIM.

Con quella partecipazione Poste avrebbe avuto accesso al diritto di acquisto previsto dall’articolo 111 del TUF, con la possibilità di rilevare le azioni residue e procedere più rapidamente verso il delisting. Con l’85,82%, invece, questa strada non si è aperta.

Il mancato raggiungimento del 90% non cambia però il fatto che Poste controlla ormai largamente TIM. La società gialla ha già indicato l’intenzione di avviare le attività di integrazione e dispone di una partecipazione che le consente di esercitare un controllo molto ampio anche sulle decisioni societarie.

È questo il passaggio chiave per capire cosa succederà adesso: il delisting delle azioni TIM da Borsa Italiane non dipende necessariamente dal raggiungimento del 90% attraverso l’OPAS.

Cosa succederà alle azioni TIM dopo l’OPAS di Poste

A questo punto per la quotata gialla si aprono sostanzialmente due percorsi.

Il primo consiste nel continuare ad acquistare azioni TIM sul mercato, aumentando progressivamente la partecipazione. È una strada più graduale, che permetterebbe a Poste di avvicinarsi ulteriormente al 90% senza modificare immediatamente la struttura societaria.

La seconda ipotesi è quella della fusione di TIM all’interno del gruppo Poste, anche attraverso una società controllata. È lo scenario che consentirebbe di accelerare il processo di integrazione e arrivare al delisting di TIM da Piazza Affari anche senza aver raggiunto il 90% nell’OPAS. Tra le ipotesi circolate c’è anche quella di una fusione con una controllata come Poste Mobile, con liquidazione in denaro degli azionisti TIM che non hanno aderito all’offerta.

Per gli azionisti TIM rimasti fuori dall’OPAS, quindi, la partita non è ancora chiusa. La fusione e le modalità con cui verranno liquidate le partecipazioni residue saranno alcuni dei prossimi elementi da monitorare.

Cosa succederà dal punto di vista societario

Andiamo avanti con il punto relativo a cosa succederà adesso dopo la conclusione dell’OPAS. Diero la corsa al controllo di TIM non c’è soltanto il delisting. La quotata gialla ha indicato sinergie per circa 700 milioni di euro all’anno dall’integrazione tra i due gruppi, attraverso una combinazione di risparmi sui costi e maggiori ricavi.

È proprio qui che si trova una delle ragioni per cui il passaggio successivo sarà determinante per gli investitori di Poste Italiane. L’operazione non si esaurisce infatti nell’acquisizione del controllo di TIM: il valore industriale dovrà essere trasformato in risultati economici concreti. Il nuovo gruppo potrà contare su attività molto diverse tra loro, dalle telecomunicazioni ai pagamenti, dalle assicurazioni al risparmio, con l’obiettivo dichiarato da Poste di costruire un polo finanziario e industriale più integrato.

Per capire nel dettaglio come verranno distribuiti i benefici dell’integrazione bisognerà però attendere il nuovo piano industriale. Poste dovrebbe presentarlo nel primo trimestre 2027, con indicazioni anche sull’integrazione di TIM.

Il passaggio dalla proprietà alla piena integrazione porterà inoltre al centro dell’attenzione alcuni asset strategici di TIM.

Uno è TIM Brasil, attività che genera importanti flussi di cassa e sulla quale si dovrà capire se Poste intenda mantenere l’esposizione oppure valutare una cessione per ridurre l’indebitamento.

C’è poi Sparkle, la società dei cavi sottomarini. La cessione, valutata circa 700 milioni di euro, attende ancora l’ultimo via libera della Federal Communications Commission statunitense; la long stop date dell’operazione è stata spostata al 15 ottobre.

Restano inoltre da definire i rapporti con FiberCop e INWIT, soprattutto sul fronte dei contratti e dei rapporti operativi che regolano le attività tra le società. Sono elementi tutt’altro che secondari perché contribuiranno a definire quale TIM entrerà realmente nel nuovo perimetro di Poste e quale sarà la struttura finanziaria del gruppo dopo l’operazione.

Il calendario dei prossimi eventi Poste-TIM

Il calendario offre quindi già alcuni appuntamenti importanti. Il primo ottobre arriverà il dato definitivo sull’OPAS, mentre il 2 ottobre è prevista la data di pagamento per le azioni TIM consegnate durante la riapertura dei termini.

Successivamente l’attenzione si sposterà sulle decisioni societarie relative alla fusione e al delisting di TIM, sugli eventuali acquisti di azioni sul mercato e sui dettagli del piano di integrazione.

Per gli azionisti TIM rimasti nel capitale, la questione principale sarà comprendere tempi, modalità e valore della successiva operazione societaria. Una cosa, però, è già cambiata: con l’85,82% di TIM in mano a Poste, l’OPAS ha chiuso la fase della conquista del controllo. Ora comincia quella, molto più complessa, della costruzione del nuovo gruppo Poste-TIM.


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