Qualcuno di voi è mai stato in Cina? Basta soggiornare solo per un po’, da quelle parti, per rimanere strabiliati del fermento di iniziative costruttive di quel Paese. Ad esempio, andare a Pechino ad occhi chiusi ed aprirli appena arrivati, non sembra di stare in Cina: sembra proprio New York se non fosse per le scritte pubblicitarie che addobbano la città.
È un gravissimo errore valutare la Cina per quello che è oggi; bisogna valutare quel Paese per le sue potenzialità di crescita e sviluppo; e perché è un treno in corsa a velocità sostenuta.
Per averne una pallida idea della Cina, diamo una occhiata al settore dell’energia. La marcia della Cina verso la produzione di energia da fonti non fossili è determinata e in accelerazione.
La Cina produce oltre 400 giga kWh (miliardi di kWh) all’anno di energia nucleare. È il 4,65% della produzione totale di energia elettrica. La produzione è assicurata da 60 centrali nucleari di terza e quarta generazione, tutte a fissione nucleare. Ma ci sono 36 centrali in costruzione e altre 21 già approvate e in fase di inizio lavori. Il totale fa 117. Pensare che gli USA dispongono di 90 centrali nucleari fa capire come andrà a finire questa competizione con l’assunto della velocità di realizzazione cinese, unica la mondo. Ma non finisce qui, perché la Cina non fa solo produzione; investe moltissimo nella ricerca. Punta infatti alla progettazione di Reattori ibridi per la gestione in sicurezza delle scorie e alla sperimentazione di Reattori a fusione nucleare.
Ma è nei sistemi di generazione di energia dal sole e dal vento che emergono le qualità dell’Oriente sottovalutate dall’Occidente quando ha innescato il masochistico processo della Globalizzazione.
Perché masochistico? Perché, l’Occidente (particolarmente gli USA), dopo averci ammorbato di film e telefilm, pieni di 007, per contrastare lo spionaggio industriale, in cambio di un miserabile profitto, che è sempre contingente e tattico, ha regalato il know how, che è sempre progressista e strategico, al suo futuro competitor.
Ma, poi, quali qualità? La creatività e l’ingegno. Forse ignorate perché sopite. Il capitalismo finanziario e il complesso di superiorità intellettuale sono le bestie nere dell’Occidente.
Nella provincia di Gansu, con capitale Lanzhou, territorio che si estende tra l’altopiano tibetano, il deserto del Gobi e l’altopiano di Loess, l’impianto di generazione di energia, lì realizzato, non usa pannelli fotovoltaici ma migliaia di specchi mobili (chiamati eliostati). Questi si orientano, automaticamente, per concentrare i raggi solari verso gigantesche torri, collocate centralmente nella grande spianata di specchi.
La concentrazione di raggi solari scalda una soluzione molto densa di sali, oltre i 500 °C, che accumula energia termica. Questa genera vapore che mette in rotazione delle turbine. L’impianto è molto efficiente tanto che le turbine girano per oltre 12 ore dopo il tramonto generando energia anche quando il sole non c’è più. A Gansu, le torri di accumulo sono due per rendere più efficiente la concentrazione dei raggi solari a seconda dell’elevazione del sole sull’orizzonte. Le due torri sono al centro della estensione occupata da 30.000 specchi; collocate nei due fuochi dell’ellissi posta al centro. Quindi, niente batterie, niente pannelli solari, durata illimitata; tutto al naturale: sole, specchio, sale. Un passo avanti rispetto al fotovoltaico puro. È un sistema termico solare.
Ma è la tecnica di produzione d’energia dall’eolico che mostra la creatività e l’ingegnosità cinese. Certo che pannelli fotovoltaici, impianti termici, pale eoliche se non inquinano l’ambiente, deturpano lo sky line terrestre, quello naturale e rassicurante, che viene sacrificato per far posto a brutture tecnologiche senza poesia. Non ha nessuna importanza dove si collochino questi totem, se in pianura, in montagna, negli oceani: l’effetto estetico è comunque disastroso.
L’eolico che serve a tradurre la forza del vento in energia elettrica utilizzabile.
Dove possiamo trovare del vento uniforme, regolare, quasi monotono invece di quello che c’è a livello terrestre, non regolare, turbolento, discontinuo?
Ma è chiaro. In cielo, in quota. Già si sa che, salendo, il vento diventa più forte e più costante mentre diminuisce l’attrito con la superficie terrestre e con i numerosi ostacoli, naturali e non. Ad una altezza fra i 9.000 e i 12.000 metri, si trovano torrenti di vento che gli aerei di linea usano come “percorsi autostradali”. Lì, in quota, è garantita la costanza e la stabilità del flusso eolico.
Allora, ecco l’idea: un parco eolico in quota.
Basta una mongolfiera piena di elio, avio trasportata, alla quale applicare turbine piuttosto che motori per navigare, collegata a un cavo elettrico.
La mongolfiera può essere grande quanto ci pare, come un dirigibile. Ne facciamo una specie di autobotte, o un parco di autobotti, che, invece di trasportare e distribuire acqua, petrolio, o gas, non trasporta nulla ma solo genera in loco e distribuisce energia elettrica. Il sistema è di classe MegaWatt. Detto, fatto come si può fare solo in Cina.
Allora? Ci mettiamo in moto per realizzarlo? Macché.
Il sistema di generazione elettrica a mongolfiera è già stato realizzato, testato e venduto per una quota di mt. 1500. Lo si è chiamato S 1500. Subito dopo è stato seguito dal modello S 2000 per una quota d’esercizio di mt. 2000. Questi due sistemi, già operativi, generano una potenza di 385 kWh e hanno già fruttato 500 milioni di Yuan, pari a circa $ 74,3 mln.
Recentemente, il sistema S 4000, per la quota mt 4000, è stato già testato e va in produzione. Intanto, si lavora al sistema S 6000 per la quota di mt. 6000 sotto quella della aeronautica civile.
Si può immaginare il basso costo, la semplicità della manutenzione, la flessibilità di impiego, la immediata risposta a situazione di emergenza e il facile adattamento in territori difficili quali i deserti.
Lo zero inquinamento ambientale, acustico, visivo è assicurato.
Ebbene, tutto pianificato. Quello fin qui descritto è il progetto SAWES (Stratosphere Airborne Wind Energy System) che è il capitolo di produzione d’energia del 15° Piano quinquennale 2026-2030, che definisce l’obiettivo di ridurre la produzione di energia da fonti fossili fino al 50% del fabbisogno, entro il 2030. Già oggi la Cina ha denunciato, nel primo semestre 2026, che la produzione energetica da fonti fossili (carbone) è al 49,7%! Il Piano e’ in anticipo di ben 4,5 anni.
Ora c’è da chiedersi come abbia fatto la Cina, da bella addormentata, a svegliarsi in questo modo. C’è bisogno che la politica nostrana vada a capire fattori e dinamiche: prima si iscrive alle lezioni, meglio sarà per tutti noi.
Antonio Vox
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