È conveniente, per un piccolo Comune, fondersi con uno vicino? Equivale a venire passivamente inghiottiti, come in una matrioska, da un territorio più vasto, o significa guadagnarci in termini di servizi, risorse da investire e risparmi da accumulare? Fino a oggi sono state trentaquattro le fusioni tra Comuni in Lombardia, di cui cinque in provincia di Mantova. Ad aprire le danze, nel 2014, fu Borgo Virgilio, figlio dei due ex municipi Virgilio e Borgoforte, uno dei primi casi a livello regionale. Seguirono nel 2017 Sermide e Felonica (nato per incorporazione dell’ex comune di Felonica in quello di Sermide) e nel 2018 Borgo Mantovano (in origine Pieve di Coriano, Revere e Villa Poma, oggi tre frazioni). Nel 2019 fu la volta di Borgocarbonara (da Borgofranco sul Po e Carbonara di Po) e di San Giorgio Bigarello (da San Giorgio di Mantova e Bigarello). Diversi, tuttavia, sono stati i territori mantovani che hanno rifiutato di “sposarsi” con un vicino. Ricordiamo i casi di Quingentole, San Giovanni del Dosso, Schivenoglia e San Giacomo delle Segnate, di Pegognaga e Motteggiana, di Suzzara e Motteggiana, di Castiglione delle Stiviere e Solferino.
Le ragioni del sì e del no
Quindi, fusioni sì o fusioni no? I promotori della “stretta di mano” citano, tra i vantaggi, gli incentivi economici (statali e regionali) e una maggiore efficienza amministrativa. In effetti, lo Stato premia i Comuni che si fondono con un maxi-contributo annuale, che è pari al 60% dei fondi che incassavano dallo Stato nel 2010 (l’ultimo anno prima dell’entrata in vigore del federalismo municipale e dei tagli agli enti locali, ndr). Cifre importanti, che vengono erogate annualmente per diciassette anni (fino al 2025 erano quindici e in precedenza dieci). Tradotto in numeri, nel 2025 Borgo Virgilio ha incassato 1.541.084 euro, San Giorgo Bigarello 1.129.054, Borgo Mantovano 754.428, Sermide e Felonica 670.040 euro e Borgocarbonara 383.649 euro. Sul totale dei contributi statali il 5,18% è relativo ai trasferimenti ai comuni mantovani.
«I vantaggi? I contributi, oltre che l’accorpamento degli organici dei Comuni, che sono sempre più scarni – sottolinea Maurizio Pellizzer, commercialista per le pubbliche amministrazioni, che ha collaborato in materia di fusioni con l’Università di Pavia e con PoliS-Lombardia, l’ente regionale che accompagna i comuni nei percorsi di fusione e ne monitora lo sviluppo – Inoltre, si riducono alcune duplicazioni di costi, con conseguenti risparmi, e si ottengono miglioramenti sul piano organizzativo, pur salvaguardando servizi e presidi come gli sportelli Anagrafe e Tributi».
Chi respinge l’idea delle nozze con un Comune vicino sottolinea il rischio della perdita di identità locale e di una marginalizzazione delle frazioni. «Lo svantaggio è il campanile – nota Pellizzer – Ma nessuno cancellerà mai Revere. C’è chi teme diminuisca il valore degli immobili, in realtà godendo di maggiori risorse è più facile investire e rendere il territorio più attrattivo». I detrattori aggiungono alle ragioni del no il rischio di un allontanamento dei servizi e di un adeguamento verso l’alto di tariffe e tributi locali. «Un ulteriore elemento – continua – deriva anche dal venir meno del rapporto di fiducia tra amministratori e cittadini che trova dimostrazione, negli ultimi anni, nel calo dell’affluenza alle urne».
Altre forme di aggregazione
Le fusioni non vanno confuse con un’altra forma di aggregazione: le Unioni. Se con la fusione i vecchi comuni vengono cancellati per crearne uno nuovo, con le Unioni viene istituito un ente terzo a cui vengono delegate specifiche funzioni e i comuni mantengono la loro autonomia.
Per oltre dieci anni l’indicazione generale, dall’alto, è stata una: associarsi. Con la Legge Delrio del 2014, che accentuava la linea impressa dalla legge 122 del 2010, i municipi con meno di 5mila abitanti venivano spinti a firmare convenzioni o a fondare le Unioni di Comuni per raggiungere la soglia di 5mila residenti. L’applicazione pratica, però, si è rivelata un labirinto burocratico e i Comuni rinviavano continuamente le scadenze. Nel 2025, la svolta. «Il Decreto Milleproroghe del 2025 – prosegue Pellizzer – ha abrogato definitivamente l’obbligo di gestione associata: oggi “mettersi insieme” è una facoltà e una libera scelta». Ad oggi nella provincia di Mantova ne esistono quattro: Unione dei Comuni Castelli Morenici (Medole, Ponti sul Mincio, Solferino); Unione di Comuni Lombarda Mincio Po (Serravalle a Po, Sustinente); Unione di Comuni Colli Mantovani (Volta Mantovana, Monzambano); Unione di Comuni Lombarda Terra dei Gonzaga (Bozzolo, Rivarolo Mantovano). «Nella nostra provincia non ce ne sono tante, e in generale a livello nazionale sono poche – osserva Pellizzer – I contributi diminuiscono e, in termini di personale e di risorse, la convenienza è poca poiché con l’Unione viene istituzionalizzato un ulteriore ente con gli stessi obblighi amministrativi e finanziari. Potrebbe essere una vera opportunità laddove i singoli Comuni che la formano mantenessero la propria autonomia tributaria e di programmazione in un unico strumento di pianificazione rappresentato da un solo bilancio, quello dell’Unione, appunto».
Una terza formula è quella delle Convenzioni. «Sono forme più semplificate rispetto alle Unioni – precisa Pellizzer – in cui si individua un Comune capofila che gestisce il servizio anche per gli altri. Quella che va per la maggiore è la convenzione per la polizia locale». Per citarne una, a titolo di esempio, il corpo di polizia locale Mantova Nord, istituito a gennaio dai Comuni di Roverbella e San Giorgio Bigarello.
La novità
L’ultima novità si chiama “Comunità di Pianura”. La giunta regionale ha già avviato l’iter amministrativo per il progetto legge. Si tratta di una nuova forma di convenzione tra Comuni che punta a un efficientamento di competenze, personale e servizi e al riconoscimento di contributi regionali attraverso l’associazione di più funzioni (almeno cinque), tra cui pianificazione urbanistica e protezione civile, opere pubbliche, servizi informatici, gestione tributi, Suap e polizia locale.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


