Il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e della Difesa, oggi è consigliere scientifico dell’Istituto affari internazionali e interverrà all’evento Athesis «Guerra e Pace. Geopolitica e competitività – Confini violati. Equilibri globali e tensioni internazionali» l’1 ottobre a Verona al Palaexpo di Veronafiere.
Generale siamo nella fase in cui più crisi internazionali si intrecciano. Qual è il principale elemento di instabilità dell’ordine internazionale?
È il fatto che ormai i più grandi attori hanno deciso di ignorare le regole. Regole che nel passato c’erano, venivano violate, ma con consapevolezza. Oggi invece è come se non esistessero. Russia, Stati Uniti e Cina ormai si comportano in base alla loro capacità di esercitare la forza, trascurando qualsiasi ipotesi di soluzione diplomatica dei contenziosi. La Cina in particolare: qualche giorno fa ero ad una conferenza internazionale organizzata dal parlamento europeo ed è stata invitata la vice presidente di Taiwan, apriti cielo, sono arrivate proteste diplomatiche perché ci eravamo permessi di invitare un rappresentante di un territorio che loro reclamano.
C’è la possibilità di una guerra che coinvolge anche l’Europa occidentale?
Quando si scatenano queste cose, le conseguenze sono assolutamente imprevedibili. Uno può esserci trascinato dentro anche se non vuole. L’instabilità che c’è adesso ai confini dell’Europa non è soltanto per la questione Ucraina. C’è tensione molto alta in Armenia, c’è tensione molto alta in Georgia, il Caucaso è in subbuglio, il tema dei Paesi Baltici sta venendo alla ribalta, ormai tutti quanti abbiamo imparato dove sta la città di Narva in Estonia, che è una città che potrebbe essere oggetto di appetiti da parte di Mosca. C’è il rischio di finirci dentro senza neanche volerlo perché un atteggiamento politico di un Paese può essere male interpretato da quell’altro scatenando una reazione che non era né voluta, né prevista, che però alla fine ti costringe a reagire. Purtroppo dobbiamo essere molto prudenti da un lato, ma anche abbastanza pronti.
Prima lei citava l’Ucraina, esiste la possibilità di una soluzione negoziale?
Una soluzione negoziale presuppone che le parti in causa siano disponibili a negoziare. Quello che sta chiedendo oggi Putin è esattamente quello che ha chiesto 5 anni fa. Non ha ceduto neanche un centimetro sulle sue pretese. Come fai a negoziare con un uomo così?
Mosca sta cercando di modificare gli equilibri o più in generale di metterci alla prova come Nato e come Unione Europea?
Sto alle dichiarazioni che ha rilasciato Putin più volte nel passato. Una di queste dichiarazioni era: voglio riprendere quello che era mio. Il punto di domanda è che cosa tu consideri che fosse tuo? Se uno guarda la storia scopre che la Finlandia nel XIX secolo era un gran ducato all’interno dell’impero zarista che dopo molte lotte ha conquistato la sua indipendenza alla fine dell’Ottocento, inizio del Novecento. E quindi chiese di essere ammessa alla Nato.
La Nato è preparata a gestire un’eventuale escalation?
La Nato che conoscevo io era preparata. La Nato in cui gli Usa stanno attuando questa politica di disimpegno più o meno vocale, secondo me qualche problema ce l’ha, perché non abbiamo più la granitica garanzia che avevamo una volta del sostegno reciproco. Più volte Trump ha fatto dichiarazioni sull’articolo 5 del Trattato nord Atlantico che sancisce la difesa collettiva, dicendo che “ci deve pensare“ che “se non pagate non vi difendo“.
È necessario essere ancora così protetti dall’America?
Ci sono alcune capacità “abilitanti“ che purtroppo i Paesi europei non hanno, non ne dispongono. Faccio due esempi: una è una difesa da attacchi di missili balistici, perché gli europei non hanno mai sviluppato una capacità del genere. I tedeschi hanno acquistato alcune batterie di Patriot e così hanno fatto altri Paesi che hanno una capacità abbastanza limitata e comunque circoscritta ad ambiti geografici ben precisi. Una capacità di difesa anti-missili adeguata la possono fornire solo israeliani e americani. I Paesi europei si sono accorti di questa carenza e il consorzio missilistico europeo che partecipa come Italia, Francia, Germania e la Gran Bretania, ha avviato un progetto per acquisire questa capacità. Ma dall’avvio del progetto allo schieramento della capacità ci sono in mezzo anni. Un secondo problema è che una adeguata deterrenza ha bisogno di un’altrettanta adeguata conoscenza della situazione. E quindi quanto meno una costellazione di satelliti da osservazione che tengono sott’occhio il territorio H24 con una certa frequenza. L’Europa ha qualche capacità di tipo nazionale, ma largamente insufficiente. Noi abbiamo la costellazione Cosmo-Skymed, che è di ottima qualità, ma la rivisitazione di un luogo per vedere se la situazione si è evoluta avviene con una frequenza assolutamente insufficiente.
E le nostre forze armate in quale situazione sono?
In Europa ci sono potenzialità adeguate, ma cii sono due problemi essenziali. Il primo è la disponibilità dei rifornimenti. Io posso avere gli ottimi lanciamissili, ma se non ho i missili, perché li ho finiti, è come se non ce li avessi. I Paesi europei non hanno adeguato la disponibilità delle scorte per materiali di guerra in modo sufficiente. La seconda grande problematica riguarda il fatto che nonostante tutti gli sforzi per la standardizzazione in ambito europeo, poi ciascun Paese ha sviluppato il suo sistema perché doveva alimentare la propria industria. E quindi ogni Paese ha mezzi diversi che in caso di guasti, per esempio, non possono scambiarsi la componentistica e non è un problema da poco. Il sostegno logistico reciproco diventa molto difficile.
Per quanto riguarda l’Italia, diciamo che qualitativamente, dal punto di vista tecnologico, noi abbiamo sicuramente una delle migliori marine europee, sicuramente una delle migliori aeronautiche europee, l’esercito ha un problema che in primo luogo è culturale. Nel senso che noi abbiamo spremuto il nostro esercito per operazioni in un ambiente che noi chiamiamo semipermissivo: l’Afghanistan, il Libano, operazioni in cui alcune capacità pesanti, l’artiglieria di grosso calibro, i mezzi corazzati, non servivano e quindi dal momento che le risorse erano quelle che erano, abbiamo trascurato alcune capacità che oggi scopriamo essere necessarie.
C’è anche un aspetto di tipo culturale proprio, perché i nostri militari si sono abituati a pensare, a ragionare, a concepire questo tipo di operazioni. Adesso dobbiamo ricostruire una cultura diversa, più intensa, è un’operazione che è cominciata da quando è cominciata l’invasione dell’Ucraina dalla parte russa, ma per maturare questo nuovo atteggiamento serve tempo.
Lei prima ha citato Taiwan, esiste un eventuale pericolo che un conflitto a Taiwan, abbia conseguenze sulla sicurezza europea e anche italiana o è un problema asiatico?
Il mondo è molto piccolo, il commercio internazionale ha bisogno di avere vie di comunicazione senza ostruzioni, quello che sta accadendo a Hormuz, quello che sta accadendo a Bab el Mandeb con gli attacchi Houthi, deve farci riflettere, quello che accade nel mar della Cina deve ugualmente farci riflettere, perché le conseguenze per le nostre economie, anche se non c’è un coinvolgimento diretto dal punto di vista militare, sono sicuramente molto presenti. Il mondo è interconnesso, e l’atteggiamento americano lascia perplessi: possiamo ancora fidarci degli Stati Uniti? Dipende da come si sveglia il signore che abita alla casa Bianca che non ci da le garanzie che dovrebbe dare uno statista.
Il quadro che abbiamo tracciato è molto inquietante, potrebbe precipitare la situazione, quanto tempo ci vuole per entrare in guerra?
La gestazione passa per gradini, non dico impercettibili, ma che vengono di volta in volta esorcizzati, per cui uno si trova la sorpresa che in realtà sorpresa, con un’analisi accurata, non dovrebbe essere. Non credo che oggi abbiamo un pericolo immediato, un pericolo incombente, però è chiaro che quando ci sono azioni di provocazione come quelle che vediamo tutti i giorni: il drone che si infila nel territorio lituano, i russi che girano lo spazio aereo e quant’altro, sono attività di routine, che però hanno un certo livello di rischio, perché se durante una di queste operazioni in cui qualcuno saggia le capacità dell’altro, succede un incidente, io intercetto un aeroplano russo e mentre lo intercetto perché ci avviciniamo troppo c’è una collisione, a questo punto si crea un problema che può diventare un gradino dell’escalation.
PalaExpo in Fiera
Confini violati, iscrizioni sul web L’appuntamento 1 ottobre ore 18
Quali conseguenze geopolitiche dei conflitti in corso? Quale sarà il futuro del rapporto tra Italia, Europa e Stati Uniti? Dopo Hormuz, quale mondo ci aspetta? Alcune risposte a queste e ad altre domande proveranno a darle gli ospiti dell’evento del Gruppo Athesis «Guerra e Pace. Geopolitica e competitività – Confini violati. Equilibri globali e tensioni internazionali». Massimo Mamoli, direttore de L’Arena ci accompagna assieme al generale Camporini, a Dario Fabbri, analista geopolitico e direttore di Domino, ad Andrew Spannaus, giornalista e analista politico, a Marta Ottaviani, editorialista Gruppo Athesis e scrittrice ed Ettore Francesco Sequi, Ambasciatore italiano ed ex Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in un viaggio di geopolitica, al Palaexpo della Fiera in viale del Lavoro. L’appuntamento è giovedì 1 ottobre dalle 18 alle 20. Le iscrizioni, gratuite, sul sito larena.it, nell’icona Confini violati.
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