quanti alunni per classe e comuni coinvolti


Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto legge che introduce un tetto del 30% agli alunni stranieri nelle classi prime e vieta burqa e niqab a scuola, con multe da 200 a 1.000 euro per i genitori che si rifiuteranno di partecipare a corsi di lingua italiana. Il tetto partirà dall’anno scolastico 2027/28 e non conterà tutti gli alunni con cittadinanza straniera. Resteranno fuori i nati in Italia e chi ha già frequentato per alcuni anni la scuola italiana. È una distinzione decisiva, perché la maggior parte degli alunni stranieri è nata in Italia. Per capire dove la norma potrebbe pesare di più abbiamo analizzato i dati del ministero scuola per scuola. Nelle scuole statali gli alunni con cittadinanza non italiana sono 742mila su 6,17 milioni, il 12%. In 310 comuni superano già il 30%. Il record è di Baranzate, nel Milanese, con il 76%. Tra i centri più grandi il primo è Monfalcone, con il 48,1%.

Cosa prevede il decreto legge sul tetto agli stranieri in classe

La misura era stata annunciata domenica scorsa dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni dal palco di Fenix, la kermesse dei giovani di Fratelli d’Italia. Mercoledì il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha confermato lo strumento: “Sarà un decreto legge, perché urge intervenire da quest’anno”, aveva dichiarato durante una conferenza stampa della Lega, come riporta Adnkronos.

Un decreto legge entra in vigore subito e deve essere convertito dal Parlamento entro 60 giorni. Il testo approvato giovedì 24 settembre passa ora al presidente della Repubblica per la firma e poi alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Rispetto alle anticipazioni della vigilia contiene alcune differenze importanti. Il provvedimento si articola in quattro punti.

  • Tetto del 30% nelle classi prime dal 2027/28. Il limite riguarda solo le prime classi di primaria, medie e superiori, a partire dall’anno scolastico 2027/28, senza toccare le classi già formate. Valditara aveva parlato di un criterio “puramente linguistico”, ma il testo non prevede un test di italiano: usa il luogo di nascita e gli anni di scuola in Italia. Alla primaria contano gli alunni con cittadinanza non italiana nati all’estero che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia. Alle medie e alle superiori contano quelli che non hanno completato con esito positivo almeno tre anni nel sistema scolastico italiano. Il ministro ha confermato che i bambini nati in Italia non rientrano nel tetto. Non c’è distinzione tra cittadini Ue e non Ue.
  • Redistribuzione tra scuole vicine. Se il limite non viene rispettato, gli uffici scolastici territoriali, d’intesa con i presidi, distribuiscono gli alunni tra le scuole vicine secondo il “principio di prossimità e delle esigenze familiari”, tenendo conto del domicilio dell’alunno. Le scuole che non riescono comunque a stare sotto la soglia ricevono fondi per potenziare l’italiano: 3,4 milioni di euro nel 2027 e 14,1 milioni l’anno dal 2028.
  • Divieto di coprire il volto a scuola. Burqa, niqab e altri indumenti che impediscono il riconoscimento del volto sono vietati durante le lezioni, le attività extracurricolari e gli incontri tra scuola e famiglia, salvo motivi di salute o di sicurezza. La sanzione va da 200 a 1.000 euro. Se a violare il divieto è una minorenne, la multa riguarda anche chi esercita la responsabilità genitoriale. L’infrazione è accertata dal dirigente scolastico, mentre la multa la decide il prefetto.
  • Corsi di italiano per i genitori. Quando la barriera linguistica della famiglia ostacola l’integrazione scolastica dei figli, la scuola segnala il caso ai servizi sociali. I servizi sociali possono prevedere per i genitori percorsi gratuiti di italiano nei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia), con l’obiettivo di arrivare al livello A2. Chi non partecipa rischia una multa fino a 1.000 euro. Sono esonerati i genitori che non possono apprendere per età, malattia o disabilità. La bozza prevedeva anche l’allontanamento del minore dalla casa familiare, una norma poi eliminata.

L’idea di una soglia non è nuova. Nel 2010 la circolare ministeriale n. 2, firmata dall’allora ministra Mariastella Gelmini, aveva già fissato un tetto del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe. Consentiva però deroghe verso l’alto quando gli alunni stranieri conoscevano già l’italiano, per esempio perché nati in Italia.

Ancora prima, tra il 1989 e il 1990, le circolari firmate da Sergio Mattarella da ministro dell’Istruzione raccomandavano di evitare concentrazioni di alunni stranieri nella stessa classe. A quelle circolari si è richiamata Meloni. All’epoca, però, gli studenti stranieri in Italia erano poco più di 15mila.

Quanti ce ne sono nelle scuole italiane e i comuni interessati: i dati MIM

Abbiamo usato i dati aperti del Portale Unico dei Dati della Scuola del ministero, che riportano scuola per scuola gli alunni per cittadinanza nell’anno 2024/25. Il perimetro sono primaria, medie e superiori statali, senza infanzia e paritarie. Qui gli alunni con cittadinanza non italiana sono 742.388 su 6.172.068, il 12%, e quasi uno su cinque è cittadino di un altro Paese Ue.

La quota scende salendo di grado: 15,1% in prima elementare, 7,1% in quinta superiore. Alle superiori gli stranieri sono il 5,3% nei licei e il 15,6% nei professionali. Il divario Nord-Sud è netto: in Emilia-Romagna (19,1%) e Lombardia (18,9%) la quota è sei volte quella della Sardegna (3,2%).

Gli alunni stranieri superano già la soglia del 30% in 310 comuni, 23 dei quali con più di mille alunni. Tra i comuni con almeno 300 iscritti il record è di Baranzate, nel Milanese, con il 76%, seguito da Soresina (Cremona, 66,5%) e Serravalle Scrivia (Alessandria, 54,1%). Il caso più rilevante per dimensioni è Monfalcone, città dei cantieri Fincantieri e della comunità bengalese. Su oltre 3.300 alunni gli stranieri sono il 48,1%, e nella primaria il 69,2%. Tra le grandi città guidano Prato (30,8%), Milano (24,7%) e Torino (23,8%). Roma si ferma al 13,4%, Napoli e Palermo intorno al 4%.

Quante scuole e quante classi superano la soglia del 30%

Al livello delle singole scuole, 2.577 plessi statali su 28.032 (9,2%) superano il 30% e 493 superano il 50%. A Milano sono 132 plessi su 309, a Torino 102 su 236. I dati aperti non riportano le sezioni, ma indicano gli iscritti per ogni anno di corso di ogni scuola, per esempio tutte le terze di una media. Contando così, il 10,6% di questi gruppi è sopra soglia: si arriva al 13,3% nella primaria e si scende al 6% alle superiori. È in linea con la stima del ministero, che per il 2022/23 contava il 7,6% delle classi, oltre 31mila su 414mila, sopra il 30%.

Chi riguarderà davvero il tetto: cittadinanza e lingua non sono la stessa cosa

Tutti questi numeri misurano la cittadinanza, mentre il decreto conterà solo una parte degli alunni stranieri: quelli nati all’estero e con pochi anni di scuola in Italia. Inoltre il tetto riguarda soltanto le classi prime. Lì gli alunni con cittadinanza non italiana sono il 15,1% in prima elementare, il 14,7% in prima media e il 10,8% in prima superiore. Secondo il ministero, nel 2022/23 il 65,4% degli alunni con cittadinanza non italiana era nato in Italia. Sono circa 600mila ragazzi che in gran parte hanno fatto tutto il percorso scolastico nel nostro Paese e che, come ha confermato il ministro, non entreranno nel conteggio. Lo stesso ministero ha calcolato che, contando solo gli alunni nati all’estero, le classi sopra il 30% scendono dal 7,6% allo 0,6%, cioè poche migliaia in tutta Italia.

Il divario linguistico esiste comunque. Nel Rapporto Invalsi 2026 gli alunni nati all’estero ottengono in italiano 22,9 punti in meno della media nazionale. Anche i nati in Italia da famiglie straniere restano sotto la media, di 13,6 punti. Il decreto dichiara di voler intervenire proprio su questo ritardo. Però non misura direttamente la conoscenza dell’italiano: usa come indicatori il luogo di nascita e gli anni di scuola in Italia.

Quali sono le conseguenze del decreto Valditara: redistribuzione, deroghe e nodi giuridici

La prima conseguenza pratica riguarda dove andranno i nuovi iscritti alle classi prime che fanno superare la soglia. Il meccanismo previsto è lo spostamento verso scuole vicine, ma i dati mostrano che in molti territori non esistono scuole vicine sotto il 30%.

In 16 comuni tutte le annate di tutte le scuole sono già sopra soglia per cittadinanza, tra cui Baranzate, Soresina, Martinengo, Santa Croce Camerina e Luco dei Marsi. A Baranzate le scuole statali sono due: la primaria Rodari (79%) e la media Galilei (71%). Lì, come a Monfalcone, la redistribuzione significherebbe mandare i bambini in un altro comune. È plausibile quindi che proprio nelle realtà con la presenza straniera più alta la regola si traduca soprattutto in deroghe e ore aggiuntive di italiano, finanziate con i fondi previsti dal decreto.

La seconda riguarda i tempi. Valditara aveva annunciato un intervento “da quest’anno”, ma il tetto scatterà solo con le iscrizioni alle classi prime del 2027/28. Da quel momento alcune famiglie potrebbero dover iscrivere i figli in una scuola diversa da quella più vicina a casa, con il peso di distanze e trasporti. Il testo chiede di tenere conto del domicilio dell’alunno, ma non dice fino a che distanza sia accettabile uno spostamento.

Poi ci sono i nodi giuridici. L’articolo 34 della Costituzione stabilisce che “la scuola è aperta a tutti”. Secondo ambienti parlamentari citati dall’Ansa, sarà questo il riferimento con cui il presidente della Repubblica esaminerà il testo prima della firma. Dal Quirinale, secondo l’Adnkronos, filtra un’attenzione al merito più che allo strumento, con richiami all’integrazione e al diritto allo studio. C’è anche la questione dell’urgenza, requisito necessario per un decreto legge, su un tetto che entrerà in funzione solo dall’anno scolastico 2027/28.

Quanto al velo integrale, una sentenza del Consiglio di Stato del 2008, ricordata dall’Ansa, ha stabilito che indossarlo per motivi religiosi è un “giustificato motivo” rispetto al divieto di mascheramento, salvo il rifiuto di farsi identificare. Il decreto prova a superare il problema con un divieto specifico per la scuola, legato al riconoscimento del volto. Resta da vedere se reggerà a eventuali ricorsi. Non esistono dati ufficiali su quante studentesse indossino burqa o niqab nelle scuole italiane.

Sul piano politico il provvedimento ha diviso maggioranza e opposizione. Il vicepremier Matteo Salvini l’ha definito una norma “sensata”, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha detto di non capire la polemica. Per il sindaco di Milano Giuseppe Sala è “fuffa”. Per la vicepresidente della Camera Anna Ascani (Pd) il governo “sta facendo propaganda sulla scuola, sulla pelle dei bambini e dei ragazzi”. Valditara ha respinto le accuse di razzismo: l’obiettivo, ha detto, è evitare “classi ghetto” in stile “Alabama anni ’50” e “concentrazioni che rallentino l’apprendimento di tutti i ragazzi”.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม