La rivoluzione tecnologica potrebbe aprire una nuova fase per l’economia globale, caratterizzata contemporaneamente da una crescita più sostenuta, un’inflazione più bassa e tassi di interesse più elevati. È questa, in sintesi, la tesi contenuta nell’ultima lettera agli investitori di Cathie Wood, fondatrice, amministratrice delegata e chief investment officer di ARK Investment Management.
Secondo Wood, l’economia americana starebbe entrando in una sorta di “ritorno al futuro”. Il riferimento è soprattutto agli anni precedenti alla Grande Depressione e, in particolare, al periodo della Rivoluzione Industriale e ai decenni che hanno preceduto i Ruggenti Venti.
La tesi di ARK parte da un’apparente contraddizione: i tassi di interesse stanno tornando su livelli molto più elevati rispetto agli anni successivi alla crisi finanziaria globale, ma il mercato azionario americano continua a muoversi su livelli storicamente elevati. Per Wood, il fenomeno può essere spiegato considerando il ruolo della tecnologia e della produttività.
Dai tassi record degli anni Ottanta alla nuova fase
Wood ricorda come il lungo ciclo di discesa dei tassi di interesse sia iniziato nei primi anni Ottanta, quando i tassi statunitensi si trovavano in un’area compresa tra il 15% e il 20%, e sia proseguito per circa quarant’anni fino ai livelli prossimi allo zero raggiunti durante la pandemia.
Dal 2022, però, questa dinamica si è interrotta. I tassi sono tornati a salire e, secondo la lettura di ARK, potrebbero mantenersi strutturalmente più elevati rispetto al periodo 1981-2021. Guardando a un orizzonte storico più ampio, Wood considera infatti il periodo caratterizzato da tassi estremamente bassi come un’anomalia rispetto ai due secoli precedenti. Tra l’inizio dell’Ottocento e la Grande Depressione, i tassi a lungo termine si sono mossi in un intervallo mediamente più elevato.
La differenza, secondo ARK, è che oggi la tecnologia potrebbe generare un’accelerazione della produttività ancora più forte rispetto a quella prodotta dalla Rivoluzione Industriale.
L’inflazione potrebbe sorprendere al ribasso
Uno degli elementi centrali della tesi di Wood riguarda l’inflazione. Secondo ARK, dopo lo shock provocato dalla pandemia e dall’aumento dei prezzi dell’energia, l’inflazione potrebbe rallentare molto più rapidamente di quanto oggi previsto da molti operatori. A sostenere questa previsione sarebbero tre fattori: una politica monetaria più disciplinata, un possibile calo dei prezzi del petrolio e l’effetto deflazionistico della tecnologia.
Wood attribuisce particolare importanza all’impostazione della Federal Reserve sotto la presidenza di Kevin Warsh, sostenendo che il nuovo approccio possa presentare alcune analogie con quello adottato da Paul Volcker negli anni Ottanta. Nel confronto storico citato nella lettera, durante la presidenza Volcker l’inflazione PCE headline passò dall’11,6% del marzo 1980 all’1,6% durante il suo mandato, mentre quella core scese dal 9,8% al 2,8%. ARK sottolinea inoltre la differenza tra le statistiche ufficiali sull’inflazione e alcuni indicatori alternativi in tempo reale. Tra questi viene citato Truflation, secondo cui l’inflazione PCE headline sarebbe scesa dai massimi post-pandemia a circa il 2,5%, mentre quella core sarebbe arrivata al 2,1%.
Si tratta, però, di una lettura alternativa rispetto agli indicatori ufficiali e Wood la utilizza per sostenere la tesi secondo cui le pressioni inflazionistiche sottostanti potrebbero essere già molto più contenute di quanto suggeriscano alcuni dati governativi.
Il petrolio come possibile motore della disinflazione
Un altro elemento importante nell’analisi di ARK è il petrolio. L’aumento dei prezzi dell’energia ha contribuito negli ultimi mesi a mantenere alta l’inflazione. Secondo Wood, tuttavia, l’attuale fase potrebbe essere destinata a invertirsi.
La combinazione tra crescita dell’offerta, distruzione della domanda provocata dall’aumento dei prezzi e progressiva diffusione dei veicoli elettrici potrebbe esercitare una pressione significativa sulle quotazioni del greggio. La tesi di ARK va oltre il semplice effetto ciclico. Wood sostiene infatti che la trasformazione tecnologica stia modificando strutturalmente il settore dei trasporti, che rappresenta una quota molto significativa della domanda mondiale di petrolio.
Auto elettriche, robotaxi, camion autonomi, droni e altre forme di mobilità potrebbero ridurre progressivamente il fabbisogno di combustibili fossili. In questo scenario, ARK non esclude che il prezzo del petrolio possa tornare nell’area dei 30-35 dollari al barile nei prossimi anni. Si tratta, però, di una previsione della società di investimento, non di un livello di mercato già determinato.
Dall’intelligenza artificiale alla genomica: la deflazione tecnologica
È soprattutto sul fronte tecnologico che Wood costruisce la parte più ambiziosa della propria analisi. Secondo ARK, negli ultimi vent’anni sono maturate cinque grandi piattaforme di innovazione: intelligenza artificiale, robotica, accumulo di energia, blockchain e sequenziamento multiomico.
Queste piattaforme stanno facendo diminuire rapidamente il costo di numerose tecnologie e servizi. Un esempio citato nella lettera riguarda l’intelligenza artificiale. Secondo le stime di ARK, il costo dell’inferenza necessaria per permettere ai modelli di AI di svolgere compiti complessi sarebbe diminuito di oltre il 99% all’anno.
Un altro esempio è rappresentato dal sequenziamento del genoma umano: il costo è passato da circa 2,7 miliardi di dollari nel 2003 a meno di 100 dollari. Per Wood, questa riduzione dei costi non rappresenta necessariamente una minaccia per la crescita economica. Al contrario, la cosiddetta “buona deflazione” può aumentare il potere d’acquisto dei consumatori, ridurre i costi delle imprese e favorire nuovi investimenti.
Oro e bitcoin nel nuovo scenario
La prospettiva delineata da ARK ha conseguenze anche per gli asset considerati strumenti di protezione. Wood ritiene che oro e bitcoin possano rappresentare una sorta di copertura nel caso in cui la trasformazione tecnologica produca fallimenti e rischi di controparte più elevati.
Allo stesso tempo, però, la società prevede un possibile ridimensionamento dell’oro qualora il dollaro tornasse a rafforzarsi grazie alla combinazione di crescita della produttività, politiche favorevoli alle imprese e maggiore rendimento del capitale negli Stati Uniti. Anche in questo caso si tratta di una previsione di ARK, inserita nella più ampia tesi di un possibile rafforzamento strutturale dell’economia americana.
Azioni contro obbligazioni: la tesi finale di ARK
La conclusione della lettera è quindi costruita attorno a un nuovo possibile regime macroeconomico: crescita reale più forte, produttività in accelerazione, inflazione molto più bassa e tassi di interesse più elevati, con una curva dei rendimenti potenzialmente invertita. Per Cathie Wood, una simile combinazione potrebbe modificare profondamente le tradizionali logiche di allocazione del portafoglio.
La strategia 60% azioni e 40% obbligazioni, che ha beneficiato del lungo ciclo di discesa dei tassi iniziato negli anni Ottanta, potrebbe risultare meno adatta a un contesto caratterizzato da rendimenti obbligazionari più elevati e forte crescita degli utili. ARK vede quindi un possibile scenario favorevole agli asset legati alla crescita e all’innovazione tecnologica, pur riconoscendo che la trasformazione potrebbe produrre anche rilevanti rischi per le imprese e i settori legati al vecchio modello economico.
La tesi di Wood è dunque quella di una nuova fase in cui la tecnologia non rappresenterebbe soltanto un motore per le quotazioni azionarie, ma un fattore capace di modificare le stesse variabili macroeconomiche: produttività, inflazione, crescita e tassi di interesse. Una previsione molto ambiziosa, che lega il futuro dell’economia americana alla velocità con cui intelligenza artificiale, robotica, energia, blockchain e biotecnologie riusciranno a trasformare l’economia reale.
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