Un dato fa riflettere. Fino a prova contraria. E’ che uno degli impianti sportivi più belli costruiti per i recentissimi Giochi del Mediterraneo, lo Stadio del Nuoto, al momento non ha un futuro immediato certo.
Sembra un paradosso. Due piscine olimpiche, modernissime, splendide per la loro collocazione – il Mar Grande quale sfondo – ma dai prevedibili costi di gestione elevati. Anzi, elevatissimi: si parla, ed è una cifra parecchio vicina alla realtà, di circa 7-800mila euro annui. Se non di più. Impressionante ma non troppo se si considera il valore degli impianti. Preoccupante se si considera, ancora, che il Comune di Taranto da solo non può sopportare al momento costi del genere, vista anche la non proprio florida disponibilità di cassa. E i risparmi ottenuti dalla struttura commissariale dei Giochi, che magari potrebbero in parte aiutare – sempre se possibile tecnicamente – nell’avvio della gestione, potrebbero non bastare.
E allora? Che si fa? Difficile rispondere a una domanda simile. Da quando, almeno chi vi scrive, ha suonato l’allarme (e parliamo, credeteci, di parecchi mesi fa…), giustamente a più riprese anche da altri, ne abbiamo lette e sentite a iosa. Chi sollecita il CONI, chi la FIN, chi gli imprenditori privati: quasi fosse un obbligo, passateci il termine. Moralmente ci può pure stare, ma fattivamente è parecchio complicato in tutta onestà e senza voler pestare i piedi a nessuno.
Si è parlato di FIN (la Federnuoto) che avrebbe proposto di mettere a disposizione il personale di vasca: ovvio che ciò non basta. Di più: in molti vorrebbero che la FIN s’accollasse la struttura come Centro Federale così come in altre città. Facile a dirsi, più difficile a farsi.
COS’E’ UN CENTRO FEDERALE
Basta farsi un giro sul web e le risposte per farsi un’idea arrivano. Un centro federale FIN è un impianto d’eccellenza gestito direttamente o supervisionato dalla Federnuoto. Queste strutture fungono da punti di riferimento territoriali e nazionali per gli sport acquatici (nuoto, pallanuoto, tuffi, nuoto artistico e salvamento).
A cosa servono e cosa offrono? Alto livello e agonismo, ospitano gli allenamenti degli atleti di interesse nazionale e dei giovani talenti, favorendo il ricambio generazionale e la crescita tecnica; grandi eventi: sono la sede ideale per ospitare manifestazioni, trofei e competizioni di rilievo nazionale e internazionale; standard di qualità: garantiscono standard elevati sia per la didattica (scuole nuoto) sia per la preparazione atletica, applicando un modello gestionale unitario in varie città d’Italia (come il Foro Italico a Roma, il Polo di Ostia, Napoli, Verona o i centri più recenti).
E quali sono i Centri Federali principali in Italia? Complesso Natatorio Foro Italico (Roma): è il tempio storico del nuoto azzurro, dotato di impianti di altissimo livello nel cuore della capitale; Polo Acquatico Frecciarossa (Ostia): polo residenziale d’eccellenza per le nazionali, fondamentale per la preparazione olimpica; Polo Natatorio “Bruno Bianchi” (Trieste): centro strategico per il nord-est, con forte vocazione per il nuoto e la pallanuoto; Palazzo del Nuoto (Torino): centro di alta specializzazione, moderno e attrezzato per l’agonismo avanzato; Piscina “Felice Scandone” (Napoli): storico impianto di riferimento per il sud Italia e la pallanuoto di vertice; Centro Federale di Verona “Alberto Castagnetti”: intitolato al celebre allenatore, è un punto di riferimento fondamentale per la velocità nel nuoto; Unipol BluStadium (Pietralata – Roma): impianto polifunzionale con tre vasche attivato per potenziare l’offerta nella capitale. Altri centri sul territorio: Frosinone, Viterbo, Crotone, Acerra (“Carlo Pedersoli”), Livorno e Milano.
LE CARATTERISTICHE PRINCIPALI
Vasche olimpiche e tecniche: presenza costante di vasche da 50 metri (spesso coperture e scoperte) e vasche da 25 metri; supporto scientifico e medico: aree dedicate alla fisioterapia, alla preparazione atletica a secco e alla valutazione funzionale degli atleti; standard elevati: accessibilità, efficienza energetica e spazi per la didattica e la formazione di tecnici e ufficiali di gara.
Parliamo di bacino d’utenza? La Federnuoto non stabilisce un numero fisso o rigido di abitanti come bacino d’utenza minimo, ma valuta la densità sportivo-agonistica del territorio e la capacità dell’impianto di attrarre atleti d’élite. Nelle pianificazioni strategiche e negli studi di fattibilità sportiva per impianti di questa portata, si considerano criteri territoriali e logistici ben precisi.
Criteri del Bacino d’Utenza per un Centro Federale, popolazione di riferimento: solitamente, per impianti sportivi di livello nazionale o d’eccellenza, si analizza un’area di attrazione entro 30-45 minuti di viaggio in auto dall’impianto. Il bacino demografico teorico circostante ideale è generalmente superiore ai 150.000 – 200.000 abitanti per garantire anche l’attività commerciale e di base (Scuola Nuoto Federale) che sostiene i costi fissi della struttura.
DENSITA’ DI ATLETI AGONISTI E SOCIETA’
E’ questo il vero indicatore per la FIN, e cioè il numero di atleti tesserati agonisti (settori Nuoto, Pallanuoto, Nuoto Sincronizzato, Tuffi) e la presenza di società civili nel raggio provinciale o regionale. Il centro deve fungere da “hub” o polo territoriale per la formazione e l’alto livello di quel preciso quadrante geografico. Infine, la presenza di Scuole Nuoto Federali: un forte tessuto di scuole nuoto affiliate nell’area garantisce il ricambio generazionale e l’avviamento alla pratica agonistica, alimentando il bacino d’utenza del centro.
Ci sono poi i requisiti logistici e tecnici minimi. Il bacino d’utenza deve sposarsi con specifiche infrastrutture tecniche definite dal regolamento FIN per l’omologazione degli impianti. Quindi, caratteristiche della vasca: presenza di una vasca olimpica (50 metri, minimo 8 o 10 corsie) o, in alternativa, impianti polivalenti coperti/scoperti in grado di ospitare manifestazioni di livello nazionale ed internazionale. Poi foresteria e logistica: spazi per il soggiorno degli atleti (camere/foresteria), palestre attrezzate per la preparazione a secco e aule didattiche per la formazione dei tecnici (SIT).
Queste informazioni provengono da una semplice lettura delle carte della Federnuoto, rintracciabili sul web. In definitiva, si può dire che lo Stadio del Nuoto di Taranto copre in parte le caratteristiche richieste, può anche raggiungerne lo standard (pensiamo, ad esempio, agli spazi per fisioterapia, preparazione a secco, valutazione degli atleti) in alcune esigenze. Però, c’è da chiedersi l’area geografica tarantina può risucchiare utenza senza svuotare, ad esempio, impianti più piccoli già esistenti in città e in provincia? Offre già società e atleti di livello nazionale (la sola Benedetta Pilato, tra l’altro tesserata con l’Aniene a Roma, dove si allena, non può bastare)? Certo, si può programmare a medio-lungo termine un percorso tecnico-agonistico di livello: ci vogliono anni, com’è facile intuire.
E non è da trascurare la funzionalità complessiva dell’impianto, un tasto poco toccato finora oppure saggiamente posto di lato. Così com’è la struttura è poco fruibile dal pubblico, cioè dal cosiddetto sport di base. La piscina esterna, sommessamente affermiamo, poteva costruirsi con metratura più piccola (25-30 metri) e sfruttare lo spazio per una vasca più piccola per le attività estive più popolari. Vi chiederete: e gli appuntamenti d’alto livello (regionali, nazionali, internazioni in sostanza, sia di nuoto che di pallanuoto)? Beh, per i Giochi del Mediterraneo si è utilizzata la piscina interna, dotata di un impianto di climatizzazione adeguato: o no?
Ecco perchè il futuro dello Stadio del Nuoto resta incerto, perchè a fronte di costi di gestione elevatissimi già preventivati ci sono introiti quantomeno non quantificabili. E un privato non rischia un esborso di tal quantità se non ha un minimo di certezza sulle possibilità di rientrare nei costi. Nè si possono organizzare sempre e comunque gare di nuoto o pallanuoto di alto livello tutte le settimane o quasi…
SITUAZIONE NON FACILE
Insomma, la situazione non è di facile soluzione. Già nei primi mesi del 2026, una società romana ebbe un incontro a Palazzo di città con il sindaco Bitetti per valutare la possibilità di gestione futura dell’impianto: in quell’occasione, il gruppo capitolino espresse riserve proprio per la conformazione del progetto e quindi per i costi alti di gestione facilmente prevedibili. Non se ne fece nulla. E del resto, almeno sinora, non ci sono state ulteriori proposte d’interesse. E, ancora, non si può pretendere, ribadiamolo con forza, che il Comune, già alle prese con difficili equilibri finanziari, possa accollarsi da solo i costi di gestione.
Come se ne esce? La speranza è che giunga qualche proposta importante da società di calibro disposte a rischiare puntando grosso sull’impianto di viale Virgilio, con una prospettiva a medio-lungo termine. Oppure, in qualche modo, fare squadra tra le società dell’area tarantina o anche vicine magari con il coinvolgimento di privati, e sempre con una prospettiva a medio-lungo termine affinchè un progetto tecnico di alto livello possa raggiungersi e, magari, diventare più appetibile anche per la Federnuoto stessa.
Complicato? Sì. Ma forse sono le uniche strade per riaprire lo Stadio del Nuoto e vivere altre meravigliose giornate così come accaduto durante i Giochi del Mediterraneo. Così come augurato dal coach del Settebello Sandro Campagna nel corso della kermesse tarantina. E soprattutto dalla nostra camipionessa d nuoto Benedetta Pilato, felicissima di aver gareggiato qui.
E’ un augurio per tutta la città. Speriamo. Davvero.
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