Brianza Economica: casa, energia e sostenibilità, le sfide per le imprese


La casa non è più soltanto una voce del bilancio familiare. Per le imprese sta diventando una variabile economica, capace di influenzare dove una persona decide di studiare, lavorare e costruire il proprio futuro. E quindi anche dove un’azienda può trovare e trattenere le competenze di cui ha bisogno.

È uno dei dati più significativi emersi questa settimana dal mondo economico lombardo e brianzolo, insieme a un’altra fotografia tutt’altro che leggera: quella del caro energia che continua a presentare un conto salato alle piccole imprese. In Lombardia l’extracosto dell’elettricità rispetto alla media europea arriva a 700 milioni di euro. A Monza e Brianza pesa per 48 milioni.

Nel frattempo, sul fronte industriale, c’è chi prova a trasformare la sostenibilità da costo a leva strategica. È il caso di Argos Surface Technologies, che nel 2025 ha prodotto oltre 4,8 milioni di kWh di energia elettrica dai propri impianti fotovoltaici, riducendo di oltre il 40% le emissioni indirette legate ai consumi energetici e del 35,4% i rifiuti complessivi.

Tre notizie diverse, ma unite da un filo comune: la competitività delle imprese passa sempre più da ciò che accade fuori dai cancelli delle aziende, oltre che dentro gli stabilimenti.

Il tema è emerso con chiarezza nella sede di Assolombarda, durante l’incontro “Abitare il lavoro: casa, imprese e competitività territoriale”, dove sono state presentate due ricerche dedicate al rapporto tra abitazione, lavoro e attrattività dei territori.

Nel cosiddetto Quadrilatero di Assolombarda, che comprende Milano, Monza Brianza, Lodi e Pavia, il 47% degli studenti e dei giovani lavoratori intervistati afferma che la questione abitativa ha già influenzato le proprie scelte di studio o di lavoro.

Un dato che racconta una trasformazione importante. Se vivere in un determinato territorio diventa troppo costoso, anche un posto di lavoro rischia di diventare meno accessibile.

Non è soltanto una questione di stipendio. È il rapporto tra reddito, affitti, tempi di spostamento e qualità della vita a determinare, sempre più spesso, la scelta di restare o trasferirsi.

E c’è un altro elemento che interessa direttamente le aziende: il 41% degli intervistati si dichiara interessato a una soluzione abitativa temporanea promossa dal proprio datore di lavoro.

Per le imprese significa confrontarsi con un tema che fino a pochi anni fa apparteneva soprattutto alle politiche sociali e al welfare. Oggi, invece, la casa entra a pieno titolo nel ragionamento sulla capacità di attrarre talenti.

In una Brianza dove il tessuto produttivo è fortemente legato alla manifattura e alla presenza di piccole e medie imprese, il tema delle competenze diventa quindi anche una questione territoriale.

Se la casa incide sulla possibilità di trovare lavoratori, l’energia continua invece a incidere direttamente sui conti delle imprese.

Secondo l’analisi di Confartigianato presentata alla 22ª edizione della convention “Energies and Sustainability Confartigianato High School”, la Lombardia è la regione italiana con il maggiore extracosto elettrico sostenuto dalle piccole imprese rispetto alla media europea: 700 milioni di euro.

Un differenziale che assume un peso particolare in un territorio come quello lombardo, dove il sistema produttivo è caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese.

Milano registra un extracosto di 123 milioni di euro, il secondo valore più elevato tra le province italiane dopo Brescia. Monza e Brianza arriva invece a 48 milioni di euro.

Numeri che raccontano quanto il costo dell’energia possa diventare un fattore di competitività, soprattutto per quelle aziende che hanno margini più contenuti e meno possibilità di assorbire aumenti strutturali dei costi.

Per la Brianza produttiva, quindi, la questione energetica non riguarda soltanto le bollette. Riguarda la capacità di continuare a produrre, investire e competere in un mercato nel quale il costo dell’energia rappresenta una delle variabili decisive.

E proprio mentre il costo dell’energia resta una delle principali preoccupazioni per le imprese, alcune realtà industriali stanno accelerando sul fronte dell’efficienza e della transizione energetica.

È il caso di Argos Surface Technologies, Gruppo italiano specializzato nei trattamenti e nei rivestimenti superficiali, che ha presentato il nuovo Bilancio di Sostenibilità relativo al 2025.

Il documento analizza le performance ambientali, sociali e di governance del Gruppo nei dodici mesi compresi tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2025 e riguarda dodici stabilimenti distribuiti tra Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna.

I numeri più significativi arrivano dal fronte ambientale.

Nel corso dell’anno gli impianti fotovoltaici hanno prodotto oltre 4,8 milioni di kWh di energia elettrica. Le emissioni indirette legate ai consumi energetici sono diminuite di oltre il 40%, mentre i rifiuti complessivi sono stati ridotti del 35,4%.

Il bilancio è stato redatto volontariamente con riferimento ai GRI Sustainability Reporting Standards e non comprende ancora Ag Technical, società specializzata nei trattamenti galvanici di cui Argos ST ha acquisito il 70% nel corso del 2025.

LA NUOVA EQUAZIONE DELLA COMPETITIVITÀ

Casa, energia e sostenibilità sembrano capitoli separati. In realtà raccontano la stessa trasformazione.

Le imprese non competono più soltanto sul prodotto, sulla tecnologia o sul prezzo. Devono fare i conti con il costo dell’energia, con la capacità di ridurre consumi e impatti ambientali e, soprattutto, con la possibilità di trovare persone disposte a vivere e lavorare nel territorio in cui hanno sede.

Per la Brianza economica è una sfida che si gioca quindi su più fronti contemporaneamente.

Da una parte ci sono i costi che comprimono i margini. Dall’altra la necessità di investire per rendere le aziende più efficienti e sostenibili. In mezzo, una variabile sempre più decisiva: le persone.

Perché anche l’impresa più competitiva rischia di fermarsi se non riesce a trovare le competenze di cui ha bisogno. E oggi, per convincere una persona a scegliere un territorio, non basta più offrirle un posto di lavoro. Bisogna anche metterla nelle condizioni di poterci vivere.


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