Al via oggi il 70° Congresso Nazionale degli Ingegneri, in programma a Trieste dal 23 al 25 settembre 2026. L’appuntamento organizzato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri parte da un contesto nel quale la professione è chiamata a confrontarsi contemporaneamente con trasformazioni tecnologiche, esigenze di sostenibilità, sicurezza, crescita economica e un quadro normativo in continua evoluzione.
Al centro del congresso c’è in particolare il ruolo degli ingegneri nella costruzione della Società 5.0, un paradigma nel quale la tecnologia viene concepita come strumento al servizio delle persone, con l’obiettivo di affrontare problemi sociali, favorire l’inclusione, sostenere la sostenibilità e migliorare la qualità della vita.
Nella relazione di apertura, il presidente del CNI Angelo Domenico Perrini ha proposto di estendere la competenza certificata alle nuove attività ingegneristiche legate a IA e infrastrutture digitali.
La relazione di Perrini: estendere il perimetro della competenza certificata
I lavori si sono aperti oggi con la relazione del presidente del CNI Angelo Domenico Perrini. Al centro c’è quella che il presidente definisce un’asimmetria: molte attività con un forte impatto sulla sicurezza collettiva possono oggi essere svolte da soggetti la cui competenza non è validata da un Esame di Stato né controllata da un ente pubblico.
«Le infrastrutture critiche del Paese non sono più soltanto fisiche: sono anche digitali, algoritmiche, cibernetiche», ha affermato Perrini. Un sistema di intelligenza artificiale che governa una rete energetica, un’architettura di sicurezza informatica a protezione di una struttura sanitaria o un gemello digitale che monitora la stabilità di un viadotto hanno oggi, secondo il presidente del CNI, un impatto sulla sicurezza paragonabile a quello che un secolo fa aveva la tenuta di un ponte.
Perrini ha richiamato la ragione che portò alla riserva del 1925: proteggere i cittadini, garantendo che le attività ad alto impatto tecnico fossero affidate a professionisti competenti. La stessa ragione, sostiene, impone oggi di ripensare il perimetro della tutela pubblica alla luce dei nuovi domini tecnologici. Il CNI, ha precisato, non chiede nuove tutele per la categoria, ma di assumersi maggiori responsabilità nell’interesse generale: «Siamo noi a proporre al decisore pubblico di estendere il perimetro della competenza certificata là dove la sicurezza dei cittadini lo richiede, offrendo in cambio ciò che il sistema ordinistico garantisce: il presidio sull’obbligo di formazione continua e di copertura assicurativa e sul rispetto di un codice deontologico».
253.000 iscritti, oltre un milione di laureati
A sostegno della proposta, Perrini ha citato un dato: gli ingegneri iscritti all’Albo sono 253.000, mentre i laureati in ingegneria sono più di un milione. Una distanza che racconta una frattura. Molti laureati lavorano in settori strategici, come l’ingegneria dell’informazione, le fonti energetiche, l’industria avanzata e la sanità digitale, senza alcun legame con il sistema ordinistico, perché queste attività non rientrano tra le competenze riservate agli iscritti. Ricomporre questa frattura, secondo il CNI, significa rafforzare la tutela dei cittadini.
Trieste, città di frontiera e laboratorio di innovazione
La scelta di Trieste come sede del congresso assume un significato particolare. Città di frontiera e punto di collegamento tra Italia, Europa centro-orientale e Balcani, Trieste viene indicata dal CNI come luogo nel quale il confine può diventare un elemento di connessione e sviluppo.
Il territorio ospita inoltre realtà scientifiche e imprenditoriali di rilievo, creando un contesto adatto a discutere il rapporto tra ricerca, tecnologia e applicazioni concrete.
Il programma prevede anche un confronto internazionale con i rappresentanti degli organismi professionali di Croazia e Slovenia, dedicato all’evoluzione della professione e alle opportunità di collaborazione in un mercato europeo sempre più interconnesso.
La relazione del presidente è stata preceduta dai saluti istituzionali del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e dell’assessore regionale alle Infrastrutture e al territorio del Friuli Venezia Giulia, Cristina Amirante. L’assessore ha descritto la regione come una cerniera viabilistica e logistica per il transito di merci e passeggeri, e come punto di raccordo con l’area balcanica e il resto d’Europa. Giovanni Basilisco, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Trieste, ha definito Trieste una città di frontiera in cui l’incontro tra mondi diversi genera conoscenza ma richiede anche responsabilità. Ha ricordato ricerca, porto, industria navale e apertura europea come ragioni che la rendono sede ideale di questa edizione. Sono intervenuti anche Antonello Merella, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Nuoro e responsabile dell’organizzazione dei campionati sportivi per ingegneri, e Luigi Giudice, direttore regionale dei Vigili del Fuoco del Friuli Venezia Giulia.
Intelligenza artificiale e responsabilità professionale
Uno dei temi centrali del congresso sarà il rapporto tra intelligenza artificiale, responsabilità professionale e governo pubblico.
L’adozione dei sistemi di IA introduce nuove questioni tecniche, normative ed etiche. Per il mondo dell’ingegneria diventa quindi necessario confrontarsi non solo con le potenzialità degli strumenti, ma anche con i requisiti di qualità, affidabilità, sicurezza e controllo.
Il secondo panel della prima giornata sarà dedicato proprio alla definizione di una possibile governance dell’intelligenza artificiale capace di tenere insieme innovazione e tutela dei diritti, riconoscendo il ruolo delle competenze tecniche nei processi regolatori.
Le nuove competenze dell’ingegneria
La trasformazione tecnologica modifica anche il profilo professionale dell’ingegnere.
Automazione, intelligenza artificiale, digitalizzazione, elettronica, gestione dei dati e nuove tecnologie richiedono competenze aggiornate e una formazione continua. Tra i temi indicati dal presidente del CNI rientra proprio il riconoscimento delle nuove competenze che caratterizzano l’ingegneria contemporanea, nell’ambito di una più ampia riflessione sulla riforma delle professioni regolamentate.
La questione non riguarda quindi soltanto la formazione tecnica, ma anche la capacità dell’ordinamento professionale di accompagnare l’evoluzione dei contenuti e delle responsabilità della professione.
Il rapporto tra ingegneria e interesse pubblico
Il congresso affronterà inoltre il rapporto tra competenza tecnica e interesse pubblico.
Il primo panel sarà dedicato al paradigma della Società 5.0 e alle sue applicazioni nei settori che stanno ridefinendo il rapporto tra tecnologia, economia e dimensione sociale. L’obiettivo sarà individuare gli ambiti nei quali la competenza ingegneristica può contribuire alla trasformazione del Paese. In questa prospettiva, sicurezza, sostenibilità e concreta realizzabilità delle soluzioni diventano elementi da integrare nel processo di innovazione.
La riforma delle professioni regolamentate
Un ulteriore spazio del congresso sarà dedicato alla riforma del sistema delle professioni regolamentate.
Il tema sarà affrontato dal punto di vista dell’interesse pubblico, mettendo in relazione qualità della prestazione professionale, tutela del cittadino e sviluppo economico.
L’obiettivo indicato dal CNI è contribuire alla costruzione di una piattaforma di proposta e di confronto con il legislatore, in un momento nel quale l’evoluzione tecnologica sta modificando rapidamente competenze, modalità operative e responsabilità professionali.
Nella sua relazione Perrini ha fatto il punto sul disegno di legge delega di riforma del sistema ordinistico. Il testo è già stato approvato dal Senato ed è ora all’esame della Camera. Fissa i principi su cui dovranno poi essere emanati i decreti attuativi. Nelle prossime interlocuzioni istituzionali, il CNI chiederà di stabilire criteri chiari per individuare le competenze riservate in via esclusiva agli ingegneri, così da definire i confini tra i settori dell’Albo, tra i diversi ambiti dell’ingegneria e rispetto alle altre professioni tecniche. «Ciò non può che avvenire attraverso un’analisi dei percorsi formativi, d’intesa con i rappresentanti dell’Università», ha spiegato Perrini. Un’analisi che dovrà tenere conto della classificazione europea di abilità, competenze, qualifiche e occupazioni e delle diverse offerte formative presenti sul territorio.
Tre giornate tra panel, tavole rotonde e masterclass
I lavori hanno preso il via il 23 settembre con i saluti istituzionali e la relazione del presidente del CNI Angelo Domenico Perrini. La prima giornata sarà articolata in tre panel dedicati rispettivamente alla Società 5.0, all’intelligenza artificiale e alla riforma delle professioni. Il 24 settembre il programma proseguirà con tavole rotonde e incontri tecnici Masterclass dedicati a temi di interesse per la professione. La conclusione è prevista per il 25 settembre, con la discussione del documento programmatico e la premiazione dei campionati sportivi per ingegneri 2026.
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