UNA NUOVA BRETTON WOODS PER IL XXI SECOLO


Presentato al CNEL il libro “Una nuova Bretton Woods per il XXI secolo. Riflessioni sul futuro delle relazioni e degli scambi internazionali”, di Giovanni Tria e Angelo Federico Arcelli, pubblicato da Il Sole 24 Ore.

Il volume prosegue e aggiorna la riflessione sul futuro dell’ordine economico e monetario internazionale avviata dagli autori con il precedente lavoro, presentato a Villa Lubin lo scorso anno. Il libro ricostruisce l’evoluzione del sistema monetario dall’epoca del gold standard e dagli Accordi di Bretton Woods del 1944 fino agli sviluppi più recenti, esaminando il ruolo della moneta negli scambi commerciali e le sue implicazioni geopolitiche.

In apertura dei lavori è intervenuto il presidente del CNEL Renato Brunetta. Oltre agli autori, Giovanni Tria e Angelo Federico Arcelli, hanno partecipato alla presentazione Ignazio Visco, Governatore onorario della Banca d’Italia, ed Enzo Moavero Milanesi, presidente di UNIDROIT.

BRUNETTA: COME NEL 1944, DALLA CRISI PUÒ NASCERE UNA NUOVA EUROPA

“Bretton Woods nasce nel 1944, mentre la Seconda guerra mondiale era ancora in corso. Eppure, in quella congiuntura drammatica, si ebbe la capacità di costruire le istituzioni, le regole monetarie e i principi di cooperazione e di diritto internazionale che avrebbero governato il mezzo secolo successivo. Gli Stati Uniti erano la potenza egemone e avviavano il compimento di quello che Geminello Alvi ha definito il ‘secolo americano’. Oggi il parallelismo è inevitabile, ma solo parziale. Non abbiamo una guerra mondiale come quella di allora, ma, per riprendere Papa Francesco, una guerra mondiale combattuta a pezzi. E non abbiamo più una potenza egemone con la stessa forza e credibilità. Assistiamo alla crisi del multilateralismo, della cooperazione, del diritto internazionale e della fiducia sulla quale si reggono la moneta e il debito della principale economia mondiale”, ha affermato il presidente Brunetta.

“Proprio per questo si apre un grande spazio per l’Europa. Mi hanno colpito il discorso sullo stato dell’Unione di Ursula von der Leyen e l’intervento di Mark Carney al Parlamento europeo, con la sua apertura all’integrazione finanziaria. Come ci ha insegnato Jean Monnet, l’Europa si fa nelle crisi e attraverso le risposte date alle crisi. Questo può diventare il momento del rilancio europeo, attraverso un nuovo allargamento differenziato: forme di associazione con Canada e Regno Unito, il completamento del disegno europeo con i Balcani occidentali e l’ingresso di Moldova e Ucraina. Ricostruire l’Ucraina dentro l’Unione europea sarebbe la più grande operazione di ricostruzione dai tempi del Piano Marshall e un formidabile motore di crescita per l’intera Europa per almeno un decennio. Nel 1944 si progettò il futuro mentre la guerra non era ancora finita. Anche oggi dobbiamo avere la stessa capacità di visione. Sono un sognatore e un visionario, lo sono sempre stato: è anche per questo che ho apprezzato molto il libro di Giovanni Tria e Angelo Federico Arcelli”, ha aggiunto Brunetta.

Giovanni Tria ha spiegato che il volume prende le mosse da Bretton Woods perché proprio nel 1944 furono poste le basi dell’ordine monetario del dopoguerra e della centralità internazionale del dollaro. Un sistema che ha favorito lo sviluppo degli scambi, ma che ha anche ostacolato il riequilibrio tra Paesi in avanzo e Paesi in disavanzo, contribuendo alla formazione degli squilibri globali. La guerra dei dazi, ha osservato, non può correggere questi squilibri: occorre governare il cambiamento prima che un’improvvisa crisi di fiducia nel dollaro e nel debito americano produca instabilità in tutto il mondo.

Per questo, secondo Tria, l’Europa e l’euro possono contribuire alla costruzione di un terzo polo monetario, accanto agli Stati Uniti e alla Cina. “Una terza gamba di stabilità nel mondo è necessaria anche dal punto di vista del sistema monetario e finanziario. Questa è la riflessione sul futuro degli scambi internazionali che parte dal 1944, perché lì si sono create le basi dei problemi di stabilità e degli squilibri globali che oggi ci troviamo ad affrontare”.

Angelo Federico Arcelli ha inquadrato la riflessione sul sistema monetario nel mutato scenario geopolitico e nel progressivo passaggio da una ricchezza fondata prevalentemente su beni reali a una ricchezza finanziaria e virtuale, il cui valore dipende dalla fiducia. “È ovvio che in questo momento non c’è un’alternativa concreta al dollaro per diverse ragioni”, ha affermato. La stessa dimensione del debito statunitense non costituisce soltanto una passività, ma rappresenta “il modo con cui gli Stati Uniti possono mantenere un ruolo di primato nel mondo”, perché si tratta dell’“unica forma di asset disponibile in tutto il mondo in dimensione liquida, rilevante, sostanzialmente safe”. La valuta cinese, invece, “non essendo convertibile, ha un limite sostanziale” e non può ancora rappresentare un’alternativa al dollaro.

Ignazio Visco ha richiamato il valore del volume come appello alla cooperazione internazionale in una fase di eccezionale incertezza. “Speriamo di non dover aspettare una crisi di dimensioni straordinarie, finanziaria, climatica o bellica, che costringa al ritorno alla cooperazione. Il punto fondamentale del libro è un appello alla cooperazione per garantire la pace e la stabilità”. Visco ha sottolineato che il dollaro conserva ancora una posizione centrale nelle riserve e nei pagamenti internazionali, mentre la costruzione di un terzo polo europeo richiederebbe un euro sostenuto da un’attività finanziaria sicura e da una capacità fiscale comune.

Enzo Moavero Milanesi si è soffermato sulla fragilità dell’attuale processo di integrazione: “L’Unione europea attraversa una delle fasi più difficili della sua storia. Il ritorno di orientamenti nazionali e sovranisti in molti Stati membri, anche alla luce delle prossime tornate elettorali, rende incerta la prospettiva di un’Europa politicamente più coesa e complica la possibilità di compiere passi decisivi verso un’unione federale”. Moavero Milanesi ha ricordato come il progetto europeo sia nato dalla capacità di trasformare le crisi in occasioni di integrazione, richiamando la visione di Robert Schuman e l’obiettivo, ancora incompiuto, di una federazione europea.

 


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