Direzione generale OMS, ultime ore per le candidature: chi sono i quattro in corsa


La corsa alla successione di Tedros Adhanom Ghebreyesus alla guida dell’Organizzazione mondiale della sanità sta per superare il primo passaggio decisivo. Alle 18 di giovedì 24 settembre 2026, ora dell’Europa centrale, scade infatti il termine entro il quale gli Stati membri possono presentare un candidato per l’incarico di direttore generale, aprendo così una competizione che si concluderà soltanto nel maggio del prossimo anno, quando spetterà all’Assemblea mondiale della sanità scegliere il nuovo vertice dell’Organizzazione.
Alla vigilia della scadenza, sul sito dell’OMS compaiono quattro «prospective candidates», formula utilizzata dall’Organizzazione in questa fase della procedura: Hanan Al-Kuwari, proposta dal Qatar; Hanan Balkhy, dall’Arabia Saudita; Hans Henri P. Kluge, dal Belgio; e Budi Gunadi Sadikin, dall’Indonesia.
Si tratta di quattro figure con percorsi professionali molto diversi. Due, Balkhy e Kluge, provengono direttamente dai vertici regionali dell’OMS e conoscono quindi dall’interno il funzionamento dell’Organizzazione; Al-Kuwari ha alle spalle una lunga esperienza nella gestione del sistema sanitario del Qatar e nel governo; Sadikin arriva invece da un percorso inizialmente costruito nella tecnologia, nella finanza e nel management, prima di assumere la guida del ministero della Salute indonesiano.
L’elenco, tuttavia, non può ancora essere considerato definitivamente chiuso. Fino alle 18 del 24 settembre uno Stato membro può presentare una nuova candidatura e, proprio nelle ultime ore, in Spagna si è sviluppata un’iniziativa per chiedere al governo di Madrid di proporre María Neira, per molti anni responsabile dell’OMS per ambiente, cambiamento climatico e salute. Al momento, però, Neira non compare tra i potenziali candidati pubblicati dall’Organizzazione.

Una procedura che porterà all’elezione nel maggio 2027

La chiusura delle candidature rappresenta soltanto l’inizio di un processo che durerà diversi mesi. L’OMS ha precisato che la pubblicazione ufficiale delle candidature e della documentazione presentata dagli Stati avverrà successivamente, una volta conclusa l’ultima sessione del 2026 dei Comitati regionali, con un calendario che indica il 29 ottobre come prima data possibile per la diffusione dei documenti.
Il 18 novembre 2026 è previsto il primo «Candidates’ Forum», durante il quale i candidati potranno illustrare le proprie proposte agli Stati membri. La competizione passerà quindi all’Executive Board dell’OMS, che nel gennaio 2027 dovrà effettuare la selezione e potrà nominare fino a tre candidati da sottoporre alla fase conclusiva.
Dopo un secondo Candidates’ Forum, previsto per marzo, la decisione finale spetterà all’Assemblea mondiale della sanità nel maggio 2027. Il nuovo direttore generale entrerà in carica il 16 agosto, alla conclusione del secondo mandato di Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Hanan Balkhy: fiducia, prevenzione e capacità di affrontare le crisi

La saudita Hanan Balkhy è uno dei due candidati che arrivano direttamente dai vertici regionali dell’OMS. Pediatra e specialista in malattie infettive pediatriche, dal febbraio 2024 è direttrice regionale dell’Organizzazione per il Mediterraneo orientale, una regione composta da 22 Paesi e territori nella quale la sanità pubblica si confronta non soltanto con epidemie e malattie croniche, ma anche con conflitti, emergenze umanitarie, migrazioni e sistemi sanitari sottoposti a fortissime pressioni.
Prima di assumere l’incarico regionale, Balkhy aveva già ricoperto una posizione di rilievo nella sede centrale dell’OMS, come Assistant Director-General responsabile della resistenza antimicrobica. La prevenzione e il controllo delle infezioni costituiscono, del resto, una componente importante del suo percorso scientifico e professionale, che comprende anche il lavoro svolto sulla MERS e sulle infezioni associate all’assistenza sanitaria.
La candidatura è ormai accompagnata da una vera campagna internazionale, costruita intorno allo slogan «A WHO the world can count on», un’OMS sulla quale il mondo possa contare. Il programma viene sintetizzato attraverso tre concetti – Trust, Impact e Value – che Balkhy utilizza per descrivere altrettante dimensioni della riforma dell’Organizzazione.
Con «Trust» la candidata saudita pone l’accento sulla necessità di consolidare la fiducia nell’OMS attraverso l’autorevolezza scientifica, la trasparenza, l’integrità e la responsabilità. Il secondo pilastro, «Impact», riguarda invece la capacità dell’Organizzazione di produrre risultati concreti, rafforzando la preparazione alle emergenze e aiutando i Paesi ad anticipare le crisi anziché intervenire soltanto quando queste sono già esplose. Il concetto di «Value», infine, richiama sia la necessità di dimostrare l’efficacia delle risorse investite nell’OMS sia l’obiettivo di tradurre gli impegni sulla copertura sanitaria universale in servizi realmente accessibili alle popolazioni.

Hans Kluge: un’OMS più vicina ai Paesi e meno frammentata

Anche Hans Henri Kluge, candidato presentato dal Belgio, conosce molto bene l’Organizzazione dall’interno. Medico, con una lunga esperienza internazionale maturata anche in sistemi sanitari fragili e in contesti complessi, è direttore regionale dell’OMS per l’Europa dal febbraio 2020 ed è stato confermato per un secondo mandato nel 2025.
Prima di diventare direttore regionale aveva guidato per circa un decennio il lavoro di WHO/Europe sui sistemi sanitari e la salute pubblica. Il suo percorso comprende inoltre esperienze sul campo in diversi Paesi, tra cui Somalia, Liberia, Myanmar e Corea del Nord. Dopo la presentazione della candidatura da parte del Belgio, Kluge ha preso un congedo speciale dal proprio incarico regionale, in applicazione delle disposizioni previste per i dirigenti dell’OMS impegnati nella competizione per la direzione generale.
A differenza di altri candidati che stanno ancora definendo pubblicamente la propria piattaforma, Kluge ha già presentato un manifesto nel quale propone un’OMS «country-first, people-centred, networked»: un’Organizzazione che parta dalle esigenze dei Paesi, mantenga le persone al centro delle proprie decisioni e funzioni sempre più come una rete internazionale capace di collegare conoscenze, istituzioni e competenze.
La sua proposta parte dall’idea che l’OMS debba rivedere alcuni aspetti del proprio funzionamento, dalla governance al finanziamento, dall’organizzazione del personale alla produzione e all’utilizzo delle evidenze scientifiche. Uno dei temi ricorrenti è inoltre quello dell’unità dell’Organizzazione: gli Stati membri, secondo l’impostazione presentata da Kluge, dovrebbero poter interagire con «una sola OMS», evitando una percezione di frammentazione tra sede centrale, uffici regionali, uffici nazionali e singoli programmi.
Sul piano delle politiche sanitarie, tra le priorità indicate compaiono la protezione dalle minacce alla salute, la prevenzione, la copertura sanitaria universale e il rafforzamento dell’assistenza sanitaria primaria, temi che Kluge ha già posto al centro anche della propria attività alla guida della Regione europea.

Budi Gunadi Sadikin: dalla finanza alla sanità indonesiana

Il percorso di Budi Gunadi Sadikin, candidato dell’Indonesia, è profondamente diverso da quello dei due direttori regionali dell’OMS. Sadikin non è un medico e la prima parte della sua carriera si è sviluppata fuori dalla sanità: ha lavorato nel settore tecnologico, anche per IBM, e successivamente nel settore finanziario e bancario, ricoprendo incarichi manageriali di primo piano e assumendo responsabilità anche nel sistema delle imprese pubbliche indonesiane.
La svolta arriva nel dicembre 2020, quando viene nominato ministro della Salute nel pieno della pandemia. Da allora Sadikin ha legato il proprio nome prima alla risposta indonesiana al Covid-19 e alla campagna vaccinale, e successivamente a un vasto progetto di trasformazione del sistema sanitario nazionale.
La riforma avviata sotto la sua guida comprende sei grandi aree: assistenza primaria, assistenza secondaria, resilienza del sistema sanitario, finanziamento, personale e tecnologia. Nel corso del suo mandato sono stati inoltre sviluppati programmi per ampliare la capacità dei laboratori, rafforzare la sorveglianza genomica, accelerare la digitalizzazione e aumentare la capacità nazionale di produrre farmaci e dispositivi medici.
La prevenzione rappresenta un altro elemento significativo dell’esperienza indonesiana. Il governo ha avviato un vasto programma gratuito di screening sanitario, inserendolo in una strategia che punta a individuare più precocemente le malattie e a spostare progressivamente l’attenzione del sistema dalla sola cura alla prevenzione.
Nelle dichiarazioni rilasciate in relazione alla candidatura, Sadikin ha sostenuto la necessità di riportare l’OMS verso alcune delle sue funzioni fondamentali, sottolineando in particolare il ruolo dell’Organizzazione come piattaforma capace di riunire gli Stati e come autorità incaricata di stabilire norme e standard scientifici internazionali. Alla sua candidatura è associata anche una forte attenzione alla prospettiva dei Paesi in via di sviluppo e, più in generale, del Global South.

Hanan Al-Kuwari: sistemi sanitari resilienti e cooperazione

La quarta candidata attualmente indicata dall’OMS è Hanan Mohammed Al-Kuwari, proposta dal Qatar. Il suo percorso è legato soprattutto alla gestione delle organizzazioni sanitarie e alla politica sanitaria nazionale. Per molti anni è stata managing director della Hamad Medical Corporation, principale fornitore pubblico di assistenza ospedaliera del Qatar, prima di diventare ministra della Salute pubblica nel 2016, incarico mantenuto fino al 2024.
Durante gli anni al governo ha seguito l’attuazione delle strategie sanitarie nazionali del Qatar e ha presieduto il comitato nazionale responsabile della risposta al Covid-19. Ha inoltre avuto un ruolo nella preparazione del sistema sanitario in occasione dei Mondiali di calcio del 2022 e ha maturato un’esperienza diretta nella governance dell’OMS, arrivando a presiedere l’Executive Board dell’Organizzazione nel 2023-2024.
Dal novembre 2024 ricopre l’incarico di adviser del primo ministro del Qatar per gli affari di salute pubblica. È dunque un profilo che combina gestione di grandi strutture sanitarie, esperienza governativa e conoscenza degli organismi decisionali dell’OMS.
Il programma della candidatura non presenta ancora, nelle fonti pubblicamente disponibili, lo stesso livello di dettaglio delle piattaforme diffuse da Balkhy e Kluge. Gli elementi resi noti dal Qatar descrivono una visione orientata a riunire Paesi e comunità, rafforzare la cooperazione internazionale e contribuire alla costruzione di sistemi sanitari più forti e resilienti.

María Neira e l’ipotesi di una candidatura spagnola dell’ultima ora

A poche ore dalla scadenza esiste infine un quinto nome sul quale si è concentrata una crescente attenzione, ma la distinzione rispetto agli altri quattro deve essere mantenuta con precisione: María Neira, al 23 settembre, non compare nella lista dei candidati prospettici dell’OMS e non risulta che il governo spagnolo abbia formalmente presentato la sua candidatura.
Medico spagnolo con una lunga esperienza internazionale, Neira è stata per circa vent’anni una delle figure più riconoscibili dell’OMS nel campo del rapporto tra ambiente, cambiamento climatico e salute. In precedenza aveva ricoperto anche l’incarico di viceministra della Sanità in Spagna.
Nelle ultime ore alcune organizzazioni scientifiche ed esponenti della società civile hanno chiesto al governo di Madrid di presentare il suo nome prima della chiusura del 24 settembre. È questo elemento, e non una candidatura già formalizzata, ad aver riportato Neira al centro dell’attenzione sulla successione a Tedros.
Particolarmente interessante è anche la sua recente comunicazione sui social. In un intervento pubblicato su LinkedIn, Neira ha affrontato direttamente il tema delle caratteristiche che dovrebbe possedere il prossimo leader dell’OMS, indicando tra gli elementi essenziali un forte ancoraggio alla scienza, la capacità di ascoltare e costruire fiducia, la disponibilità a confrontarsi anche con evidenze scomode e, infine, la capacità di assumere decisioni. In altri interventi pubblici ha insistito sull’importanza della prevenzione primaria, sul rapporto tra salute e politiche ambientali, sulla sostenibilità e sull’equità. 

23 settembre 2026


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