Pnrr, Federcepicostruzioni: Pmi senza credito e costrette ad anticipare i costi dei cantieri con la propria cassa


In foto Antonio Lombardi

Il credito alle imprese italiane torna a crescere, ma la ripresa resta concentrata sulle aziende più grandi. A maggio i prestiti alle imprese di minore dimensione risultavano ancora in calo del 5,5% su base annua, mentre quelli alle aziende più grandi aumentavano del 4,1%. Nel settore delle costruzioni, alla difficoltà di accesso al credito si aggiunge inoltre la necessità di anticipare i costi dei cantieri pubblici, compresi quelli finanziati dal Pnrr.

È il quadro tracciato dall’Ufficio Studi di Federcepicostruzioni sulla base dei dati della Banca d’Italia, della Ragioneria generale dello Stato, della piattaforma ReGiS e degli uffici studi di associazioni datoriali, Camera dei deputati e Senato della Repubblica.

Il Bollettino economico della Banca d’Italia, aggiornato al 16 luglio 2026, segnala un’accelerazione dei finanziamenti alle imprese tra febbraio e maggio. Restano però forti differenze in base alla dimensione aziendale. La domanda di credito per investimenti fissi si è inoltre indebolita e nel secondo trimestre le condizioni di accesso al credito sono lievemente peggiorate.

“Non siamo davanti a una vera normalizzazione del credito”, sostiene il presidente nazionale di Federcepicostruzioni, Antonio Lombardi. “La crescita complessiva è sostenuta dalle aziende più grandi, mentre le piccole continuano a perdere finanziamenti. Significa che imprese sane, con commesse, lavoratori e capacità produttiva, rischiano di essere escluse soltanto perché hanno minori garanzie patrimoniali e un potere contrattuale più debole”.

Tra settembre 2021 e settembre 2025, secondo l’Ufficio Studi dell’associazione, i prestiti alle micro e piccole imprese con meno di venti addetti sono diminuiti del 23,8%, contro il -13,6% del quadriennio precedente. La Banca d’Italia rileva inoltre un calo del credito alle piccole imprese del 4,3% nel 2025, dopo il -7,6% del 2023 e il -6,7% del 2024.

In Campania credito in crescita, ma non per le piccole imprese

Nel Mezzogiorno il problema è accentuato dalla minore patrimonializzazione e dalla maggiore dipendenza dal credito bancario. In Campania i prestiti complessivi alle imprese sono aumentati del 2,1% nel 2025 e del 2,5% a marzo 2026. La crescita ha però riguardato soprattutto le aziende medio-grandi, per le quali l’incremento è stato del 3,2%. Per le piccole imprese il credito è invece diminuito del 3,7%, dopo il -7,2% del 2024. Nelle costruzioni i finanziamenti hanno continuato a diminuire, anche se in misura più contenuta.

“Il dato campano dimostra che la ripresa può convivere con l’esclusione delle Pmi”, osserva Lombardi. “Quando il credito cresce del 2,1%, ma diminuisce del 3,7% per le piccole imprese, la media non racconta la realtà. Nel Mezzogiorno questa selezione sottrae ossigeno a territori che dovrebbero accelerare investimenti, occupazione, Pnrr e politiche di coesione”.

Pnrr, 143 miliardi di spesa su 166 incassati

La questione della liquidità diventa particolarmente rilevante con l’avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Al 30 giugno 2026, secondo i dati comunicati dal ministero per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, sulla piattaforma ReGiS risultavano spesi oltre 121 miliardi di euro. A questi devono essere aggiunti, con la rendicontazione finale, circa 22 miliardi confluiti negli strumenti finanziari, per un totale di circa 143 miliardi. L’Italia ha già incassato 166 miliardi di euro in relazione al raggiungimento dei 416 obiettivi previsti dalle prime nove rate del Piano.

La differenza di circa 23 miliardi rende, secondo Federcepicostruzioni, necessario accelerare il passaggio dalle risorse già incassate alla concreta economia dei cantieri, garantendo alle imprese il pagamento tempestivo dei lavori eseguiti.

Il settore delle costruzioni resta particolarmente esposto. I nuovi mutui per investimenti edilizi sono passati dai 52 miliardi di euro del 2007 ai 10,6 miliardi del 2024. Nei primi nove mesi del 2025 si è registrato un recupero del 18,7%, ma su livelli ancora molto inferiori rispetto al passato.

Le imprese devono nel frattempo anticipare materiali, manodopera, energia, mezzi, sicurezza e garanzie. Gli incassi arrivano invece dopo gli stati di avanzamento dei lavori, le verifiche amministrative, la certificazione dei Sal e i tempi di pagamento delle amministrazioni.

“Il paradosso è evidente”, afferma Lombardi. “Lo Stato ha già incassato la parte largamente maggioritaria delle risorse europee, mentre migliaia di imprese continuano ad anticipare di tasca propria il costo dei lavori. Non possiamo chiedere alle aziende di completare il Pnrr trasformandole contemporaneamente nelle banche del Pnrr”.

Secondo Federcepicostruzioni, i ritardi nei Sal, nelle fatture e nelle verifiche amministrative sottraggono liquidità alle imprese proprio mentre il sistema bancario restringe il credito alle aziende più piccole.

“Quando un’impresa deve utilizzare la propria liquidità per sostenere per mesi i costi di un’opera già realizzata, quelle risorse vengono sottratte agli investimenti, alle assunzioni, alla sicurezza, all’innovazione e persino alla possibilità di partecipare a nuove gare”, aggiunge Lombardi. Il rischio, sostiene, è che un’impresa sana entri in difficoltà non per mancanza di lavoro, ma perché deve finanziarlo con risorse proprie.

Le richieste al Governo

Federcepicostruzioni chiede l’apertura di un tavolo nazionale con Governo, Parlamento, Abi, Cassa depositi e prestiti, Mediocredito Centrale e rappresentanze imprenditoriali.

Tra le proposte figurano il rafforzamento del Fondo di garanzia per micro e piccole imprese, con particolare attenzione al Mezzogiorno e agli investimenti produttivi, e il rifinanziamento e la patrimonializzazione dei Confidi.

L’associazione chiede inoltre strumenti per anticipare Sal, crediti certificati, revisioni dei prezzi e fatture relative a lavori già eseguiti, oltre a meccanismi di anticipazione garantita dei crediti derivanti da lavori Pnrr già certificati.

Altre richieste riguardano tempi massimi e monitorabili per la liquidazione dei Sal, l’individuazione delle responsabilità in caso di ritardi e la creazione di strumenti finanziari ponte per consentire alle imprese di proseguire i lavori durante l’attesa dei pagamenti.

Federcepicostruzioni propone anche un sistema di monitoraggio del Pnrr che misuri il tempo tra maturazione del Sal, certificazione e pagamento effettivo all’impresa, oltre a tempi certi e motivazioni trasparenti nelle istruttorie bancarie.

Infine, l’associazione chiede di modificare i criteri di rating, valorizzando maggiormente portafoglio ordini, flussi prospettici, regolarità contributiva e qualità delle commesse, anziché basare la valutazione soprattutto sulla consistenza patrimoniale.

“Non chiediamo credito indiscriminato né garanzie pubbliche senza controlli”, precisa Lombardi. “Chiediamo che il merito creditizio torni a valutare anche la solidità industriale dei progetti e la capacità di generare lavoro e valore”.

Per il presidente di Federcepicostruzioni, il problema riguarda direttamente la capacità di completare il Pnrr: “Alle imprese viene chiesto di rispettare cronoprogrammi sempre più stringenti, investire in sicurezza, digitalizzazione ed efficienza energetica. Non è accettabile affidare loro questi obiettivi e, nello stesso tempo, lasciarle senza liquidità”.

“Accelerare i pagamenti e riaprire l’accesso al credito delle piccole imprese non significa sostenere una singola categoria: significa mettere il sistema produttivo italiano nelle condizioni di portare a termine gli investimenti del Pnrr”, conclude Lombardi.

Federcepicostruzioni è un’associazione costituita nel 2017 che rappresenta, nel comparto delle costruzioni, oltre 10.200 imprese, con più di 200.000 dipendenti su tutto il territorio nazionale. L’associazione si è concentrata in particolare sulle Pmi che incontrano maggiori difficoltà nell’accesso alle opportunità e nell’affrontare le trasformazioni del settore.

Federcepicostruzioni partecipa inoltre al Tavolo di concertazione coordinato dal Maeci (ministero per gli Affari esteri e della Cooperazione), in collaborazione con la Direzione generale per la Promozione del sistema Paese e con Ice-Agenzia per l’internazionalizzazione e la promozione del Made in Italy all’estero nel settore dell’edilizia. L’attività riguarda in particolare le piccole e medie imprese edili e le strategie di Progetto Italia, finalizzate a una maggiore aggregazione delle Pmi.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.