Il governo francese investe 3,7 milioni di euro in questa start up per incrementare la produzione di latte materno coltivato in vitro


In un bioreattore, alcune cellule mammarie umane ricevono nutrienti e cominciano a produrre latte. Il liquido viene poi raccolto, separato dalle cellule e purificato. È su questa tecnologia che la Francia ha appena deciso di mettere 3,7 milioni di euro, finanziando la startup Nūmi attraverso il programma pubblico France 2030.

L’azienda francese è stata scelta tra i vincitori di i-Démo, il programma che accompagna progetti di ricerca e sviluppo verso le fasi preindustriali. Nūmi userà i fondi per aumentare la scala del proprio processo, sviluppare una nuova generazione di componenti bioattivi del latte materno e preparare la futura produzione industriale. La cofondatrice e CEO Eden Banon-Lagrange ha annunciato il finanziamento il 1° settembre definendolo un passo importante per una tecnologia su cui la società lavora dal 2023.

L’idea è ambiziosa: sfruttare le stesse cellule che nel corpo producono latte e farle lavorare in condizioni controllate, con l’obiettivo di ottenere un alimento sempre più vicino alla complessità del latte materno.

Come si fa produrre latte alle cellule fuori dal corpo

La ghiandola mammaria produce latte grazie al lavoro delle sue cellule. Nūmi parte proprio da lì: l’azienda spiega di ottenere cellule mammarie attraverso collaborazioni con ospedali e lattari. Una volta isolate, vengono coltivate mantenendo sotto controllo temperatura, ambiente e nutrienti e messe nelle condizioni di avviare la produzione, riproducendo alcuni dei segnali biologici che nell’organismo regolano la lattazione. Il processo è descritto dalla stessa Nūmi nella sua piattaforma scientifica.

Quando il latte viene prodotto, cellule e liquido devono prendere strade diverse. Entrano quindi in gioco membrane, tecniche di estrazione e cromatografia per ottenere il prodotto finale purificato. In sostanza, si costruisce intorno alle cellule una piccola ghiandola mammaria artificiale, almeno dal punto di vista delle condizioni necessarie a farle lavorare.

La sfida sta soprattutto nella complessità del risultato. Nūmi parla di circa 1.500 componenti presenti nel latte materno e cita tra gli esempi lattoferrina, oligosaccaridi del latte umano, anticorpi e acidi grassi coinvolti, con funzioni differenti, nella nutrizione e nello sviluppo dei neonati.

L’obiettivo dell’azienda è riuscire a riprodurne sempre di più attraverso la coltura cellulare, aggiungendo alla semplice funzione nutritiva anche una parte di quella ricchezza biologica che rende il latte materno particolarmente difficile da imitare.

Perché il latte materno è così difficile da riprodurre

Proteine, grassi e carboidrati sono soltanto una parte della faccenda. Il latte materno contiene una grande quantità di molecole bioattive e la sua composizione cambia durante la lattazione, adattandosi alle diverse fasi di crescita del bambino.

Le formule per lattanti rappresentano già un’alternativa fondamentale quando l’allattamento al seno non avviene o non è possibile. Nūmi cerca di aggiungere un altro tassello: produrre attraverso cellule mammarie alcuni dei componenti caratteristici del latte materno e, nel lungo periodo, arrivare a un prodotto sempre più completo.

L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda l’allattamento esclusivo al seno nei primi sei mesi e la sua prosecuzione insieme agli altri alimenti fino ai due anni e oltre quando possibile. Nella vita reale, però, molte famiglie ricorrono alle formule almeno per una parte dell’alimentazione del bambino, per ragioni fisiologiche, mediche, lavorative o personali.

È qui che tecnologie come quella di Nūmi potrebbero trovare spazio: offrire in futuro nuove opzioni nutrizionali quando il latte materno non è disponibile, cercando di avvicinarsi maggiormente alla sua composizione.

Dai bioreattori da 50 litri alla produzione industriale

Il progetto ha già superato la scala delle piccole colture da laboratorio. Nel 2026 Nūmi ha annunciato di essere arrivata a lavorare con bioreattori da 50 litri.

Sembra soltanto un recipiente più grande, ma aumentando il volume cambiano parecchie cose. Bisogna distribuire ossigeno e nutrienti in maniera uniforme, mescolare il liquido senza danneggiare le cellule e mantenere stabili temperatura e altri parametri per tutta la durata del processo. Sono problemi molto concreti e sono esattamente quelli che una tecnologia deve affrontare quando comincia a pensare in termini industriali.

I 3,7 milioni di euro francesi serviranno a spingere questo passaggio. Il finanziamento rientra in France 2030, il grande piano con cui Parigi sta sostenendo tecnologie considerate strategiche per l’economia e l’industria del Paese.

Nūmi aveva già ottenuto anche 2,5 milioni di euro dall’European Innovation Council. In pochi mesi, quindi, sono arrivati 6,2 milioni di euro di finanziamenti non diluitivi, cioè fondi che permettono alla startup di crescere senza cedere in cambio quote dell’azienda.

Il prossimo passaggio sarà anche regolatorio

Se la tecnologia arriverà alla commercializzazione europea, dovrà affrontare anche le procedure previste per gli alimenti innovativi.

Gli alimenti ottenuti da colture cellulari ricadono infatti nella disciplina europea dei novel food. L’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, valuta il processo produttivo, la composizione, le caratteristiche nutrizionali, gli eventuali allergeni e la sicurezza del prodotto prima dell’autorizzazione alla vendita.

Nūmi dichiara di sviluppare fin da ora il proprio processo tenendo conto delle indicazioni delle autorità europee e statunitensi. Per una tecnologia destinata potenzialmente anche alla nutrizione dei più piccoli, sarà un passaggio decisivo quanto quello dai 50 litri ai grandi impianti.

Per adesso le cellule mammarie stanno già producendo latte dentro un bioreattore e i finanziamenti pubblici cominciano a spingere il progetto fuori dalla dimensione puramente sperimentale. Il prossimo problema sarà farle lavorare allo stesso modo quando il bioreattore diventerà molto, molto più grande. Ed è lì che Nūmi vuole arrivare.

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