L’Italia si trova a fronteggiare una situazione difficile in materia di risorse destinate alla salute pubblica. In un’epoca in cui innovazione e sostenibilità sono centrali nei sistemi sanitari dell’intero continente, la comparazione fra Paesi mette in luce un quadro tutt’altro che incoraggiante per il contesto nazionale. Secondo le analisi pubblicate dalla Fondazione Gimbe, il finanziamento pubblico per la sanità, nel 2025, colloca l’Italia solo al 15° posto tra i Paesi europei Ocse e ultima nel G7 quando si considera la spesa pro capite. Questa dinamica emerge da uno scenario globale che vede molte nazioni impegnate ad aumentare gli investimenti nella salute, mentre Roma si ritrova indietro sia rispetto agli standard continentali che mondiali. La questione finanziaria supera ormai le polemiche degli esperti di settore, coinvolgendo cittadini e istituzioni per il suo impatto sulla qualità e sull’accessibilità delle cure.
Quanto investe l’Italia rispetto a Europa, OCSE e G7
I dati forniti dagli attori istituzionali e da autorevoli fondazioni restituiscono l’immagine di una sanità pubblica italiana in progressiva contrazione. Nel 2025, la percentuale di Pil allocata dal settore pubblico alla salute si è fermata al 6,2%, in leggero calo rispetto al 6,3% del 2024 e ben al di sotto della media Ocse e di quella europea, entrambe al 7,1%. Analizzando la spesa sanitaria pro capite effettuata attraverso il confronto internazionale:
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Italia: 3.952 dollari per abitante (pari a circa 612 euro in meno rispetto alla media europea) -
Media OCSE: 4.861 dollari pro capite -
Media UE: 4.965 dollari pro capite
Una semplice moltiplicazione di questi valori con la popolazione nazionale (quasi 59 milioni residenti a inizio 2026) mostra che il divario nei finanziamenti pubblici della salute tocca 36,1 miliardi di euro. Il confronto con altri paesi europei è ancora più emblematico: sono ben 14 le nazioni tra gli Stati Ue-Ocse che dedicano una quota maggiore del proprio Pil alla salute pubblica, dalla Germania (11% del Pil) fino alla Repubblica Slovacca (6,4%). Anche il gap rispetto alle maggiori economie mondiali, in particolare il G7, si fa considerevole: nel 2025 la Germania ha speso oltre il doppio dell’Italia, con 8.726 dollari a persona. Persino paesi con sistemi sanitari simili, come il Regno Unito, hanno rafforzato negli ultimi anni la spesa pubblica, distanziando ulteriormente Roma:
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Paese
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Spesa Sanitaria Pro Capite ($)
|
Spesa/PIL (%)
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|---|---|---|
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Germania
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8.726
|
11,0
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Francia
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>5.000
|
~9,0
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Regno Unito
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>4.965
|
~9,1
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Italia
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3.952
|
6,2
|
|
Spagna
|
3.999
|
>6,2
|
|
Media OCSE
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4.861
|
7,1
|
Come si è arrivati al sottofinanziamento della sanità pubblica
L’attuale situazione di carenza di risorse non è frutto del caso né di scelte congiunturali: è il risultato di un processo di erosione durato oltre 15 anni. Fino al 2011, i livelli di spesa sanitaria italiana erano pressoché in linea con la media europea, ma da quel momento è iniziato un progressivo disallineamento accentuato da tagli lineari e definanziamenti ricorrenti indipendentemente dal colore politico dei governi.
Durante la fase della pandemia, la maggior parte dei Paesi dell’area Ocse e della Ue ha incrementato fortemente la spesa pubblica in sanità, mentre la crescita italiana è rimasta contenuta, aggravando la distanza. Nel 2019 il divario era già di 424 dollari pro capite, più che raddoppiato poi entro il 2025 fino a superare i mille dollari per cittadino.
Le ragioni principali che hanno condotto al sottofinanziamento sono diverse:
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Mancata programmazione pluriennale degli investimenti e instabilità politica -
Vincoli di bilancio sempre più stringenti (come imposti da normative nazionali ed europee) -
Crescente polarizzazione del dibattito sul finanziamento della sanità -
Definanziamento progressivo del Fondo Sanitario Nazionale -
Persistente difficoltà a valorizzare il personale e a rinnovare il capitale umano e tecnologico
Va inoltre sottolineato che i diversi schemi di finanziamento nei vari Stati (fiscalità generale in Italia e Regno Unito, assicurazione sociale obbligatoria in Francia e Germania, assicurazione privata obbligatoria in USA e Svizzera) rendono ancora più marcato il confronto e fanno emergere l’esigenza di una nuova visione strategica sull’intero assetto del Servizio Sanitario Nazionale.
Le conseguenze del calo di spesa sanitaria: dal SSN ai cittadini
Gli effetti della progressiva riduzione degli stanziamenti si riflettono tanto sull’organizzazione dei servizi quanto sulla vita delle persone. Secondo l’analisi della Fondazione Gimbe, le principali conseguenze possono essere così sintetizzate:
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Liste di attesa fuori controllo per esami e visite specialistiche -
Pronto soccorso sovraccarichi e maggiori tempi di attesa -
Carenza di medici di famiglia e difficoltà a reperire personale sanitario qualificato -
Crescente ricorso a strutture e cure a pagamento, tanto che la spesa privata risulta costantemente in aumento -
Forti diseguaglianze territoriali e sociali, con alcune regioni che riescono a garantire i livelli essenziali di assistenza e altre molto meno -
Aumento dei casi di rinuncia a cure ed esami per ragioni economiche: nel 2024 si parla di 5,8 milioni di persone coinvolte, ovvero quasi un decimo della popolazione residente -
Impoverimento e indebitamento progressivo delle famiglie già fragili
Questi fenomeni producono uno scenario in cui, pur in presenza di indicatori complessivi ancora positivi su aspettativa di vita e mortalità evitabile, il sistema nazionale rischia di non tenere più il passo con le esigenze di universalità e tempestività che lo hanno storicamente caratterizzato. Le carenze strutturali rischiano di minare l’equità, principio richiamato tanto dalla Costituzione quanto dalle raccomandazioni della Commissione europea (Country Report 2026), che collegano ormai i problemi della sanità italiana anche a quelli della produttività economica e della tenuta sociale.
Richieste, riforme e scenari per rilanciare la spesa sanitaria
Rilanciare il sistema sanitario richiede una strategia di ampio respiro, che non può limitarsi all’incremento occasionale degli stanziamenti ad ogni appuntamento con la manovra finanziaria. La Fondazione Gimbe e diversi osservatori autorevoli individuano alcune priorità fondamentali:
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Pianificazione pluriennale con impegni di spesa stabili e progressivi, slegati dalle scadenze elettorali o dalle trattative annuali sulla Legge di Bilancio -
Incremento del Fondo Sanitario Nazionale fino ad avvicinarsi alla media europea e OCSE nel rapporto Pil/spesa -
Investimento su personale, formazione e valorizzazione delle competenze, contrastando l’esodo di medici e infermieri -
Riforma strutturale dell’assistenza territoriale, assicurando la reale operatività delle Case della Comunità e degli Ospedali di Comunità avviati col PNRR -
Meccanismi di monitoraggio e trasparenza sulla destinazione delle risorse e sugli standard di qualità dei Lea -
Azione coordinata fra governo, regioni e parti sociali per fissare obiettivi condivisi e non negoziabili in materia di diritto alla salute
Le proposte delle associazioni del settore convergono sull’esigenza di un patto bipartisan, in cui il finanziamento della sanità venga sottratto alle logiche emergenziali e sia riconosciuto come leva di sviluppo sociale nonché motore di crescita economica. Come emerso anche nei report di Bruxelless e nelle osservazioni dell’Unione Europea, solo un rafforzamento della rete dei servizi potrà consentire alla popolazione di tornare a beneficiare di un diritto realmente accessibile a prescindere dal territorio e dalla fascia di reddito.
Dott.ssa Sara Melchionda
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell’ambiente e alimenti all’Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora…
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