Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di MilanoToday
Per l’economia della Lombardia la seconda parte del 2026 sarà decisiva per provare a cambiare un passo ancora troppo lento evidenziato negli ultimi anni. Le previsioni relative ai macro indicatori confermano che la crescita dovrebbe essere moderata e lo sarà fino alla fine dell’anno, con l’incognita di una situazione geopolitica sempre più determinante sulle scelte economiche dell’Italia e della stessa Regione. Le proiezioni 2026 evidenziano una crescita sottolineata da un aumento leggermente più consistente per il PIL in crescita dello 0,7%. Anche sul fronte Consumi la previsione di aumento resta allo 0,7%, mentre arrivano segnali positivi dalla propensione agli investimenti che tornano a crescere del 2,7%. Numeri confortanti anche per l’occupazione che segna un record con oltre 4,6 milioni di lavoratori. Anche l’artigianato lancia timidi segnali di ripresa con +836 imprese nel secondo trimestre 2026 rispetto al primo trimestre. Sono questi alcuni dei dati forniti da CNA Lombardia nel Terzo Focus 2026 sul monitoraggio dell’economia regionale, realizzato dal Centro Studi Sintesi. “Guardiamo con moderato ottimismo ai dati del nostro centro studi: le prospettive sembrano di prudente riapertura verso un sentiero di crescita – commenta Giovanni Bozzini, Presidente di CNA Lombardia -. Il PIL è in lieve tenuta, l’occupazione regala effettive soddisfazioni, la propensione agli investimenti si riaffaccia come elemento positivo, perfino i numeri assoluti delle imprese artigiane tornano a saldi positivi rispetto al primo trimestre di quest’anno. Tuttavia queste tendenze hanno bisogno di essere consolidate da una diplomazia della pace che possa tornare a fornirci un quadro di stabilità internazionale che garantirebbe non solo fiducia ma anche costi energetici più sostenibili.” PIL, consumi e investimenti Al forte balzo del PIL lombardo dopo il Covid (+4,3% nel 2022), ha fatto seguito una moderata dinamica di espansione che per il 2026 si stima possa arrivare al +0,7%, in linea con il dato nazionale. Nel quinquennio 2021-2026 si calcola una crescita complessiva del PIL della Lombardia pari al +7,3% contro un aumento di poco più elevato quando si considera l’intero paese (+7,9%). Anche i consumi delle famiglie lombarde si mantengono sostanzialmente allineati con la media nazionale e mostrano variazioni annuali sempre di segno positivo seppure su valori contenuti. Il 2025 ha visto una crescita superiore al punto percentuale, mentre le proiezioni al 2026 indicano una crescita al +0,7%, paragonabile ai valori stimati per l’Italia nel suo complesso (+0,8%). Per il quinquennio 2021-2026 la crescita cumulata dei consumi delle famiglie lombarde è stimata del +10,1%, pari a quella nazionale. Per quanto concerne gli investimenti nella regione, fino al 2023 hanno fatto registrare una forte fase di rimbalzo post-pandemica trainata dagli incentivi edilizi e dai fondi europei, mentre Il 2024 ha visto una contrazione (-4,4%) cui ha fatto seguito una ripresa più contenuta e rallentata. Le proiezioni al 2026 indicano, invece, una crescita del 2,7%, a fronte di un +2,5 previsto per l’intero Paese. La ripresa cumulata per il quinquennio 2021-2026 è dunque stimata al +21,7%, quasi allineata con quella nazionale (+21,5%). “Potrebbe essere fisiologico, ma comunque resta positivo il dato della ripresa degli investimenti dopo la brusca frenata del biennio 2024-2025: stiamo uscendo dall’ansia generata dall’uscita traumatica dalla fase di incentivi all’edilizia, tra le altre cose – spiega Bozzini -. Non dimentichiamoci però che siamo in assenza praticamente di politiche industriali, al netto degli investimenti PNRR che, come sappiamo, riguardano spesso solo in modo molto indiretto la grandissima parte delle imprese italiane, micro e piccole.” Occupazione ed Export Nel primo trimestre 2026 l’occupazione lombarda registra un incremento di 38.608 unità rispetto allo stesso periodo del 2025 (+0,8%), un ritmo nettamente superiore a quello nazionale (+0,2%). E’ infatti pari a 4,63 milioni il numero medio di occupati nel primo trimestre 2026, quasi 396 mila in più rispetto allo stesso periodo del 2021 (+9,4%). I comparti più dinamici sono costruzioni (+23,9%) e commercio-alberghi-ristoranti (+19,2%); in flessione solo l’agricoltura (-15,6%). A livello territoriale, CNA Lombardia ha analizzato le previsioni degli occupati che ci saranno in Lombardia nel 2026 (dati Prometeia) rispetto al 2025 (dati Istat): dalla ricerca si nota come la previsione di occupazione abbia un segno positivo a Milano (+1,8%), Como (+1,1%), Pavia (+0,7%), Lodi (+0,7%), Bergamo (+0,3%) e Cremona (+0,1%), mentre è diminuita a Varese (-1%), Brescia (-0,6%), Lecco (-0,6%), Monza e Brianza (-0,2%), Mantova (-0,2%) e Sondrio (-0,2%). Nel primo trimestre 2026 l’export lombardo raggiunge i 40,9 miliardi di euro, valore pari a quello dello stesso periodo del 2025 ma in crescita del 31,1% rispetto al primo trimestre 2021. Inoltre nel confronto con il primo trimestre 2021 spicca la performance del comparto gioielli-occhiali-medicale (+106,7%), ma si distinguono anche produzioni e merci varie (+61,9%) e agroalimentare (+51,0%). Rispetto al primo trimestre 2025, invece, la dinamica è più eterogenea e, se il numero complessivo sostanzialmente non cambia, c’è una contrazione per sistema moda (-7,9%), agro-alimentare (-4,6%) e casa (-1,9%). A livello territoriale, CNA Lombardia analizza il valore delle esportazioni nel primo trimestre 2026 rispetto al primo trimestre 2025: dalla ricerca si nota come l’export sia cresciuto a Varese (+23,2%), Lecco (+6,3%), Monza e Brianza (+5,7%), Brescia (+0,7%), Mantova (+0,5%), Cremona (+0,1%), mentre calano Lodi (-21,6%), Sondrio (-16,2%), Pavia (-14%), Bergamo (-6,4%), Como (-2,2%) e Milano (-0,5%). “L’export ci dice questo: i valori assoluti vedono la locomotiva lombarda sugli stessi numeri del 2025, ma in forte crescita rispetto al 2021, quando si assaporava con una certa euforia l’uscita dal Covid – evidenzia Bozzini -. I dati meritano comunque un’analisi attenta, settore per settore, territorio per territorio.” Imprese attive e imprese artigiane In Lombardia, tra giugno 2021 e giugno 2026 il numero di imprese attive è sceso di 4.606 unità pari a una contrazione del tessuto produttivo dello 0,6%. La regione mostra comunque una maggiore tenuta rispetto alla flessione subita complessivamente a livello nazionale (-3,1% nello stesso periodo). Nell’ultimo anno il numero di imprese è infatti rimasto sostanzialmente stabile per dinamiche contrastanti di settori come commercio (-3,3%), industria (-2,1%) e agricoltura (-2,3%) che hanno perso imprese, in crescita invece comunicazione-cultura (+2%), servizi alle imprese (+3,5%) e alla persona (+1,5%). A livello territoriale, CNA Lombardia monitora il numero delle imprese in Lombardia a giugno 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025: dall’indagine si evidenzia come il numero delle imprese sia aumentato a Milano (+0,5%), Varese (+0,5%), Pavia (+0,4%), Sondrio (+0,4%), Bergamo (+0,4%), Cremona (+0,3) e Brescia (+0,2%), mentre è diminuito a Lodi (-2,3%), Como (-2%), Lecco (-1,7%), Monza e Brianza (-0,9%) e Mantova (-0,3%). Sul fronte artigianato, il mese di giugno 2026 si è chiuso con 226.450 imprese artigiane attive in Lombardia, pari al 27,8% delle imprese totali. La diminuzione del numero di imprese tra 2021 e 2026 è stata del 6,1% contro la media dell’intero Paese che si ferma al -5,1%. Il peso dell’artigianato, pur in diminuzione (29,4% nel giugno 2021), resta dunque molto più elevato che nella media nazionale (24,3%). Per quanto riguarda, invece, il paragone tra secondo e primo trimestre 2026, le imprese artigiane lombarde fanno segnare un incoraggiante +836. A livello territoriale, CNA Lombardia analizza il numero delle imprese artigiane in Lombardia a giugno 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025: dallo studio emerge come il numero delle imprese artigiane sia aumentato a Mantova (+0,4%), Pavia (+0,3%), Sondrio (+0,3%), Varese (+0,2%) e Cremona (+0,2%) mentre è diminuito a Como (-5%), a Lodi (-4,4%), a Lecco (-3,4%), a Monza e Brianza (-3,1%), a Milano (-2,8%), Brescia (-0,9%) e Bergamo (-0,6%). Prestiti alle imprese e Inflazione Da marzo 2021 a marzo 2026 i finanziamenti alle imprese lombarde si sono ridotti del 2,4%, con minori erogazioni nette per 4,7 miliardi di euro, scendendo a 195,2 miliardi di euro al 30 marzo 2026. A soffrire sono soprattutto le piccole imprese che si confermano la categoria più penalizzata (-25,4% dal 2021) e sono destinatarie solo del 9% dei presiti netti totali. In particolare le costruzioni rappresentano il comparto più sofferente con una contrazione dei prestiti del 36,9% nei cinque anni e del 16,8% solo nell’ultimo anno. Per i servizi si registra invece una crescita dell’importo erogato (+8,5% negli ultimi 5 anni e +5,6% negli ultimi 12 mesi). A livello territoriale, CNA Lombardia esamina tutti finanziamenti alle imprese in Lombardia a marzo 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025: dalla ricerca si nota come l’erogazione del credito sia cresciuta solo a Milano (+4,2%), Cremona (+1%) e Bergamo (+0,8%), mentre è diminuita a Lodi (-9,4%), Como (-6%), Lecco (-5,4%), Pavia (-4,8%), Brescia (-3,6%), Varese (-2,9%), Mantova (-2,4%), Sondrio (-2,2%) e Monza e Brianza (-0,5%). Per quanto riguarda l’inflazione, superati i picchi del 2022 e 2023, la corsa dei prezzi al consumo in Lombardia si è ridimensionata anche se vanno risalendo nel tempo: +2,1% nel primo semestre 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 e contro il +1,5% dell’anno precedente, mentre dal 2021 l’aumento cumulato è stato del 19,4% (+20,4% su base nazionale). Il peso maggiore è da attribuire alle spese per abitazione, acqua ed energia (+45,4%), servizi ricettivi e ristorazione (+28,9%) e alimentari e bevande (+24,1%). “Leggiamo il dato relativo al calo, ormai consolidato, delle erogazioni bancarie a favore delle imprese, come l’esito del mix di due fattori – analizza Stefano Binda, Segretario di CNA Lombardia -. Da un lato un calo della domanda alla luce delle incertezze del quadro geopolitico che gravano sulla pianificazione degli investimenti, dall’altro un irrigidimento delle maglie istruttorie e valutative di un comparto, quello del credito, che ha visto un graduale esaurirsi degli effetti del decreto – liquidità del Conte 2 e una rivisitazione parziale dell’intervento del Fondo Centrale di Garanzia. Un’interpretazione ottusa delle indicazioni comunitarie in materia di ESG e finanza sostenibile può causare una fase di credit crunch specialmente a carico delle micro e piccole imprese. Vanno letti invece con grandissima attenzione i dati sui consumi: è vero che sono in contenuta crescita, ma se colleghiamo questi dati all’inflazione possiamo dire che il consumatore italiano spende di più per consumare di meno, ovvero si sta impoverendo.”
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