Quando l’ospedale è troppo lontano
Cinquanta chilometri per raggiungere un presidio ospedaliero, per un anziano che vive in un piccolo Comune di montagna, non sono una semplice distanza sulla mappa: possono tradursi in ore di viaggio, nella necessità di un accompagnatore, in difficoltà di trasporto e in un aggravio quando esistono fragilità o patologie croniche. Una visita, un controllo o un consulto specialistico rischiano così di trasformarsi in un problema logistico. È proprio in questi territori che il digitale può cambiare il quadro. Televisite, monitoraggio remoto di alcuni parametri, condivisione di dati sanitari e consulenze tra professionisti non sostituiscono l’assistenza in presenza, ma possono evitare spostamenti non indispensabili e rendere più continuo il rapporto con il sistema sanitario. A una condizione imprescindibile: che la connessione funzioni.
PNRR: risultati tangibili, ma non sufficienti
Il dossier Uncem sulla digitalizzazione dei Comuni montani offre una fotografia eloquente. L’80,1% degli enti intervistati considera adeguate le risorse ricevute per la transizione digitale. È un esito che conferma l’impatto positivo del PNRR, soprattutto dove i bilanci comunali e le strutture tecniche sono ridotte. Ma subito dopo emerge ciò che resta da fare: il 27% degli enti segnala un’assenza totale di copertura 5G e, dove il 5G è disponibile, solo il 49,6% giudica il servizio sufficientemente performante. La contraddizione è evidente: si possono finanziare piattaforme e servizi, ma senza una rete affidabile quel potenziale resta inespresso.
La connettività come infrastruttura sanitaria
Qui la digitalizzazione assume un significato più ampio. Per chi abita vicino a un grande ospedale, una connessione lenta è soprattutto una seccatura; per chi vive a decine di chilometri, diventa una barriera. La qualità della rete incide sulla concreta possibilità di utilizzare servizi che attenuano gli effetti della distanza. La telemedicina è l’esempio più immediato, ma non l’unico: una buona infrastruttura digitale facilita la comunicazione tra professionisti, l’accesso alle informazioni cliniche, alcuni percorsi di monitoraggio e l’interazione con la pubblica amministrazione. Per anziani e pazienti cronici questo può tradursi in meno trasferte inutili e maggiore continuità assistenziale. Il digitale non cura al posto del medico: “aiuta il medico ad arrivare più vicino al paziente”.
Il rischio di nuove disuguaglianze
La trasformazione digitale non avanza ovunque allo stesso ritmo. Il dossier Uncem evidenzia forti divari territoriali. Nel Sud e nelle Isole appena il 46% degli enti considera sufficienti i finanziamenti ricevuti, mentre il 54% li ritiene inadeguati. Ancora più netto il gap sul 5G: solo il 5,6% giudica soddisfacente la copertura e il 42,6% dichiara di essere fuori rete; tra chi dispone del 5G, appena il 19,4% lo considera performante. Anche nel Nord-Ovest emergono criticità: l’89,3% reputa sufficienti i fondi, ma soltanto il 6,2% definisce soddisfacente la copertura 5G. Il problema, quindi, non riguarda solo quante risorse si investono, ma dove arrivano le infrastrutture e quanto sono realmente fruibili.
Oltre il PNRR: la prova della manutenzione
C’è poi una domanda spesso trascurata: cosa accade quando finiscono i finanziamenti? La digitalizzazione comporta costi ricorrenti — cloud, software, aggiornamenti, sicurezza, assistenza, connettività. Secondo Uncem, il 26,7% degli enti non ha previsto risorse per la manutenzione ordinaria. Una piattaforma non aggiornata invecchia rapidamente; una rete senza manutenzione perde efficienza; un sistema informatico privo di adeguate misure di sicurezza diventa vulnerabile. Serve concepire la trasformazione digitale come un processo permanente, non come un progetto che si esaurisce con la fine di un bando.
Il nodo delle competenze
Il secondo grande ostacolo è il personale. Nei piccoli Comuni è difficile disporre internamente di specialisti in cybersecurity, gestione dei dati, software, cloud e sistemi informativi. Il dossier Uncem segnala una marcata carenza di competenze tecniche interne, che rischia di limitare l’impatto degli investimenti. La via indicata passa dalla collaborazione: gestire in forma associata i servizi ICT, condividere professionalità e mettere in comune competenze può essere più efficace che chiedere a ogni ente di fare da sé. Nei territori montani, dove le risorse umane sono ridotte, questa può diventare una scelta strategica.
Finanziamenti mirati per cambiare davvero i servizi
La digitalizzazione comunale non ha ancora tagliato il traguardo. A livello nazionale, il 42% degli enti ritiene che restino aree da finanziare; nel Sud e nelle Isole la quota sale al 74,1%. Tra gli enti del Mezzogiorno che chiedono ulteriori risorse, il 75% stima che gli interventi mancanti possano produrre “cambiamenti radicali nell’erogazione dei servizi”. Non si tratta solo di completare ciò che manca, ma di ripensare il modo in cui i cittadini entrano in contatto con il Comune e con i servizi essenziali.
Rimettere la salute al centro
La digitalizzazione degli enti locali non dovrebbe essere valutata soltanto per il numero di piattaforme attivate o di procedure portate online. La domanda chiave è: “quanto migliora la vita delle persone?”. Per un anziano può voler dire evitare uno spostamento superfluo; per un paziente cronico, semplificare il monitoraggio previsto dal percorso assistenziale; per un medico, comunicare più rapidamente con un collega; per una famiglia, ottenere un servizio senza macinare chilometri; per una comunità, ridurre l’isolamento. È in questi casi che la tecnologia diventa una vera infrastruttura sociale e sanitaria.
Non lasciare indietro la montagna
La montagna non deve essere costretta a scegliere tra restare nel proprio territorio e avere servizi moderni. Il digitale offre la possibilità di mitigare gli svantaggi della distanza, ma solo se accompagnato da infrastrutture adeguate, competenze diffuse e finanziamenti stabili. Il PNRR ha aperto una porta; ora occorre attraversarla. Il vero successo della transizione digitale non consisterà nell’“avere più computer nei Comuni”, ma nell’“avere cittadini più vicini ai servizi”. Dove l’ospedale è a 50 chilometri, la differenza può essere enorme. Una connessione affidabile non è solo velocità: può significare accesso, inclusione, autonomia e, in alcuni casi, maggiore prossimità alle cure. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare la rete digitale in una rete di comunità: più connessa, più inclusiva e capace di proteggere anche la salute di chi ha scelto di vivere in montagna.
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