IL SISTEMA “MISTER CENTOMILA”: L’IMPERO DELLE ASTE COMPRATO CON I SOLDI DEI CLAN E QUELLA PROCURA CHE SEMBRA NON VEDERE
CATANZARO – Vent’anni e quattro mesi di reclusione in appello non sono bastati a tenere dentro Umberto Gigliotta. Oggi, quello che le cronache e gli atti giudiziari hanno ribattezzato come “Mister Centomila” si ritrova magicamente agli arresti domiciliari. Un vero e proprio mistero della giustizia italiana, un cortocircuito imbarazzante. Com’è possibile che un soggetto capace di muovere i fili dell’economia illegale di Catanzaro e provincia possa continuare a respirare l’aria di casa, mentre il territorio ancora sanguina per le sue spregiudicate manovre finanziarie?
Dalle strade del comune di Settingiano la voce corre chiara e senza sconti: quella dei Gigliotta è una famiglia che da sempre si muove tra le pieghe del codice penale, dedita a truffe sistematiche, cambi di assegni con l’applicazione di tassi usurari e di interesse totalmente illegali, fallimenti pilotati e riciclaggio di denaro sporco. Un impero economico, il loro, letteralmente edificato sulle disgrazie e sulla pelle della povera gente. Nello specifico, la specialità della casa era l’accaparramento di immobili all’asta: case e capannoni sottratti a imprenditori sul lastrico e a nuclei familiari in drammatiche difficoltà finanziarie.
Ma con quali soldi venivano (o vengono…) comprate queste vite distrutte? Semplice: attingendo a piene mani dalla “bacinella” del feroce clan Trapasso di San Leonardo di Cutro. Un legame di sangue e di affari, tanto che Tommaso Trapasso è persino il “compare” di Umberto Gigliotta. Lo sanno tutti, lo dicono le carte… Del resto, “Mister Centomila” non ha mai fatto mistero delle sue frequentazioni, accompagnandosi da sempre a personaggi fortemente borderline o in palese odor di ’ndrangheta. Un parterre che va da Franco Trapasso, storico capobastone locale, ai fratelli Melina – altri imprenditori noti a tutti per i loro giri d’ombra –, fino ai fratelli Tassoni delle agenzie funebri, sodali di alcuni clan del comprensorio e loro punto di riferimento.
Ed è proprio nei luoghi simbolo di questo potere che si intrecciano le storie più nere della malavita locale. Basti pensare a Massimiliano Tassone, il vecchio responsabile della Secur Transport, la mente che ideò il famoso e clamoroso colpo al caveau della società di cui doveva custodire i beni: i suoi accordi e le sue basi logistiche venivano pianificati proprio all’interno del famigerato bar Gigliotta di Settingiano. Una fitta rete di complicità in cui spicca anche il malavitoso noto come “Stellina”, grande amico di truffe e di scorribande economiche del Gigliotta.
Ma Umberto non avrebbe potuto fare tutto da solo. Se lui era la mente operativa e il volto finanziario, il fratello Marco ha da sempre rappresentato il trait d’union insostituibile tra la famiglia Gigliotta e i colletti bianchi della politica catanzarese. Per anni sulla cresta dell’onda politica come eletto nel comune di Settingiano, il Gigliotta “junior” era specializzato nella gestione degli appalti e dei concorsi pubblici. Una macchina da guerra burocratica dove ognuno, per lavorare, doveva lasciare un “obolo” di rispetto, una tangente che il politico poi divideva equamente con il fratello maggiore.
Un potere politico schermato da amicizie eccellenti e trasversali con i più importanti big della politica locale: da Wanda Ferro a Sinibaldo Esposito, da Filippo Pietropaolo a Vincenzo Ciconte, senza dimenticare il sigillo definitivo: il Gigliotta junior è stato persino cresimato da Mimmo Tallini. Il rampollo di casa Gigliotta per un po’ di tempo è stato messo da parte dal suo “capo”, l’altro chiacchieratissimo esponente dello stato deviato Antonello Formica, padrone di Settingiano, ma adesso a quanto pare l’idillio è ricominciato…

Oggi, mentre la magistratura celebra i suoi traguardi di carta, la farsa continua sotto gli occhi di tutti. Il fratello minore, ormai trasformato nel prestanome ufficiale di Umberto, muove i fili della “Regina Immobiliare”, una società aperta nel quartiere marinaro di Catanzaro, esattamente accanto alla precedente agenzia “Gigliotta” sottoposta a sequestro. Come se la Procura fosse cieca e sorda, per non dire stupida davanti a una provocazione simile.
Ma dietro le vetrine della “Regina” si respira un’aria densa di segreti. L’agenzia è formalmente intestata a due collaboratrici storiche, figure affascinanti e carismatiche che sembrano mescolare abilmente gli affari con una fitta rete di pubbliche relazioni. Negli ambienti locali si sussurra che tra quelle mura non si trattino solo compravendite di cemento. Un gioco di “seduzione economica” e contatti d’alto bordo che gravita da sempre attorno alla galassia di “Mister Centomila”, di cui una delle due donne è considerata da sempre una fedelissima custode dei segreti più intimi e privati…
A completare il quadro di una sfrontatezza senza limiti ci sono i simboli di una finta ricchezza ostentata per anni: abbiamo già scritto dellla lussuosa Porsche con cui Gigliotta sfrecciava spavaldo per le vie della città – un bolide di fatto mai pagato e sottratto attraverso i soliti canali delle truffe – e la sfarzosa imbarcazione ormeggiata nel porto di Tropea, anch’essa mantenuta nel lusso più assoluto ma figlia dello stesso identico schema truffaldino ai danni di ignari venditori.
Non è tutto. Per conto di “Mister Centomila”, il fratello ha avviato anche una fortunata agenzia di compravendita di auto usate. Ma l’attività più redditizia e pericolosa è un’altra: la fornitura continua di telefonini “puliti” e non intercettabili a Umberto Gigliotta. Così, comodamente seduto sulla poltrona di casa sua, agli arresti domiciliari, il boss in giacca e cravatta continua indisturbato a impartire ordini, a muovere capitali e a gestire i suoi affari.
Il primo della famiglia Gigliotta a spianare la strada ai figli nel mondo delle truffe e della criminalità fu proprio il padre già da anni dedito alle piccole truffe. Ma il vero “maestro di vita” che iniziò Gigliotta nel mondo del malaffare e della bancarotta fraudolenta fu il contabile del clan dei gaglianesi Pietro Procopio (invitato tra l’altro alle nozze di Umberto…), Al matrimonio oltre a don Pietro era presente quasi tutta la malavita di Catanzaro e dintorni. Umberto con Franco Trapasso e Pietro Procopio è partito dal basso, con piccoli colpi: rivendeva la merce rubata dai camion e dai depositi, svuotava società intestate ai prestanome del clan, avvicinava imprenditori in difficoltà proponendo il famoso “byte” tu ordini la merce ai tuoi fornitori ed io la faccio sparire senza pagarli idem con le banche facciamo accendiamo finanziamenti e fidi e poi li facciamo sparire. I problemi però alla fine restavano ai pover imprenditori disperati alle prese con guai giudiziari e creditori arrabbiati che li cercavano. In questo momento Mister Centomila risiede nella sua mega villa nel quartiere San Leonardo di Catanzaro con tanto di piscina interna e comfort tipo Scarface, con il fratello Marco che continua a curare indisturbato i suoi interessi e business che nel frattempo sono sono ripartiti in “sordina” ma non troppo. A proposito ma esistono pezze giustificative riguardo ai lavori di ristrutturazione della mega villa milionaria acquistata all’asta?! Oppure per finanziare i lavori è stato utilizzato il “contante” proveniente dalle attività illecite come usura e riciclaggio? Come fatture ci sono qualche decina di migliaia di euro a fronte di almeno un milione e mezzo di euro spesi in lavori effettivi realizzati… Altro che il nostro gratuito patrocinio per il quale ‘sto mezzo cristiano sta facendo baccano… insieme alla serva di Occhiuto… Povera Calabria nostra
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