La Legge di Bilancio 2026 proroga il limite di età dei giudici tributari a 75 anni e ridetermina i compensi del Cpgt. Analisi delle novità e del piano di turnover.

L’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2026 stabilisce una regola fondamentale per la stabilità della macchina giudiziaria dello Stato: l’efficienza dei tribunali non può essere sacrificata sull’altare di una riforma che non ha ancora completato i suoi passaggi burocratici. Il legislatore ha scelto di dare continuità operativa al sistema della giustizia tributaria, confermando che il passaggio dal vecchio al nuovo ordinamento deve avvenire senza creare pericolosi vuoti di organico. La novità principale risiede nella decisione di mantenere in servizio i giudici tributari attualmente in attività fino al compimento del settantacinquesimo anno di età, garantendo una gestione ordinata del contenzioso in attesa dell’ingresso dei magistrati professionali vincitori di concorso.

La proroga del limite di età al 31 dicembre 2026

Il primo e più immediato effetto della manovra riguarda il limite di età per la permanenza nelle funzioni giudiziarie. La normativa vigente viene modificata prevedendo che l’attuale soglia massima di 75 anni resti in vigore per altri dodici mesi, ovvero fino al 31 dicembre 2026. Questa scelta non è un semplice rinvio formale, ma un intervento sostanziale per proteggere le Corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado da un esodo di massa che potrebbe paralizzare le sentenze sui ricorsi fiscali.

La regola transitoria precedente, infatti, mirava a una riduzione progressiva dell’età pensionabile, ma lo scostamento tra i tempi della riforma e quelli dei concorsi pubblici ha reso necessario questo correttivo. Senza questa proroga, centinaia di togati avrebbero dovuto lasciare il servizio nel corso del 2025, prima ancora che i nuovi magistrati “professionali” potessero effettivamente prendere possesso degli uffici.

Dalla magistratura laica a quella professionale: la riforma 130/2022

Per comprendere la portata di questo intervento è necessario inquadrarlo nel solco della riforma introdotta con la legge 130/2022. L’obiettivo di lungo periodo della normativa è quello di trasformare radicalmente la giustizia tributaria in Italia, istituendo una vera e propria magistratura professionale reclutata esclusivamente tramite concorso pubblico.

In passato, il sistema si è basato su un modello ibrido composto da giudici laici e togati appartenenti ad altre giurisdizioni che svolgevano l’incarico tributario in regime di part-time. La riforma punta invece a:

  • reclutare nuovi magistrati tributari professionali a tempo pieno;

  • garantire una specializzazione esclusiva nel diritto tributario;

  • assicurare il turnover dei giudici presenti nel ruolo unico alla data del 1° gennaio 2022.

Lo Stato ha stabilito che i giudici attualmente in organico accompagneranno il sistema verso questo nuovo assetto, esercitando le proprie funzioni fino al completamento naturale della loro carriera o al raggiungimento dei nuovi limiti di età previsti dal regime transitorio.

Il problema del turnover e i ritardi nei concorsi

La gestione del passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova guardia rappresenta la sfida più complessa per il Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il calendario originale delle immissioni in ruolo ha subito rallentamenti significativi: sebbene il primo concorso pubblico sia in fase avanzata, i tempi tecnici per la formazione e l’assegnazione delle sedi non permettono ancora una sostituzione uno a uno dei magistrati in uscita.

Proprio per evitare quello che gli esperti definiscono un “vuoto operativo”, il legislatore è intervenuto ripetutamente con il sistema delle proroghe, utilizzate sia nelle ultime due leggi di bilancio che nei decreti Milleproroghe. La finalità è scongiurare una carenza di giudici che impedirebbe il rispetto dei termini per le decisioni sui ricorsi, con gravi ripercussioni sia per i contribuenti che per l’Erario.

Il nuovo calendario per il pensionamento dei giudici

La Legge di Bilancio 2026 ridisegna integralmente la tabella di marcia per la cessazione dal servizio. Se inizialmente si era previsto che il limite ordinario di 70 anni dovesse scattare dal 2027, la nuova configurazione sposta questo traguardo molto più avanti.

Ecco come cambia il calendario aggiornato per l’uscita dei giudici tributari:

Anno di riferimento Limite di età previsto (vecchio) Nuovo limite di età (prorogato)
2025 72 anni 75 anni
2026 71 anni 75 anni
2027 70 anni (regime ordinario) 72 anni (regime transitorio)
2028 70 anni 71 anni (regime transitorio)
Dal 1° gennaio 2029 70 anni 70 anni (Regime ordinario definitivo)

Questa progressione mostra chiaramente come l’applicazione della riforma che abbassa il limite di età da 75 a 70 anni sia stata posticipata di fatto al 1° gennaio 2029. Fino a quella data, il sistema continuerà a operare con una flessibilità maggiore per tutelare la funzionalità degli uffici giudiziari.

La rideterminazione dei compensi del Consiglio di Presidenza

Oltre ai limiti di età, la manovra interviene sul fronte economico dei vertici istituzionali della magistratura fiscale. A decorrere dal 2026, viene modificato il trattamento economico per i 15 componenti del Consiglio di presidenza della giustizia tributaria (Cpgt), l’organo di autogoverno dei magistrati.

La norma inserisce il comma 1-bis all’articolo 27 del decreto legislativo 545/92, stabilendo compensi fissi e differenziati in base alla provenienza dei membri. Una particolarità di questa disposizione è che il trattamento economico rideterminato spetta ai componenti anche se sono già stati collocati in quiescenza (pensione).

Cifre e ripartizione dei nuovi trattamenti economici

La legge di bilancio definisce con precisione millimetrica le somme che verranno erogate ai membri del Cpgt. La distinzione dei compensi segue la natura della nomina del componente all’interno dell’organo collegiale:

  • componenti eletti dai giudici tributari (11 membri): riceveranno un trattamento economico pari a 72.000 euro lordi annui;

  • componenti eletti dal Parlamento (4 membri): percepiranno un compenso di 81.416,656 euro lordi annui.

Questa differenziazione riflette probabilmente la diversa responsabilità e natura del mandato, con una quota maggiore destinata ai componenti di nomina parlamentare (i cosiddetti membri “laici” del Consiglio). L’aggiornamento dei parametri economici mira a uniformare e rendere trasparente il costo di funzionamento dell’organo di autogoverno, garantendo l’indipendenza e il prestigio dei suoi componenti nell’esercizio delle funzioni di sorveglianza e gestione del personale giudiziario.

La proroga al 2026 implica che per l’intero anno fiscale i collegi giudicanti manterranno l’attuale composizione, riducendo il rischio di rinvii d’udienza dovuti a cambiamenti improvvisi dei componenti per raggiunti limiti di età.




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 Paolo Florio

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