La guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina ha una regola che vale molto meno delle dichiarazioni politiche: quando una tecnologia diventa uno standard globale, liberarsene non è così semplice. È il paradosso che emerge dall’accordo annunciato oggi, 26 agosto 2026, tra Huawei e HP Inc. I due gruppi hanno firmato un accordo globale pluriennale di licenze incrociate sui brevetti, che consente a HP di utilizzare alcune tecnologie brevettate da Huawei nel campo del Wi-Fi, mentre Huawei ottiene a sua volta diritti su brevetti di proprietà della società americana. I termini economici dell’operazione non sono stati resi pubblici, così come non è stato precisato nel dettaglio quali brevetti HP siano compresi nell’intesa. Huawei ha confermato invece che il perimetro comprende tecnologie Wi-Fi, incluse quelle legate al più recente standard Wi-Fi 7.
È un accordo che potrebbe sembrare una delle tante operazioni di cross-licensing che scandiscono la storia dell’industria tecnologica. In realtà arriva in un momento particolarmente significativo. Da una parte c’è Huawei, società cinese sottoposta alle restrizioni statunitensi dal 2019 e progressivamente privata dell’accesso a una parte delle tecnologie e dei semiconduttori americani più avanzati. Dall’altra c’è HP, uno dei grandi protagonisti mondiali dell’informatica personale e delle periferiche, che per continuare a realizzare prodotti compatibili con gli standard wireless internazionali deve poter utilizzare anche tecnologie brevettate da Huawei. Non è una nuova alleanza industriale, né un disgelo politico tra Washington e Pechino. È qualcosa di più concreto: la proprietà intellettuale attraversa ancora le frontiere che la geopolitica sta cercando di rendere sempre più impermeabili.
Un accordo che arriva dopo una causa
Il tempismo non è casuale. La nuova intesa arriva circa un anno dopo che Huawei aveva portato HP davanti al Tribunale unificato dei brevetti europeo, accusando la società americana di utilizzare senza licenza una tecnologia Huawei relativa al Wi-Fi 6. La controversia aveva messo in evidenza quanto sia diventato strategico il controllo dei brevetti essenziali per gli standard di comunicazione wireless. Nel novembre 2025 HP aveva aderito al patent pool Wi-Fi 6 gestito da Sisvel, ottenendo attraverso una licenza unica l’accesso a circa 2.000 brevetti necessari per implementare lo standard; dopo quell’operazione erano terminate le azioni legali avviate da Huawei e Philips contro HP.
L’accordo annunciato oggi rappresenta però un passaggio ulteriore. Non si limita alla sistemazione della controversia precedente, ma crea un rapporto di licenza bilaterale pluriennale e globale che comprende un portafoglio più ampio di tecnologie Wi-Fi, con riferimenti anche al Wi-Fi 7. Per HP significa avere maggiore certezza giuridica nell’utilizzo delle tecnologie necessarie ai propri prodotti; per Huawei significa trasformare la propria proprietà intellettuale in un ulteriore flusso economico e, soprattutto, consolidare il riconoscimento internazionale del valore delle proprie innovazioni.
HP ha però voluto mettere un punto fermo sull’interpretazione dell’operazione. Secondo la società americana, l’accordo è una normale licenza relativa a standard-essential patents, i cosiddetti SEP, cioè brevetti che risultano necessari per implementare uno standard tecnologico. Non va quindi interpretato come l’avvio di una più ampia collaborazione commerciale con Huawei. È una precisazione tutt’altro che secondaria, considerato che Huawei rimane una società inserita nella Entity List statunitense e che i rapporti tecnologici tra aziende americane e cinesi sono sottoposti a un controllo politico e regolamentare molto più stringente rispetto al passato.
Il vero business è nei brevetti
Il punto più interessante dell’operazione, dal punto di vista industriale, è però quello che riguarda Huawei. La società cinese non è soltanto un produttore di apparati, smartphone, infrastrutture per telecomunicazioni e dispositivi tecnologici. È ormai anche uno dei grandi proprietari mondiali di proprietà intellettuale nel settore ICT. Huawei dichiara di avere oltre 165.000 brevetti attivi concessi a livello globale e di avere sottoscritto, alla fine del 2025, più di 260 accordi di licenza. Nel 2024 gli introiti derivanti dalle licenze brevettuali sono stati circa 630 milioni di dollari, a fronte di ricavi complessivi per 118,2 miliardi di dollari. La stessa società afferma inoltre di aver pagato negli anni royalty per un ammontare quasi tre volte superiore a quello incassato.
È un modello economico che assume ancora più rilevanza se si considera la dimensione degli investimenti in ricerca. Nel 2025 Huawei ha destinato alla ricerca e sviluppo 192,3 miliardi di yuan, pari a circa 27,5 miliardi di dollari, corrispondenti al 21,8% dei ricavi annuali. Nel solo 2024 la società aveva pubblicato 37.000 brevetti, mentre aveva presentato oltre 10.000 contributi tecnici agli organismi di standardizzazione e più di 1.000 pubblicazioni accademiche. Secondo i dati WIPO, Huawei ha depositato nel 2024 6.600 domande PCT, confermandosi il principale utilizzatore del sistema internazionale PCT per il dodicesimo anno consecutivo.
Dal Wi-Fi 6 al Wi-Fi 7, il pedaggio della connettività
Il Wi-Fi è uno degli esempi più efficaci di questa dinamica. Huawei sostiene di essere uno dei principali titolari di brevetti essenziali relativi al Wi-Fi 6 e ha fissato per le proprie tecnologie un tasso di royalty di 0,50 dollari per dispositivo consumer compatibile con il Wi-Fi 6. Nel giugno 2026 la società ha annunciato lo stesso livello di royalty, 0,50 dollari per unità, anche per i dispositivi consumer compatibili con il Wi-Fi 7. Le licenze possono essere ottenute attraverso accordi bilaterali oppure patent pool, sulla base dei principi FRAND, cioè condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie.
La scala potenziale è enorme. Huawei ha comunicato che alla fine del 2025 più di 1,6 miliardi di dispositivi elettronici consumer, esclusi gli smartphone, utilizzavano invenzioni dell’azienda legate al Wi-Fi. Un anno prima, alla fine del 2024, la società parlava di oltre 1,2 miliardi di dispositivi consumer coperti da proprie licenze nel settore Wi-Fi. Sono numeri che aiutano a capire perché anche una royalty unitaria apparentemente modesta possa diventare un business significativo quando la base installata si misura in miliardi di apparecchi.
Il paradosso della guerra tecnologica Usa-Cina
Dal 2019 gli Stati Uniti hanno progressivamente limitato l’accesso di Huawei a determinate tecnologie americane, in particolare semiconduttori avanzati e software. Le restrizioni hanno contribuito a modificare radicalmente il modello industriale del gruppo cinese, costringendolo a sviluppare una maggiore autonomia tecnologica in aree strategiche. Ma non hanno eliminato la sua capacità di partecipare ai processi internazionali di standardizzazione né hanno cancellato il valore dei brevetti Huawei già incorporati negli standard globali.
Il risultato è quasi un paradosso. Washington può rendere più difficile per Huawei acquistare determinati chip americani, ma non può semplicemente fare sparire un brevetto Huawei da uno standard tecnologico internazionale. Se quel brevetto è essenziale per implementare correttamente una tecnologia, chi vuole realizzare un prodotto compatibile deve confrontarsi con il suo titolare. La separazione delle catene produttive è possibile; la separazione della proprietà intellettuale è molto più complicata.
Huawei ha già dimostrato di saper sfruttare questo spazio. Nel marzo 2024 aveva firmato un accordo pluriennale globale di cross-licensing con Amazon, che aveva contribuito a risolvere contenziosi pendenti tra le due società. Il nuovo accordo con HP si inserisce quindi in una strategia più ampia, nella quale il gruppo cinese continua a monetizzare i propri brevetti anche attraverso rapporti con grandi società americane.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Cristina Giua
Source link


