Suppletive a Reggio: cronaca di una Caporetto annunciata per “eliminare” lo strapotere di Cannizzaro. Il ruolo dello “spietato” Robertino
REGGIO CALABRIA – Quella che doveva essere una trionfale passeggiata di salute nel collegio più azzurro – e sicuro – d’Italia adesso rischia di trasformarsi in un Vietnam politico. Anzi, in una vera e propria Caporetto. L’ufficializzazione della candidatura di Domenico Giannetta con il movimento Futuro Nazionale di Roberto Vannacci non è un semplice incidente di percorso: è la spia “nera” (visti i protagonisti) di un motore, quello di Forza Italia in Calabria, che sta andando in fiamme.
Se persino il capogruppo uscente degli azzurri in Consiglio regionale, da tutti descritto come persona seria e perbene, decide di sbattere la porta e candidarsi contro i suoi stessi leader in un collegio blindato, significa che il livello di saturazione è oltre il limite. Il malcontento che serpeggia in Forza Italia non è più un sussurro da corridoio, ma una rivolta a viso aperto. La candidatura di Fabio Roscioli è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, trasformando la rabbia di Giannetta nell’innesco di un terremoto politico.
Il nervosismo di “Bummino” e lo spettro del 44%
I bene informati descrivono un Francesco “Ciccio Bummino” Cannizzaro sempre più nervoso e preoccupato. Sa perfettamente che la partita adesso è tutta in salita. A Reggio e dintorni la memoria politica non è corta: l’ultima volta il centrosinistra ha incassato in questo collegio un pesante 44%. Oggi, con il fronte interno spaccato e l’asse Vannacci-Giannetta pronto a cannibalizzare i voti della destra identitaria, quel dato fa paura. Giannetta potrebbe essere l’uomo destinato a impartire l’estrema unzione politica a Cannizzaro, facendogli perdere clamorosamente il controllo della sua storica roccaforte.
Il piano diabolico per la successione alla Cittadella: Robertino è spietato
Ma dietro questa apparente disattenzione diplomatica si nasconde un disegno geopolitico ben più cinico. Alcuni ambienti interni di Forza Italia ci sussurrano all’orecchio che il piano diabolico di Roberto Occhiuto sia studiato nei minimi dettagli per fare terra bruciata intorno al suo stesso alleato. L’obiettivo del Governatore? Mettere scientemente in difficoltà Cannizzaro per togliergli, come primo passo, la segreteria regionale.
Ma il vero bersaglio è a lungo termine: in vista della futura “fuga romana” di Occhiuto alle prossime elezioni politiche, l’Imperatore vuole assolutamente togliere a Cannizzaro la possibilità di dire la sua sul nome del prossimo candidato a Governatore della Regione Calabria. Quale miglior modo per disarmarlo se non quello di farlo perdere e umiliarlo proprio nella sua stessa roccaforte reggina? Robertino si conferma uno stratega spietato, pronto a sacrificare un seggio pur di eliminare un alleato troppo ingombrante per il futuro.
Il capolavoro al contrario e il retroscena su Tajani
E dire che i pontieri erano al lavoro. Nel dietro le quinte, Domenico Furgiuele stava stringendo un accordo sottobanco con l’amico Cannizzaro per lasciare campo libero, anestetizzare la competizione e non candidare nessuno a destra. Poi ci ha pensato Occhiuto a sfasciare la cristalleria diplomatica, scatenando l’ira del Generale Vannacci con uscite pubbliche scomposte nel maldestro tentativo di accreditarsi come leader progressista “da Roma in su”.
Il risultato di questo corto circuito? Un autogol clamoroso. Il capogruppo azzurro molla il partito per andare a sfidare Fabio Roscioli, l’avvocato dei figli di Berlusconi calato dall’alto da Milano, un corpo estraneo che il popolo faticherà a digerire. Quello che era stato pensato come un astuto escamotage per imbonirsi gli eredi del Cavaliere si è trasformato in un boomerang politico micidiale.
Ma come la prenderà Antonio Tajani a Roma? Sarà davvero triste e arrabbiato? Fonti autorevoli vicine ai vertici nazionali del partito sussurrano uno scenario ben diverso. Se il collegio dovesse andare perduto, il segretario nazionale difficilmente si strapperà i capelli. A Roma lo sgarbo compiuto da Occhiuto non è affatto passato inosservato: il Governatore ha scavalcato la segreteria nazionale, andando direttamente a Milano a trattare con i Berlusconi per proporre il loro “galoppino” societario. Una mossa che Tajani ha digerito malissimo. Una sconfitta di Roscioli a Reggio verrebbe letta al Nazareno come la giusta punizione per l’ambizione sfrenata di Occhiuto. Che però, guardando ai suoi equilibri interni, ha bisogno della “sconfitta” per prepararsi il terreno per la fuga a Roma.
Asse Cosenza-Reggio padrone: la fronda segreta di Vibo e Catanzaro
Giannetta è destinato a fare da apripista. Dietro di lui è pronto a incanalarsi tutto il voto di protesta di chi non ne può più di una gestione del partito definita, senza troppi giri di parole, autoritaria e padronale. Ma la vera bomba, che unisce i corridoi romani a quelli calabresi, è che la rivolta sta assumendo i contorni di una secessione territoriale.
Voci sempre più insistenti parlano di contatti già avviati con Futuro Nazionale da parte di big del calibro di Giuseppe Mangialavori e dell’ex consigliere regionale Michele Comito, insieme all’iperattivo Antonello Talerico. Figure ferite, umiliate e sistematicamente messe all’angolo da un’egemonia politica tutta Cosenza-Reggio centrica, che ha ridotto le altre province a colonie da saccheggiare in termini di voti senza dare nulla in cambio. Se anche l’area vibonese e catanzarese decide di aprire un canale con Vannacci, per i vertici azzurri è il game over strategico.
Cannizzaro e Occhiuto d’altronde hanno già perso pezzi da novanta: figure come Sergio Torromino, Gianpaolo Bevilacqua, Giuseppe Pedà, Paolo Mascaro, Katya Gentile, Maria Limardo e Mimmo Tallini si sono allontanate, irritate da metodi di comando tutt’altro che liberali. Ora, sotto la bandiera della candidatura autorevole di Giannetta, potrebbe saldarsi il fronte dei “professionisti del risentimento” locali: i Crinò, i Zampogna, i Mattiani, i Sarica e l’ombra mai svanita di Peppe Scopelliti. Tutti uniti dall’obiettivo comune di far cadere il feudo cannizzariano.
Da Crotone a Reggio: la caduta degli Dei
Gli analisti più attenti non hanno dubbi: Forza Italia sta attraversando la peggiore crisi degli ultimi anni in Calabria. Una tempesta perfetta che si sviluppa su due fronti. Se a Reggio si consuma il dramma politico della scissione, a Crotone tremano le fondamenta giudiziarie con la caccia al vice segretario regionale Sergio Ferrari, considerato da tutti il “padrino” o meglio “l’ipotenusa” dell’area crotonese.
Tra inchieste e faide interne, l’asse Occhiuto-Cannizzaro mostra vistose crepe. La corda, in Calabria, è stata tirata troppo a lungo. E come diceva un vecchio e navigato leone della politica italiana come Giulio Andreotti “il potere logora chi non ce l’ha”, ma i leader calabresi di Forza Italia stanno scoprendo, a proprie spese, che a volte il potere logora soprattutto chi ne abusa, convinto che l’impero possa durare in eterno.
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