Da Matera a Catanzaro: il “Jova business” con i soldi pubblici comincia a far discutere mezza Italia

Il problema, forse, non è nemmeno Jovanotti. Il problema è tutto quello che gli gira intorno. Perché mentre in Calabria ci si esaltava per il grande viaggio in bicicletta, le pedalate, i paesaggi, i video, i selfie e il mega-concerto di Catanzaro, da qualche altra parte d’Italia qualcuno cominciava a chiedersi quanto costasse, alla collettività, questa gigantesca operazione promozionale. E qui arriva la parte divertente.

Non siamo più soltanto noi calabresi a farci qualche domanda. Pochi giorni fa è esplosa in Basilicata la polemica per i 30 mila euro destinati alla promozione del passaggio di Jovanotti a Matera. Il Fatto Quotidiano ha raccontato la contestazione con un titolo che dice già tutto: «30 mila euro per un post sui social è esagerato». L’artista, in quel caso, non doveva nemmeno fare un concerto: stava semplicemente attraversando la regione in bicicletta, producendo contenuti e interviste social. In Basilicata, dunque, 30 mila euro.

In Calabria, per la tappa di Catanzaro, siamo a 170 mila euro tra comunicazione, promozione, visibilità e produzione audiovisiva. E qui c’è una differenza sostanziale: nel caso calabrese non siamo più davanti a una cifra semplicemente riferita da qualcuno sui social. Le due procedure risultano nella banca dati ANAC: una da 100 mila euro e una da 70 mila. E se si cerca bene ormai si trovano anche sul sito di quella che è a tutti gli effetti la “cassaforte” del potere dell’uomo di Berlusconi che razzia fondi pubblici in Calabria. E anche in Basilicata c’è un altro seguace di Berluscaz… siamo quasi ai tre indizi che fanno una prova. Con buona pace del presunto “progressismo” di Jova. Evidentemente i soldi non puzzano… 

A questo punto la domanda viene quasi da sola. Ma Jovanotti sta diventando il nuovo strumento di promozione turistica finanziato dalle Regioni italiane? Perché la storia comincia ad assumere contorni curiosi. Una regione paga per il passaggio in bicicletta. Un’altra finanzia comunicazione e visibilità. Un’altra ancora mette soldi per la produzione di contenuti. E nel frattempo il protagonista continua a fare quello che sa fare meglio: pedalare, raccontare luoghi, pubblicare immagini, arrivare sul palco e davanti a migliaia di persone trasformare tutto in un grande spettacolo. Perfetto.


Ma allora una domanda dovrebbe essere obbligatoria: quanto costa esattamente questo spettacolo promozionale alle Regioni italiane? E soprattutto: quanto rende? Perché la risposta «Jovanotti dà visibilità alla Calabria» è suggestiva, ma non è una rendicontazione.

Peraltro, in Calabria questa motivazione è stata esplicitamente utilizzata già mesi fa. L’assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese aveva definito la presenza di Jovanotti «fondamentale» per la crescita della Calabria e aveva parlato dell’evento come di una grande occasione di visibilità per la regione. Benissimo. Adesso però mettiamo davanti alla parola “visibilità” qualche numero. Quante persone hanno visto i contenuti? Quante di queste persone hanno deciso di venire in Calabria? Quante camere d’albergo sono state vendute grazie a quella promozione? Quanto hanno incassato ristoranti, bar, stabilimenti balneari e attività commerciali? Quanto è stato il ritorno fiscale? E soprattutto: quanto sarebbe costata una campagna pubblicitaria tradizionale capace di ottenere lo stesso risultato?

Perché qui c’è una cosa che fa sorridere. Jovanotti è un artista che non ha bisogno di essere presentato agli italiani. Non è una giovane band sconosciuta che deve essere lanciata. Non è un regista emergente. Non è un prodotto turistico da far conoscere. È Jovanotti. E ormai ha 60 anni… E quando arriva in una città, la gente lo sa già. A Catanzaro sono arrivati migliaia di spettatori pagando biglietti che non erano esattamente simbolici. Costavano quasi 100 euro… Quindi il meccanismo è quasi perfetto. Il pubblico paga per vedere Jovanotti. Le società organizzano e vendono lo spettacolo. L’artista porta il suo nome, il suo pubblico e il suo gigantesco apparato promozionale. E nel frattempo una parte della promozione viene pagata dalle istituzioni.

È un modello nuovo di finanziamento dello spettacolo? Forse sì. Ed è proprio per questo che sarebbe interessante sapere quanto è costato complessivamente il “Jova Giro” alle amministrazioni pubbliche che lo hanno accompagnato. Perché se cominciamo a mettere in fila i numeri, il quadro rischia di diventare parecchio più interessante dei concerti. Matera: 30 mila euro. Catanzaro: 170 mila euro. E siamo soltanto alle cifre che sono finite sui giornali in questi giorni.

Il Fatto Quotidiano ha già fatto notare come la polemica lucana sia nata proprio dal dubbio sull’opportunità di spendere 30 mila euro per un’operazione essenzialmente promozionale sui social. In Calabria la domanda è ancora più grossa. Perché qui non parliamo di 30 mila euro. Parliamo di 170 mila. E la cosa paradossale è che la polemica non nasce nemmeno dal concerto. Nasce dal fatto che il concerto era già un affare commerciale.

Quarantamila spettatori erano stati inizialmente attesi dagli organizzatori a Catanzaro; alla fine le cronache hanno parlato di 25 mila presenze o poco più. Il tour è prodotto da Trident Concerts e i biglietti per Catanzaro partivano da 69 euro, arrivando a 99 euro per il Pit. Insomma, non stiamo parlando di una manifestazione per la quale nessuno avrebbe tirato fuori un euro. Stiamo parlando di uno spettacolo a pagamento, dentro una tournée nazionale, con un pubblico disposto a spendere e una macchina organizzativa professionale. E allora la domanda diventa quasi brutale nella sua semplicità: perché deve arrivare anche il contribuente? Qualcuno dirà: turismo. Qualcuno dirà: immagine. Qualcuno dirà: promozione territoriale. Qualcuno dirà: ritorno economico. Perfetto. Adesso però lo dimostri.

Perché 170 mila euro non sono una metafora. Sono soldi. E se vengono spesi per far conoscere la Calabria attraverso Jovanotti, qualcuno dovrà pur essere in grado di spiegare quanti calabresi, quanti turisti e quanti euro sono stati generati da quella scelta. Altrimenti c’è il rischio che la nuova frontiera del marketing territoriale sia questa: il cantante fa il giro d’Italia in bicicletta, le Regioni pagano la promozione e i cittadini guardano il video. E quando arriva il concerto, se vogliono partecipare alla festa, pagano pure il biglietto. A questo punto, più che Jova Summer Party, potremmo chiamarlo Jova Public Funding Tour. Almeno finché qualcuno non ci consegnerà i conti veri del ritorno promozionale. Perché la domanda che sta cominciando a circolare fuori dalla Calabria è semplice: quanto costa davvero, agli italiani, pedalare con Jovanotti?


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