Il telefono dell’ex sindaco di Frosinone Michele Marini ha squillato presto, questa mattina: mentre era ancora sul treno per raggiungere il suo ufficio al Ministero a Roma. Sul display un nome che non appariva da tempo: Gian Franco Schietroma, leader dei Socialisti in provincia di Frosinone e Segretario Regionale del Partito. Aveva appena letto le cronache di Corrado Trento su Ciociaria Oggi: a pagina tre riferisce di un incontro a cena avvenuto nei giorni scorsi con il presidente Pd del Lazio Francesco De Angelis. Abbastanza per mandare in fibrillazione l’intero Campo Largo, terremotarlo e riassestarlo in vista delle Comunali 2027.

Michele Marini non è un nome qualsiasi: è il totem del masochismo Dem, il monumento vivente all’autolesionismo del centrosinistra, la cattedrale ridotta in macerie proprio da quelli che l’avevano costruita. E sulla quale il centrodestra ha costruito quindici anni di successi nel Comune di Frosinone. Per i più giovani: è stato l’ultimo sindaco di centrosinistra alla guida di Frosinone, eletto a furor di popolo, uno che prima di diventare assessore ai Servizi Sociali rientrava da Roma con il treno, prendeva il quaderno e l’apparecchio ed andava casa per casa a misurare la pressione agli anziani.

Vicesindaco per due mandati di un altro monumento, Domenico Marzi, sindaco e poi vittima di una congiura interna: sul suo mandato bis il centrosinistra si spaccò. Lui arrivò lo stesso al ballottaggio. Nemmeno lì lo votarono in maniera compatta: dopo 15 anni si sono accorti di avere fatto una cazz… una sciocchezza.

Telefoni impazziti

Michele Marini

La notizia di quella cena è bastata per far balzare sulla seggiola il Segretario Psi ancora con la tazzina in mano e la vestaglia rossa indosso. Michele Marini è un fantasma che sorge dal sepolcro: capace di cancellare in un istante tutta la tattica che Gian Franco Schietroma ha costruito in questi mesi intorno al nome del suo vicesegretario nazionale Vincenzo Iacovissi. Al quale ha edificato una candidatura a sindaco di Frosinone, sostenuta da quattro liste, offrendo al Pd una tregua ed il posto da vicesindaco per il capogruppo Angelo Pizzutelli.

Ha risposto a quella telefonata, Michele Marini? Si. Cosa voleva Schietroma? Una conferma o una smentita ed un appuntamento. Marini ha confermato (Trento non si inventa i dettagli, figuriamoci le notizie). Ha dato appuntamento? Certo. Forse lo ha fatto per chiudere un conto aperto dal 2012: fu Schietroma, quindici anni fa, a spaccare la coalizione di centrosinistra sul nome di Michele Marini.

Non è stata l’unica telefonata dell’alba. A trillare sono stati anche i telefoni degli storici sostenitori di Marini. Chiamati con finta indifferenza ed ostentata curiosità dai più vicini al sindaco Riccardo Mastrangeli ed al suo predecessore Nicola Ottaviani: cosa c’è di vero? hanno domandato. Il nome di Marini agita ancora i sogni elettorali di molti.

La cena con Frank

Francesco De Angelis

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” cantava nel 1991 Antonello Venditti non sapendo forse che certi amori fanno lo stesso percorso concentrico anche in politica.  E nel caso di specie a Frosinone. La situazione nel capoluogo ormai è nota: le geometrie del centrosinistra assomigliano sempre più a un cubo di Rubik maneggiato da mani tremanti. PSI e PD sono fermi da mesi in un vicolo cieco e non riescono a trovare una sintesi tra le candidature di Vincenzo Iacovissi Angelo Pizzutelli. Due proposte, due identità, due percorsi politici che non solo non “quagliano” ma nemmeno si parlano più. E quando non ci si parla, si finisce solo per perdere tempo.

Francesco De Angelis, che fiuta gli scenari politici come un cane da tartufi a Campoli Appennino, ha capito perfettamente che il centrosinistra non può più permettersi altri periodi di paralisi. Mancano meno di dieci mesi alle elezioni, e mentre il Campo largo discute di tavoli programmatici e tavoli di confronto come fosse all’Ikea, Riccardo Mastrangeli, ormai in modalità campagna elettorale h24, inaugura opere e taglia nastri con la stessa frequenza con cui il bar Monti Lepini serve cappuccini e cornetti la domenica mattina. Il tempo è scaduto. E De Angelis lo sa benissimo.

Meglio ancora sa un’altra cosa: che prendere un cadavere e farlo uscire dalla tomba fa figo da sempre: il figlio di un falegname di Nazareth lo fece circa 2.000 anni fa con un suo amico e la gente ancora oggi ne parla. Frank ha capito che se fa uscire il Pd di Frosinone dal sepolcro nel quale si è autosprofondato 15 anni fa forse anche al Nazareno (quello di Roma) si accorgeranno che casualmente suo padre faceva il falegname a Ripi. Due profili differenti, una santità diversa, comunque un miracolo.

Il miracolo del Michele civico

Michele Marini e Domenico Marzi

Per questo, la soluzione civica diventa improvvisamente l’unica soluzione. Il Miracolo. Michele Marini non ha rinnovato da tempo la tessera del Partito Democratico: martire si, scemo no. Nei fatti, oggi è un nome che non appartiene più ai Partiti, che non è ostaggio delle correnti, che non deve mediare tra identità in conflitto. Un nome che ha già fatto il sindaco.  Un nome che ha ancora un capitale elettorale riconoscibile. Che non divide e forse potrebbe invece unire. Un Lazzaro uscito dal sepolcro dopo 15 anni e venuto a reclamare dai Partiti quella rielezione che 15 anni fa gli negarono: pensavano di crocifiggerlo, non sapevano che si stavano crocefiggendo loro stessi.

La cena tra De Angelis e Marini in un ristorante del centro storico non è stata un semplice incontro tra vecchi amici. E non hanno parlato (solo) delle rispettive squadre di calcio Juventus e Inter. È stata una verifica politica, un test di disponibilità, un’esplorazione di scenari.

Francesco De Angelis è una vecchia volpe, l’unica fino ad oggi che sia riuscita a non finire in pellicceria. È stato Frank a cercare Michele: solo per fare una chiacchierata. Aperitivo con Amarcord. Primo piatto con la situazione politica di Frosinone. La ciccia arriva dopo la pasta: Serve un nome terzo, un candidato civico. Entrambi parlano di Anselmo Pizzutelli, l’uomo con un grande consenso in uno dei quartieri decisivi di Frosinone: analizzano pregi e difetti, limiti e vantaggi.

La zampata del re leone

Anselmo Pizzutelli

È qui che Frank assesta all’improvviso la sua zampata: a bruciapelo e calibrata. Una volta esaminati e soppesati pregi e difetti di Anselmo Pizzutelli a Francesco De Angelis gli scappa una frase: Ci vorrebbe una figura alla Michele Marini. L’ha presa alla larga, ha portato il suo interlocutore ad abbassare le difese, ha fatto come Ulisse nell’Achilleide di Stazio: lascia uno scudo ed una spada in giro, finge di aggredire un’ancella del re Leicomede, Achille si toglie il travestimento da donna (impostogli dalla madre per impedirgli di andare in guerra dove sapeva sarebbe morto) ed afferra le armi.

Michele Marini è in un’età ed una fase della vita in cui non ha bisogno di essere modesto. Ha risposto che gli fa piacere già il solo fatto che abbiano pensato a lui. E che lo scenario è meno semplice di quanto tutti pensino: perché quelli che dicono di stare contro Mastrangeli sono invece i suoi migliori alleati. Perché stanno ognuno con se stesso, non hanno alcuna intenzione di fare squadra contro di lui: il loro vero obiettivo è lanciare se stessi. Se si supera questo allora ci sono le condizioni per ribaltare il campo al Comune.

Ha detto si o ha detto no? Non ha detto no e già questa è una prima cosa. Ha detto che se gli creano un Campo Largo vero lui sarebbe anche disposto a pensarci. Per essere vero, quel Campo largo deve rendersi conto che in 15 anni, in 3 sconfitte, 0 persone hanno fatto autocritica: nessuno si è mai assunto la responsabilità.

Le due cose incontestabili

Riccardo Mastrangeli

Ma due cose, appaiono incontestabili. Uno. La coalizione ha perso mesi in tatticismi esasperati, aspettando non si sa bene cosa. Nel frattempo, il centrodestra è già in modalità campagna elettorale permanente. Ogni giorno che passa è un vantaggio per Mastrangeli.

Due. In 15 anni il centrosinistra non è riuscito a costruire una candidatura a sindaco unitaria e condivisa. Dal 2012 a oggi, ogni tornata elettorale è stata una corsa a ostacoli tra personalismi, identità, rivendicazioni e veti incrociati. E conseguenti batoste elettorali.  Se oggi si torna a parlare di Marini, significa che l’area riformista non ha mai lavorato ad una il leadership nuova, credibile ed autorevole. Elemento che proprio Marini ha messo in evidenza con De Angelis.

In termini di consenso elettorale, Michele Marini è una garanzia senza scadenza. In questo scenario, la candidatura civica di Marini potrebbe rappresentare quel “terzo nome” capace di: ricucire lo strappo tra PD e PSI, evitare una guerra fratricida tra Iacovissi e Pizzutelli, offrire al campo largo una figura autorevole e già sperimentata, riportare il centrosinistra su un terreno competitivo.

Da ultimo ma non per questo meno importante: una candidatura civica di Marini potrebbe essere condivisa, proprio perché non identitaria di un Partito di sinistra, anche quei consiglieri comunali eletti con Mastrangeli ma poi passati stabilmente all’opposizione. E che sicuramente non sosterranno Mastrangeli tra qualche mese.

L’ipotesi di rottura

Vincenzo Iacovissi e Gian Franco Schietroma

La disponibilità di Michele Marini non è una certezza, non è una decisione presa, non è un annuncio. È un’ipotesi politica. Ma è la prima vera ipotesi che rompe lo stallo.

Il centrosinistra deve decidere se l’anno prossimo vuole competere, o partecipare. Se vuole provare a vincere o accontentarsi di esserci. Se vuole costruire una coalizione o coltivare identità. E lo devono decidere soprattutto PD e PSI.

La cena De Angelis–Marini è un segnale: qualcuno sta finalmente provando a uscire dall’immobilismo politico. Se l’ipotesi Marini avrà le gambe per camminare fino alla fine del percorso, lo diranno le prossime settimane e le reazioni dì Iacovissi e Pizzutelli. Non solo di Angelo il candidato sindaco del PD in pectore, ma anche di Stefano il segretario cittadino Dem. E di Anselmo, candidato alternativo. In questo caso, anche il silenzio sarebbe più eloquente di mille comunicati stampa. 


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