Marito e moglie mantengono integro il loro vincolo matrimoniale anche quando decidono di fissare dimore separate per motivi personali o professionali. Il nostro ordinamento consente infatti questa flessibilità abitativa in totale legalità, stabilendo che i coniugi possono avere residenze diverse sia all’interno dello stesso Comune sia in città differenti. Per la burocrazia anagrafica, la scelta comporta due distinti stati di famiglia, mentre per il fisco rimane la possibilità per entrambi di beneficiare dell’esenzione IMU sulla prima casa, a patto che la presenza nell’immobile sia dimostrabile. I Comuni effettuano, infatti, verifiche incrociate sui consumi delle utenze domestiche per evitare abusi. Sul piano del calcolo ISEE la coppia forma un unico nucleo familiare.

Cosa succede se due coniugi non hanno la stessa residenza

Comprendere quando i coniugi possono avere residenze diverse è fondamentale per valutare l’impatto legale e fiscale sulla vita di coppia. Nel nostro ordinamento i coniugi non separati possono avere residenze diverse, a patto che la scelta risponda a esigenze reali e non sia un mero espediente fittizio per eludere le tasse.

Fisco e dichiarazione dei redditi con il Modello 730

Per quanto riguarda la dichiarazione dei redditi e l’adempimento annuale con il Modello 730, ai coniugi con residenze diverse non viene preclusa la facoltà di presentare la dichiarazione congiunta.

Questa opzione rimane valida purché persista il vincolo matrimoniale e uno dei due non sia esonerato dalla presentazione. La separazione anagrafica non altera il reddito di coppia, ma richiede solo la corretta indicazione dei domicili fiscali nei modelli dichiarativi.

Tasse sui rifiuti e servizi comunali

Sul piano dei tributi locali, la scelta incide direttamente sulla tassa sui rifiuti (TARI). I Comuni calcolano la tariffa in base al numero di occupanti e alla superficie dell’immobile. 

Avere due residenze distinte implica che ciascun coniuge sarà considerato occupante autonomo presso la propria casa, con l’emissione di due distinte cartelle di pagamento.

I controlli e le verifiche dei Comuni

Infine, i Comuni e la Polizia Locale possono effettuare accertamenti per verificare la veridicità delle dichiarazioni. I controlli includono l’analisi dei consumi delle utenze domestiche (luce, acqua, gas). 

Se i consumi risultano incompatibili con una presenza abituale, l’amministrazione può revocare la residenza con effetto retroattivo e applicare le sanzioni previste.

Cosa compare nello stato di famiglia

Quando si analizza la composizione dei documenti anagrafici nello Stato di famiglia di un marito e di una moglie con residenza diversa, occorre distinguere tra la certificazione anagrafica e la situazione reddituale.

  • Il certificato di stato di famiglia anagrafico: vi figurano soltanto le persone che coabitano e risiedono stabilmente allo stesso indirizzo. Di conseguenza, il coniuge che trasferisce la residenza altrove non compare nello stato di famiglia dell’altro. Vi figurerà soltanto il coniuge residente con gli eventuali figli conviventi. L’assenza dal documento non intacca comunque la validità del matrimonio: per attestarla ufficialmente basterà richiedere l’estratto per riassunto dell’atto di matrimonio rilasciato dallo stato civile.
  • La gestione dell’ISEE per i coniugi con residenze separate: quando una coppia sposata ha delle residenze diverse è necessario fare attenzione all’ISEE. Molti pensano che diversificare la residenza permetta di dividere i redditi per abbassare l’indicatore, ma la legge (D.P.C.M. n. 159/2013) stabilisce che i coniugi non separati legalmente appartengono sempre allo stesso nucleo familiare.

Ai fini della DSU:

  • la coppia deve scegliere una delle due residenze come riferimento per la pratica;
  • nel modulo vanno inseriti i patrimoni, i redditi e i conti correnti di entrambi;
  • l’unica eccezione riguarda i casi di separazione legale o provvedimenti giudiziari di urgenza.

Cosa rischia chi dichiara una falsa residenza?

Fissare una residenza fittizia al solo scopo di eludere il fisco o percepire agevolazioni indebite comporta conseguenze severe. Oltre alla perdita immediata dei benefici tributari (come l’esenzione IMU sulla prima casa o le detrazioni TARI) e al recupero delle imposte arretrate con sanzioni e interessi, la dichiarazione non veritiera resa al pubblico ufficiale integra il reato di falso ideologico (articolo 483 del Codice Penale). I Comuni incrociano costantemente i dati anagrafici con le banche dati dell’Agenzia delle Entrate e dei gestori elettrici e idrici: se la dimora abituale non è reale, l’omessa o falsa dichiarazione viene segnalata alle autorità competenti per i dovuti accertamenti giudiziari.

Quando due coniugi hanno residenza diversa, chi paga l’IMU?

La disciplina IMU per i coniugi con dimore separate si è stabilizzata con la sentenza n. 209/2022 della Corte Costituzionale, che ha eliminato le precedenti incertezze.

La sentenza della Corte Costituzionale e la doppia esenzione

Oggi la regola stabilisce che marito e moglie possono avere residenze diverse: per l’IMU entrambi possono beneficiare dell’esenzione totale dall’imposta, purché ciascun immobile sia qualificabile come abitazione principale.

La Consulta ha chiarito che i coniugi possono avere residenze diverse in Comuni diversi o avere residenze diverse nello stesso Comune mantenendo la doppia esenzione, senza dover scegliere un solo immobile su cui applicare il beneficio. Per accedere alla doppia esenzione, occorre che su ogni immobile coesistano due requisiti tassativi:

  • residenza anagrafica: l’iscrizione ufficiale nei registri del Comune a quell’indirizzo;
  • dimora abituale: il soggiorno effettivo nell’immobile per la maggior parte dell’anno, dimostrabile tramite i consumi reali delle bollette.

Quando scatta l’obbligo di versamento dell’IMU

L’IMU torna a essere dovuta dal coniuge proprietario esclusivamente in questi casi:

  • immobili di lusso: fabbricati accatastati nelle categorie A/1, A/8 e A/9;
  • residenze fittizie: quando il Comune dimostra che l’immobile non è dimorato abitualmente (es. consumi zero), tassandolo come seconda casa con sanzioni e arretrati;
  • ulteriori fabbricati: eventuali seconde case possedute oltre alle due abitazioni principali.

Quando si è sposati bisogna avere la stessa residenza?

Nel nostro ordinamento non esiste un obbligo tassativo di condividere la stessa residenza. I coniugi possono avere residenze separate senza violare la legge, purché la decisione sia concordata e non serva a nascondere una crisi o a frodare il fisco. 

L’articolo 143 del Codice Civile prevede il dovere reciproco di coabitazione. Tuttavia, l’articolo 144 stabilisce che i coniugi concordano l’indirizzo della vita familiare tenendo conto delle esigenze di entrambi.

Il significato di coabitazione moderna

La coabitazione non va intesa come l’obbligo rigido di vivere sotto lo stesso tetto tutti i giorni dell’anno, ma come comunione d’intenti e condivisione del progetto familiare. La legge riconosce le necessità della vita moderna.

I motivi legittimi per la separazione delle residenze

Tra i motivi più comuni che giustificano residenze distinte rientrano:

  • esigenze lavorative: sede di lavoro in comuni o regioni differenti;
  • motivi di salute: necessità di cure specifiche o assistenza continuativa a familiari anziani o disabili;
  • studio e patrimonio: esigenze di formazione o gestione diretta di immobili situati altrove.

La separazione delle residenze diventa illegittima se imposta unilateralmente (configurando l’abbandono del tetto coniugale ex art. 146 del Codice Civile) o se usata come mero artificio per evadere le imposte.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Pierpaolo Molinengo

Source link

Di