Quando si vivono periodi di incertezza economica, è più che naturale voler proteggere i beni di famiglia o i propri risparmi dall’azione dei creditori. Ma come rendere un bene non pignorabile? In linea generale, non esistono metodi legali che permettono di sottrarre le proprie disponibilità patrimoniali nel momento in cui gli aventi diritto legittimamente le richiedono. Tuttavia, è possibile agire preventivamente, con strumenti giuridici – come il fondo patrimoniale, il trust o il vincolo di destinazione – oppure valutare procedure per la composizione della crisi da sovraindebitamento.

Quali beni possono essere pignorati

Innanzitutto, è bene analizzare quali siano i beni pignorabili in caso di insolvenza verso i creditori. In base all’articolo 2740 del Codice Civile, ogni debitore risponde all’adempimento delle proprie obbligazioni con tutti i suoi beni, presenti e futuri. Di conseguenza, a seconda dell’entità del debito e della tipologia di patrimonio, le procedure esecutive possono colpire:

  • beni immobili, come prime e seconde case, capannoni, terreni agricoli e loro pertinenze;
  • beni mobili, quali autoveicoli, opere d’arte, oggetti di valore, macchinari aziendali o arredi di pregio;
  • crediti presso terzi, come nel caso del blocco delle quote dello stipendio, delle trattenute sulle pensioni, il pignoramento del saldo del conto corrente, del TFR o dei rimborsi d’imposta a capo dell’Agenzia delle Entrate.

La lista dei beni impignorabili

Per contro, la normativa in vigore prevede che alcuni beni non possano rientrare nelle disponibilità dei creditori. In particolare, l’articolo 514 del Codice di Procedura Civile elenca gran parte dei beni che sono caratterizzati da impignorabilità assoluta:

  • i beni sacri o dedicati al culto religioso;
  • le fedi nuziali, l’abbigliamento, i letti, i tavoli e gli altri arredi ritenuti indispensabili per la conduzione della vita quotidiana;
  • gli animali domestici e d’affezione;
  • i capitali derivanti da polizze assicurative sulla vita, ai sensi dell’articolo 1923 del Codice Civile, salvo azioni revocatorie e limiti specifici;
  • i crediti di natura alimentare e gli assegni di accompagnamento per disabilità;
  • gli scritti familiari, le lettere, i ricordi e le decorazioni al valore.

Vi sono poi dei beni che godono di impignorabilità relativa, ai sensi dell’articolo 515 del Codice di Procedura Civile: è il caso, ad esempio, dei beni strumentali all’esercizio della propria professione, che possono essere pignorati solo in casi specifici e con limitazioni.

Le false credenze sull’impignorabilità dei beni

E proprio in merito di impignorabilità, è utile prendere in considerazione alcune false credenze, spesso molto diffuse online. Ad esempio, la carta con IBAN non è pignorabile? A discapito delle credenze comuni, le carte prepagate nominative o dotate di codice IBAN subiscono gli stessi vincoli dei conti correnti tradizionali, fatta eccezione per la quota di accrediti protetti, come ad esempio eventuali assegni sociali o pensionistici.

Allo stesso modo, il libretto postale non è pignorabile? Anche in questo caso, non vi sono particolari vincoli, a meno che non vi transitino somme tutelate per legge, come ad esempio le quote inattaccabili dello stipendio o della pensione.

Infine, altra credenza diffusa è considerare un conto corrente estero non pignorabile: nella realtà dei fatti, e soprattutto all’interno dei confini dell’Unione Europea, è possibile procedere a sequestri bancari transfrontalieri e a pignoramenti da parte di creditori italiani.

Cosa si può fare per evitare un pignoramento

Nel momento in cui si palesa il rischio concreto di subire un’esecuzione forzata – si pensi, ad esempio, alla ricezione di un decreto ingiuntivo o di un atto di precetto – si possono adottare alcune strategie per evitare il peggio. 

Come primo tentativo, si può cercare di intavolare una trattativa di saldo e stralcio con il creditore, negoziando con la controparte il versamento immediato di una cifra inferiore al debito complessivo. In alternativa, si può valutare:

  • la richiesta di una dilazione di pagamento, ovvero di una rateizzazione, opzione molto frequente per i debiti di natura fiscale;
  • l’adesione alle misure di legge, che permettono di proporre al giudice piani di ristrutturazione, ai sensi del D.Lgs. 14/2019.

È anche utile incaricare un legale per analizzare la documentazione, alla ricerca di vizi formali, affinché ci si possa opporre agli atti esecutivi.

Come rendere impignorabili i propri beni

Ma è possibile rendere impignorabili i propri beni? Sperare di proteggere il proprio patrimonio nell’imminenza di un’esecuzione forzata è utopico: per tutelare i propri averi, è necessario agire con largo anticipo, con una corretta gestione e il ricorso agli strumenti di legge disponibili.

In particolare, ancora prima di contrarre un debito o quando non ci si trova in una situazione di insolvenza, si può pensare di:

  • costituire vincoli familiari o di destinazione, vincolando determinati beni al soddisfacimento di scopi specifici, come ad esempio il supporto di familiari con disabilità;
  • procedere preventivamente, prima che il debito sia sorto, al trasferimento dei beni a soggetti terzi o a società, come ad esempio la cessione della nuda proprietà di un immobile o il conferimento di beni in una S.r.l. o una holding, per separare il rischio d’impresa dai risparmi personali. Rimangono però comunque possibili azioni revocatorie da parte dei soggetti che ne hanno diritto;
  • scegliere strumenti fiduciari, come il trust, per segregare alcuni asset affidandoli a un soggetto terzo. 

Come proteggere un immobile dal pignoramento

Fra i timori principali di coloro che si trovano in una posizione debitoria, la casa di proprietà rappresenta la paura più grande. Ed è proprio per questo che molti si chiedono come rendere impignorabile un immobile. Anche in questo caso, è necessario agire con largo anticipo rispetto a una possibile esecuzione forzata:

  • istituendo un fondo patrimoniale, vincolando l’uso dell’immobile in via esclusiva al soddisfacimento dei bisogni della famiglia;
  • procedendo alla scomposizione del diritto di proprietà, cedendo la nuda proprietà a un parente, trattenendo però il diritto di abitazione;
  • conferendo l’abitazione all’interno di un trust.

Si ricorda che, in presenza di un debito, è possibile vendere la casa prima del pignoramento, estinguendo con il ricavato le proprie obbligazioni.

L’utilità di un fondo patrimoniale o di un trust

Entrando maggiormente nel dettaglio delle opzioni disponibili, è utile soffermarsi sul fondo patrimoniale e sul trust.

Con il fondo patrimoniale, disciplinato dall’articolo 167 del Codice Civile, si possono destinare immobili, mobili registrati o partecipazioni sociali alle necessità familiari, in presenza di un vincolo coniugale. I creditori non possono aggredire questi beni, se il debito è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia – ad esempio, per speculazioni finanziarie – e il creditore ne era consapevole.

Con il trust, invece, il fondatore – cioè, il disponente – si spoglia dei beni per affidarli a un amministratore, ovvero un trustee: quest’ultimo li gestisce nell’interesse di soggetti indicati o per uno specifico scopo. In questo caso, i beni costituiscono un patrimonio separato e, se il trust è validamente istituito, sono normalmente sottratti alle pretese dei creditori personali del disponente e del trustee.

Si può fare la donazione a terzi per evitare il pignoramento?

Molti si chiedono se sia sufficiente donare i propri beni a terzi per evitare un pignoramento. Ad esempio, di frequente si valuta la possibilità di cedere gli immobili a figli o al coniuge per evitare l’esecuzione forzata.

A discapito delle credenze comuni, non è sufficiente stipulare un atto notarile per evitare il pignoramento, perché i creditori hanno comunque a disposizione strumenti per far valere i propri diritti. 

Fra questi, l’azione revocatoria ai sensi dell’articolo 2901 del Codice Civile, che permette al creditore di agire in giudizio, entro cinque anni, per neutralizzare gli effetti di una donazione, dimostrando che l’atto ha assottigliato in modo pregiudizievole il patrimonio del debitore. Ancora, bisogna considerare che:

  • come previsto dall’articolo 2929-bis del Codice Civile, se un immobile viene trasferito a titolo gratuito successivamente alla nascita del credito, il creditore munito di titolo esecutivo può procedere direttamente all’espropriazione del bene presso il terzo, trascrivendo il pignoramento entro un anno dalla trascrizione dell’atto;
  • svuotare il patrimonio deliberatamente, ad esempio per non versare le imposte allo Stato, oltre certe soglie può costituire il reato di sottrazione fraudolenta.

Come funziona il vincolo di destinazione e l’intestazione a società

Infine, si possono valutare anche soluzioni societarie o vincoli più sofisticati al fine di tutelare il proprio patrimonio.

Con il vincolo di destinazione, previsto dall’articolo 2645-ter del Codice Civile, è possibile separare immobili e mobili registrati, per il perseguimento di interessi meritevoli di tutela, come nel caso del sostegno di gravi disabilità. Per la durata prestabilita dal vincolo, quel perimetro di beni risponde solo a debiti sorti per adempiere allo scopo per i quali sono stati vincolati.

Con l’intestazione societaria, invece, si separano i beni personali dalle dotazioni aziendali, ad esempio con il trasferimento di una parte del patrimonio a S.r.l. o a holding. Il creditore personale non potrà pignorare i beni societari, ma potrà al massimo intraprendere azioni cautelari sulle quote societarie detenute dal debitore.


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 Marco Grigis

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