C’è qualcosa di curiosamente simbolico nelle infiltrazioni d’acqua che tornano a fare capolino tra le arcate dei Piloni a Frosinone. Perché, ad analizzare bene i fatti, quando piove sui problemi amministrativi della città, prima o poi qualche goccia si trasforma sempre in una vicenda politica.

Per la cronaca, il Comune capoluogo aveva presentato la riqualificazione dei Piloni (proprio sotto la restaurata Piazza Turriziani, in via De Gasperi) come la restituzione alla città di un luogo storico e identitario, dopo una vicenda amministrativa e giudiziaria durata quasi vent’anni. L’inaugurazione è avvenuta nel novembre 2025 e l’amministrazione Mastrangeli ha sottolineato la complessità degli interventi e l’obiettivo di restituire alla comunità una struttura sicura e valorizzata.

Poi è arrivata la partita della valorizzazione commerciale. Le arcate disponibili sono quindici e le manifestazioni di interesse sono state oltre quaranta: un dato che racconta bene l’aspettativa degli operatori e l’interesse che l’operazione ha suscitato. Per questo, quando l’altro giorno è cominciata a circolare la notizia che diverse arcate presentavano infiltrazioni d’acqua con il distacco dell’intonaco rifatto recentemente, sui social è scoppiata la polemica.

Iacovissi entra in scena: prudente ma chirurgico

Vincenzo Iacovissi

In questo quadro entra in scena Vincenzo Iacovissi, consigliere comunale del PSI e candidato sindaco per le Comunali 2027, che ha preso posizione sulla vicenda con toni prudenti ma chirurgici: «Abbiamo letto delle infiltrazioni nei piloni, nonostante il recente restauro. Sicuramente è una brutta notizia per la città e speriamo che siano problemi risolvibili in poco tempo e in maniera definitiva. Visto l’approssimarsi della stagione autunnale e dei mesi più freddi e soprattutto in considerazione della procedura di assegnazione dei locali in corso».

Poi l’affondo politico: «Urge chiarezza nell’interesse di tutti, cittadini e operatori commerciali che vogliano investire e che devono poter contare su strutture a regola d’arte».

Tradotto: se il Comune chiede ai privati di investire su arcate che dovrebbero diventare il cuore pulsante del centro storico, non può permettersi che quelle stesse arcate mostrino infiltrazioni prima ancora di essere consegnate. Non è solo una questione di perizie e collaudi ma di credibilità amministrativa. Naturalmente nessuno può avventurarsi a parlare di problemi strutturali: saranno i tecnici a capire e intervenire. Ma la questione assume una valenza politica precisa.

Candidato sindaco vero: intercetta, segnala, pretende

Iacovissi, pur in splendida solitudine nel campo progressista cittadino, dimostra di stare sul pezzo: intercetta il dossier caldo, evidenzia la criticità, chiede chiarezza e interventi. Fa opposizione, ma soprattutto costruisce la narrazione della sua candidatura: «io ci sono, controllo, segnalo, pretendo che le cose funzionino». Un atteggiamento da candidato sindaco vero, che mette il naso nelle questioni pratiche e contesta la governance dell’Amministrazione capoluogo. Insomma, fa il suo.

La politica, soprattutto quella di opposizione, non si misura soltanto con il numero delle sedie occupate nell’aula consiliare. Si misura anche con la capacità di intercettare le questioni che possono diventare problemi per l’amministrazione. E soprattutto, per i cittadini.

Il PD: assente ingiustificato

Proprio per questo sorprende non poco che, mentre il PSI continua a presidiare gli spazi, il Partito Democratico sia inspiegabilmente assente dal dibattito politico del capoluogo. Se non fosse per qualche sortita autonoma del consigliere Angelo Pizzutelli (indicato come candidato sindaco del PD per il 202) all’ingresso della sede cittadina dei dem potrebbe tranquillamente esserci un cartello con scritto: «Chiuso per ferie… a tempo indeterminato».

Angelo Pizzutelli (Foto © Stefano Strani)

È vero che siamo alla vigilia di ferragosto e la politica va in vacanza. Ma a dieci mesi dal voto non si registra una sola iniziativa visibile a Frosinone per veicolare la candidatura a sindaco del candidato del PD. Nessun gazebo, nessun manifesto, nessun incontro, nemmeno un volantino che provi a raccontare quale idea di città abbia in mente il Partito Democratico e come realizzarla. È come se la strategia dei dem fosse classificata top secret, una specie di segreto di Stato, nota forse solo all’interno del circolo cittadino.

Peccato che le elezioni non si vincano dentro una stanza, attraverso una surreale campagna elettorale in perenne esercizio di attesa. Si vincono in mezzo alla gente, ascoltando, discutendo, proponendo.

Dopo il «no» al ticket Iacovissi – Pizzutelli: il vuoto

Il PD cittadino ha legittimamente detto no all’ipotesi del ticket Iacovissi candidato sindaco e Pizzutelli vice. Rientra nelle normali dinamiche del confronto politico. Ma dopo quel no, cos’altro ha fatto il Partito Democratico? Assolutamente nulla.

Lasciare Iacovissi da solo a presidiare il campo dell’opposizione significa abdicare al proprio ruolo di primo Partito della sinistra, con l’ulteriore effetto di assistere, inerme, alla crescente visibilità e credibilità del candidato sindaco del Partito Socialista. Poi hai voglia a costruire la nave del campo largo, quando Iacovissi ha già preso il largo con il gommone. Comunque, non lo raggiungi più.

Se poi il PD pensa di liberarsi dal torpore a tre mesi dal voto, confidando in qualche rendita di posizione o in qualche spaccatura nella coalizione di governo, rischia di prendere l’ennesima sveglia elettorale.

Il rischio comune

Esiste un rischio che dovrebbe preoccupare entrambi, PD e PSI: che il centrosinistra passi i prossimi mesi a discutere di chi deve essere il candidato, senza spiegare perché dovrebbe essere votato. Sarebbe un errore strategico fondamentale.

Frosinone non vota mai soltanto contro qualcuno. Vuole sapere chi e soprattutto per fare cosa dovrebbe votare. E questo, ad oggi, non è per niente chiaro.


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 Roberta Di Domenico

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