Benvenuti a Isola di Capo Rizzuto, la terra dove la coerenza politica va a morire e dove le geometrie dei partiti (per non chiamarli TEOREMI) si piegano a logiche che sfidano persino le leggi della fisica democratica. L’ultimo capitolo di questa tragicommedia calabra si è consumato l’11 agosto, con l’insediamento ufficiale della Commissione d’accesso antimafia in Comune. Tre commissari inviati dal prefetto Franca Ferraro per spulciare delibere, appalti e parentele. La sindaca, Maria Grazia Vittimberga, si è affrettata a dichiararsi «serena e collaborativa», un copione talmente abusato alle latitudini crotonesi da risultare quasi stucchevole.
La verità è che dietro i sorrisi istituzionali si cela un quadro inquietante che affonda le radici nella travolgente (e chiacchierata) campagna elettorale delle comunali di maggio 2025. Un’elezione che ha visto la riconferma del “Vittimberga-bis”, ma che oggi finisce sotto la lente d’ingrandimento dello Stato per via degli scheletri emersi dall’inchiesta antimafia denominata «Krimata».

Le ombre di “Krimata” e i voti che non puzzano
Nessuno si stupisce più se a Isola la politica cammina a braccetto con dinamiche opache. Secondo gli elementi al vaglio degli inquirenti, le elezioni del 2025 avrebbero risentito dell’influenza pesante di soggetti contigui alle storiche cosche locali. Spicca, tra le carte, il ruolo che avrebbe giocato nella macchina del consenso un certo Mario Esposito, figura ritenuta vicina agli ambienti malavitosi del territorio. Per non parlare della famosa scena in cui Leonardo Sacco stappa champagne durante i festeggiamenti proprio nel suo immobile confiscato per mafia…
I flussi di voti, i favori millantati e la gestione del territorio raccontano di una pax sociale che ad Isola non si nega a nessuno, a patto che porti preferenze nelle urne. Ma se i rapporti di vicinato e i presunti condizionamenti del clan fanno parte del solito, deprimente background locale, il vero capolavoro del cinismo politico si è consumato sull’asse Crotone-Isola, nel quartier generale di Forza Italia (Mafia).

Il “Siluro” di Sergio Ferrari: quando il nemico è il tuo stesso partito
La vera anomalia, l’evento che grida vendetta alla logica politica, porta il nome di don Sergio Ferrari, segretario provinciale e vice segretario regionale di Forza Italia (Mafia), nonché consigliere regionale. Assessore regionale all’ambiente “mancato” in quota Vrenna s.p.a.
Durante le amministrative del 2025, mentre il centrodestra locale cercava faticosamente di costruire un’alternativa per scalzare la Vittimberga dal trono, Ferrari ha compiuto un miracoloso testacoda politico. Invece di sostenere i candidati del proprio schieramento, ha scientemente cannibalizzato e distrutto la sezione locale di Forza Italia, remando apertamente contro la coalizione di centrodestra pur di favorire la riconferma della sindaca “avversaria”. Un suicidio politico assistito che ha lasciato di sasso i militanti berlusconiani della prima ora.
Le cronache recenti hanno mostrato la chiusura del cerchio: a dicembre 2025, l’amministrazione Vittimberga ha persino esultato pubblicamente per la nomina dello stesso Ferrari a Presidente della IV Commissione Consiliare in Regione, parlando di «giusta sinergia istituzionale». Un idillio bipartisan talmente perfetto da risultare sospetto.

Ipotizziamo “poteri oscuri”? La logica del Grande Burattinaio
Perché un leader regionale di centrodestra dovrebbe distruggere la sua stessa creatura politica per far vincere il centrosinistra civico e opaco della Vittimberga?
Se si esclude la follia politica, l’unica spiegazione rimasta risiede nell’esistenza di poteri trasversali e oscuri. Patti indicibili siglati lontano dai palcoscenici ufficiali, dove le sigle di partito (Forza Italia, PD o liste civiche) sono solo etichette intercambiabili utili a coprire un unico, gigantesco comitato d’affari. Il padrino cirotano don Sergio Ferrari potrebbe aver agito come l’esecutore di un disegno superiore: mantenere lo status quo amministrativo a Isola di Capo Rizzuto, garantendo la sopravvivenza di un sistema di potere fluido, capace di dialogare tanto con le stanze della Regione e della Provincia quanto con i poteri forti (legali e meno legali) del territorio crotonese. Massoneria deviata e Ndrangheta cirotana (e non solo…). Teorema docet!


Il silenzio dei complici e il contagio provinciale: da Cirò Marina a Cotronei
In questo scenario di macerie politiche, si attende ancora la reazione della commissaria cittadina di Forza Italia ad Isola. Una reazione che, con ogni probabilità, non arriverà mai: il silenzio assordante dipenderà proprio dal fatto che la stessa è stata piazzata in quel ruolo da don Sergio Ferrari in persona, dipinto dai detrattori come il vero e proprio referente politico degli equilibri mafiosi di potere locali. Altro che il delfino Fabio Manica, unico capro espiatorio come definito dallo stesso fratello Avvocato…
Ma il “metodo” non si fermerebbe ai confini di Isola. Gli occhi della pubblica opinione e soprattutto della magistratura (sana) sono ormai puntati anche su Cotronei e Cirò Marina, territori dove i nodi stanno rapidamente venendo al pettine sotto la regia occulta (mica tanto) dei boss Roberto Siciliani & Farao-Marincola. A Cirò Marina, in particolare, i riflettori si accendono su un’altra figura chiave, considerata dai critici una sorta di “testa di legno” dello schieramento guidato da Ferrari: una coincidenza quasi profetica nel nome della collega di Isola, Maria Grazia, che qui fa di cognome Panebianco. Proprio a Cirò Marina, le scorse elezioni sarebbero state segnate dalla denuncia per l’utilizzo della “scheda ballerina”, un sofisticato e collaudato metodo di frode elettorale mutuato dalle peggiori tradizioni della camorra campana per blindare i risultati e orientare il consenso.
Un tripudio di amoralità diffusa che stringe la provincia in una morsa soffocante. La speranza dei cittadini onesti è ora riposta nell’azione del dottor Guarascio, della DDA e del nuovo Prefetto di Crotone, chiamati al difficile compito di fare piazza pulita e commissariare i palazzi del potere in quella che, al momento, si presenta come una delle province più colpite da fenomeni di collusione e opacità d’Italia.



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