Sono novecento le analisi del sangue effettuate dalla Regione Piemonte sui cittadini residenti nell’area di Spinetta Marengo, Alessandria, nelle vicinanze del polo chimico Syensqo (ex Solvay) che utilizza e produce composti fluorurati. Segue la presa in carico sanitaria, con il coinvolgimento dei medici di medicina generale, quando necessaria. I livelli di riferimento – chiarisce la stessa Regione nel protocollo del progetto di biomonitoraggio – sono quelli delle National Academies statunitensi: sotto i 2 ng per millilitro per la somma di sette Pfas, non ci sono pericoli per la salute umana. Tra 2 e 20 ng/ml possono esserci effetti sulla salute. Oltre i 20 ng/ml, aumenta il rischio di alcune patologie. L’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi, di recente, ha annunciato che il biomonitoraggio verrà esteso anche ad altri territori che, sulla base delle evidenze ambientali, richiedono ulteriori approfondimenti. «Il nostro obiettivo è garantire un approccio uniforme, fondato sui dati e sulla massima tutela della salute pubblica, mantenendo un dialogo costante con le amministrazioni locali e con i cittadini».

Assessore, ci spiega come funziona e quali sono gli obiettivi della Task Force sui Pfas, che avete istituito nel 2024?

La Task Force è nata con un obiettivo molto chiaro: mettere insieme tutte le competenze necessarie per affrontare un problema complesso come quello dei Pfas partendo dai dati scientifici e mettendo al centro la tutela della salute dei cittadini. È composta da diciotto professionisti ed è articolata in due gruppi di lavoro: una Commissione tecnica, che valuta le attività di monitoraggio e segue anche il rapporto con cittadini e associazioni, e una Commissione clinica, che approfondisce gli aspetti tossicologici e sanitari per definire i percorsi destinati alle persone maggiormente esposte. Il lavoro si sviluppa su più fronti: monitorare le fonti di possibile esposizione, dalle acque agli alimenti; ampliare progressivamente il biomonitoraggio della popolazione; individuare le aree nelle quali l’esposizione risulta maggiore; e, soprattutto, tradurre i risultati delle analisi in un vero percorso di presa in carico sanitaria. Fin dall’inizio abbiamo scelto un metodo basato sulla trasparenza, sul confronto con il territorio e sulla progressività degli interventi: prima raccogliere evidenze solide, poi ampliare il monitoraggio e infine costruire percorsi sanitari proporzionati ai livelli di esposizione riscontrati.

Cosa ci dicono i risultati del biomonitoraggio sulla popolazione di Spinetta Marengo? Verrà esteso? Come intendete operare per la tutela della salute dei cittadini dell’area vicina al polo chimico?

Il primo elemento importante è che l’ampliamento del biomonitoraggio ha sostanzialmente confermato il quadro emerso dalle prime analisi. Nei primi 135 residenti esaminati circa l’11% presentava concentrazioni dei Pfas per i quali sono disponibili valori di riferimento superiori ai 20 nanogrammi per millilitro; sui primi 414 cittadini analizzati questa percentuale è scesa all’8,9%, mentre oltre l’87% si colloca tra 2 e 20 nanogrammi per millilitro. Anche gli ulteriori risultati valutati dalla Task Force confermano, nel complesso, questo quadro. Questo non significa naturalmente abbassare la guardia. Il biomonitoraggio è stato progressivamente ampliato e oggi abbiamo effettuato oltre 900 analisi. Proprio sulla base di questi dati siamo passati alla fase successiva, quella della presa in carico sanitaria, con controlli e approfondimenti rivolti in particolare alle persone maggiormente esposte. La Regione sta inoltre lavorando all’estensione di questo percorso anche ad altri territori nei quali le evidenze ambientali richiedono ulteriori approfondimenti, a partire da Montecastello, alcuni Comuni limitrofi e alcuni centri lungo l’asta dello Scrivia.

Ci sarà una presa in carico sanitaria per chi ha livelli elevati di Pfas nel sangue, come avviene in Veneto nella “zona rossa” per la contaminazione della fabbrica ex Miteni?

Il riferimento al Veneto è certamente utile perché rappresenta una delle esperienze più strutturate maturate in Italia, ma il nostro obiettivo non è copiare automaticamente un modello: è costruire per il Piemonte un percorso fondato sulle caratteristiche dell’esposizione riscontrata nel nostro territorio e sulle indicazioni scientifiche della Task Force

Il 16 novembre ci sarà la prima udienza dibattimentale del processo per disastro ambientale colposo per la contaminazione da Pfas di due dirigenti Solvay (oggi Syensqo). La Regione rimarrà nel processo come parte civile?

La Regione Piemonte continuerà a tutelare nelle sedi competenti gli interessi della collettività e del territorio. Il processo seguirà naturalmente il proprio corso e abbiamo piena fiducia nella giustizia. Detto questo, credo sia importante non ridurre una vicenda così complessa alla sola dimensione processuale o risarcitoria. Fin dall’inizio abbiamo indicato priorità molto precise: tutela della salute dei cittadini, progressiva eliminazione delle sostanze più problematiche dai processi produttivi, riduzione delle emissioni e bonifica delle aree interessate. Su questi obiettivi abbiamo lavorato concretamente. Abbiamo istituito una Task Force di esperti, avviato un biomonitoraggio che ha coinvolto oltre 900 cittadini, attivato il percorso di presa in carico sanitaria e mantenuto un confronto continuo con la popolazione e con le istituzioni locali. E proprio in questi giorni è stato compiuto un ulteriore passo importante con la nuova Autorizzazione integrata ambientale – Aia dello stabilimento di Spinetta Marengo: dal 1° gennaio 2027 cesserà la produzione del cC6O4 e sono stati introdotti limiti progressivamente più stringenti alle emissioni, insieme alla Valutazione di Impatto Sanitario e al rafforzamento del monitoraggio ambientale. Quindi deve essere molto chiaro che: prima la dismissione delle sostanze Pfas più dannose dai processi produttivi, poi un impegno concreto, verificabile e certificato sulle bonifiche ambientali. Solo dopo si potrà discutere del resto. Questa è la posizione della Regione e non è mai cambiata.

In apertura, l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi

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 Elisa Cozzarini

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