Al CES di Las Vegas di quest’anno il padiglione AgeTech dell’AARP (American Association of Retired Persons, la più grande organizzazione statunitense a tutela degli over 50) c’erano appena 22 startup, una nicchia rispetto alle migliaia di espositori della fiera: meglio dirlo subito, prima di farsi prendere dall’entusiasmo, perché molto di ciò che si vede resta prototipo da concorso di idee, con finanziamenti ancora acerbi. Il segnale, però, c’è: per la prima volta la vecchiaia è un segmento di innovazione hardware con capitali e prodotti finiti, non solo slide. Il filo conduttore, secondo l’analisi pubblicata dalla Next50 Foundation, è il passaggio da una tecnologia che cura a una che previene: diagnostica anticipata, prevenzione delle cadute, autonomia motoria, compagnia. La stessa Next50 Foundation segnala però un limite strutturale: molti di questi dispositivi restano troppo costosi per chi vive di reddito fisso e raramente sono coperti da Medicare o dalle assicurazioni, il che li relega a nicchie premium invece che diventare soluzioni di massa.

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Con questa cautela in tasca, ecco alcune delle direttrici del settore.

Diagnostica da salotto

La bilancia non è più una bilancia. La Withings Body Scan 2, presentata dall’azienda francese di dispositivi sanitari connessi come “la prima stazione della longevità”, legge oltre 60 biomarcatori (composizione corporea, rigidità arteriosa, attività elettrica cardiaca tramite un elettrocardiogramma a 6 derivazioni) e restituisce punteggi di rischio per diabete, ipertensione e insufficienza cardiaca, pensati anche per il monitoraggio remoto da parte del medico. Il prezzo racconta bene la doppia anima del prodotto: nella versione consumer per l’Europa costa 499,95 euro, ma la versione clinica pensata per il mercato americano parte da 4.000 dollari, con costi separati per ciascun punteggio di rischio e per il monitoraggio remoto. Tutt’altro che un gadget da farmacia. È comunque l’oggetto simbolo di una fiera in cui, secondo un sondaggio Harris Poll, due terzi dei visitatori si sono detti disposti a pagare pur di conoscere la propria età biologica.

Anche il bagno è diventato un laboratorio: il water intelligente TrueLoo, sviluppato da Toi Labs, analizza automaticamente le urine e le feci segnalando a familiari o caregiver eventuali anomalie, senza che l’utente debba fare nulla di diverso dal solito. La logica che ispira questi prodotti è quella di spostare la diagnosi dentro i gesti quotidiani, azzerando lo sforzo richiesto a chi deve solo continuare a vivere come sempre.

Prevenire la caduta, non solo curarla

Le cadute restano la prima causa di ricovero accidentale tra gli anziani, e qui l’innovazione si è fatta più discreta. Le bande vibranti Proprio, di Accelera, trasmettono impulsi tattili che aiutano il cervello a ricalibrare in tempo reale il senso dell’equilibrio, prima che la caduta avvenga. Il MIT ha sviluppato scarpe adattive sviluppate per chi ha difficoltà motorie, mentre Osteoboost, dispositivo indossabile approvato dalla FDA, usa la vibroterapia di precisione per rallentare l’osteoporosi.

Diversi espositori hanno inoltre mostrato pavimenti sensorizzati capaci di rilevare una caduta tramite pressione o vibrazione, senza telecamere: una scelta tecnica che risponde anche al tema, ricorrente tra gli addetti ai lavori, della dignità e della privacy di chi viene monitorato in casa propria.

Mobilità e disabilità

È l’area più spettacolare, quella degli esoscheletri e della robotica assistiva. ReviMo ha presentato un sollevatore robotico capace di trasferire una persona dal letto alla sedia a rotelle fino al WC: pensato più per residenze per anziani che per il singolo nucleo familiare, non ha ancora un listino consumer. Tembo, piattaforma di coordinamento per la cura della demenza pensata per famiglie e caregiver; e diversi robot — tra cui quelli di Diligent Robotics — sono progettati non per sostituire il personale di cura ma per liberarlo dai compiti più ripetitivi.

Gli occhiali della startup romena .lumen usano invece intelligenza artificiale e feedback tattile per guidare in autonomia le persone non vedenti. Gli occhiali Captify sottotitolano dal vivo le conversazioni per chi ha difficoltà uditive: il testo, non solo il suono amplificato.

Il problema della solitudine

Qui la tecnologia prova a rispondere a un bisogno non clinico ma relazionale. ElliQ, il compagno robotico da tavolo adottato in diversi programmi pubblici americani contro l’isolamento sociale, resta il riferimento del settore a prezzi popolari: 249 dollari all’acquisto, più un abbonamento mensile tra 30 e 40 dollari. Ha invece totalizzato oltre 7.000 preordini Jenny, il cucciolo robotico di Tombot, nato dall’esperienza del fondatore Tom Stevens con la madre malata di demenza, a cui aveva dovuto togliere il cane vero per motivi di sicurezza: riproduce movimenti, versi e reazioni al tatto di un labrador di due mesi. Costa 450 dollari, e non richiede veterinario e costose scatolette di cibo gourmet.

Anche l’insonnia cronica degli anziani sembra avere una risposta: Elemind, neurotecnologia indossabile legge le onde cerebrali per favorire l’addormentamento.

Lo sguardo dalla Cina

Se a Las Vegas l’accento cade sul prodotto singolo e sulla startup, a Pechino e Shanghai il paradigma è diverso: sistemico, guidato dallo Stato, pensato per la scala. Il ministero degli Affari Civili cinese ha varato linee guida nazionali per integrare robotica, riabilitazione medica e smart home nell’assistenza agli anziani, in un Paese che conta oltre 310 milioni di over 60 e una silver economy che supererà i 30.000 miliardi di yuan (circa 4.300 miliardi di dollari) entro il 2035. A Pechino è già operativo quello che viene presentato come il primo centro di assistenza agli anziani interamente robotizzato al mondo, con circa 300 utenti al giorno e sensori non a contatto per il monitoraggio della salute. Tencent ha sviluppato Xiao Wu, un robot domestico che aiuta fisicamente l’anziano ad alzarsi e camminare. La differenza, più che nella tecnologica, è nel modello: l’America innova per segmenti di mercato, spesso premium e frammentati tra decine di startup, la Cina per infrastruttura nazionale, con l’obiettivo dichiarato di esportare altrove le propri soluzioni, a partire dal Sud-Est asiatico.

E l’Europa?

Meno spettacolare, ma non assente. A Berlino la community AgeTechX riunisce ogni anno oltre duecento tra fondatori e investitori, per un settore che gli osservatori stimano possa valere, in Europa, oltre 130 miliardi di euro entro fine 2026, con investimenti cresciuti di otto volte dal 2020. Il continente produce un tessuto di startup più orientato ai servizi che all’hardware da padiglione fieristico. La britannica Cera gestisce la più grande rete europea di assistenza domiciliare digitale, con intelligenza artificiale predittiva per anticipare i rischi sanitari prima del ricovero. È un’Europa che investe meno in prodotto e più in modello di cura, coerente con un welfare pubblico ancora forte: meno bisogno di inventare la bilancia perfetta, più necessità  di far arrivare l’assistenza a domicilio.

Il futuro sembra, insomma, promettente. I benefici promessi da queste tecnologie sono concreti: diagnosi anticipate che evitano ricoveri, autonomia motoria, alleggerimento per i caregiver e meno isolamento.

I consumatori si stanno abituando sempre più alla presenza costante dei dispositivi tecnologici: secondo i dati AARP, l’americano medio over 50 ne possiede oggi sette rispetto ai quattro del 2016.

Restano però due sfide. Lato industriale, la Next50 Foundation segnala un settore frammentato e privo di standard comuni, dove l’assenza di coperture Medicare o assicurative riserva l’assistenza avanzata solo a chi può pagarla di tasca propria.

Lato utente, il 60% degli over 50 intervistati da AARP non ritiene la tecnologia attuale pensata per loro, e la privacy è la principale preoccupazione per via dei sensori domestici.

Chi ha finanziato la ricerca sulla sconfitta della morte, da Peter Thiel a certi laboratori californiani di biotecnologia della longevità, parte da una premessa: l’invecchiamento è un bug da correggere. Duemila anni prima, un altro pensatore aveva scelto da che parte stare.

Nel De Senectute, Cicerone non punta a sconfiggere la vecchiaia. Al contrario, la accetta e la difende come età della saggezza, non come nemico da abbattere. È la stessa scelta di fondo tra due modelli oggi in competizione, quello di chi investe miliardi per rendere la morte facoltativa, e quello, più terreno, di chi progetta un water che segnala un’anomalia o un cucciolo robotico che allevia una notte di demenza. Il transumanesimo vuole cancellare il limite. L’aging tech, nella sua versione migliore, prova solo a renderlo più abitabile: non è un dettaglio da poco.


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