La proposta di decadenza è pronta. Il segretario generale l’ha predisposta, ma sulla stessa proposta ha allegato parere tecnico contrario.
Ora spetta ad Alberto Mazzeo, in qualità di Presidente, convocare il Consiglio comunale, chiamato a decidere sulle sorti di Andrea Genco, Marzia Patti, Enzo Guaiana, Angela Grignano e Giovanni Parisi assentatisi nei consigli comunali straordinari del 22 e 23 ottobre scorso.
Non è una storia semplice di consiglieri assenti e di una possibile decadenza. È una procedura che incide sulla rappresentanza espressa dal voto di migliaia di cittadini, che hanno scelto quei cinque consiglieri per rappresentarli in Consiglio comunale.
E non è semplice perché dentro il fascicolo convivono almeno tre questioni diverse: la legittimità delle assenze, la correttezza del procedimento seguito dal Comune e il ruolo degli organi che, in questi mesi, hanno accompagnato la procedura fino all’aula.
Ci sono poi i pareri degli uffici, il pronunciamento dell’Assessorato regionale alle Autonomie Locali, le fonoregistrazioni della Conferenza dei capigruppo, una votazione contestata sul quorum, il carteggio tra Mazzeo e Panepinto e una serie di richiami alla giurisprudenza amministrativa.
Per questo, vale la pena entrare nelle carte e capire cosa dicono davvero.
Il parere contrario: perché Panepinto dice no
Il documento tecnico allegato alle proposte richiama il precedente parere dello stesso Panepinto del 10 novembre 2025, quello della vice segretaria generale Nunziata Gabriele del 1° dicembre e il parere dell’Assessorato regionale del 5 maggio. Il quale richiama l’articolo 51 della Costituzione, ricordando che la carica di consigliere è espressione di un diritto politico fondamentale e che la sua compressione richiede “la massima cautela interpretativa”.
Con la quale, per esempio, la conferenza dei capigruppo ha valutato sufficiente la giustificazione della pec mal funzionante della consigliera Claudia La Barbera o quella di Giovanni Carpinteri, nel frattempo passati all’opposizione.
La Regione ha chiarito che il parere del segretario è obbligatorio, ma non determina automaticamente l’archiviazione. Se il Consiglio decide di non conformarsi, deve motivare adeguatamente la propria scelta ai sensi dell’articolo 49, comma 4, del TUEL.
È dunque possibile che l’aula voti la decadenza nonostante il parere contrario. Ma dovrà spiegare perché ritiene di discostarsi dalle valutazioni tecniche contenute nel fascicolo.
Panepinto, però, va oltre il semplice richiamo procedurale: nel parere allegato alle proposte sostiene che queste siano “prive di ogni fondamento logico e giuridico”, alla luce dell’istruttoria compiuta.
La giurisprudenza: non basta essere assenti
Nella Conferenza del 9 giugno Panepinto richiama il quadro giurisprudenziale utilizzato dall’Assessorato e il precedente del Comune di Maletto, sul quale si sono pronunciati il TAR Catania e il Consiglio di Giustizia Amministrativa, relativo a un consigliere dichiarato decaduto e successivamente riammesso, secondo la logica della cautela nell’applicazione dell’istituto.
Mazzeo richiama invece la sentenza TAR Lazio-Latina n. 510 del 29 luglio 2016, relativa all’astensionismo deliberato come strumento di protesta politico-amministrativa. La lettura della Presidenza è che una protesta politica non possa essere automaticamente utilizzata dai consiglieri di maggioranza per giustificare le assenze.
Il punto, dunque, non è stabilire in astratto se una protesta politica possa giustificare un’assenza. Occorre valutare come sia stata manifestata, quando sia stata comunicata e se, nel caso concreto, possa costituire una giustificazione seria e documentata.
Il comunicato della maggioranza e la fonoregistrazione
È su questo terreno che Panepinto individua uno degli elementi più rilevanti dell’istruttoria.
Nella seduta del 23 ottobre, il presidente facente funzioni Giuseppe Guaiana riferisce che una consigliera aveva inviato una PEC per giustificare l’assenza richiamando “i motivi espressi nel comunicato fatto con la maggioranza”.
Subito dopo Guaiana dichiara: “il comunicato della maggioranza ve lo trasmetterò a mezzo e-mail tra pochi minuti”.
La registrazione della seduta è stata acquisita nel fascicolo delle decadenze e richiamata nelle proposte.
Per il segretario è un elemento rilevante perché colloca la giustificazione nel momento stesso in cui si svolgevano le sedute, oltre a documentare l’esistenza di un comunicato della maggioranza già diffuso alla stampa nei giorni precedenti.
Non significa che l’assenza debba essere automaticamente considerata giustificata. Significa che anche questo elemento dovrà essere valutato dal Consiglio insieme agli altri documenti dell’istruttoria.
Il nodo dei 12 voti
Nel parere, Panepinto richiama anche la votazione della Conferenza dei capigruppo del 9 giugno.
Per ciascuna delle cinque posizioni il risultato è di 12 voti favorevoli. Il segretario sostiene però che il quorum strutturale necessario fosse di 13 consiglieri su 24.
Nel caso di Genco, per esempio, il verbale registra 12 favorevoli, sette contrari e quattro astenuti. Panepinto precisa: “il quorum è 13”. Mazzeo risponde: “Di trasmettere gli atti in aula”.
È uno dei passaggi che ora entrano nel fascicolo sul quale il Consiglio sarà chiamato a deliberare.
Il ruolo di Mazzeo
Sul ruolo della Presidenza il parere regionale è invece chiaro: “l’attivazione d’ufficio compete alla Presidenza del Consiglio Comunale, quale organo di impulso dell’assemblea, con il supporto della Conferenza dei Capigruppo”.
È quanto aveva spiegato anche Panepinto nella fonoregistrazione del 9 giugno: il procedimento parte dalla Presidenza, mentre la decisione finale sulla decadenza spetta al Consiglio.
È su questa distinzione che si inserisce il carteggio di luglio tra il segretario ed il presidente del consiglio.
Il carteggio tra Mazzeo e Panepinto mostra un altro nodo della procedura: chi debba fare cosa nel passaggio dagli uffici all’aula. La distinzione è importante: gli uffici predispongono gli atti, ma è la Presidenza a convocare il Consiglio e a iscrivere le proposte all’ordine del giorno. È così che, pur in mancanza di un passaggio di coordinamento istituzionale auspicato dal segretario vista la delicatezza dell’atto, Panepinto procede al caricamento delle delibere pur esprimendo un giudizio tecnico contrario al loro contenuto.
La parola passa al Consiglio
Le cinque proposte arriveranno quindi in aula con un fascicolo nel quale convivono la disposizione della Presidenza, i pareri precedenti, quello regionale, le fonoregistrazioni, la questione del quorum e il parere tecnico contrario del segretario generale.
Il Consiglio dovrà ora valutare l’intera istruttoria e assumere una decisione sulle cinque posizioni.
La votazione dell’aula, però, potrebbe non chiudere la vicenda.
I consiglieri interessati potrebbero impugnare le deliberazioni davanti al TAR e chiedere una misura sospensiva in attesa che il tribunale deliberi.
Anche un eventuale annullamento della delibera non determinerebbe automaticamente una responsabilità personale e solidale dei consiglieri che avessero votato la decadenza. Un’eventuale richiesta di risarcimento, compresi i danni all’immagine già prospettati in aula, richiederebbe infatti un autonomo accertamento della responsabilità, dell’eventuale dolo o colpa, del danno e del nesso causale. E indiscrezioni dicono che il ricorso sia pronto.
La partita politica resta un’altra
La vicenda delle decadenze si incrocia inevitabilmente con l’altra partita aperta a Palazzo Cavarretta: la mozione di sfiducia a Tranchida.
Le due procedure, però, hanno effetti completamente diversi.
La decadenza dei cinque consiglieri non manda a casa il sindaco e non scioglie il Consiglio comunale. Gli eventuali seggi vacanti verrebbero coperti attraverso le procedure di surroga.
La sfiducia, invece, potrebbe chiudere l’esperienza amministrativa di Tranchida, se raggiungesse le firme e i voti necessari. Le 10 firme necessarie per incardinare il procedimento sono tutte a disposizione, ma non ancora tutte apposte.
Per questo le due partite viaggiano sullo stesso tavolo politico, ma non sullo stesso piano istituzionale.
Intanto, a Palazzo Cavarretta circola l’ipotesi che la seduta sulle decadenze possa essere calendarizzata prima del 13 settembre, data già fissata per il bilancio.
Dopo nove mesi, la parola passa quindi al Consiglio. Ma non sarà una votazione qualsiasi: sui banchi dell’aula arriveranno cinque proposte di decadenza accompagnate, nel loro stesso fascicolo, dal parere contrario del segretario generale e da una procedura sulla quale resta aperto anche il nodo del quorum.
La partita, a questo punto, non riguarda soltanto cinque seggi.
Riguarda il modo in cui il Consiglio comunale deciderà di assumersi la responsabilità di questa scelta.
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redazione@tp24.it (Valentina Colli)
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