Informazioni pratiche sulla responsabilità del vettore per infortuni durante la salita e la discesa dai mezzi pubblici e criteri di risarcimento.
Ogni giorno migliaia di cittadini utilizzano autobus, tram e metropolitane per spostarsi nelle nostre città. Tuttavia, la fretta o una manovra brusca del conducente possono trasformare un tragitto quotidiano in un evento spiacevole. Molti viaggiatori subiscono infortuni proprio mentre cercano di salire a bordo o quando stanno per scendere alla loro fermata. In queste situazioni, sorge spontaneo chiedersi: come chiedere il risarcimento per una caduta sul bus o sul tram? La legge italiana offre una tutela molto forte al passeggero, stabilendo che la responsabilità del vettore non riguarda solo il tempo trascorso seduti o in piedi durante la corsa. Il contratto di trasporto implica infatti l’obbligo di portare il viaggiatore sano e salvo a destinazione, comprendendo tutte le fasi necessarie, inclusi quei pochi secondi in cui ci si muove tra il marciapiede e l’interno del veicolo. Comprendere i propri diritti è essenziale per non restare privi di assistenza in caso di incidente e per sapere come muoversi se l’azienda di trasporti nega il dovuto indennizzo.
Quando spetta il risarcimento se mi faccio male sul bus?
Il diritto a ottenere un indennizzo scatta nel momento in cui un passeggero subisce una lesione alla propria integrità psicofisica durante il viaggio. La norma di riferimento stabilisce che il vettore risponde dei sinistri che colpiscono la persona del viaggiatore (art. 1681 cod. civ.). Questa protezione non è limitata al solo scontro tra veicoli o a una frenata improvvisa nel traffico. La responsabilità della società di trasporti copre ogni danno che sia in qualche modo legato al servizio offerto. Se un utente scivola a causa di un gradino troppo viscido o cade perché il mezzo sobbalza in modo anomalo, ha il diritto di chiedere che i danni vengano pagati. La legge presuppone una colpa del trasportatore, il quale deve dimostrare di aver adottato ogni cautela possibile per evitare l’evento. Questo significa che il cittadino non deve provare la negligenza dell’autista, ma deve solo dimostrare che l’incidente è avvenuto durante il trasporto e che ha riportato delle ferite documentabili.
La società risponde anche se il mezzo è fermo alla fermata?
Un dubbio comune riguarda lo stato del veicolo al momento dell’infortunio. Molti pensano che se l’autobus è fermo alla fermata, la società di trasporti non abbia responsabilità per ciò che accade sui gradini. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha però chiarito che il concetto di “viaggio” è molto più ampio della semplice marcia su strada. La responsabilità per i danni si estende infatti anche alle cosiddette operazioni preparatorie e accessorie (Cass. sent. n. 666/2012). Salire e scendere dal mezzo sono fasi indispensabili per l’esecuzione del contratto di trasporto. Di conseguenza, il passeggero riceve tutela dal momento in cui mette il primo piede sul gradino fino a quando non ha riacquistato una posizione stabile sul marciapiede. Se una persona cade mentre le porte sono ancora aperte o inciampa in una fessura della pedana, l’azienda è chiamata a rispondere esattamente come se il mezzo fosse in movimento nel bel mezzo di un incrocio.
Quali sono gli obblighi del conducente durante la discesa?
Il conducente di un mezzo pubblico ha il dovere di vigilare sulla sicurezza dei passeggeri fino a quando questi non hanno completato le manovre di uscita. Un esempio tipico di responsabilità si verifica quando l’autista mette in movimento il veicolo prima che il viaggiatore sia sceso del tutto dai gradini. Se il bus riparte mentre una persona ha ancora un piede a bordo, provocandone la caduta e il ferimento, la colpa ricade interamente sulla società di gestione del servizio (Cass. sent. n. 666/2012). Il conducente deve attendere che le porte siano chiuse e che nessuno si trovi in una situazione di pericolo potenziale. La manovra di ripartenza deve essere sempre graduale e sicura. In caso di infortunio causato dalla fretta dell’autista o da una chiusura prematura delle porte, l’azienda non può sottrarsi all’obbligo di risarcimento, a meno che non fornisca prove molto difficili da ottenere sulla propria totale mancanza di colpa.
In quali casi l’azienda di trasporti non deve pagare i danni?
Esistono delle situazioni specifiche in cui la società di trasporti può andare esente da responsabilità. La legge prevede tre casi principali in cui l’azienda non è tenuta a versare il risarcimento:
Per quanto riguarda il primo punto, non basta un’attenzione generica, ma serve una prova rigorosa di aver fatto tutto il possibile sul piano tecnico e umano. Se ad esempio un passeggero cade perché decide di saltare giù dal mezzo mentre questo è ancora in corsa o se ignora deliberatamente le segnalazioni di pericolo, la colpa viene attribuita al suo comportamento sconsiderato. In queste ipotesi, l’imprudenza dell’utente interrompe il legame di responsabilità con il vettore, poiché il danno deriva da un rischio che il passeggero ha scelto di correre autonomamente.
Cosa succede se la caduta è causata da un altro passeggero?
Un’altra situazione frequente riguarda gli infortuni causati dalla calca o dal comportamento degli altri utenti. Si pensi al caso di una persona che viene spinta con forza da un passeggero frettoloso durante la salita sul tram e finisce a terra riportando una frattura. In questo scenario, l’evento viene considerato un fatto esterno alla sfera d’azione della società di trasporti. Se lo spintone è un gesto isolato e imprevedibile di un terzo, l’azienda può sostenere che l’evento non fosse evitabile attraverso le normali misure di sicurezza. La responsabilità del vettore non può coprire la maleducazione o l’irruenza improvvisa degli altri viaggiatori, a meno che non si dimostri che la situazione di pericolo era prevedibile (ad esempio un sovraffollamento oltre i limiti consentiti che l’autista ha ignorato). In assenza di colpe dirette della società, il danneggiato dovrà rivolgersi direttamente contro il soggetto che lo ha spinto per ottenere il ristoro dei danni subiti.
Come viene calcolato il danno biologico per le lesioni subite?
Quando il passeggero ottiene il riconoscimento del proprio diritto, si passa alla fase della liquidazione del danno biologico. Questo tipo di risarcimento serve a compensare la lesione dell’integrità fisica e psichica della persona. Il calcolo avviene solitamente sulla base di tabelle che tengono conto dell’età del soggetto e della gravità della lesione. In generale, più il danneggiato è giovane, più alto sarà il risarcimento, poiché la sofferenza e le limitazioni fisiche lo accompagneranno per un tempo più lungo. Esiste però una regola particolare nel caso in cui il soggetto leso muoia per cause indipendenti dall’incidente prima della fine del processo. In questo caso, il danno biologico non si calcola più sulla base della probabilità statistica di vita, ma sulla durata effettiva della vita trascorsa dall’incidente al decesso (Cass. civ. n. 22338/2007). Il risarcimento deve quindi coprire solo le ripercussioni negative subite per l’intero tempo in cui il soggetto è rimasto in vita dopo l’infortunio.
Cosa deve fare il passeggero subito dopo l’incidente?
Per avere successo in una richiesta di risarcimento, la tempestività è un fattore determinante. Il viaggiatore deve essere in grado di dimostrare che la caduta è avvenuta proprio su quel determinato mezzo pubblico. Ecco alcuni passaggi pratici consigliati:
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avvisare immediatamente il conducente del veicolo in modo che possa fare una segnalazione ufficiale;
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raccogliere le generalità di eventuali testimoni presenti al momento del fatto;
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richiedere l’intervento dell’autorità o di un’ambulanza se le ferite sono serie;
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conservare il titolo di viaggio o la ricevuta dell’abbonamento come prova del contratto;
- recarsi in pronto soccorso il prima possibile per far certificare le lesioni subite e il nesso con la caduta.
Senza una prova chiara del luogo e dell’orario dell’incidente, la società di trasporti potrebbe facilmente contestare la dinamica dei fatti. La documentazione medica iniziale è fondamentale perché costituisce la base su cui il medico legale valuterà successivamente la percentuale di invalidità e il conseguente importo del risarcimento. La trasparenza e la precisione nel riferire i fatti al personale sanitario e alle autorità facilitano notevolmente il percorso per ottenere giustizia.
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Raffaella Mari
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