Con la delibera numero 200 del 2026 l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni – Agcom, il 10 agosto scorso ha reso noto l’Atto integrativo delle linee guida per le campagne di comunicazione contro i disturbi da gioco d’azzardo. «Ci sono degli elementi positivi, ma continuano a riferire la tutela prevalentemente al solo giocatore e alla sua capacità di autolimitazione», è il primo commento di Maurizio Fiasco, past president dell’Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio – Alea.
«In questi mesi abbiamo vigilato affinché l’Agcom non ripetesse la scorrettezza del 2019, quando il suo regolamento aprì di fatto la strada alla pubblicità delle scommesse, arrivando a mettere in discussione l’applicazione della legge dello Stato sul divieto assoluto di pubblicità del gioco d’azzardo. Raccogliamo perciò con soddisfazione la nota del 29 giugno del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, con la quale ha chiesto all’Agcom di garantire la piena e integrale applicazione del divieto di pubblicità». Lo hanno detto in una nota congiunta Adriano Bordignon, presidente Forum nazionale delle associazioni familiari, e Maurizio Fiasco, a seguito delle nuove linee guida Agcom sulla pubblicità per scommesse e azzardo. «Da parte nostra, dopo essere intervenuti nella fase di consultazione con un documento e attraverso un’audizione presso l’Autorità, prendiamo atto delle modifiche introdotte dalle linee guida rese note lo scorso 10 agosto», prosegue Fiasco, «ma esprimiamo una valutazione complessivamente critica».
Fiasco, perché esprimete una valutazione critica?
La disciplina prospettata continua a concentrare la prevenzione soprattutto sul comportamento individuale del giocatore, lasciando sullo sfondo la responsabilità dei concessionari, i danni prodotti alle famiglie e la necessità di un controllo realmente indipendente delle campagne di comunicazione. Avevamo, inoltre, insistito affinché fossero definiti precisi limiti di responsabilità giuridica per l’intero sistema che organizza, rende disponibile, comunica e trae ricavi dal gioco d’azzardo. Una richiesta che abbiamo avanzato e che è stata condivisa anche dalle associazioni dei consumatori e che non ha trovato alcun riscontro.
Manca una definizione formale di gioco responsabile, che deve emanare solo il ministro della Salute con atto pubblico. Che cosa significa l’accezione? Il termine responsabilità è molto ricco e ha varie accezioni semantiche: c’è una responsabilità giuridica, una civile, la responsabilità penale, sanitaria, comportamentale, di tipo civico eccetera. Nel nostro caso come andrebbe fissata la soglia che separa il gioco responsabile dal gioco irresponsabile? Andrebbe fissata con criteri socio-sanitari? Ci aspettiamo che il ministro della Salute lo faccia, così come ha fissato il tasso alcolemico. La misurazione clinica e sociale non può essere affidata ad altre entità che non sia l’autorità governativa. Veniamo alle dolenti note perché né sul piano sociale né sul piano clinico sanitario né sul piano dei danni a terzi (in questo caso i terzi sono principalmente i familiari), non abbiamo nulla se non una norma promulgata dall’ente di unificazione degli standard.
«L’Autorità ritiene che un miglior supporto all’adozione di criteri per il gioco responsabile potrebbe venire dal recentissimo standard internazionale relativo ai “marcatori di rischio nel gioco d’azzardo”», si legge nell’articolo 19 delle Linee guida.
Sì, è la norma Cen en 18144, adottata a novembre 2025 e pubblicata il 1° giugno 2026, che ha definito i nove marcatori di rischio del gioco d’azzardo, tutti assolutamente congrui e validi. L’Agcom ci ha messo della buona volontà ad andare a cercare un riferimento, non trovandolo nel ministero della Salute o nel Consiglio superiore di sanità. È una norma di certificazione industriale, prodotta sicuramente da chi fa bene il proprio lavoro, ma è paradossale che la fonte non sia chi deve far rispettare l’articolo 32 della Costituzione, cioè la salute.
Un giocatore abitudinario in media perde 2000-2.500 euro in un anno, che non è poco: sono circa 200 euro al mese
Maurizio Fiasco, past president Alea
Secondo la prima Relazione sul settore dei giochi pubblici, i numeri dell’azzardo del 2025 parlano di una raccolta totale di 165,3 miliardi, è tutto il denaro puntato dai giocatori e dalle giocatrici in un anno. Una cifra in crescita del 5% rispetto al 2024.
Lasciamo stare le persone che sporadicamente comprano un tagliando della lotteria o fanno una scommessa, il core business industriale è dato da circa cinque milioni di abitudinari, all’interno dei quali si annidano circa un milione e mezzo di problematici. Un giocatore abitudinario in media perde 2000-2.500 euro in un anno, che non è poco: sono circa 200 euro al mese.
Qui la delibera n. 200/26 dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni “Atto integrativo delle linee guida per le campagne di comunicazione contro i disturbi da gioco d’azzardo”:
Cosa considerate positivo delle Linee guida dell’Agcom?
Il ministro Giorgetti è il primo ministro economico dopo 30 anni che esprime una preoccupazione sulla pubblicità per il gioco d’azzardo e invita l’Agcom a un’applicazione rigorosa. E questo è un fatto interessante. Il giudizio complessivo sulla delibera rimane prevalentemente critico, ma riconosciamo alcuni elementi positivi: dalle correzioni terminologiche, con l’abbandono del termine improprio e ormai superato“ludopatia”, ad alcuni dispositivi che rendono più difficile utilizzare bonus, immagini di vincita, marchi e altri strumenti comunicativi come veicoli di pubblicità surrettizia. Permangono ancora alcune criticità. Ad esempio, i “bonus” continuano a essere ammessi senza l’obbligo di chiarire al consumatore che si tratta di strumenti “figurativi” o “virtuali”.
La prevenzione non può limitarsi a chiedere al giocatore di controllarsi. Deve intervenire sulle responsabilità di chi il gioco lo produce, lo promuove, lo rende disponibile e ne trae profitto
Maurizio Fiasco, past president Alea
Va riconosciuto che è stato opportunamente fissato il principio secondo cui una comunicazione sul cosiddetto “gioco responsabile” deve essere valutata in relazione ai suoi effetti concreti, considerando contenuto, forma, contesto, frequenza, utilizzo del marchio e possibili richiami all’offerta commerciale. È un principio sul quale abbiamo fortemente insistito, chiedendo di impedire la beffa delle pseudo “pubblicità progresso” sull’azzardo che invece lo incentivano: messaggi formalmente presentati come strumenti di prevenzione che producono attraverso immagini, suoni, linguaggi o ambientazioni, un effetto di normalizzazione o attrazione verso il gioco d’azzardo. Tuttavia, le linee guida continuano a riferire la tutela prevalentemente al solo giocatore e alla sua capacità di autolimitazione.

Ci spieghi meglio.
Non viene riconosciuto in modo esplicito il ruolo dei familiari e dei terzi danneggiati e non vengono introdotte avvertenze obbligatorie sui danni economici, familiari e relazionali provocati dalla dipendenza da azzardo. La dipendenza da azzardo ha effetti economici, relazionali, sociali ed educativi per intere famiglie. Agcom ha eluso una nostra precisa richiesta: fare in modo che la comunicazione preventiva si rivolga anche alla cerchia familiare e sociale della persona che gioca d’azzardo, nell’ambito di un autentico messaggio di prevenzione sanitaria, rendendo visibili le conseguenze della dipendenza e, soprattutto, le concrete possibilità di aiuto. Lascia interdetti il persistere di una refrattarietà a un principio che più volte abbiamo preteso venisse rispettato.
Quale principio?
La tutela della salute non può essere delegata ai privati. Riteniamo particolarmente significativo il nodo relativo alla rappresentazione dei danni correlati al gioco d’azzardo. La delibera Agcom richiama a questo proposito, ribadisco, un documento elaborato da un ente di certificazione industriale, anziché prevedere – come sarebbe necessario in una materia che riguarda direttamente la salute pubblica – un riferimento istituzionale del ministero della Salute. È molto grave che il ministero della Salute continui a rimanere in una posizione di inerzia e tutto ciò non può in alcun modo giustificare lo spostamento delle questioni sanitarie dalla sfera pubblica a quella privata.
E ora? Continuerete a sollecitare le istituzioni?
Assolutamente sì. Alea e Forum nazionale delle associazioni familiari continueranno a sollecitare le istituzioni affinché vengano adottati strumenti realmente efficaci per la tutela della salute pubblica, delle famiglie e dei consumatori. È una responsabilità che non può essere rinviata, tanto più in una fase nella quale l’offerta industriale di gioco d’azzardo continua a registrare incrementi a due cifre, mentre crescono i costi sociali ed economici per le famiglie, aumenta lo sconcerto dell’opinione pubblica e il Parlamento rimane silente. La prevenzione non può limitarsi a chiedere al giocatore di controllarsi. Deve intervenire sulle responsabilità di chi il gioco lo produce, lo promuove, lo rende disponibile e ne trae profitto.
Stretta per testimonial e loghi
Nelle linee guida, sono anche presenti paletti per i testimonial, con «il ricorso a sportivi, ex sportivi o altre figure di notorietà pubblica che deve essere valutato con particolare cautela in quanto la notorietà, pur potendo accrescere la riconoscibilità e la diffusione del messaggio, può al contempo contribuire a rafforzare una percezione del gioco come attività ordinaria o socialmente normalizzata». Inoltre, per quanto riguarda la presenza dei loghi dei concessionari sul torace delle maglie di gioco è «necessario intervenire sulle forme di comunicazione che, pur presentandosi come informative, possono assumere in concreto una funzione promozionale o elusiva del divieto di pubblicità del gioco con vincita in denaro».
La fotografia in apertura è di Ercan Evcimen su Pexels
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Ilaria Dioguardi
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