Icona ed emblema: c’è voluto coraggio per sfidarla otto mesi fa. Quel giorno il Segretario Generale Regionale Cisl del Lazio Enrico Coppotelli attraversava il cortile del palazzo della Regione sulla Cristoforo Colombo. Mura segnate dalla sorte: lì vennero girate le scene iconiche della saga cinematografica di Fantozzi. Con i suoi corridoi interminabili, le porte infinite, le stanze a migliaia: si prestava come ideale location della Megaditta in cui il personaggio recitato da Polo Villaggio diventa insignificante, senza diritti, ingranaggio minimo di un sistema nel quale il sindacato non aveva spazio. Al punto che in una scena leggendaria Fantozzi viene murato vivo nel suo ufficio.
Enrico Coppotelli invece attraversò quei corridoi puntando dritto al cuore del totem. Portò un documento di 54 pagine e 13 proposte. Gli dissero di sì, come rispondevano sempre anche nella Megaditta lasciando poi che la burocrazia mantenesse tutto com’era.
Agosto è il mese in cui i bilanci si fanno con più crudezza, complici il caldo e il rallentamento della cronaca politica: si pianta l’ombrellone e da soli, lì sotto, si pensa a cosa verrà dopo.
La partecipazione dei lavoratori
Il primo punto del documento, quello sulla partecipazione dei lavoratori nella gestione delle società partecipate dalla Regione, non è rimasto sulla carta. È stato sottoscritto un accordo regionale che stanzia 250mila euro per le commissioni paritetiche, lo strumento — introdotto dalla stessa Regione nell’ultima Legge di Bilancio — che prevede la costituzione di commissioni composte in egual numero da rappresentanti dell’impresa e dei lavoratori, chiamate a elaborare proposte su innovazione, organizzazione del lavoro, welfare aziendale e inclusione.
La Cisl, forte di questo precedente, ha già alzato l’asticella: ha chiesto un incontro per estendere lo stesso modello di partecipazione organizzativa e consultiva anche alla Fondazione Santa Lucia, l’Irccs romano specializzato in neuroriabilitazione. Un banco di prova che dirà se il principio sottoscritto sulla carta regionale regge anche fuori dal perimetro degli enti direttamente partecipati.
L’Osservatorio sulla desertificazione bancaria
Il secondo capolinea raggiunto riguarda un tema che tocca da vicino i piccoli centri della provincia, dove lo sportello bancario che chiude non è un dettaglio ma spesso l’ultimo presidio economico rimasto.
Il Consiglio Regionale del Lazio ha approvato, con l’articolo 54 della legge n. 247, l’istituzione dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria. Una misura che la stessa Cisl Lazio rivendica come proprio culmine di battaglia, ricordando che la proposta era contenuta nei tredici punti presentati alla Regione.
L’Osservatorio non si limiterà a mappare le chiusure degli sportelli ma dovrà tradursi in misure concrete per consolidare la presenza di servizi bancari nelle aree più disagiate.
Il Cup che torna pubblico
Più recente, e ancora in fase di avvio, è il terzo tassello: l’iter per la reinternalizzazione del servizio Cup, il Centro unico di prenotazione della sanità pubblica, spesso esternalizzato negli anni passati con risultati non sempre soddisfacenti per gli utenti.
Un processo che, se portato a termine, ricondurrebbe sotto la gestione diretta un servizio che i cittadini incontrano ogni volta che devono prenotare una visita.
Le infrastrutture per diventare europei
Ma il punto più qualificante tra quelle tredici proposte è quello delle infrastrutture. La Cisl del Lazio otto mesi fa aveva messo in chiaro che il rilancio nazionale del territorio passava sulla creazione di infrastrutture di dimensione europea. Nasce da lì il dibattito che ha portato l’assessore Pasquale Ciacciarelli a puntare sui Porti del Lazio ed il loro ammodernamento. Sempre da lì nasce lo spunto che l’assessore all’Agricoltura Giancarlo Righini ha trasformato in azione concreta affidando ai Consorzi di Bonifica di Anbi Lazio la ristrutturazione della rete di prevenzione e contrasto ai cambiamenti climatici. Che sta già portando risultati concreti. (Leggi qui: La nuova paratoia sul Sisto: dalla piena di dicembre alla sicurezza ritrovata. E qui: Via alla manutenzione degli otto impianti che tengono in vita la pianura pontina).
Su tutte ha però lasciato il segno la proposta legata alla creazione della nuova stazione dell’Alta Velocità a Frosinone-Ferentino. Non è un caso che sia stato proprio un convegno organizzato da Coppotelli, lo scorso 30 giugno alle Terme di Pompeo, a segnare la svolta. In quella sede arrivarono i numeri che ribaltavano la narrazione fin lì dominante, quella di volumi di traffico insufficienti ad ammortizzare i costi dell’opera, introducendo la variabile della logistica merci sul corridoio Scandinavia-Mediterraneo, capace di sfruttare le 12 ore notturne in cui i binari restano altrimenti silenziosi.
Da quel convegno, che vide sfilare in un’unica giornata il governatore Francesco Rocca, il sottosegretario Luigi Sbarra, il ministro Antonio Tajani e il deputato Nicola Ottaviani, sono partite le riunioni operative al Ministero: il primo Tavolo Tecnico con Matteo Salvini si tenne pochi giorni dopo. Da allora, per usare un’espressione che in Ciociaria si sente spesso ripetere quando qualcosa finalmente si muove, «qualcosa cominciò a muoversi» davvero.
Quel convegno fu uno spartiacque: prima si discuteva di un’opera bloccata dalla burocrazia romana, dopo si è cominciato a discutere di come e quando realizzarla.
Il bilancio, con onestà
Restano i capitoli ancora aperti, a partire dalla concretizzazione definitiva della stessa stazione Tav, che avanza ma non è ancora un cantiere. E resta soprattutto il monito che lo stesso Coppotelli si era dato otto mesi fa: l’accoglimento politico è un punto di partenza, non un punto di arrivo.
Ma se si guarda alla lista con lo sguardo disincantato che l’estate concede, il dato di fatto è che almeno quattro punti centrali dei tredici che costituiscono il documento (partecipazione dei lavoratori, desertificazione bancaria, Cup pubblico e, soprattutto, il riavvio del dossier Tav) sono passati dalla fase degli annunci a quella degli atti.
Il che mette sul tavolo una domanda in più. Imponendo di capire se questo metodo, fatto di proposte scritte, numeri alla mano, pressing costante, sia replicabile. Soprattutto sui dossier più duri ancora in coda.
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