Una delle principali novità emerse negli ultimi giorni riguarda la riforma degli Istituti Tecnici. In particolare, per gli Istituti Tecnici economici il confronto tra Ministero e organizzazioni sindacali ha portato ad alcune modifiche relative alle ore di autonomia previste nel primo biennio, che vengono meno nel nuovo quadro. In precedenza, erano previste due ore settimanali curricolari a disposizione delle scuole: con il correttivo introdotto, per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing, un’ora viene destinata alla seconda lingua comunitaria, che mantiene le tre ore previste fino a quest’anno, e un’ora all’insegnamento della geografia. Proprio su quest’ultima disciplina, in attesa di ulteriori ed eventuali chiarimenti, è necessario fare il punto, considerando che la materia viene articolata in due insegnamenti distinti.

La riforma dei Tecnici: come cambia l’insegnamento della geografia

Dopo mesi di discussioni e di critiche, dunque, dall’anno scolastico 2026/2027 prenderà il via la riforma degli Istituti Tecnici. Come anticipato in premessa, per quanto riguarda gli Istituti Tecnici del settore economico indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing, una delle modifiche più rilevanti riguarda l’insegnamento della geografia. Nel nuovo quadro orario, infatti, la disciplina non sarà più proposta come insegnamento unitario per il biennio, ma verrà articolata in due materie distinte: Geografia e Geografia economica.

Il cambiamento non riguarda soltanto la distribuzione delle ore. La riforma riconosce infatti un ruolo autonomo alla geografia economica, separandola dalla geografia generale e attribuendole un proprio percorso nel biennio. Geografia sarà presente nella classe prima, mentre Geografia economica accompagnerà gli studenti sia nel primo sia nel secondo anno, con un numero maggiore di ore nella seconda classe. La distinzione introduce quindi due percorsi paralleli ma collegati: quella generale continuerà a fornire agli studenti gli strumenti per leggere i territori, comprendere i fenomeni ambientali, demografici e sociali e interpretare il rapporto tra uomo e spazio; quella economica, invece, si concentrerà sulle dinamiche che trasformano i territori: attività produttive, scambi commerciali, reti economiche, globalizzazione e sviluppo sostenibile.

La questione organizzativa

La distinzione tra Geografia e Geografia economica introduce però una serie di questioni operative da risolvere. Se infatti il quadro orario individua due insegnamenti differenti, resta da capire come questa separazione dovrà tradursi concretamente nella vita quotidiana delle scuole.

Il primo aspetto riguarda la diversa collocazione dei due insegnamenti all’interno dei quadri orari. La Geografia generale rientra nel “Quadro orario area di istruzione generale nazionale”, nell’ambito Storico-geografico (All. A al Decreto Ministeriale n. 71 del 29 aprile 2026), mentre la Geografia economica è inserita nel “Quadro orario area di indirizzo flessibile”, tra gli elementi di base dell’indirizzo (All. 1 al DM 71/2026). La collocazione in due aree differenti conferma quindi la presenza di due discipline autonome, accomunate dalla medesima radice geografica ma con una diversa funzione all’interno del percorso formativo.

Il nodo principale riguarda soprattutto le classi prime, nelle quali saranno presenti entrambi gli insegnamenti. Sulla base dell’attuale configurazione dei quadri orari, e salvo eventuali ulteriori modifiche, in classe seconda dovrebbe essere previsto esclusivamente l’insegnamento di Geografia economica per 3 ore settimanali. Per le classi prime, invece, resta la presenza di entrambe le discipline: 2 ore settimanali di Geografia economica e un’ora di Geografia generale.

Chi può insegnare le due nuove materie?

Come previsto dai nuovi quadri orari, la classe di concorso di riferimento per l’insegnamento è la A-21, con la sola eccezione della Geografia economica, per la quale la classe di concorso A-50 è da considerarsi ad esaurimento, limitatamente alla salvaguardia della titolarità.

È quindi plausibile che lo stesso docente possa essere titolare di entrambi gli insegnamenti nella medesima classe prima. Dal punto di vista organizzativo, questa soluzione renderebbe più semplice la gestione dello sdoppiamento, garantendo continuità al percorso didattico. La presenza dello stesso insegnante non modifica però la natura distinta delle due discipline. Il docente sarà infatti chiamato a svolgere due insegnamenti differenti, ciascuno con propri obiettivi ed elementi caratterizzanti.

E se i docenti sono due nella stessa classe?

Un caso analogo si verifica anche per altre discipline appartenenti alla stessa classe di concorso. Restando nell’ambito dell’Istituto Tecnico Economico, si pensi ad esempio a Diritto ed Economia politica: due insegnamenti distinti, spesso affidati a un unico docente, ma che possono prevedere, di base, la presenza di due insegnanti nella stessa classe, ciascuno responsabile di una disciplina.

Anche per Geografia e Geografia economica potrebbe quindi verificarsi la presenza di due docenti: uno impegnato nell’insegnamento della parte generale e uno in quella economica. Dal punto di vista teorico, la suddivisione appare immediata, dal momento che ciascun insegnante avrebbe un ambito disciplinare definito e una propria valutazione. Sul piano pratico, però, la gestione richiede maggiore attenzione. Occorre infatti considerare un elemento fondamentale: fino ad oggi l’insegnamento della geografia nel biennio è stato unitario. Il docente ha quindi potuto organizzare il percorso didattico avendo a disposizione un monte ore complessivo di 3 ore settimanali e una visione organica della disciplina, senza una separazione rigida tra i diversi ambiti. Con il nuovo ordinamento, in presenza di due docenti, sarà invece necessario un maggiore coordinamento per evitare sovrapposizioni o disallineamenti nei contenuti proposti. Una programmazione non condivisa potrebbe infatti generare confusione negli studenti, chiamati a confrontarsi con due insegnamenti distinti ma strettamente collegati tra loro.

La valutazione negli scrutini

Dunque, la presenza di due insegnamenti distinti comporterà, anche in sede di scrutinio, la necessità di mantenere separate le rispettive valutazioni. Geografia e Geografia economica dovranno quindi essere considerate come discipline autonome, ciascuna con una propria proposta di voto e una distinta valutazione finale, indipendentemente dal fatto che siano affidate allo stesso docente o a due insegnanti diversi. La coincidenza della classe di concorso o del docente titolare non incide infatti sulla natura dei due insegnamenti, che il nuovo ordinamento configura come materie autonome, ciascuna con propri obiettivi formativi e un proprio percorso didattico.

Le nuove Linee guida ancora attese

L’introduzione di due insegnamenti distinti rende necessario anche un aggiornamento delle Linee guida nazionali. Ad oggi, infatti, non è ancora stato pubblicato il documento che dovrà definire obiettivi specifici di apprendimento, conoscenze, abilità e indicazioni metodologiche per Geografia e Geografia economica nel nuovo ordinamento. E non è escluso che possano esserci delle modifiche.
Ad ogni modo, le Linee guida oggi vigenti, emanate con la Direttiva n. 57 del 15 luglio 2010, fanno riferimento a un unico insegnamento di Geografia articolato nel biennio.

Le future indicazioni ministeriali saranno pertanto determinanti per chiarire come ripartire i contenuti tra le due discipline, quali competenze attribuire a ciascun insegnamento e come garantire la necessaria continuità del percorso formativo nel primo biennio.

Ad oggi, secondo quanto riportato nel documento tecnico del 2010, il docente di “Geografia” concorre a far conseguire allo studente, al termine del percorso quinquennale, risultati di apprendimento che lo mettono in grado di: riconoscere gli aspetti geografici, ecologici, territoriali dell’ambiente naturale ed antropico, le connessioni con le strutture demografiche, economiche, sociali, culturali e le trasformazioni intervenute nel corso del tempo; riconoscere l’interdipendenza tra fenomeni economici, sociali, istituzionali, culturali e la loro dimensione locale/globale; stabilire collegamenti tra le tradizioni culturali locali, nazionali e internazionali sia in una prospettiva interculturale sia ai fini della mobilità di studio e di lavoro; riconoscere il valore e le potenzialità dei beni culturali e ambientali per una loro corretta fruizione e valorizzazione. Si può benissimo notare che coesistono nella stessa sintesi elementi sia di geografia pura che di quella espressamente economica. Con due discipline autonome occorrerà predisporre programmazioni distinte ma coordinate, definendo chiaramente quali contenuti appartengono alla geografia generale e quali alla geografia economica, evitando duplicazioni.

Per completezza, si riportano di seguito le conoscenze e le abilità della disciplina regolamentate e finora in vigore per il primo biennio (Direttiva 57/10 poc’anzi menzionata):





Ai fini del raggiungimento dei risultati di apprendimento sopra riportati in esito al percorso quinquennale, nel primo biennio il docente persegue, nella propria azione didattica ed educativa, l’obiettivo prioritario di far acquisire allo studente le competenze di base attese a conclusione dell’obbligo di istruzione, di seguito richiamate: · comprendere il cambiamento e le diversità dei tempi storici in una dimensione diacronica attraverso il confronto fra epoche e in una dimensione sincronica attraverso il confronto fra aree geografiche e culturali; · osservare, descrivere ed analizzare fenomeni appartenenti alla realtà naturale e artificiale e riconoscere nelle varie forme i concetti di sistema e di complessità. L’articolazione dell’insegnamento di “Geografia” in conoscenze e abilità è di seguito indicata quale orientamento per la progettazione didattica del docente in relazione alle scelte compiute nell’ambito della programmazione collegiale del Consiglio di classe.
Conoscenze Metodi e strumenti di rappresentazione degli aspetti spaziali: reticolato geografico, vari tipi di carte, sistemi informativi geografici. Formazione, evoluzione e percezione dei paesaggi naturali e antropici. Tipologia di beni culturali e ambientali, valore economico e identitario del patrimonio culturale. Classificazione dei climi e ruolo dell’uomo nei cambiamenti climatici e microclimatici. Processi e fattori di cambiamento del mondo contemporaneo (globalizzazione economica, aspetti demografici, energetici, geopolitici…). Sviluppo sostenibile: ambiente, società, economia (inquinamento, biodiversità, disuguaglianze, equità intergenerazionale). Flussi di persone e prodotti; innovazione tecnologica. Organizzazione del territorio, sviluppo locale, patrimonio territoriale. Caratteristiche fisico-ambientali, socioculturali, economiche e geopolitiche relative a: – Italia e regioni italiane – Unione europea – Europa, e sue articolazioni regionali – Continenti extra-europei: esemplificazioni significative di alcuni Stati Abilità Interpretare il linguaggio cartografico, rappresentare i modelli organizzativi dello spazio in carte tematiche, grafici, tabelle anche attraverso strumenti informatici. Descrivere e analizzare un territorio utilizzando metodi, strumenti e concetti della geografia. Individuare la distribuzione spaziale degli insediamenti e delle attività economiche e identificare le risorse di un territorio. Analizzare il rapporto uomo-ambiente attraverso le categorie spaziali e temporali. Riconoscere le relazioni tra tipi e domini climatici e sviluppo di un territorio. Analizzare i processi di cambiamento del mondo contemporaneo. Riconoscere l’importanza della sostenibilità territoriale, la salvaguardia degli ecosistemi e della bio–diversità. Riconoscere gli aspetti fisico-ambientali, socioculturali, economici e geopolitici dell’Italia, dell’Europa e degli altri continenti. Riconoscere il ruolo delle Istituzioni comunitarie riguardo allo sviluppo, al mercato del lavoro e all’ambiente. Analizzare casi significativi della ripartizione del mondo per evidenziarne le differenze economiche, politiche e socioculturali.


Il ruolo dei dipartimenti disciplinari

In attesa della pubblicazione delle Linee guida, che permetteranno di avere un quadro più chiaro della distinzione tra le due discipline, resta da capire quale sarà la soluzione organizzativa che gli istituti adotteranno al loro interno per coordinarne la progettazione. La normativa, infatti, al momento non interviene sull’assetto dei dipartimenti (o gruppi di materia), lasciando alle scuole, nell’ambito della propria autonomia organizzativa e didattica, la possibilità di individuare il modello ritenuto più funzionale.

In molti istituti potrebbe risultare naturale mantenere Geografia e Geografia economica all’interno dello stesso dipartimento disciplinare, soprattutto considerando che entrambe le materie fanno riferimento, in via ordinaria, alla medesima classe di concorso A-21 e condividono numerosi presupposti metodologici e culturali. Una gestione unitaria consentirebbe di progettare il percorso del biennio in modo coerente, definendo con chiarezza gli obiettivi specifici di ciascun insegnamento e individuando i punti di raccordo tra la dimensione territoriale, ambientale e sociale della geografia generale e quella economica, incentrata sulle attività produttive, sui sistemi economici e sulle dinamiche della globalizzazione.

Non può però escludersi a priori che alcune scuole scelgano soluzioni differenti. La collocazione della Geografia economica nell’area di indirizzo potrebbe infatti favorire un maggiore raccordo con le discipline economico-aziendali (classe di concorso A-45), dando vita a forme di collaborazione più strette con il dipartimento dell’area economica, senza necessariamente comportare una separazione formale dal dipartimento di geografia. Non va inoltre dimenticato che, nel caso in cui la disciplina fosse affidata ad un docente appartenente alla classe di concorso A-50, anche con quest’ultima potrebbero rendersi utili dei punti di contatto.

In ogni caso, qualunque sia il modello organizzativo adottato, il coordinamento tra i docenti rappresenterà un elemento essenziale. La presenza di due insegnamenti distinti, ma strettamente collegati tra loro, rende infatti ancora più importante una progettazione condivisa, capace di evitare sovrapposizioni nei contenuti, distribuire in modo equilibrato gli argomenti e garantire agli studenti un percorso formativo unitario e progressivo, coerente con gli obiettivi della riforma.

La questione dei libri di testo

Un’ulteriore ricaduta della riforma riguarda i libri di testo. Per l’anno scolastico 2026/2027 le adozioni sono ormai state deliberate dalle scuole, sulla base dei tempi previsti ogni anno che impongono l’adozione degli stessi entro la seconda decade di maggio, quando ancora non erano disponibili tutti gli elementi applicativi del nuovo ordinamento. Resta quindi da comprendere come gli editori adegueranno la propria offerta nei prossimi anni, predisponendo testi coerenti con la distinzione tra le due sfere. Non è escluso che si possa passare a due volumi distinti oppure a un unico manuale articolato in due percorsi, ma molto dipenderà anche dalle future Linee guida ministeriali, chiamate a definire con maggiore precisione contenuti e obiettivi dei due insegnamenti.

Un ulteriore elemento di riflessione riguarda i contenuti disciplinari. Nel nuovo assetto, infatti, la classe prima rappresenterà un momento particolarmente delicato, poiché gli studenti incontreranno entrambi gli insegnamenti, mentre nel secondo anno proseguiranno esclusivamente con Geografia economica. Questa diversa articolazione impone necessariamente una revisione della programmazione tradizionale del biennio. Alcuni contenuti e strumenti propri della geografia generale dovranno infatti essere affrontati già nel primo anno, così da fornire agli studenti le conoscenze di base necessarie per comprendere i fenomeni economici e territoriali.

La costruzione delle cattedre e il nodo della continuità didattica

Nel primo anno, la presenza contemporanea di Geografia e Geografia economica, come abbiamo visto, può prevedere l’attribuzione degli insegnamenti ad un unico docente o a due distinti. In quest’ultimo caso, la situazione potrebbe diventare più complessa nel passaggio alla classe seconda, quando, sulla base dell’attuale configurazione dei quadri orari, rimane esclusivamente l’insegnamento di Geografia economica.

In questo scenario si pone un interrogativo non di poco conto: nel caso in cui in classe prima siano presenti due docenti diversi, a quale insegnante dovrebbe essere garantita la continuità didattica sulla classe seconda? Al docente di Geografia generale, che ha seguito gli studenti nel primo anno, oppure al docente di Geografia economica, disciplina che prosegue nel secondo anno? La questione non riguarda soltanto l’assegnazione delle ore, ma anche il principio della continuità, tradizionalmente collegato alla prosecuzione dell’insegnamento e del rapporto educativo con gli studenti.

Una possibile soluzione potrebbe essere individuata nella natura stessa delle discipline: poiché in seconda prosegue Geografia economica, sembrerebbe logico garantire la continuità al docente che ha già svolto tale insegnamento in prima. Attenzione, però: se la programmazione del biennio sarà costruita come un percorso unitario e progressivo, anche il docente di Geografia generale potrebbe rivendicare un ruolo nella continuità del percorso avviato con la classe. Anche in questo caso potrebbero essere utili dei chiarimenti.

Conclusioni

Quanto analizzato rappresenta il quadro che emerge sulla base delle disposizioni attualmente disponibili e delle modifiche introdotte negli ultimi giorni nell’ambito della riforma degli Istituti Tecnici. La nuova articolazione dell’insegnamento della geografia nel percorso AFM apre infatti una serie di questioni operative che, al momento, non hanno ancora trovato una definizione completa. La pubblicazione delle future Linee guida e degli eventuali chiarimenti ministeriali sarà determinante per delineare con maggiore precisione la distinzione tra Geografia e Geografia economica, sia sotto il profilo didattico sia sotto quello organizzativo.

Per questo motivo, quanto riportato rappresenta una lettura dell’attuale configurazione della riforma, sulla base degli elementi oggi disponibili. Saranno i prossimi interventi ministeriali a chiarire i nodi ancora aperti e a fornire alle scuole gli strumenti necessari per organizzare in modo definitivo il nuovo assetto dell’insegnamento della geografia.


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 Rino Cimella

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