Guida al calcolo dei gradi di parentela e alle regole della successione legittima. Scopri chi eredita e cosa succede in caso di indignità.

Spesso usiamo la parola “parente” in modo generico, includendo cugini lontani o familiari del coniuge. La legge, però, è molto precisa nel definire i confini dei legami di sangue e adottivi. Capire queste dinamiche è fondamentale non solo per i rapporti personali, ma soprattutto quando si apre una successione. Il codice civile stabilisce regole matematiche per misurare la distanza tra i familiari e definire chi ha diritto a ricevere il patrimonio del defunto. In questo articolo spiegheremo con chiarezza come si calcola la parentela e a chi spetta l’eredità, analizzando le linee di discendenza e le quote riservate a figli, genitori e fratelli. Vedremo anche cosa accade quando non c’è un testamento e quali comportamenti gravi possono cancellare il diritto a succedere. È importante ricordare che la normativa si è evoluta per eliminare le differenze tra figli nati dentro e fuori dal matrimonio, garantendo parità di trattamento.

Chi sono i parenti per la legge italiana?

Il concetto giuridico di parentela indica il vincolo tra persone che discendono da uno stesso stipite, ovvero un antenato comune. Questo legame esiste indipendentemente dal contesto in cui è avvenuta la nascita: vale sia se la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia se è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio sia adottivo. Esiste tuttavia un’eccezione specifica: il vincolo di parentela non sorge nei casi di adozione di persone maggiori di età (art. 74 c.c.).

Per orientarsi in questa rete di legami, bisogna distinguere due categorie fondamentali:

  • parentela in linea retta: unisce le persone di cui l’una discende direttamente dall’altra, come padre e figlio o nonno e nipote (art. 75, comma 1, c.c.);

  • parentela in linea collaterale: unisce persone che hanno uno stipite comune ma non discendono l’una dall’altra, come i fratelli o i cugini (art. 75, comma 2, c.c.).

Per dimostrare legalmente questo legame, la prova della parentela richiede di documentare tutti i rapporti di filiazione che collegano i due soggetti all’antenato comune.

Come si calcolano i gradi di parentela?

Stabilire quanto un parente sia “vicino” o “lontano” non è una questione di sentimento, ma di calcolo. La legge prevede un metodo preciso per contare i gradi:

  • nella linea retta si contano tante generazioni quanti sono i passaggi, escludendo sempre lo stipite;

  • nella linea collaterale si sale da un parente fino allo stipite comune e poi si scende fino all’altro parente, escludendo sempre lo stipite dal conteggio (art. 76 c.c.).

Facciamo un esempio pratico per capire il calcolo collaterale: per trovare il grado di parentela tra due fratelli, si parte da un fratello, si sale al genitore (stipite) e si scende all’altro fratello. Sono due passaggi, ma escludendo lo stipite, il grado è il secondo.

È importante sottolineare che tra i parenti di un coniuge e i parenti dell’altro coniuge non sussiste alcun vincolo di parentela né di affinità. Inoltre, la legge non riconosce effetti giuridici alla parentela oltre il sesto grado, salvo casi eccezionali specificati dalle norme (art. 77 c.c.).

I parenti possono sposarsi tra loro?

Il vincolo di sangue impone dei limiti alla libertà matrimoniale per evitare unioni incestuose. L’articolo 87 c.c. stabilisce un divieto assoluto di contrarre matrimonio fra i parenti in linea retta all’infinito (genitori e figli, nonni e nipoti) e fra i parenti in linea collaterale di secondo grado (fratelli e sorelle).

La situazione cambia per i parenti in linea collaterale di terzo grado, ovvero tra zio e nipote o zia e nipote. In questo caso, è possibile sposarsi solo se autorizzati dal tribunale. La procedura prevede:

  • un ricorso degli interessati;

  • un decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero.

Il decreto viene notificato agli interessati e al pubblico ministero e diventa efficace se non viene proposto reclamo entro 10 giorni. Se qualcuno si oppone, può proporre reclamo alla corte d’appello entro dieci giorni dalla comunicazione. La corte decide con ordinanza non impugnabile.

Se la dispensa non viene chiesta o viene negata, l’eventuale matrimonio celebrato è annullabile.

Quanto ereditano i figli e i discendenti?

Quando una persona muore senza lasciare testamento, si apre la successione legittima. I primi a essere tutelati sono i figli. L’eredità si devolve ai figli in parti uguali, sia al padre che alla madre (art. 566 c.c.).

La legge equipara totalmente i figli adottivi a quelli biologici (art. 567 c.c.). Un aspetto fondamentale riguarda la parità tra figli legittimi e figli nati fuori dal matrimonio. La Cassazione ha chiarito che la riforma che assicura la piena parità dei diritti (L. n.219 del 2012) deve essere applicata retroattivamente. Questo significa che vale anche per le successioni apertesi prima dell’entrata in vigore della legge, per evitare qualsiasi discriminazione basata sullo status di filiazione (Cass. 31 marzo 2023, n. 9066).

Quando ereditano i genitori o gli ascendenti?

Se chi muore non lascia figli, né fratelli o sorelle (o loro discendenti), l’eredità spetta ai genitori.

Se mancano anche i genitori, l’eredità va agli ascendenti (come i nonni). In questo caso il patrimonio si divide per una metà alla linea paterna e per l’altra metà alla linea materna (art. 569, comma 1 c.c.). Se però gli ascendenti non sono dello stesso grado (ad esempio c’è un nonno e un bisnonno), l’eredità va interamente al più vicino senza distinzione di linea (art. 569, comma 2 c.c.).

Come si divide l’eredità tra fratelli e sorelle?

Se il defunto muore senza lasciare figli, né genitori, né altri ascendenti, l’eredità spetta ai fratelli e alle sorelle in parti uguali.

Qui bisogna fare una distinzione importante tra:

La regola è che i fratelli e le sorelle unilaterali conseguono la metà della quota che spetta ai germani (art. 570 c.c.).

Cosa succede se ci sono sia genitori che fratelli?

Spesso accade che al momento della morte concorrano diverse categorie di parenti, come genitori e fratelli. In questo scenario misto:

  • tutti sono ammessi alla successione per capi (si conta il numero di persone);

  • la quota spettante ai genitori (o a uno di essi) non può mai essere inferiore alla metà del patrimonio (art. 571, comma 1, c.c.).

Anche in questo caso vale la regola sui fratelli unilaterali: ciascuno di essi prende la metà della quota che spetta ai fratelli germani o ai genitori, fermo restando che ai genitori deve andare almeno la metà totale (art. 571, comma 2, c.c.).

Se entrambi i genitori non possono o non vogliono accettare l’eredità e ci sono altri ascendenti, la quota che sarebbe spettata ai genitori si devolve a questi ultimi (art. 571, comma 3, c.c.).

Chi eredita se non ci sono parenti stretti?

Se chi muore non lascia né figli, né genitori, né ascendenti, né fratelli o sorelle (o loro discendenti), l’eredità si apre a favore dei parenti prossimi, senza distinzione di linea (art. 572, comma 1 c.c.).

Il limite invalicabile resta il sesto grado: oltre questo limite la successione tra parenti non ha luogo (art. 572, comma 2, c.c.) e l’eredità si devolve allo Stato.

Quando si perde il diritto di ereditare?

Esistono comportamenti talmente gravi che fanno perdere la qualità di erede. La legge prevede due istituti: la sospensione e l’indegnità.

La persona indagata per omicidio volontario o tentato nei confronti di un genitore, di un fratello o di una sorella viene automaticamente sospesa dalla successione. La sospensione dura fino al decreto di archiviazione o alla sentenza definitiva di proscioglimento. Durante questo periodo viene nominato un curatore per gestire i beni. Il pubblico ministero ha il dovere di comunicare l’iscrizione nel registro degli indagati alla cancelleria del tribunale per attivare la sospensione (art. 463 bis c.c.).

Se la persona viene condannata (o patteggia la pena), scatta l’esclusione definitiva. Il giudice, con la sentenza di condanna, dichiara l’indegnità a succedere dell’imputato (art. 463 bis c.c. e art. 537 bis c.p.p.). L’indegno, oltre a perdere l’eredità, è obbligato a restituire i frutti dei beni che gli sono pervenuti dopo l’apertura della successione (art. 464 c.c.).




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 Angelo Greco

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