“Non volevamo celebrare un’azienda. Volevamo raccontare un secolo di trasformazioni della scuola italiana, mostrando come essa sia cresciuta insieme al Paese e come il Gruppo Spaggiari Parma abbia accompagnato questo percorso interpretandone, spesso anticipandone, i bisogni.”
È probabilmente questa la frase che meglio sintetizza il lungo dialogo con Andrea Pizzola, protagonista della progettazione culturale del percorso espositivo realizzato in occasione del Centenario del Gruppo Spaggiari Parma, insieme a Cristina Cortellezzi e Claudia Valerani.
Visitando le installazioni allestite all’interno del Labirinto della Masone, la sensazione che accompagna il visitatore è infatti quella di trovarsi davanti a qualcosa di diverso rispetto a una tradizionale mostra aziendale. Non ci sono soltanto documenti d’archivio, prodotti storici o immagini celebrative. Il percorso conduce, piuttosto, attraverso cento anni di storia italiana, mostrando come i cambiamenti sociali, culturali, tecnologici ed economici abbiano inevitabilmente trasformato la scuola e, con essa, gli strumenti necessari per governarla.
È da questa intuizione che nasce il progetto espositivo.
“Abbiamo deciso di raccontare tre storie parallele” – spiega Andrea Pizzola – “la storia dell’Italia, la storia della scuola italiana e quella del Gruppo Spaggiari Parma. Tre percorsi distinti, ma continuamente intrecciati.”
L’idea è tanto semplice quanto efficace. Nessuna delle tre storie può essere compresa senza le altre.
La storia dell’Italia è quella di un Paese che, nell’arco di un secolo, passa da un elevato tasso di analfabetismo a una società della conoscenza, attraversando guerre, ricostruzione, boom economico, trasformazioni istituzionali, rivoluzione digitale e globalizzazione.
La storia della scuola segue inevitabilmente la stessa traiettoria. Cambiano le riforme, si allunga l’obbligo scolastico, nasce la scuola media unica, arrivano l’autonomia scolastica, la digitalizzazione, il registro elettronico, la didattica a distanza, il PNRR e le nuove sfide legate all’intelligenza artificiale.
La terza storia è quella del Gruppo Spaggiari Parma, che attraversa tutte queste trasformazioni senza limitarsi a osservarle. L’azienda cresce insieme alla scuola, adattando continuamente strumenti, servizi e modelli organizzativi alle nuove esigenze delle istituzioni scolastiche.
È proprio questo il punto che Andrea Pizzola sottolinea più volte nel corso dell’intervista.
“Spaggiari c’era. C’è sempre stata. Ha cercato di capire la scuola, anticiparne le esigenze e mettere a disposizione gli strumenti necessari per affrontare ogni cambiamento.”
Non è un’affermazione di carattere promozionale. È, piuttosto, una chiave di lettura storica.
Quando negli anni Venti prende forma il nuovo sistema scolastico italiano, il registro di classe diventa il simbolo di una scuola che si organizza e documenta il proprio lavoro. Negli anni successivi, mentre aumenta progressivamente la scolarizzazione della popolazione, crescono anche le esigenze amministrative delle istituzioni scolastiche. È il periodo in cui il Gruppo Spaggiari Parma amplia progressivamente la propria produzione editoriale, affiancando ai registri manuali, collane specialistiche e strumenti destinati a dirigenti, segreterie e docenti.
Andrea Pizzola richiama, ad esempio, una pubblicazione rimasta per anni punto di riferimento per il personale amministrativo: il celebre “Bergantini”, attraverso il quale le scuole potevano mantenersi costantemente aggiornate sulle novità normative e organizzative. Una forma di aggiornamento professionale che, in un’epoca priva delle tecnologie digitali, rappresentava un autentico servizio al sistema scolastico.
L’intervista assume così una dimensione che supera la cronaca dell’evento celebrativo. Diventa una riflessione sulla capacità di leggere i cambiamenti e di accompagnarli.
Secondo Pizzola, ogni grande passaggio della scuola italiana coincide con una trasformazione della società. L’estensione dell’obbligo scolastico, la diffusione della scuola media unica, l’incremento dell’alfabetizzazione e, più tardi, l’autonomia scolastica non rappresentano semplicemente riforme amministrative. Sono la testimonianza di un Paese che modifica la propria idea di cittadinanza, di sviluppo economico e di crescita culturale.
In questa prospettiva assume particolare rilievo anche il rapporto tra istruzione e benessere sociale. Andrea Pizzola osserva come l’aumento della scolarizzazione abbia contribuito alla crescita economica del Paese, alla riduzione delle disuguaglianze e all’ampliamento delle opportunità individuali. La scuola non viene quindi presentata soltanto come luogo di formazione, ma come uno dei principali motori dello sviluppo civile dell’Italia contemporanea.
È questo continuo intreccio tra vicende nazionali, trasformazioni educative e innovazione organizzativa a costituire il filo rosso dell’intero percorso espositivo.
Le cinque installazioni non rappresentano semplicemente cinque tappe cronologiche. Sono cinque modalità differenti di raccontare come la scuola sia cambiata insieme alla società, mantenendo però immutata la propria missione educativa.
Il visitatore comprende così che il Centenario del Gruppo Spaggiari Parma non è stato pensato come una celebrazione del passato, ma come un’occasione per interrogarsi sul presente e, soprattutto, sul futuro dell’educazione.
È forse proprio questa la scelta culturale più significativa del progetto: mettere al centro non l’azienda, ma la scuola. Spaggiari compare lungo tutto il percorso, ma non come protagonista assoluto. È il filo che unisce le trasformazioni, l’interlocutore che dialoga con docenti, dirigenti scolastici, segreterie, studenti e famiglie, adattandosi di volta in volta alle nuove esigenze di un sistema educativo in continua evoluzione.
Da qui nasce anche il valore simbolico del titolo scelto per questo reportage. Non cento anni raccontati attraverso la storia di un’impresa, ma un secolo di scuola italiana osservato attraverso il contributo di chi, per cento anni, ne ha accompagnato il cammino. È questa la prospettiva che rende il percorso espositivo del Centenario qualcosa di più di una mostra: una riflessione sulla memoria educativa del Paese e sul ruolo che innovazione, cultura e organizzazione possono continuare a svolgere nella costruzione della scuola di domani.
Le cinque installazioni: un secolo di scuola raccontato attraverso emozioni, oggetti e memoria
Le installazioni rappresentano il cuore pulsante del progetto culturale ideato per il Centenario del Gruppo Spaggiari Parma. Non sono semplici allestimenti espositivi, ma vere e proprie narrazioni immersive che accompagnano il visitatore in un viaggio lungo un secolo, nel quale gli oggetti diventano testimoni della storia, le immagini evocano ricordi personali e le tecnologie raccontano il cambiamento della scuola italiana.
“Avremmo voluto realizzarne molte di più” racconta Andrea Pizzola. “Poi abbiamo capito che il Labirinto della Masone ci chiedeva una scelta diversa. Abbiamo individuato cinque tappe fondamentali, cinque installazioni capaci di rappresentare le grandi trasformazioni della scuola italiana e, allo stesso tempo, il modo in cui il Gruppo Spaggiari Parma le ha accompagnate nel corso del tempo.”
La scelta del numero cinque non risponde quindi a un criterio cronologico, ma narrativo. Ogni installazione rappresenta un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico.
Il grande registro: cento anni di firme, cento anni di appartenenza
L’esperienza inizia davanti a un enorme registro di classe.
Non è un semplice oggetto scenografico. È il simbolo della scuola italiana.
Per quasi un secolo il registro ha rappresentato il luogo nel quale la vita quotidiana della scuola veniva custodita: presenze, assenze, voti, annotazioni, osservazioni disciplinari, programmazioni, firme dei docenti.
Prima di diventare elettronico, il registro era la memoria materiale della scuola.
Per questo motivo gli organizzatori hanno deciso di trasformarlo nella prima installazione del percorso.
Un registro gigantesco, aperto, sul quale ogni visitatore è invitato a lasciare la propria firma.
Il gesto richiama immediatamente il significato originario del registro: esserci.
“Abbiamo voluto che ogni persona lasciasse un segno del proprio passaggio” spiega Andrea Pizzola. “È un modo per dire: anch’io ho fatto parte della storia della scuola italiana.”
La forza dell’installazione risiede proprio nella sua semplicità.
Non occorrono effetti speciali.
Una firma diventa memoria.
Un nome diventa appartenenza.
Un gesto apparentemente banale restituisce il senso di una comunità educante che attraversa generazioni diverse.
L’armadietto della memoria: quando è il cinema a raccontare la scuola
La seconda installazione sorprende immediatamente.
Al centro del percorso compare una grande struttura che richiama un armadietto, quasi una custodia della memoria.
Al suo interno non si trovano soltanto oggetti scolastici appartenuti a epoche differenti.
Vi è soprattutto un racconto costruito attraverso il linguaggio del cinema.
È una scelta precisa.
“Non volevamo utilizzare immagini artificiali” racconta Andrea Pizzola. “Abbiamo preferito affidarci ai grandi film italiani.”
La decisione appare estremamente significativa.
Il cinema, infatti, ha raccontato la scuola italiana molto prima dei documentari o delle serie televisive.
Ogni decennio ha avuto il proprio sguardo.
Le aule degli anni Quaranta.
Le maestre del dopoguerra.
Gli studenti del boom economico.
Le contestazioni degli anni Sessanta e Settanta.
Le trasformazioni sociali che inevitabilmente entravano anche nelle classi.
Attraverso brevi sequenze cinematografiche il visitatore osserva come cambino i linguaggi, gli abiti, gli arredi scolastici, i rapporti tra docenti e studenti, perfino il modo di vivere l’infanzia e l’adolescenza.
Accanto alle immagini trovano posto quaderni, libri, strumenti di scrittura, materiali didattici e oggetti che hanno accompagnato generazioni di alunni.
La memoria individuale diventa così memoria collettiva.
Ogni visitatore ritrova un pezzo della propria esperienza.
Dalla penna al tablet: cento anni di strumenti per insegnare
La terza installazione è probabilmente quella che meglio sintetizza l’evoluzione tecnologica della scuola.
Su una successione di banchi e cattedre si sviluppa un vero percorso cronologico.
Il pennino.
Il calamaio.
La macchina da scrivere.
I primi elaboratori elettronici.
I monitor a tubo catodico.
Le tastiere.
I personal computer.
I notebook.
I tablet.
Non si tratta di una semplice esposizione museale.
Ogni oggetto racconta un diverso modo di insegnare e di apprendere.
La tecnologia non viene presentata come protagonista assoluta, ma come strumento al servizio della didattica.
Particolarmente efficace risulta il percorso dedicato alla lavagna.
Anche questo oggetto apparentemente immutabile cambia nel corso del tempo.
La lavagna di ardesia.
Il gesso.
I pennarelli.
Le lavagne bianche.
Le LIM.
I monitor interattivi.
Cambiano gli strumenti, ma resta immutata la funzione educativa.
È forse questo uno dei messaggi più profondi dell’intero percorso.
La tecnologia evolve continuamente.
La scuola, invece, continua a essere il luogo nel quale il sapere viene condiviso.
Orientarsi significa scegliere
Tra le installazioni più originali vi è certamente quella dedicata all’orientamento.
Andrea Pizzola la descrive come una riflessione sulle domande che accompagnano ogni studente durante il proprio percorso di crescita.
“I ragazzi devono scegliere continuamente” osserva.
A dieci anni.
A tredici.
A quattordici.
Alla fine della scuola secondaria.
Poi ancora all’università.
Ogni scelta apre una strada e, inevitabilmente, ne chiude altre.
L’installazione restituisce visivamente questo senso di spaesamento.
Il visitatore è immerso in uno spazio nel quale interrogativi, percorsi e possibilità sembrano moltiplicarsi.
Non esiste una risposta unica.
Esiste piuttosto la necessità di essere accompagnati.
È una riflessione che assume oggi un significato ancora più forte.
L’orientamento non rappresenta più un momento conclusivo del percorso scolastico, ma un processo continuo che accompagna studenti e famiglie lungo tutta la carriera formativa.
Anche in questo caso il racconto dell’installazione dialoga direttamente con le più recenti politiche educative italiane, che attribuiscono all’orientamento un ruolo strategico nella lotta alla dispersione scolastica e nella costruzione del progetto di vita degli studenti.
La pandemia che nessuno dimenticherà
L’ultima installazione è probabilmente la più intensa dal punto di vista emotivo.
Chiunque abbia vissuto gli anni del lockdown riconosce immediatamente quelle immagini.
Gli schermi accesi.
Le videolezioni.
Le connessioni instabili.
Le abitazioni trasformate in aule.
Le famiglie che convivono con la scuola.
Andrea Pizzola racconta di avere voluto rappresentare scene assolutamente normali.
La madre che entra nella stanza.
Il gatto che attraversa improvvisamente lo schermo.
Le difficoltà tecniche.
La quotidianità della didattica a distanza.
Sono immagini che non appartengono soltanto alla memoria recente.
Sono ormai parte della storia della scuola italiana.
In quei mesi milioni di studenti continuarono a frequentare le lezioni senza entrare fisicamente nelle aule.
Anche il Gruppo Spaggiari Parma contribuì a sostenere quel momento mettendo gratuitamente a disposizione delle scuole le proprie piattaforme digitali per la didattica online.
L’installazione non celebra la tecnologia.
Racconta piuttosto la capacità della scuola italiana di non interrompere mai la propria funzione educativa, anche durante una delle crisi più profonde della sua storia recente.
Perdersi per comprendere
A unire tutte le installazioni è il luogo stesso che le ospita.
Il Labirinto della Masone non costituisce soltanto una cornice architettonica.
Diventa parte integrante del racconto.
Andrea Pizzola ricorda come il progetto sia stato costruito proprio tenendo conto della natura del luogo.
“Volevamo che le persone si perdessero.”
Non è una provocazione.
È una metafora.
Perdersi significa rallentare.
Osservare.
Fermarsi.
Lasciarsi sorprendere.
Esattamente come accade nella scuola.
Ogni studente entra in un percorso del quale inizialmente non conosce tutte le direzioni.
Scopre progressivamente la propria strada.
Sbaglia.
Ricomincia.
Sceglie.
Impara.
Il labirinto diventa così la rappresentazione più autentica dell’educazione.
Non un percorso lineare, ma un cammino fatto di incontri, domande, esperienze e continue scoperte.
Ed è forse proprio questa l’immagine che il visitatore porta con sé al termine dell’esperienza: la consapevolezza che la storia della scuola italiana non è soltanto una successione di riforme o di innovazioni tecnologiche, ma soprattutto il racconto delle persone che, generazione dopo generazione, hanno attraversato quei corridoi, firmato quei registri, scritto su quelle lavagne e costruito, giorno dopo giorno, il futuro del Paese.
Dal registro cartaceo all’ecosistema digitale: “Abbiamo cercato di capire la scuola e di anticiparne i bisogni”
Se il percorso espositivo racconta l’evoluzione della scuola italiana attraverso oggetti, immagini e installazioni, il dialogo con Andrea Pizzola permette di comprendere quale sia stata, in questi cento anni, la filosofia che ha accompagnato il Gruppo Spaggiari Parma.
Non una semplice capacità di adattarsi ai cambiamenti, ma la volontà di comprenderli in anticipo.
È una differenza sostanziale, che emerge più volte nel corso dell’intervista.
“Andrea, osservando il percorso storico che avete costruito, sembra quasi che il Gruppo Spaggiari Parma abbia cercato, in ogni epoca, di leggere i cambiamenti della scuola prima ancora che questi diventassero evidenti. È questa la chiave della vostra storia?”
Andrea Pizzola sorride. È una domanda che gli consente di sintetizzare il filo conduttore dell’intero Centenario.
“Direi proprio di sì. Se c’è un elemento che attraversa questi cento anni è la volontà di capire la scuola. Comprenderne le esigenze, intuire dove stava andando e costruire strumenti capaci di accompagnarne l’evoluzione. Non abbiamo mai pensato alla scuola come a un’istituzione immobile. Al contrario, la scuola cambia continuamente, perché cambia la società. E ogni volta che cambia la società, cambiano inevitabilmente anche i bisogni di studenti, docenti, dirigenti e personale amministrativo.”
Nelle sue parole ritorna un concetto già emerso parlando delle installazioni: il Gruppo Spaggiari Parma cresce insieme alla scuola italiana, seguendone ogni trasformazione.
Il primo esempio riguarda proprio il periodo della progressiva estensione della scolarizzazione.
“Quando aumenta il numero degli studenti e si allunga il percorso scolastico” racconta Andrea Pizzola “crescono anche le esigenze organizzative delle scuole. Non basta più il registro di classe. Servono strumenti amministrativi, materiali di aggiornamento, pubblicazioni specialistiche. È il momento in cui la produzione editoriale di Spaggiari si amplia in maniera significativa.”
Non si tratta soltanto di stampare nuovi registri.
Le scuole italiane stanno diventando organizzazioni sempre più complesse.
Le segreterie amministrative devono confrontarsi con norme in continua evoluzione.
I dirigenti scolastici hanno bisogno di riferimenti autorevoli.
I docenti devono aggiornarsi costantemente.
È in questo contesto che, come ricorda Andrea Pizzola, assumono particolare importanza le pubblicazioni amministrative del Gruppo.
“C’era il “Bergantini”, che molti dirigenti e direttori amministrativi ricordano ancora oggi. Era uno strumento fondamentale per restare aggiornati sulle disposizioni normative. Oggi siamo abituati ad avere tutto in tempo reale attraverso Internet, ma allora quei volumi rappresentavano una forma di aggiornamento continuo. In un certo senso facevano già formazione.”
L’osservazione apre una riflessione interessante.
Molto prima della formazione online e dei webinar, il trasferimento delle conoscenze passava attraverso strumenti editoriali capaci di accompagnare quotidianamente il lavoro delle scuole.
Una funzione che il Gruppo Spaggiari Parma interpreta non come semplice attività editoriale, ma come servizio al sistema educativo.
La conversazione si sposta poi verso uno dei momenti più importanti della scuola italiana contemporanea.
L’autonomia scolastica.
“Tra le tappe del vostro percorso espositivo avete riservato uno spazio significativo all’autonomia. Perché la considerate un momento così decisivo?”
Andrea Pizzola non ha esitazioni.
“Perché cambia completamente il modo di concepire la scuola. Con l’autonomia ogni istituzione scolastica diventa un’organizzazione che deve progettare, programmare, amministrare e prendere decisioni sulla base delle caratteristiche del proprio territorio. Cambia il ruolo del dirigente scolastico, cambia il lavoro delle segreterie, cambiano le responsabilità organizzative.”
La trasformazione è profonda.
La scuola non è più soltanto destinataria di disposizioni centrali.
Acquista margini di autonomia gestionale, organizzativa e didattica.
Di conseguenza crescono anche gli strumenti necessari per governare questa complessità.
“Anche in quel momento” prosegue Andrea Pizzola “Spaggiari amplia il proprio raggio d’azione. Non ci occupiamo più soltanto dei registri o delle pubblicazioni. Cominciamo a fornire strumenti per la gestione amministrativa, per i bilanci delle scuole, per le segreterie, per tutto ciò che rende possibile il funzionamento quotidiano delle istituzioni scolastiche.”
È il passaggio da editore a partner organizzativo.
Una trasformazione che anticipa quella successiva.
La rivoluzione digitale.
Andrea Pizzola individua un momento preciso.
“Intorno al 2012 il mondo cambia velocemente. Internet è ormai una realtà consolidata. Le grandi piattaforme digitali stanno modificando il modo di comunicare e di lavorare. Anche la scuola si prepara a vivere questa trasformazione.”
È in questo contesto che il Gruppo Spaggiari Parma compie una scelta destinata a segnare il proprio futuro.
L’acquisizione di Infoschool.
“Che cosa ha rappresentato questa operazione?” gli chiediamo.
“Ha rappresentato l’ingresso definitivo nel mondo digitale. Infoschool possedeva competenze fondamentali nello sviluppo dei software destinati alle scuole. Abbiamo capito che quella era la direzione verso cui il sistema scolastico si stava muovendo. Da quel momento molti strumenti che per decenni erano stati cartacei iniziano progressivamente a diventare digitali.”
Registri.
Bilanci.
Gestione del personale.
Segreterie.
Processi amministrativi.
Ogni settore della vita scolastica comincia a essere ripensato attraverso piattaforme informatiche.
Non si tratta di una semplice sostituzione della carta con il computer.
È un cambiamento culturale.
“La digitalizzazione” osserva Andrea Pizzola “non consiste soltanto nel trasformare un documento cartaceo in un file. Significa ripensare completamente il modo in cui le persone lavorano, comunicano e collaborano.”
L’esempio più evidente arriva pochi anni dopo.
Il registro elettronico.
“Noi avevamo prodotto il registro cartaceo per decenni. A un certo punto ci siamo resi conto che quel modello poteva evolversi. Internet, la diffusione dei dispositivi mobili, la connettività aprivano possibilità completamente nuove. Così nasce il registro elettronico.”
Il racconto di Andrea Pizzola coincide con una delle trasformazioni più profonde vissute dalla scuola italiana negli ultimi decenni.
Nel 2013 l’utilizzo del registro elettronico diventa obbligatorio.
Milioni di famiglie iniziano ad accedere quotidianamente alle informazioni scolastiche attraverso piattaforme digitali.
Docenti, studenti e genitori condividono lo stesso ambiente informatico.
“È stato un passaggio epocale” commenta Andrea. “Non si trattava semplicemente di eliminare la carta. Cambiava il rapporto tra scuola e famiglia, cambiava la tempestività delle comunicazioni, cambiava il modo stesso di vivere la comunità scolastica.”
Nel suo racconto non c’è alcuna enfasi tecnologica.
L’innovazione, sottolinea più volte, ha senso soltanto se migliora concretamente il lavoro delle persone.
È una filosofia che accompagnerà anche le trasformazioni successive, fino agli anni della pandemia e, più recentemente, allo sviluppo di un vero ecosistema digitale capace di integrare servizi, comunicazione, gestione amministrativa e formazione in un’unica visione della scuola contemporanea.
Dalla pandemia all’ecosistema educativo: “La tecnologia ha valore solo se rafforza la relazione educativa”
Se il registro elettronico rappresenta il simbolo della trasformazione digitale della scuola italiana, per Andrea Pizzola esiste un momento storico che ha messo realmente alla prova l’intero sistema educativo: la pandemia da Covid-19.
È un passaggio che, nel percorso espositivo del Centenario, non viene raccontato attraverso numeri o statistiche, ma mediante immagini che ciascun visitatore riconosce immediatamente come parte della propria esperienza personale.
Schermi accesi.
Volti collegati da casa.
La mamma che attraversa la stanza.
Un gatto che passa davanti alla webcam.
Connessioni instabili.
Lezioni che continuano nonostante tutto.
Sono scene che milioni di studenti, docenti e famiglie hanno vissuto quotidianamente e che oggi appartengono alla memoria collettiva della scuola italiana.
“Andrea, perché avete deciso di dedicare un’intera installazione proprio alla didattica a distanza?”
Andrea Pizzola si sofferma qualche istante prima di rispondere.
“Perché non volevamo raccontare soltanto un fatto tecnologico. Volevamo raccontare un fatto umano. Durante la pandemia la scuola è uscita dagli edifici ed è entrata nelle case degli italiani. Improvvisamente abbiamo visto i salotti trasformarsi in aule, i tavoli della cucina diventare banchi, le famiglie condividere gli spazi con la didattica. Era una situazione completamente nuova e, allo stesso tempo, profondamente autentica.”
L’installazione nasce proprio da questa riflessione.
“Abbiamo scelto di ricreare scene normali” continua Andrea Pizzola. “La mamma che entra nella stanza, il gatto che attraversa lo schermo, le difficoltà della connessione, gli studenti che cercano di seguire la lezione. Sono immagini semplici, ma raccontano perfettamente quello che abbiamo vissuto.”
Non c’è alcuna retorica.
L’obiettivo non è celebrare la tecnologia.
È ricordare come la scuola abbia saputo continuare a svolgere la propria funzione educativa anche in uno dei momenti più difficili della sua storia recente.
In quel contesto, spiega Andrea Pizzola, anche il Gruppo Spaggiari Parma si è interrogato sul proprio ruolo.
“Ci siamo chiesti quale potesse essere il nostro contributo. Le scuole avevano bisogno di strumenti immediatamente disponibili. Per questo abbiamo deciso di mettere gratuitamente a disposizione le nostre piattaforme di e-learning. Era il modo più concreto per sostenere dirigenti scolastici, docenti e studenti in una situazione che nessuno aveva mai affrontato.”
Quella scelta, osserva, non rappresentava soltanto una risposta a un’emergenza.
Era la naturale conseguenza di una filosofia costruita nel corso di un secolo.
“Quando cambia la scuola” afferma Andrea Pizzola, “noi dobbiamo essere pronti a cambiare con lei.”
L’emergenza sanitaria accelera processi che probabilmente avrebbero richiesto molti anni.
Le piattaforme digitali diventano strumenti quotidiani.
La videoconferenza entra stabilmente nel lessico scolastico.
La comunicazione tra scuola e famiglia assume modalità completamente nuove.
La gestione documentale accelera il proprio processo di dematerializzazione.
Ma, soprattutto, cambia la percezione stessa della tecnologia.
“La pandemia” osserva Andrea Pizzola “ci ha insegnato una cosa molto importante: la tecnologia, da sola, non basta. È uno strumento. Ha valore soltanto se riesce a mantenere viva la relazione educativa.”
È un’affermazione che attraversa tutta l’intervista.
Per Andrea Pizzola innovazione non significa sostituire il docente.
Non significa neppure automatizzare ogni processo.
Innovazione significa creare condizioni migliori affinché studenti, insegnanti, dirigenti e famiglie possano comunicare, collaborare e costruire insieme percorsi educativi più efficaci.
Da questa consapevolezza nasce anche la riflessione sul periodo successivo alla pandemia.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rappresenta, infatti, un’altra tappa fondamentale nel percorso raccontato dalle installazioni.
“Dopo il Covid arriva il PNRR. Che cosa cambia per la scuola?” chiediamo.
Andrea Pizzola individua subito il punto centrale.
“Il PNRR non porta soltanto risorse economiche. Porta una nuova idea di scuola. Si parla di formazione dei docenti, di competenze digitali, di laboratori STEM, di orientamento, di percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento, di innovazione degli ambienti di apprendimento. Tutto questo richiede strumenti nuovi.”
Secondo Andrea Pizzola, il Gruppo Spaggiari Parma comprende immediatamente che il cambiamento non riguarda un singolo prodotto.
Riguarda l’intero ecosistema scolastico.
“Abbiamo iniziato a ragionare in maniera diversa. Non più singoli servizi, ma un insieme di strumenti capaci di dialogare tra loro.”
Nasce così il concetto di ecosistema educativo.
Una parola che ritorna frequentemente nel racconto del Centenario.
Registro elettronico.
Segreteria digitale.
Gestione amministrativa.
Comunicazione con le famiglie.
Orientamento.
Formazione.
Piattaforme didattiche.
Servizi per le scuole paritarie.
Ogni elemento entra a far parte di un’unica visione.
“La scuola” osserva Andrea Pizzola “non può più essere considerata come una somma di uffici o di procedure separate. È un organismo complesso. E gli strumenti devono dialogare tra loro.”
È un cambiamento culturale prima ancora che tecnologico.
Per questo motivo il Centenario non si conclude guardando al passato.
L’ultima tappa del percorso guarda decisamente al futuro.
Andrea Pizzola racconta come il Gruppo Spaggiari Parma abbia scelto di ampliare ulteriormente il proprio raggio d’azione.
“Negli ultimi anni abbiamo avviato un importante percorso di crescita. Abbiamo esteso la nostra presenza anche al mondo delle scuole paritarie attraverso nuove acquisizioni e stiamo sviluppando progetti che ci porteranno sempre più su una dimensione internazionale.”
È una delle anticipazioni più interessanti emerse durante l’intervista.
Pur senza entrare nei dettagli delle operazioni ancora in corso, Andrea lascia intendere che il percorso di internazionalizzazione rappresenterà una delle direttrici strategiche dei prossimi anni.
Non si tratta soltanto di esportare prodotti.
L’obiettivo sembra essere quello di condividere competenze, modelli organizzativi e soluzioni maturate in un secolo di esperienza accanto alla scuola italiana.
Anche il nuovo logo aziendale si inserisce in questa prospettiva.
“Perché avete sentito il bisogno di rinnovare l’identità visiva del Gruppo?”
Andrea Pizzola risponde con grande naturalezza.
“Perché le aziende cambiano, proprio come cambia la scuola. Il nuovo logo non cancella la nostra storia. La rappresenta in una forma capace di parlare al futuro. È il simbolo di un’evoluzione che continua.”
L’impressione, al termine della conversazione, è che il Centenario non sia stato progettato come un punto di arrivo.
Piuttosto come una tappa.
Un momento nel quale fermarsi a rileggere cento anni di storia per comprendere quali saranno le sfide dei prossimi cento.
Ed è forse proprio questa la riflessione più significativa lasciata da Andrea Pizzola.
“Noi continueremo a fare quello che abbiamo sempre cercato di fare: ascoltare la scuola. Perché la scuola continuerà a cambiare. E noi dovremo essere capaci di cambiare insieme a lei.”
Sono parole che, più di ogni altra considerazione, restituiscono il senso dell’intero percorso espositivo.
Non un museo dedicato al passato.
Ma un laboratorio di idee nel quale la memoria diventa uno strumento per immaginare il futuro dell’educazione.
La comunicazione come progetto culturale: il racconto del Centenario oltre il Centenario
Al termine dell’intervista con Andrea Pizzola, il confronto si allarga anche agli aspetti organizzativi e comunicativi che hanno accompagnato il Centenario del Gruppo Spaggiari Parma. È un passaggio apparentemente secondario, ma che consente di comprendere quanto il successo dell’iniziativa sia stato il risultato di un lavoro corale, costruito con metodo e una precisa strategia editoriale.
Accanto ad Andrea Pizzola interviene Cristina Cortellezzi, che ricostruisce il lavoro svolto dal team della comunicazione nelle settimane precedenti all’evento.
“Abbiamo scelto di costruire una comunicazione differenziata”, spiega. “Ogni tipologia di testata aveva esigenze informative differenti e, per questo motivo, abbiamo predisposto contenuti specifici.”
Non un unico comunicato stampa destinato indistintamente a tutti gli organi di informazione, ma una strategia articolata.
Per la stampa economico-finanziaria il focus è stato posto sulla crescita aziendale, sulle acquisizioni, sulla strategia di sviluppo e sulla proiezione internazionale del Gruppo Spaggiari Parma.
Per la stampa scolastica e generalista, invece, il racconto si è concentrato sull’evento, sulle installazioni, sul valore culturale del Centenario e sulle tre grandi narrazioni che hanno costituito il filo conduttore dell’intero progetto: la storia dell’Italia, quella della scuola italiana e quella dell’azienda.
“Abbiamo realizzato anche una timeline” racconta Cristina Cortellezzi, “che permettesse di visualizzare immediatamente come queste tre storie si intrecciassero continuamente nel corso di un secolo.”
Una scelta comunicativa che si è rivelata particolarmente efficace.
La cronologia non rappresentava infatti una semplice successione di date, ma uno strumento capace di rendere immediatamente percepibile il dialogo costante tra evoluzione della società, trasformazioni della scuola e sviluppo del Gruppo Spaggiari Parma.
Accanto ai diversi comunicati è stato predisposto anche un documento dedicato esclusivamente al nuovo logo aziendale, destinato prevalentemente alle agenzie di stampa e alle testate interessate agli aspetti di corporate identity.
È un dettaglio che conferma l’attenzione con la quale ogni contenuto è stato progettato in funzione del pubblico di riferimento.
Andrea Pizzola interviene nuovamente nella conversazione per sottolineare i risultati raggiunti.
“La rassegna stampa del giorno successivo ci ha restituito un quadro estremamente positivo. La stampa italiana, con linguaggi differenti, ha raccontato il Centenario mettendo in evidenza proprio gli aspetti che avevamo scelto di valorizzare. Questo significa che la strategia comunicativa ha funzionato.”
Parole che riconoscono esplicitamente il lavoro svolto dall’intero gruppo di comunicazione.
Cristina Cortellezzi, con soddisfazione, aggiunge un elemento che restituisce anche il clima umano nel quale il progetto è stato costruito.
“Ci è piaciuto molto lavorare insieme su questo progetto e ringraziamo Andrea per averci dato la possibilità di farlo.”
È una frase semplice, pronunciata quasi al termine dell’incontro, ma che racconta probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell’intera esperienza.
Il Centenario non è stato il risultato del lavoro di una singola persona.
È nato dall’incontro tra competenze differenti: progettazione culturale, comunicazione istituzionale, organizzazione degli eventi, ricerca storica, storytelling e capacità di tradurre un secolo di storia in un’esperienza coinvolgente per migliaia di visitatori.
Anche Claudia Valerani, pur intervenendo meno direttamente nel dialogo, ha condiviso questo percorso progettuale, contribuendo alla costruzione di un racconto che non si limitasse alla celebrazione dell’azienda, ma sapesse parlare alla scuola italiana e, più in generale, alla società.
Ed è forse proprio questa la lezione più importante che emerge dall’intervista.
Il Centenario del Gruppo Spaggiari Parma non ha scelto la strada dell’autoreferenzialità.
Ha preferito raccontare come la scuola italiana sia cambiata nel corso di cento anni, mostrando come innovazione, organizzazione, cultura e comunicazione possano procedere insieme.
Le installazioni, gli oggetti, i filmati, il labirinto, la memoria della pandemia, il registro, la tecnologia, l’orientamento e il nuovo ecosistema digitale non rappresentano capitoli separati.
Sono le pagine di un’unica storia.
Una storia che Andrea Pizzola sintetizza efficacemente nel corso dell’intervista quando afferma che il compito del Gruppo Spaggiari Parma è sempre stato quello di “capire la scuola, anticiparne i bisogni e costruire gli strumenti necessari per accompagnarne l’evoluzione.”
È probabilmente questa la chiave di lettura più autentica dell’intero Centenario.
Non celebrare ciò che è stato.
Ma comprendere ciò che la scuola è diventata e immaginare, insieme, ciò che potrà essere domani.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Antonio Fundarò
Source link















