Il parquet è uno dei pavimenti più amati nelle case italiane: caldo, elegante e capace di trasformare qualsiasi ambiente. Eppure, dietro quella bellezza naturale si nasconde un’insidia silenziosa che molti sottovalutano: l’acqua. Non serve un allagamento vero e proprio per danneggiare il legno. Anche un semplice mocio troppo bagnato, usato ogni giorno con eccessiva leggerezza, può causare danni progressivi e difficilmente reversibili. Il motivo è semplice: il legno è un materiale igroscopico, il che significa che assorbe e rilascia continuamente l’umidità presente nell’ambiente. Quando troppa acqua sul parquet penetra tra le doghe o viene assorbita dalla superficie, scatena una reazione a catena che può compromettere l’estetica e la struttura del pavimento.
Cosa succede se va troppa acqua sul parquet?
L’acqua in eccesso non danneggia il parquet in modo immediato e visibile: agisce lentamente, sessione dopo sessione, fino a quando i segni del deterioramento diventano impossibili da ignorare.
I danni dipendono da diversi fattori: il tipo di parquet, il tipo di finitura superficiale (laccato, oliato o cerato), il metodo di posa e la frequenza con cui il pavimento viene esposto all’umidità. In linea generale, però, esistono tre grandi categorie di danni che si verificano con maggiore frequenza quando il parquet viene lavato con troppa acqua.
Parquet imbarcato: il fenomeno del rigonfiamento
Il rigonfiamento è il danno più comune e visivamente evidente. Le molecole d’acqua vengono assorbite dalle fibre del legno, che si espandono trasversalmente fino a premere contro le doghe adiacenti. Il risultato è un pavimento che “si incupisce” al centro delle assi, con i bordi che si sollevano creando quella caratteristica forma a coppa chiamata tecnicamente “cupping”.
In alcuni casi le assi arrivano a sollevarsi completamente dal sottofondo, con conseguente scollamento dal collante o dalla struttura di supporto. Il fenomeno è particolarmente grave nei parquet posati a colla su massetto, dove l’umidità può anche risalire dall’interno della soletta.
Comparsa di macchie scure, aloni e muffe
L’acqua stagnante o quella che penetra ripetutamente tra le fughe delle doghe crea le condizioni ideali per la proliferazione di muffe e funghi. Questi organismi si sviluppano nell’interfaccia tra il legno e il sottofondo, dove l’umidità residua non riesce ad evaporare.
In superficie, il primo segnale visibile è la comparsa di aloni scuri o macchie grigio-nerastre che non si eliminano con la normale pulizia. Oltre all’aspetto estetico, la muffa può causare problemi di salubrità dell’aria interna, con potenziali effetti negativi sulla salute dei residenti, in particolare per chi soffre di allergie o asma.
Scollamento delle doghe e danni al sottofondo
L’acqua che si infiltra sotto le doghe, specialmente nei punti di giunzione tra un’asse e l’altra, può sciogliere progressivamente il collante che tiene il parquet ancorato al massetto. Il risultato è uno scollamento parziale o totale delle doghe, che iniziano a “ballare” sotto i piedi o a produrre scricchiolii fastidiosi.
In casi gravi, l’umidità raggiunge anche il massetto sottostante, causando muffe strutturali o danni all’isolamento termico del pavimento.
Quanta acqua è “troppa”? La soglia che il parquet non perdona
Non esiste una misura universale, ma la regola d’oro dei professionisti è chiara: il mocio deve essere strizzato al massimo, quasi asciutto, tanto da lasciare sul pavimento una pellicola appena percettibile di umidità, destinata a evaporare in pochi minuti. Un buon test empirico consiste nell’osservare la superficie dopo il passaggio del mocio: se l’acqua rimane visibile più di 2-3 minuti senza evaporare, la quantità usata è già eccessiva.
I parquet laccati reggono meglio all’umidità superficiale grazie alla pellicola protettiva che ne sigilla la superficie. I parquet oliati o cerati, invece, sono più permeabili e richiedono ancora più attenzione nella fase di pulizia. I parquet flottanti, che non vengono incollati al sottofondo ma semplicemente appoggiati su uno strato fonoassorbente, sono particolarmente vulnerabili perché l’acqua può scivolare facilmente sotto le assi.
Come ripristinare il parquet rovinato dall’acqua
La velocità di intervento fa la differenza tra un danno recuperabile e uno irreversibile. Ogni ora trascorsa con l’acqua in contatto con il legno aumenta la probabilità di danni permanenti.
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Il primo passo è raccogliere immediatamente l’acqua in eccesso utilizzando stracci asciutti e carta assorbente da cucina. È utile rimuovere temporaneamente i battiscopa perché l’acqua tende ad accumularsi nell’intercapedine tra il parquet e la parete. Si consiglia anche di passare più volte sulla stessa area, alternando stracci asciutti e carta assorbente, fino a quando la superficie smette di rilasciare umidità percettibile.
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Ma come asciugare correttamente il parquet? Una volta rimossa l’acqua in eccesso, il legno deve asciugare lentamente e uniformemente. La tentazione di accelerare il processo con un phon, un termoventilatore o un riscaldatore a pavimento va assolutamente evitata: lo sbalzo termico brusco causa crepe, spaccature e deformazioni irreversibili nelle fibre del legno. Lo strumento più efficace e sicuro per asciugare il parquet bagnato è il deumidificatore, che abbassa il tasso di umidità dell’aria facilitando l’evaporazione naturale dell’acqua assorbita dal legno.
Come pulire correttamente il parquet senza danneggiarlo
La pulizia del parquet richiede un approccio diverso rispetto ad altri tipi di pavimento. Conoscere le regole giuste non solo preserva la bellezza del legno, ma prolunga significativamente la sua vita utile. I detergenti aggressivi, quelli a base di acidi, ammoniaca o solventi, sono incompatibili con qualsiasi tipo di parquet perché degradano le finiture protettive e possono causare scoloriture permanenti.
I prodotti consigliati sono quelli specifici per parquet, generalmente a pH neutro e con formulazioni che non lasciano residui filmogeni. Per i parquet oliati esistono prodotti di pulizia che integrano piccole quantità di olio nutriente, utili per mantenere la barriera protettiva delle fibre. L’acqua utilizzata per la pulizia dovrebbe essere il più tiepida possibile, senza mai essere calda, perché le temperature elevate accelerano l’assorbimento dell’umidità nel legno.
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Letizia Miani
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