(Domenico Quirico – lastampa.it) – Con i migranti sono giunto, dopo anni, alla asciuttezza ideale. Non ho più bisogno di descriverli. Mi basta scrivere il loro nome. Migranti. E basta. Li ho visti morire in mare e nei deserti, perché ho camminato e navigato con loro. Per questo, dal 2011, quando è iniziata la Grande Migrazione, vengono a morire attorno a me infinite onde di malinconia. Ora la specie nuova del millennio, per l’ennesima volta, ci viene addosso di colpo, improvvisamente, fragorosamente. In modi e luoghi che le nostre pigre certezze non immaginavano. Scrivo dunque solo il nome anche per i sessantamila di Ceuta, migranti di un giorno, anzi soprattutto per loro. Perché in una storia così gonfia di sospetti, di manipolazioni, di loschi sfruttamenti ne hanno diritto, pieno e totale: migranti.
Tra loro bisognerebbe avventurarsi, il cronista, ma anche il sociologo e l’analista, non solo con la testa, ma con il corpo. L’ho fatto. Per questo ora ho il diritto di non raccontarli. È il mio omaggio, il silenzio: l’unico modo per non macchiare il loro dramma con invocazioni, spiegazioni, maledizioni, accecamenti di destra e di sinistra. Essere onesti con le tragedie degli esseri umani è un gran brutto mestiere. E loro muoiono con la semplicità con cui muoiono gli alberi. Anche i cinquanta annegati di Ceuta («… che sono mai 50 rispetto a sessantamila, suvvia niente… » ho sentito dire). La loro morte è una specie di vita covata, perché sono esseri umani in cui sempre miseria e speranza si aggrappano strette dentro l’anima… I migranti e il mare: ecco una vera, moderna Odissea. Molti di loro non l’hanno mai visto, lo toccano, lo assaggiano, ne hanno paura e tentazione insieme. Il Mediterraneo, come il deserto, gli appartiene, perché è un dio a cui hanno immolato i loro morti.
Abbiamo passato anni a fantasticare come sarà il terzo millennio: le invenzioni i robot l’intelligenza artificiale i virus (forse) sconfitti… le nuove élite sognano Marte colonizzata come se fosse un’isola esotica, le guerre sono diventate, moltiplicandosi, un’abitudine sonnolenta, che è un modo se volete per annullarle, salvo che per coloro che ne sono vittime; spaventano di più le calure e i temporali estremi… e, invece, ecco, di nuovo, ancora, colonne di esseri umani, non sui barconi stavolta: lo guadano il mare, a bracciate e così aggirano e fanno crollare i reticolati e i muri definiti invalicabili! La migrazione: questa migrazione cambierà il mondo più di Putin e di Trump, pericolose comparse. Ma quando ce ne accorgeremo sarà già in noi.
Ceuta e Melilla. La forza dei simboli, se proprio ne avete, un’altra volta, bisogno. Due ridicoli rimasugli dell’impero degli hidalgos e dei re cristianissimi, e, insieme, una terra d’oro perché senza bisogno di traversate e di avidi passeur, per una stramberia della storia, permetterebbe di entrare direttamente in paradiso, in Europa.
I migranti li ho incontrati, a Melilla, quando erano per i marocchini “gli africani” di Gourougou. Come se loro fossero altro: africani. È una montagna che ha un nome da mille e una notte, fa sognare folletti e fiabe a lieto fine, abitata da scimmie filosofe e quasi umane. Invece era solo un feroce luogo di sofferenza per un Esodo che premeva invano davanti a questa scaglia di Europa africana. Dalla montagna li spiavano, li sognavano questi dodici chilometri quadrati di case giallastre come le città povere del nostro sud. Come a Ceuta c’è un triplo muro per fermarli, costruito con i milioni dell’Unione europea. Che vi serve di più semplice per smascherare in un colpo quanto c’è di falso e di illusorio nelle nostre convulsioni? E ogni anno lo hanno perfezionato, rafforzato, coccolato per renderlo più micidiale. Non c’è un centimetro dei chilometri di ferro crudele che non porti appesi vestiti, stracci, sacchi di plastica, pelle. Perché per scavalcarlo si facevano lanciare da catapulte umane oltre il muro atterrando, fracassati, sulla terra promessa. Solo qualcuno con un copertone tentava la via del mare, ma a Melilla la distanza era lunga. Così, di colpo, giovedì… Forse c’è dietro una “marcia verde”, specialità del “nostro amico” re del Marocco, in dispetto con Madrid per il Sahara ex spagnolo… la migrazione ibrida dopo la guerra ibrida, questa “parola valigia” che sta smarrendo il suo significato, usata per tutto per non dire niente… forse, come dice Sanchez, un business ciclopico dei mercanti di uomini… forse… la verità , l’unica che mi interessa, è che per l’ennesima volta i migranti sono stati usati, da tutti, come sempre: il re che dedica a Trump autostrade, Sanchez che vuole essere il capo della “Izquierda” chic globale, gli xenofobi in scalmane dell’altra parte del mare…
Sento i loro strilli, in Europa e alla casa bianca: ecco l’Invasione! Arrivano! Dilagheranno l’avevamo detto… Li lascio alle parole cotte due volte, ingombre di giravolte appiccicose che sembrano uscire da una bocca piena di saliva, alla sintassi che raschia la gola. Regalo loro l’illusione di aver vinto. Anche stavolta, certo, apparentemente la spunteranno: il Muro non basta, occorre di più, decreti ukaze, emergenze… forse la “Commissione” studierà se usare i coccodrilli e gli squali come guardie della frontiera navale della civiltà occidentale… E anche stavolta gli amici dei migranti, i progressisti, gli illuminati, alla fine, dopo aver agitato a mezz’aria qualche piccola idea sovversiva come quelle di Sanchez, a fini interni per carità! Per far passare la burrasca torneranno alle solite buone, sane convinzioni che sostengono da quindici anni con la tenacia dei vecchi che non vogliono imparare più nulla: aiutiamoli a casa loro, come si dice, riempiendo i forzieri di quei nostri soci d’affari che li costringono a partire. O faranno finta che i migranti non esistono e se si comportano male, beh un po’ di insicurezza tiene sveglie anche le democrazie. Non c’è nulla di più deprimente che capirsi: quando ci si è capiti non c’è più nulla da dirsi… i migranti sono uomini superflui.Nella storia avariata di questo tempo, inconcepibile ormai senza di loro (e questo è fare Storia!) hanno impresso un ritmo accelerato, un respiro superbo che non smette di sconcertarci ogni volta. Non illudetevi di liberarvene. Sono legati a noi da legami invisibili come da radici sotterranee, le loro storie, anche Ceuta, sono i pezzi sparsi del nostro paradiso rotto. Saranno liberi davvero quando rifiuteranno di essere usati, di tacere, cacceranno e puniranno senza pietà i loro domestici scafisti gallonati e i loro sponsor da questa parte del mare. Quando torneranno indietro: ma non per rassegnazione e bastonate. Per giudicare e condannare.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Iacchite
Source link
