Creatività, ambienti di apprendimento e nuove forme di pensiero: cosa emerge dalla ricerca sul modello DadaLogica


Di Vincenzo Cascino – In una società caratterizzata da trasformazioni tecnologiche sempre più rapide, la scuola è chiamata a sviluppare competenze che vadano oltre la semplice acquisizione di conoscenze. Tra queste, la creatività rappresenta una delle risorse più importanti per affrontare la complessità del presente e del futuro. Non a caso, organismi internazionali come OECD e UNESCO la considerano una delle competenze chiave del XXI secolo.

Ma come si sviluppa realmente la creatività nei bambini? Quale ruolo svolgono gli ambienti di apprendimento? E quali processi cognitivi possono essere favoriti da una scuola che valorizza il movimento, la relazione, l’esperienza e la curiosità?

A queste domande ha cercato di rispondere una ricerca condotta sul modello DadaLogica, fondato da Lidia Cangemi e Paolo Greco e promosso dal Centro Italiano Gestalt, che interpreta l’apprendimento come un processo globale nel quale mente, corpo, emozioni e relazioni concorrono alla costruzione della conoscenza.

La ricerca, sviluppata attraverso due successive fasi di rilevazione negli anni scolastici 2023/2024 e 2024/2025, ha analizzato gli effetti del modello DadaLogica sullo sviluppo del pensiero creativo nella scuola primaria.

L’obiettivo era comprendere se un ambiente educativo caratterizzato da pluralità di contesti di apprendimento, attività laboratoriali, esperienze all’aperto, movimento corporeo, cooperazione tra pari e centralità della relazione educativa potesse incidere sullo sviluppo delle principali componenti del pensiero divergente.

Lo studio ha preso in considerazione quattro dimensioni fondamentali della creatività:

  • fluidità, ovvero la capacità di produrre numerose idee;
  • flessibilità, cioè la capacità di cambiare prospettiva e utilizzare categorie cognitive differenti;
  • originalità, relativa alla produzione di idee rare e innovative;
  • elaborazione, intesa come capacità di arricchire e sviluppare le proprie produzioni.

Le due fasi della ricerca hanno evidenziato risultati particolarmente significativi.

Gli alunni (n=536) coinvolti nel modello DadaLogica hanno mostrato livelli superiori di fluidità e flessibilità rispetto ai gruppi di controllo, suggerendo che ambienti educativi caratterizzati da esperienze attive e relazioni significative possano favorire la produzione di idee e la capacità di riorganizzare il pensiero.

Anche l’originalità ha mostrato segnali positivi, sebbene in misura meno immediata, confermando quanto già evidenziato dalla letteratura internazionale: le idee realmente innovative tendono a emergere quando le abilità divergenti di base si sono consolidate nel tempo.

L’elaborazione, invece, ha mostrato risultati più contenuti, suggerendo che alcuni aspetti della creatività possano richiedere percorsi educativi differenti o tempi di sviluppo più lunghi.

Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda le possibili implicazioni teoriche dei risultati ottenuti.

A partire dalle evidenze emerse, Vincenzo Cascino, docente del Dipartimento di Scienze della Salute (DISSAL) dell’Università di Genova, ha elaborato alcune ipotesi interpretative sui processi cognitivi che potrebbero essere favoriti dagli ambienti educativi DadaLogica.

La prima riguarda il cosiddetto pensiero megalogico, una modalità di funzionamento cognitivo associata alla fluidità creativa. Si tratta della capacità di generare molte idee, molte connessioni e molteplici possibilità interpretative di fronte a uno stesso problema.

Questa forma di pensiero viene proposta in contrapposizione al pensiero brachilogico, caratterizzato invece da percorsi associativi più brevi e da una minore produzione ideativa. Secondo tale prospettiva, l’esposizione continua a flussi informativi rapidi e frammentati potrebbe favorire modalità cognitive sempre più sintetiche e ridotte, mentre ambienti educativi ricchi di esperienze, relazioni e occasioni esplorative potrebbero sostenere una maggiore espansione del pensiero.

Una seconda ipotesi riguarda il rapporto tra creatività e flessibilità cognitiva.

I risultati hanno suggerito l’esistenza di una possibile configurazione definita mente puzzle, strettamente associata alla capacità di passare da una categoria concettuale all’altra e di ricombinare elementi differenti in modi sempre nuovi.

La metafora del puzzle richiama infatti un sistema nel quale i pezzi possono essere continuamente riorganizzati per costruire configurazioni diverse e originali.

Questa modalità viene contrapposta al cosiddetto pensiero a mosaico. Nel puzzle le parti si integrano dinamicamente fino a formare un insieme coerente; nel mosaico, invece, le tessere rimangono separate da spazi che ne limitano l’integrazione complessiva. Applicata ai processi cognitivi, questa immagine descrive una mente capace di accumulare informazioni senza necessariamente collegarle in modo profondo e creativo.
Alla base del modello DadaLogica vi è l’idea che l’apprendimento non possa essere ridotto alla sola dimensione cognitiva.

Le neuroscienze e la psicologia dello sviluppo mostrano infatti come emozioni, corporeità, relazione e movimento partecipino attivamente alla costruzione della conoscenza. Per questo motivo il modello valorizza spazi flessibili, attività laboratoriali, esperienze nella natura, apprendimento cooperativo e una forte attenzione al benessere relazionale degli alunni.

In questa prospettiva, la creatività non viene considerata un talento riservato a pochi, ma una competenza che può essere sostenuta attraverso ambienti educativi intenzionalmente progettati.
Naturalmente, le ipotesi sul pensiero megalogico, sul pensiero brachilogico, sulla mente puzzle e sul pensiero a mosaico richiederanno ulteriori verifiche empiriche. Non si tratta di teorie consolidate, ma di categorie interpretative nate dall’osservazione dei dati e finalizzate a comprendere meglio le trasformazioni cognitive delle nuove generazioni.

Tuttavia, la ricerca offre già una indicazione importante: la qualità degli ambienti educativi conta. Quando scuola, relazioni, esperienza, movimento e curiosità vengono integrati all’interno di un progetto pedagogico coerente, i bambini sembrano sviluppare con maggiore efficacia quelle capacità creative e flessibili che saranno sempre più necessarie per affrontare le sfide della società contemporanea.


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