L’ultima pratica in ordine di tempo andrà alla firma nelle prossime ore. Autorizza l’acquisto di una Risonanza Magnetica Nucleare per l’Ospedale di Comunità a Pontecorvo. È un altro tassello dell’immenso mosaico che poco alla volta sta ridisegnando la Sanità del Lazio per mano del governatore Francesco Rocca.
I vecchi ospedali chiusi ai tempi di Renata Polverini tornano ad aprire. Rinnovati nella concezione: più europea, meno baronale; un medico sempre a portata di mano ed il Pronto Soccorso solo per urgenza ed emergenza; l’ospedale solo per i ricoveri.
Una visione della Sanità per la quale Francesco Rocca è finito al centro delle critiche: un Consiglio Regionale è stato riunito appositamente la settimana scorsa per esaminare il tema, su richiesta delle opposizioni. Il paradosso è che quel piano non è di Francesco Rocca: il, disegno della nuova Sanità è stato rivisto, ritoccato, adattato ai tempi. Ma lo schema che sta prendendo forma in queste settimane nasce da lontano: lo abbozzò proprio Renata Polverini, lo progettò il suo successore Nicola Zingaretti, lo ha dimensionato e realizzato in concreto l’attuale presidente Rocca. Tutti ci hanno lasciato le loro impronte politiche.
Il debito di riconoscenza che nessuno vuole saldare
È un dibattito paradossale quello andato in scena alla Pisana nei giorni scorsi, quando Francesco Rocca ha replicato ad un’opposizione di centrosinistra che gli rimproverava, in sostanza, di essere il custode imperfetto di un disegno che porta la firma di chi lo accusa. Le Case di comunità, ha ricordato Rocca, erano «un meccanismo» pensato da chi oggi «ad ascoltare l’opposizione» racconta un sistema sanitario «completamente allo sbando». Il paradosso, appunto: come si giudica chi ha costruito la casa sul progetto lasciato da chi ora si lamenta dell’arredamento?
C’è un’evidenza, le regole del gioco non sono cambiate: il Lazio è ancora dentro un Piano di rientro, con tutti i vincoli di spesa e i controlli del Ministero dell’Economia che questo comporta. Sono esattamente le stesse condizioni della gestione commissariale precedente. Non è un dettaglio da poco, se si considera che l’intera architettura della critica di questi giorni si regge sul presupposto implicito di una cesura netta, quasi taumaturgica, tra un prima disastroso e un dopo che avrebbe dovuto essere diverso solo perché diverso è il colore politico.
«Come faccio a non partire da quello che voi avete lasciato?», ha chiesto Rocca, in un passaggio che è insieme concessione e accusa: il punto di partenza della Sanità che sta prendendo sostanza nel Lazio in queste settimane, ha voluto dire, non è un anno zero ma un’eredità: e le eredità, in politica come nel diritto, si accettano con debiti e crediti.
L’accumulo dei numeri
| Indicatore | Prima | Oggi | Variazione |
|---|---|---|---|
| Pazienti oncologici in lista d’attesa | Oltre 5.000 | 269 | -94,6% circa |
| Tempi di attesa in Pronto Soccorso (visita → ricovero) | — | — | -30% |
| Tempi di attesa in Pronto Soccorso (ingresso → dimissione) | — | — | -26% |
| Blocco delle ambulanze | — | — | -70% |
| Tempo medio di risposta del 118 | 24 minuti | 18 minuti | -6 minuti (-25%) |
| Postazioni territoriali del 118 | 172 | 195 | +23 (+13,4%) |
| Liste d’attesa chirurgiche | — | — | -48% |
| Interventi chirurgici effettuati | — | +37.000 interventi | +37.000 nell’ultimo anno |
| Personale sanitario | 53.000 | 57.400 | +4.400 (+8,3%) |
| Stabilizzazioni del personale | — | Oltre 3.650 | +3.650 |
| Bilancio regionale sanitario | Deficit previsto di € 750 milioni | Avanzo di € 32 milioni | Miglioramento di € 782 milioni |
Se il paradosso è la chiave interpretativa, i numeri sono l’arma con cui Rocca ha scelto di darle sostanza. E li ha allineati con la pazienza di chi sa che una cifra isolata si può sempre confutare ma una sequenza di cifre coerenti diventa racconto.
L’elenco dei pazienti oncologici in lista d’attesa, per esempio, è passata da oltre 5.000 al momento del suo insediamento a 269 oggi: una ferita che Rocca stesso definisce ancora aperta, ma che – in questa lettura – smentisce, nei fatti, la rappresentazione di un sistema fermo.
I tempi di attesa nei Pronto Soccorso, sono stati ridotti del 30% per la visita a ogni ricovero e del 26% tra ingresso e dimissione. Il blocco delle ambulanze risulta abbattuto del 70%. I tempi medi di risposta del 118 sono scesi da 24 a 18 minuti, con le postazioni sul territorio salite da 172 a 195. Le liste d’attesa chirurgiche si sono ridotte del 48% e 37.000 interventi in più risultano effettuati nell’ultimo anno soltanto grazie alla riorganizzazione delle sale operatorie. È un numero che Rocca accosta, non senza un pizzico di teatralità retorica, all’intera produzione chirurgica annuale del Policlinico Umberto I. E spiega che solo riorganizzando le cose è come se ci si fosse trovati un Umberto I in più.
Poi il personale, cresciuto da 53.000 a 57.400 unità, oltre 3.650 stabilizzazioni, e un bilancio che da un deficit proiettato di 750 milioni si è trasformato in un avanzo di 32 milioni.
Manca una contro narrazione
Sono numeri che naturalmente si prestano a essere discussi, contestualizzati, persino contestati nel metodo di calcolo. Ma è significativo che nel resoconto della seduta di Consiglio dei giorni scorsi non sia emersa traccia di una contro-argomentazione fondata su dati alternativi. La critica è essenzialmente sul piano politico e non su quello numerico.
L’opposizione è scesa in campo con armi spuntate, come se fossero sciabole senza affilatura: più per fare rumore che dare battaglia. Lo stesso governatore se ne lamenta in sede di replica, evidenziando che sarebbe lui il primo ad essere pronto ad un confronto basato sui numeri. Invece gli sottopongono la vicenda di uno studio medico a Genazzano, lo spostamento di un ambulatorio di audiometria: temi più adatti, nelle sue parole, a un’interrogazione consiliare che a un’analisi strategica sulla sanità regionale.
Ceccano o il paradosso fatto persona
Se c’è un singolo episodio che condensa l’intera architettura retorica di questo scontro è la vicenda della Casa di comunità di Ceccano. Rocca lo ha portato in Aula quasi come un reperto: quando si decise, in una programmazione lasciata in eredità dal centrosinistra di Nicola Zingaretti, di assegnare la Casa di comunità ad Amaseno anziché a Ceccano (cioè spostandola in un Comune di circa 4.000 abitanti e togliendola da un Comune con oltre 21.000 abitanti), nessuno ha ancora fornito una spiegazione a chi vive su quel territorio. Maliziosamente, si è lasciato intendere che forse l’unica spiegazione sta nel fatto che a quei tempi Ceccano era governata dal centrodestra ed Amaseno dal centrosinistra.
La soluzione trovata da Rocca è tenere Amaseno e finanziare comunque, con risorse aggiuntive della Regione, anche la Casa di comunità di Ceccano. Anche se la situazione politica nei due Comuni si è letteralmente ribaltata.
Il Lazio Sud come cantiere aperto
È proprio nel Lazio Sud, del resto, che il confronto tra annunci e realizzazioni concrete si fa più fitto. Nella sola provincia di Frosinone il 15 luglio è stato inaugurato l’Ospedale di comunità presso il San Benedetto di Alatri, insieme a una nuova Risonanza magnetica. Mentre lo stesso giorno hanno aperto anche la Casa e l’Ospedale di comunità di Pontecorvo.
Il 26 giugno era toccato alla nuova Holding Area del Pronto soccorso di Frosinone e alla Casa e Ospedale di comunità di Anagni, mentre a marzo erano stati attivati negli ospedali di Frosinone, Sora e Cassino gli spazi Tobia, dedicati ai pazienti con gravi disabilità comunicative, cognitive o dello spettro autistico.
Non meno intensa la sequenza in provincia di Latina, dove il 13 maggio la Asl ha inaugurato le Case della comunità Spoke di Latina Scalo e Borgo Sabotino e la nuova Unità operativa di Rianimazione dell’ospedale Santa Maria Goretti, descritta come una delle più avanzate del Lazio, dopo le aperture già avvenute all’ospedale Dono Svizzero di Formia ed a Gaeta.
Il calendario, però, non si ferma qui. A settembre è attesa una nuova Risonanza magnetica a Pontecorvo, che si aggiunge a quella già inaugurata a luglio nel polo di Alatri, mentre nello stesso mese apriranno le nuove strutture sanitarie di Ceccano e di Aquino. Un’agenda che, se rispettata, chiuderebbe entro l’autunno buona parte del capitolo Lazio Sud della programmazione territoriale.
La scommessa di lungo periodo: la ricerca clinica
Accanto all’ordinaria amministrazione ospedaliera, la Regione ha scelto negli stessi giorni di aprire anche un capitolo meno immediato ma non meno significativo: il protocollo d’intesa firmato il 28 luglio con Farmindustria e Unindustria Lazio per rafforzare la ricerca clinica sul territorio, semplificare le procedure di avvio degli studi e favorire un accesso più rapido dei pazienti alle terapie innovative. È un tassello che sposta l’orizzonte del confronto oltre l’emergenza quotidiana dei pronto soccorso, verso un terreno — quello dell’attrattività degli investimenti in ricerca e sviluppo — su cui la competizione tra i sistemi sanitari regionali si gioca su tempi più lunghi di una legislatura.
Rimane, alla fine di questa contabilità di cifre e inaugurazioni, un interrogativo che né l’aula del 29 luglio né i comunicati degli ultimi mesi hanno davvero sciolto. Se è vero, come sostiene Rocca, che nessuna critica concreta e circostanziata è stata opposta ai suoi numeri — se il disaccordo si è consumato su episodi singoli anziché su un’alternativa di sistema — allora la domanda che la minoranza dovrà porsi, prima o poi, non è più se contestare l’azione di governo, ma su quale terreno farlo.
Rocca stesso ha offerto un appuntamento, per l’autunno, in Consiglio o in Commissione Sanità, per un confronto costruttivo sui dati. È un invito che suona insieme come una tregua e come una sfida: chi lo accetterà dovrà portare, finalmente, un’alternativa di merito. Chi lo eluderà, continuando a inseguire il singolo caso o il singolo malcontento, confermerà semmai proprio il paradosso di partenza: quello di un’opposizione che processa l’esecuzione di un progetto di cui, in fondo, resta ancora l’autore.
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