Qual è il significato di cooling poverty in casa e come affrontarla — idealista/news


Le ondate di calore che si susseguono su scala globale stanno raggiungendo livelli record, con conseguenze pesanti sulla vita delle persone: a pagare il prezzo più alto sono le fasce sociali più fragili, quelle che dispongono di minori strumenti economici e strutturali per proteggersi dalle temperature estreme; è in questo scenario che si inserisce la cosiddetta cooling poverty il cui significato, una volta decifrato, offre indicazioni concrete per poterlo affrontare e a chi si occupa di politiche pubbliche, affinché possano essere tutelati i gruppi più esposti.

Cos’è la cooling poverty: il significato del termine

Con il termine cooling poverty si indica l’impossibilità di mantenere un’abitazione a una temperatura vivibile durante i periodi di caldo intenso, per l’assenza di un climatizzatore o per i costi da affrontare legati al suo utilizzo.

Una condizione che, quando le temperature rimangono elevate per giorni consecutivi e le mura di casa non si raffreddano nemmeno di notte, si traduce in un pericolo concreto per la salute di chi la vive.

Quali sono le cause della cooling poverty

La povertà energetica estiva è un fenomeno complesso che nasce dall’interazione di diversi fattori; lo studio Understanding systemic cooling poverty individua cinque grandi aree che contribuiscono ad aumentare il rischio di disagio termico estivo:

  • clima: il rischio di cooling poverty aumenta quando il clima rende più difficile disperdere il calore. Non conta solo la temperatura ma anche l’umidità, dannosa anche senza ondate di calore estremo;
  • infrastrutture: vivere in abitazioni poco isolate o in quartieri privi di aree verdi e ombreggiate rende più difficile mantenere una temperatura sicura negli ambienti interni. Anche la presenza del climatizzatore può non essere sufficiente se l’abitazione è poco isolata o mancano servizi essenziali;
  • reti sociali: le disuguaglianze economiche e sociali possono aumentare l’esposizione al caldo. Le persone con redditi più bassi o appartenenti a gruppi svantaggiati vivono più spesso in quartieri caratterizzati da isole di calore urbane e hanno meno risorse per raffrescare la propria abitazione in estate;
  • salute: alcune condizioni di salute, come malattie cardiovascolari, respiratorie, oncologiche e psichiche, aumentano la vulnerabilità alle alte temperature e rendono indispensabile l’accesso a sistemi di raffreddamento;
  • conoscenza: la scarsa disponibilità di informazioni su come proteggersi dal caldo rende più difficile adottare comportamenti efficaci per affrontare le alte temperature. Il livello di istruzione e l’accesso a consigli pratici incidono infatti sulla capacità di limitare gli effetti del caldo.

I numeri delle diseguaglianze climatiche

Le diseguaglianze climatiche si misurano soprattutto nella possibilità di difendersi dal caldo, sempre più legata a doppio filo alle condizioni economiche.

Mentre nei Paesi ad alto reddito il climatizzatore è presente nella maggior parte delle abitazioni, in molte zone dell’Africa e dell’Asia meno del 15% della popolazione può permetterselo; inoltre, per le famiglie più povere il raffrescamento può assorbire fino all’8% del bilancio mensile, contro una quota compresa tra lo 0,2% e il 2,5% per quelle più benestanti. 

A questo si aggiunge un altro paradosso: l’aumento dell’uso dei condizionatori farà aumentare la domanda mondiale di elettricità entro il 2050, con un impatto ambientale concentrato soprattutto nei Paesi in rapida crescita, mentre il calore espulso dagli impianti contribuisce a riscaldare ulteriormente le città, penalizzando chi vive o lavora negli spazi esterni e chi non dispone di abitazioni adeguatamente isolate.

Gli effetti della cooling poverty sulla vita domestica

La povertà di raffrescamento può compromettere la salute e la qualità della vita all’interno delle abitazioni, soprattutto durante le ondate di calore; restare per giorni o settimane in ambienti che superano i 30 °C rende più difficile il riposo notturno e aumenta il rischio di malori dovuti al caldo, con conseguenze più gravi per i soggetti vulnerabili come bambini, anziani, persone con malattie croniche e animali domestici. 

La situazione si aggrava ulteriormente nei quartieri dove la presenza di verde è minima e dove asfalto e cemento assorbono il calore durante il giorno e lo rilasciano nelle ore notturne, creando il cosiddetto “effetto isola di calore”.

La cooling poverty in Italia: chi colpisce e perché

In Italia la cooling poverty colpisce soprattutto le persone e le famiglie con minori risorse economiche, perché hanno maggiori difficoltà ad acquistare un climatizzatore, a sostenere il costo dell’elettricità e spesso vivono in abitazioni poco isolate, che si surriscaldano facilmente durante l’estate.

Si stima che la povertà energetica interessi in Italia circa nove milioni di persone e, con l’aumento delle ondate di calore, il rischio riguarda in particolare anziani, malati cronici e altri soggetti fragili. 

Affrontare la povertà energetica estiva: cosa si sta facendo nel mondo

Mentre in Italia gli interventi contro la cooling poverty sono orientati soprattutto a proteggere le persone più vulnerabili, con rifugi climatici e servizi di assistenza durante le ondate di calore, in altre parti del mondo si stanno invece sperimentando strategie che puntano a prevenire il problema della povertà energetica intervenendo direttamente sulla progettazione delle città e delle abitazioni.

  • A Guangzhou, in Cina, sono stati recuperati i canali naturali di ventilazione e incentivati tetti ricoperti di vegetazione, superfici riflettenti e nuovi spazi alberati, che contribuiscono ad abbassare la temperatura degli edifici assorbendo meno calore e favorendo il raffrescamento naturale.
  • In India, invece, vengono promosse coperture progettate per limitare l’assorbimento del calore e mantenere più freschi gli ambienti interni senza condizionatore, una soluzione semplice e realizzabile anche con costi contenuti.


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 Francesca Fiorentino

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