come cambiano le città Usa


La marea si inverte per la favorita della Florida e per la delusione della California. Miami deve affrontare nuovi problemi mentre San Francisco torna a correre – scrive The Economist.

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In una fredda serata estiva a San Francisco, Persia, una drag queen con un vestito dorato, ballava davanti a una folla radunata davanti a un grande schermo per guardare i Mondiali di calcio. “Speriamo che questa energia vada alla nazionale statunitense!”, ha detto senza fiato (cosa che poi non è successa). Mentre Daniel Lurie, il sindaco della città, parlava della ripresa di San Francisco dopo la pandemia, girava di scatto la testa per controllare il punteggio. “La città è in crescita”, ha insistito indicando la festa davanti a sé. “Ma si tratta di una ripresa fragile.”

Una scena del genere sarebbe stata impensabile fino a qualche anno fa. Durante e subito dopo la pandemia di Covid-19, i lavoratori del settore tecnologico lavoravano da remoto, il Financial District era una città fantasma e i problemi legati al bIsogno di un tetto e al consumo di droga alla luce del sole erano ovunque. Gli analisti si chiedevano se una “spirale di degrado” (doom loop) avrebbe affondato la capitale mondiale della tecnologia. Molti si erano trasferiti in città con tasse più basse e alloggi più economici, come Austin in Texas e Miami in Florida. I Repubblicani sostenevano che gli americani stessero votando con i piedi lasciando gli Stati amministrati dai Democratici. Nel 2023, durante “Il Grande Dibattito tra Stati Rossi e Blu”, Fox News aveva messo a confronto Gavin Newsom, governatore della California, e Ron DeSantis, governatore della Florida. DeSantis si era vantato del fatto che in California fossero “finiti i furgoni U-Haul” a causa dei troppi residenti in fuga, mostrando persino una mappa di San Francisco che indicava tutti i punti in cui erano state trovate feci umane.

Eppure, chi perde e chi trionfa durante una pandemia non rimane sempre nella stessa posizione. A sei anni dai primi lockdown, San Francisco e Miami hanno assistito a un’inversione delle loro sorti. Nel 2021 San Francisco ha perso l’equivalente di quasi il 7% della sua popolazione a causa dell’emigrazione, ma l’esodo si è arrestato. L’area metropolitana di Miami ha invece perso l’equivalente del 3% della sua popolazione a causa della migrazione interna nel 2025, una quota più alta rispetto a qualsiasi altra grande contea d’America.
Ci sono due tendenze principali dietro il recupero di San Francisco. La prima è una resa dei conti politica iniziata nel 2022, quando gli elettori hanno rimosso dal proprio incarico il procuratore distrettuale progressista e tre membri del provveditorato agli studi. La svolta moderata della città è proseguita nel 2024, quando gli abitanti di San Francisco hanno eletto Daniel Lurie, erede della fortuna Levi Strauss, che ha promesso di ripulire le strade e di dare la carica all’economia cittadina. Lurie si è messo al lavoro per colmare i deficit di bilancio, velocizzare il rilascio dei permessi e battersi contro le nuove tasse sulle imprese. In un momento in cui altre grandi metropoli flirtano con il socialismo, San Francisco, solitamente un simbolo della politica progressista, è diventata un’improbabile icona di pragmatismo.

In secondo luogo, il boom dell’intelligenza artificiale ha iniettato nuova linfa nel centro cittadino. Il tasso di sfitto degli uffici è ancora più alto rispetto a quello di altri hub tecnologici globali, ma sta scendendo. Tra il 2019 e il 2026, San Francisco e la Silicon Valley, poco più a sud, hanno concentrato i due terzi di tutti i metri quadri presi in affitto da aziende di intelligenza artificiale nei sei principali mercati del settore, secondo la società immobiliare CBRE.
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Negli ultimi anni Miami ha vissuto il proprio boom, con una migrazione netta totale, compresa quella dall’estero, balzata da -25.000 a 50.000 tra il 2021 e il 2023. “La speranza è ciò che Miami ha sempre venduto”, sostiene Fernand Amandi, uno storico strategist Democratico della città. “È il fascino del cordone di velluto fuori dal nightclub, con la speranza che un giorno riuscirai a superarlo.” Le tasse basse, le politiche pandemiche permissive e le spiagge sabbiose hanno indubbiamente aiutato.

Tuttavia, la popolazione della Contea di Miami-Dade, che include la città, sta ora calando. L’immigrazione internazionale si è dimezzata dal 2023 al 2025, in larga misura a causa delle politiche sull’immigrazione di Donald Trump. L’altro problema della città nasce proprio dal suo successo. I prezzi delle case nella contea sono saliti del 58% dal 2020, contro una media nazionale del 44%. In rapporto al reddito, gli abitanti di Miami pagano oggi per l’alloggio più dei residenti di qualsiasi altra grande città americana, incluse San Francisco e New York.

I residenti che non possono permettersi questi costi stanno ora lasciando la città. La famiglia media che è emigrata dalla Contea di Miami-Dade nel 2023 guadagnava circa il 40% in meno rispetto al nuovo arrivato medio, secondo i dati più recenti dell’Internal Revenue Service. Questo squilibrio potrebbe diventare ancora più estremo. “Durante il Covid abbiamo avuto molti milionari e multimilionari che si sono trasferiti qui; ora stiamo vedendo un vero e proprio movimento di miliardari”, afferma Daniel de la Vega di ONE Sotheby’s, uno dei principali sviluppatori del settore lusso a Miami. De la Vega ritiene che l’ostilità verso i super-ricchi in altre città sia un motivo per cui i miliardari stanno fuggendo verso la spiaggia. New York ha introdotto una nuova tassa sulle seconde case e la California sta valutando un’imposta patrimoniale sui miliardari. Sergey Brin e Larry Page, i fondatori di Google, hanno lasciato la Silicon Valley per trasferirsi a Miami lo scorso anno.

I residenti locali di Miami temono di cadere in una trappola già vista. “Potremmo diventare come San Francisco, con una ricchezza enorme che convive con l’emergenza dei senzatetto”, dice Annie Lord di Miami Homes for All, un’organizzazione no-profit. I dati fiscali suggeriscono che i nuovi residenti di San Francisco guadagnano circa il 25% in meno rispetto a quelli che se ne vanno. Ciononostante, sia Miami sia San Francisco affrontano la possibilità di trasformarsi in luoghi dove i plutocrati si godono i loro palazzi, mentre chi fa loro da colf vive a due ore di distanza.

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Eileen Higgins, la nuova sindaca di Miami, vuole costruire più alloggi a prezzi accessibili. “Ci sono tutti i modi per farlo”, ha detto ai colleghi sindaci durante una recente conferenza in California, tra cui semplificare la costruzione di alloggi vicino ai trasporti pubblici. Per gli sviluppatori privati, tuttavia, l’opportunità immediata più evidente resta quella di servire i ricchi. Il prezzo medio delle case a Pacific Heights, un quartiere signorile di San Francisco, è salito del 14% nell’ultimo anno. Le squadre di operai sono alacremente al lavoro sulle isole private di Miami Beach, dove stanno abbattendo bungalow in stucco per costruire megaville in stile moderno tropicale.


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