Concordato preventivo, il Governo prepara i premi fedeltà


ll Governo Meloni prepara un nuovo pacchetto di incentivi per rendere più conveniente il rapporto di collaborazione tra contribuenti e Amministrazione finanziaria. Al centro del decreto Omnibus correttivo della delega fiscale prende forma un sistema di “premi fedeltà” destinato alle partite Iva che decideranno di rinnovare il concordato preventivo biennale, accompagnato da ulteriori semplificazioni per le imprese e da un alleggerimento delle sanzioni in caso di errori formali nei collegamenti tra Pos e registratori telematici. L’obiettivo è consolidare il nuovo modello di compliance fiscale, facendo leva su un mix di incentivi, minori adempimenti e rapporti più collaborativi con il Fisco.

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Il provvedimento, già trasmesso al Parlamento, dovrebbe completare il proprio iter nelle prossime settimane. Dopo il via libera delle Commissioni competenti, il testo è atteso nuovamente all’esame del Consiglio dei ministri nella riunione fissata per il 4 agosto. Proprio durante il passaggio parlamentare potrebbero essere inserite alcune modifiche sulle quali l’Esecutivo avrebbe già manifestato apertura, raccogliendo le indicazioni provenienti sia dagli ordini professionali sia dalla maggioranza.

La misura più attesa riguarda il futuro del concordato preventivo biennale. Dopo il primo biennio di applicazione, migliaia di lavoratori autonomi e imprese saranno chiamati a decidere se rinnovare l’accordo con il Fisco. Per incentivare la prosecuzione dell’adesione, il Governo starebbe valutando un pacchetto di agevolazioni che renderebbe il rinnovo decisamente più conveniente sotto il profilo amministrativo e finanziario.

L’ipotesi allo studio riprende una proposta già avanzata nei mesi scorsi attraverso alcuni emendamenti parlamentari e successivamente accantonata per consentire un approfondimento tecnico. Ora quel progetto potrebbe essere recuperato e inserito direttamente nel decreto Omnibus. Tra i benefici previsti figurerebbe l’esonero dal visto di conformità per la compensazione dei crediti Iva fino a 100 mila euro e dei crediti relativi alle imposte dirette e all’Irap fino a 70 mila euro. Lo stesso limite di 100 mila euro varrebbe anche per l’esonero dal visto di conformità o dalla garanzia richiesta nei rimborsi Iva.

Accanto alle semplificazioni operative, il pacchetto comprenderebbe anche vantaggi destinati a incidere direttamente sul rapporto con l’Amministrazione finanziaria. Per chi rinnoverà il concordato preventivo biennale si prospetta infatti una riduzione di due anni dei termini entro i quali il Fisco può effettuare gli accertamenti, oltre all’eliminazione degli interessi sulle rate derivanti dai versamenti effettuati con la dichiarazione dei redditi. Si tratta di misure pensate per premiare i contribuenti che scelgono di instaurare un rapporto di maggiore trasparenza con l’Amministrazione finanziaria.

Sul tavolo potrebbe tornare anche il tema del ravvedimento speciale. Come già avvenuto nelle precedenti edizioni del concordato, il Parlamento potrebbe chiedere al Governo di riproporre il meccanismo che consente di regolarizzare le annualità pregresse a condizioni agevolate per chi aderisce al patto fiscale sul futuro. Al momento, tuttavia, questa ipotesi appare più complessa, soprattutto per le risorse necessarie a finanziarne l’introduzione. In questa fase l’attenzione dell’Esecutivo è infatti concentrata principalmente sulla ricerca delle coperture destinate al contenimento delle accise sui carburanti.

Il decreto Omnibus dovrebbe intervenire anche su un’altra richiesta avanzata dal Consiglio nazionale dei commercialisti: la proroga della scadenza per la certificazione del Tax Control Framework (Tcf), il sistema di controllo del rischio fiscale richiesto alle imprese che intendono accedere al regime di adempimento collaborativo. Il termine oggi fissato al 30 settembre 2026 potrebbe essere rinviato al 31 dicembre 2026, concedendo tre mesi aggiuntivi alle aziende interessate.

La richiesta, sostenuta dal presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, nasce dall’esigenza di consentire verifiche più approfondite e una certificazione maggiormente coerente con gli obiettivi della riforma fiscale. Il Governo sembra orientato ad accogliere questa proposta, riconoscendo il ruolo strategico del Tax Control Framework nel rafforzare il rapporto di fiducia tra imprese e Amministrazione finanziaria.

La delega fiscale attribuisce infatti un ruolo sempre più centrale al regime di cooperative compliance, il sistema di collaborazione preventiva tra Fisco e grandi contribuenti. Attualmente possono accedervi le imprese con un volume d’affari o ricavi pari almeno a 500 milioni di euro, ma la soglia è destinata a ridursi progressivamente fino a 100 milioni di euro a partire dal 2028, ampliando in maniera significativa la platea delle aziende interessate. Parallelamente, anche le piccole e medie imprese potranno scegliere volontariamente di aderire al sistema, rafforzando la cultura della trasparenza fiscale.

Nello stesso provvedimento trova spazio anche una norma che consentirà alle imprese che accedono al regime collaborativo di regolarizzare eventuali rischi fiscali relativi al passato, versando le imposte dovute in un massimo di 20 rate trimestrali. Una misura che punta a favorire l’emersione spontanea delle irregolarità senza compromettere la continuità finanziaria delle aziende.

Tra gli interventi più attesi figura infine la revisione del sistema sanzionatorio legato al collegamento obbligatorio tra Pos e registratori telematici, operativo dall’inizio dell’anno. Il nuovo sistema ha già prodotto risultati significativi sul fronte del contrasto all’evasione. Secondo le stime anticipate nei giorni scorsi, nel primo semestre sono stati registrati circa 160 milioni di corrispettivi in più rispetto alle previsioni, facendo emergere una base imponibile aggiuntiva pari a 9,1 miliardi di euro.

Proprio alla luce dell’efficacia della misura, il Governo intende distinguere gli errori formali dalle violazioni sostanziali, evitando che semplici disallineamenti tecnici producano sanzioni eccessivamente gravose. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo aveva già anticipato durante il Festival dell’Economia di Trento la volontà di intervenire per rendere il sistema più proporzionato.

Tra le ipotesi discusse in Parlamento figura la proposta della Lega di introdurre una soglia di tolleranza del 5% nelle differenze tra il numero dei corrispettivi trasmessi e quello dei pagamenti elettronici registrati. Fratelli d’Italia ha invece avanzato un meccanismo che prevede una sanzione di 20 euro per ciascun errore relativo alla memorizzazione o trasmissione dei pagamenti elettronici, con un limite massimo annuale di 500 euro. Nei casi di mancato collegamento tra Pos e registratore telematico scatterebbe invece una sanzione fissa di 200 euro, fino a un massimo di 2.000 euro nell’arco dell’anno.

Sul fronte del concordato preventivo biennale resta confermata la nuova finestra temporale per aderire al biennio 2026-2027. Dopo il rinvio disposto dal Governo, la scadenza è fissata al 2 novembre 2026, dal momento che il termine originario del 31 ottobre cade di sabato. Un differimento che concede più tempo a professionisti e imprese per valutare la convenienza dell’adesione e che potrebbe intrecciarsi proprio con l’introduzione dei nuovi incentivi oggi allo studio.

Il disegno complessivo della riforma fiscale appare sempre più orientato verso un modello nel quale il rapporto tra contribuente e Amministrazione finanziaria non si fonda soltanto sui controlli, ma anche su meccanismi premiali. La strategia del Governo punta infatti a favorire la compliance spontanea, riducendo gli adempimenti e offrendo vantaggi concreti a chi sceglie un rapporto trasparente e continuativo con il Fisco. Se le modifiche saranno confermate durante l’iter parlamentare, il decreto Omnibus rappresenterà un ulteriore tassello nel percorso di trasformazione del sistema tributario italiano, con un approccio sempre più improntato alla collaborazione tra imprese e amministrazione fiscale.


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