Calabria. Nasce il 116117: il primo “antibiotico” contro l’abuso del 118



116117: FINALMENTE IL 118 POTRÀ FARE IL 118. SEMPRE CHE GLI LASCIAMO IL TEMPO…  IN CALABRIA ARRIVA IL NUOVO NUMERO PER LE RICHIESTE SANITARIE NON URGENTI. UNA RIVOLUZIONE?  NO. PIÙ SEMPLICEMENTE, IL TENTATIVO DI RICORDARE A TUTTI CHE UN’AMBULANZA NON È UN TAXI CON LE SIRENE.

Da oggi debutta in Calabria il 116117il Numero Europeo Armonizzato dedicato alle richieste sanitarie non urgenti.  Detto così sembra l’ennesima invenzione della burocrazia, una di quelle sigle che fanno venire il mal di testa prima ancora di telefonare. In realtà il concetto è talmente semplice da risultare quasi rivoluzionario: se non stai morendo, forse non hai bisogno di chiamare il 118. Sembra una banalità. In Calabria, invece, rischia di essere una scoperta scientifica degna del Premio Nobel.

Per anni il 118 è stato utilizzato come una specie di coltellino svizzero della sanità.  C’era chi lo chiamava perché aveva 37 di febbre e, anziché prendere un antipiretico e aspettare il medico, pretendeva un’ambulanza con tanto di lampeggianti. C’era chi inciampava nel tappeto del salotto, si procurava un graffio al ginocchio e descriveva la scena all’operatore come se fosse sopravvissuto a un incidente ferroviario. C’era quello che si svegliava con il torcicollo dopo aver dormito piegato come un origami e si convinceva di essere a un passo dalla paralisi. C’era l’amante che telefonava perché al partner non gli si era raddrizzato l’attrezzo durante il rapporto e chiedeva l’ambulanza per portarlo subito al pronto soccorso. Il marito incazzato con la moglie che aveva messo troppo sale nell’insalata e chiedeva l’ambulanza per accompagnarla non in ospedale ma da un avvocato per il divorzio. C’era persino chi considerava il 118 una specie di servizio clienti della sanità, telefonando per sapere quale farmacia fosse aperta, dove si trovasse la Guardia Medica o quale medicina prendere per un raffreddore.

In pratica mancava soltanto quello che chiamava per chiedere il risultato della partita o il meteo del fine settimana. Ma diamogli tempo. La fantasia umana, quando si tratta di trasformare qualsiasi sciocchezza in un’emergenza nazionale, è un patrimonio UNESCO. Il mal di schiena che dura da cinque mesi diventa improvvisamente un codice rosso alle undici e cinquantacinque della domenica sera.

Il dito mignolo del piede sbattuto contro il comodino viene raccontato con la stessa enfasi di un incidente sul lavoro. L’indigestione dopo il pranzo di matrimonio assume i contorni di un collasso cardiocircolatorio. Il vicino di casa misura la pressione sedici volte consecutive, finché il misuratore, ormai esasperato quanto lui, decide finalmente di mandarlo affanculo e chiamare lui stesso il 118.

Poi ci sono gli esperti di medicina digitale. Aprono internet, digitano “mal di testa” e nel giro di trenta secondi scoprono di avere contemporaneamente un tumore rarissimo, tre malattie tropicali (senza mai essere stato ai Tropici) e una sindrome sconosciuta che colpisce un abitante ogni venti milioni. A quel punto il 118 diventa inevitabile. Del resto, se lo ha detto un sito pieno di pubblicità di integratori miracolosi e pillole blu miracolose, come si può dubitare?

Il nuovo 116117 nasce proprio per mettere ordine in questo circo. Non è un altro numero da imparare a memoria. È il buttafuori della sanità.  È quello che dovrebbe chiedere con calma: “Mi racconti il problema.” E dopo aver ascoltato il cittadino che si è allarmato perché gli prude il gomito sinistro da dieci minuti, o li chjùra u culu dopo aver tracannato na pasta asciutta condita ccu piparìeddru russu e Diamante, rispondere con la serenità di un monaco tibetano: “No, il 118 oggi può tranquillamente continuare a salvare vite umane.” Naturalmente ci sarà bisogno di un periodo di adattamento, perché il genio italico non delude mai.

C’è già chi probabilmente chiamerà il 118 per chiedere il numero del 116117. Qualcun altro telefonerà al 116117 per domandare se, secondo loro, sia il caso di chiamare il 118. I più prudenti li chiameranno entrambi, così almeno non si sbagliano. E qualcuno, statene certi, pretenderà pure di sapere perché il numero è così lungo.

A proposito, anche questa merita una spiegazione. No, non è stato inventato da qualche funzionario insonne dopo una cena troppo pesante. Il 116117 è un numero europeo. Il prefisso 116 identifica i servizi sociali armonizzati in tutta l’Unione Europea, mentre il 117 distingue questo specifico servizio sanitario. Tradotto: non poteva chiamarsi semplicemente 116 o 117 perché quei numeri hanno altre destinazioni o sarebbero incompatibili con i piani nazionali di numerazione. Per una volta, quindi, non è colpa della Calabria. Nemmeno della burocrazia regionale. È l’Europa. E almeno stavolta Bruxelles non c’entra con il diametro dei citrùli simentìni.

Ma attenzione a non illudersi. Il 116117, da solo, non farà miracoli. Non trasformerà il furbetto in cittadino modello. Non convincerà l’ipocondriaco seriale che un raffreddore non è un’esperienza di pre-morte. Non impedirà a chi considera l’ambulanza un pass gratuito per saltare la fila del Pronto Soccorso di continuare a cercare scorciatoie. Per cambiare davvero servirà una medicina che nessuna farmacia tiene in magazzino: il buon senso. Perché il problema non è mai stato il numero. Il problema è che in Calabria, troppo spesso, tutto diventa urgentissimo. È urgente la ricetta dimenticata da una settimana. È urgente il certificato che serviva ieri ma che nessuno ha richiesto per tempo. È urgente il mal di denti che tormenta da un mese ma che improvvisamente diventa insopportabile alle due del mattino. È urgente qualsiasi cosa, purché la risolva qualcun altro.

Così il 118 ha finito per fare tutto tranne ciò per cui è nato. Medico di famiglia, Guardia Medica, ufficio informazioni, navigatore satellitare, psicologo, confessore e, nei casi più disperati, persino bersaglio degli insulti quando l’ambulanza non arriva entro tre minuti per curare un raffreddore. Nel frattempo, però, da qualche parte c’è davvero qualcuno che sta avendo un infarto, un ictus, un grave incidente stradale o un arresto cardiaco. E quell’ambulanza impegnata a trasportare chi avrebbe potuto tranquillamente rivolgersi a un servizio territoriale, semplicemente non c’è.

Ecco perché il 116117 è una buona idea. Perché restituisce un significato alle parole. Emergenza significa emergenza. Urgenza significa urgenza. Fastidio significa fastidio. Ipocondria significa ipocondria. E il buon senso, che sembrava disperso da anni, forse ha finalmente trovato un nuovo numero di telefono. Resta soltanto un ultimo dubbio, il più calabrese di tutti. Riuscirà davvero il 116117 a cambiare le abitudini dei cittadini oppure entreremo nella storia come la prima regione capace di intasare contemporaneamente il 118, il 116117 e magari anche il 112, giusto per non lasciare nessuno escluso? Conoscendoci, sarebbe l’unico vero record europeo che rischiamo seriamente di conquistare.


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