Scopri la responsabilità del Rspp in caso di incidente sul lavoro e quando l’imprudenza del dipendente non basta a escludere la condanna.
La gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro rappresenta un compito complesso che carica sulle spalle dei responsabili oneri di vigilanza molto pesanti. Molto spesso, a seguito di un incidente, si tende a pensare che l’errore commesso dal lavoratore possa esonerare chi doveva garantire la protezione. Tuttavia, la giurisprudenza ha recentemente chiarito che il confine tra la colpa del dipendente e la responsabilità del garante è molto sottile. Capire quando il responsabile per la sicurezza paga per l’infortunio del dipendente è essenziale per chiunque ricopra ruoli di vertice o di consulenza nelle aziende. La legge non si accontenta di una condotta negligente del lavoratore per cancellare le colpe dei supervisori. Una recente decisione della Cassazione del 2026 ha infatti stabilito che se l’azione del dipendente rientra comunque nelle sue mansioni ordinarie, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione non può invocare l’errore altrui come scusa. Questo orientamento spinge le imprese a una riflessione profonda sulla prevenzione, che deve prevedere anche l’imprudenza umana come fattore di rischio calcolabile.
Cos’è la condotta abnorme del lavoratore?
Nel diritto della sicurezza sul lavoro, esiste un concetto chiamato condotta abnorme. Questa espressione indica un comportamento del lavoratore talmente strano, imprevedibile e lontano dalle sue mansioni da interrompere il nesso causale tra la mancanza di sicurezza e l’infortunio. In parole semplici, se il lavoratore compie un’azione che non ha nulla a che fare con il suo lavoro, il responsabile della sicurezza non può essere punito. Tuttavia, la Cassazione ha posto dei paletti molto rigidi (Cass. sent. n. 1909 del 19.01.2026).
L’abnormità non coincide con la semplice imprudenza. Un comportamento si definisce abnorme solo quando attiva un rischio eccentrico. Questo accade quando il dipendente decide di fare qualcosa di completamente estraneo ai compiti affidati, mettendosi in pericolo in modo del tutto gratuito e imprevedibile. Se un impiegato d’ufficio decidesse improvvisamente di scalare un’impalcatura esterna senza motivo, quella sarebbe una condotta abnorme. Al contrario, se un operaio compie una manovra rischiosa mentre usa un macchinario che deve usare ogni giorno, la sua azione resta dentro il rischio governato dall’azienda. In questo caso, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp) rimane nel mirino della giustizia.
Perché l’imprudenza del dipendente non salva il Rspp?
Il compito principale di chi si occupa di sicurezza è proteggere il lavoratore anche dalle sue stesse distrazioni. La normativa antinfortunistica non serve solo a prevenire guasti tecnici, ma deve impedire che l’imprudenza umana causi danni (art. 590 cod. pen.). Il datore di lavoro e il Rspp devono ragionevolmente prevedere che un dipendente possa commettere un errore per fretta, stanchezza o eccessiva confidenza con il mezzo.
Se un incidente avviene perché un macchinario manca di una protezione, non basta dire che l’operaio è stato disattento. La negligenza del dipendente non interrompe la responsabilità del garante se le cautele aziendali erano insufficienti. La legge stabilisce che il sistema di sicurezza deve essere a prova di errore umano prevedibile. Se un lavoratore agisce per compiere il suo dovere, anche se lo fa in modo incauto, il rischio rimane sotto la gestione del datore di lavoro. Il Rspp rischia dunque la condanna per lesioni colpose se non ha segnalato o preteso la messa in sicurezza di quel processo lavorativo. L’imprudenza è un fattore che fa parte del rischio aziendale e non un evento eccezionale che cancella le mancanze della dirigenza.
Quali sono le responsabilità del Rspp come Garante?
Il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione è una figura che spesso viene considerata solo consultiva, ma che assume una posizione di garanzia fondamentale. Quando questa figura svolge anche funzioni di preposto, la sua responsabilità aumenta drasticamente. Il suo dovere non è solo quello di scrivere documenti, ma di monitorare che le regole siano rispettate e che le attrezzature siano idonee.
Secondo i giudici, il Rspp rischia la condanna se:
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omette di segnalare la mancanza di protezioni fisiche sui macchinari;
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non valuta correttamente i rischi legati alle operazioni manuali dei dipendenti;
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tollera prassi lavorative scorrette ma diffuse in azienda;
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non aggiorna le procedure di sicurezza in base all’evoluzione del lavoro.
In questi casi, si configura una colpa per omissione (art. 40 cod. pen.). Il nesso di causalità tra l’assenza della protezione e il danno al lavoratore è diretto. Se il responsabile avesse fatto installare il dispositivo di sicurezza, l’infortunio non sarebbe avvenuto nonostante l’errore del dipendente. Questa è la logica che seguono i tribunali per stabilire se esiste una colpa penale. La responsabilità è legata al fatto che il garante aveva il potere e il dovere di impedire l’evento ma non lo ha fatto.
Come si valuta la colpa soggettiva del responsabile?
Una volta accertato che la condotta del lavoratore non era abnorme, il giudice non condanna automaticamente il Rspp. Bisogna infatti verificare la colpa soggettiva. Questo significa che la magistratura deve analizzare se, in quel contesto specifico, al responsabile si potesse davvero rimproverare qualcosa. Non esiste una responsabilità automatica basata solo sul ruolo ricoperto.
L’indagine del giudice deve dividersi in due parti:
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la misura oggettiva, ovvero la violazione della regola di diligenza e delle norme tecniche;
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la misura soggettiva, ovvero quanto fosse esigibile dal responsabile un comportamento diverso;
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il contesto aziendale, analizzando se il responsabile avesse i mezzi e l’autonomia per intervenire;
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l’affidamento del garante, valutando se potesse contare sulla professionalità di collaboratori equiordinati.
In questo passaggio si valuta l’autoresponsabilità del lavoratore. Se il contesto aziendale è sano, le procedure sono chiare e il dipendente è esperto, la colpa del responsabile potrebbe essere attenuata o esclusa se l’errore del lavoratore è stato davvero imprevedibile sotto il profilo individuale. Bisogna capire se il responsabile poteva accorgersi del pericolo o se questo era nascosto da fattori imprevisti. La sentenza della Cassazione sottolinea che non si può punire qualcuno se non si dimostra che poteva agire diversamente.
Cosa insegna il caso del nastro trasportatore senza protezioni?
Per capire meglio la regola pratica, analizziamo il caso che ha portato alla sentenza del gennaio 2026. In un’azienda agroalimentare, un’operaia carrellista stava lavorando vicino a un nastro trasportatore. Notando delle foglie che ostruivano il meccanismo, ha cercato di rimuoverle usando un legnetto. Purtroppo, durante questa operazione, ha messo involontariamente in moto i rulli e le sue mani sono rimaste schiacciate. Il macchinario era privo del carter di protezione, una barriera fisica che avrebbe impedito il contatto con le parti in movimento.
In primo grado, il Rspp era stato assolto perché il giudice riteneva che la manovra dell’operaia fosse talmente imprudente da essere considerata abnorme. La Cassazione ha ribaltato questa visione (Cass. sent. n. 1909 del 19.01.2026). La lavoratrice non stava facendo qualcosa di folle o estraneo al suo lavoro: stava cercando di sbloccare il nastro per continuare a lavorare. L’azione rientrava perfettamente nelle sue mansioni di carrellista incaricata del processo produttivo. Il fatto che abbia usato un legnetto in modo incauto è una negligenza prevedibile. La vera causa dell’incidente è stata l’assenza della protezione meccanica sul nastro. Senza quel guscio protettivo, il rischio di schiacciamento era evidente e il responsabile della sicurezza doveva impedire l’uso di un macchinario così pericoloso.
Quali sono i criteri per evitare la condanna penale?
Il responsabile della sicurezza deve agire con estrema attenzione per evitare di essere coinvolto in un processo per lesioni colpose (art. 590 cod. pen.). La difesa migliore non è sperare nell’errore del dipendente, ma dimostrare di aver creato un sistema dove l’errore non può produrre danni gravi.
Le istruzioni pratiche per un Rspp includono:
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effettuare verifiche periodiche fisiche su ogni macchinario per accertare la presenza di carter e barriere;
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documentare ogni segnalazione di pericolo inviata al datore di lavoro tramite comunicazioni scritte;
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assicurarsi che la formazione dei lavoratori non sia solo teorica ma includa prove pratiche sui rischi specifici;
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verificare che i lavoratori non adottino “scorciatoie” pericolose per velocizzare la produzione;
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inibire immediatamente l’uso di attrezzature che presentano difetti nei sistemi di sicurezza.
Se il responsabile può dimostrare di aver segnalato il rischio e di aver fatto tutto il possibile nell’ambito delle sue competenze per mettere in sicurezza l’impianto, la sua posizione processuale sarà solida. La colpa viene meno se si prova che l’evento non era evitabile con la diligenza richiesta dal ruolo. Tuttavia, se si accetta che un dipendente lavori su una macchina non protetta, la firma sul documento di valutazione dei rischi diventa una prova d’accusa molto difficile da contrastare.
La differenza tra rischio governato e rischio eccentrico
Un concetto fondamentale emerso dalla sentenza del 2026 riguarda la distinzione tra ciò che l’azienda può controllare e ciò che sfugge a ogni logica. Il rischio governato è quello legato alle normali attività lavorative. Anche se il dipendente sbaglia o si distrae, quel rischio appartiene all’organizzazione. Il datore di lavoro e il suo servizio di protezione sono i “padroni” di questo rischio e devono gestirlo neutralizzando i pericoli tramite la tecnica e la formazione.
Il rischio eccentrico, invece, è quello che si pone fuori dal perimetro aziendale. Si verifica quando il lavoratore attiva un pericolo che non ha alcun nesso con la produzione o con le sue finalità. In questo caso, il nesso causale si rompe perché il comportamento del danneggiato è radicalmente lontano dalle scelte prevedibili. Se l’operaia del caso precedente avesse usato il nastro trasportatore per fare un gioco pericoloso del tutto estraneo alla pulizia dei macchinari, forse la conclusione sarebbe stata diversa. Ma finché il dipendente opera per il bene dell’azienda, cercando di risolvere un problema pratico legato al lavoro, il rischio resta saldamente nelle mani dei garanti della sicurezza.
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Angelo Greco
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