Il campanile torna a suonare: la torre che resistette ai bombardamenti restituita alla città

Le campane. Dopo anni di silenzio, le campane. Frosinone le ha sentite risuonare questo pomeriggio dal campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta. Il punto più alto della città, il simbolo che ha visto tutto: generazioni, matrimoni, lutti, feste. E i bombardamenti del 1943, che hanno raso al suolo il capoluogo ciociaro senza riuscire a far cadere quella torre. Oggi il campanile è tornato alla città. Restaurato, messo in sicurezza, restituito. E con lui torna qualcosa che Frosinone temeva di smarrire senza accorgersene: il suo punto di riferimento più antico.

Il campanile e il 1943

Il campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta ha resistito ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale quando tutto intorno cadeva. Frosinone fu una delle città più colpite d’Italia: distrutta, rasa al suolo, costretta a ricostruirsi da zero. Quella torre rimase in piedi. Quasi miracolosamente, come ha detto oggi il sindaco Riccardo Mastrangeli.

Il campanile prima del restauro (Foto © Stefano Strani)

Da allora è diventata qualcosa di più di un monumento. È diventata il simbolo della capacità della città di resistere e ricominciare. Le sue campane hanno annunciato le feste e i momenti di dolore, hanno chiamato i fedeli alla preghiera, hanno scandito il tempo di intere generazioni di frusinati. La Cattedrale e il suo campanile costituiscono un unico grande simbolo. La prima custodisce e alimenta la fede della comunità, custodisce la presenza spirituale dei Santi Patroni Ormisda e Silverio, figure che da secoli accompagnano il cammino di Frosinone. Il secondo la annuncia, la richiama, la rende visibile attraverso il suono.

Il restauro che si conclude oggi è il primo intervento organico dopo quello realizzato nel 1978, quasi cinquant’anni fa. Un investimento complessivo di 1 milione e 600 mila euro, finanziato con fondi PNRR, eseguito sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio. I lavori hanno riguardato il consolidamento strutturale, il miglioramento della risposta sismica e il recupero delle superfici storiche attraverso tecniche conservative rispettose delle caratteristiche architettoniche e artistiche del monumento.

La cerimonia

C’erano tutti oggi a Frosinone: autorità civili, militari e religiose come si diceva una volta. Nessun assente: perché quel campanile è il legame che unisce tutta la città, senza esclusioni. La benedizione dell’arcivescovo Santo Marcianò. La banda musicale Romagnoli che ha accompagnato la cerimonia. Le visite guidate a cura della Pro Loco al termine, per restituire ai cittadini non solo la vista esterna della torre ma la sua dimensione interiore.

E, sul palco, un gesto che non era scontato: il sindaco Riccardo Mastrangeli ha salutato per nome tutti i suoi predecessori — Miranda CertoGiuseppe MarsinanoPaolo FanelliDomenico MarziMichele Marini e Nicola Ottaviani — riconoscendo che la storia di una città non appartiene mai a una sola amministrazione. Un ringraziamento particolare a Certo, presente in Aula: fu proprio durante la sua sindacatura, nel 1988, che venne realizzato l’ultimo importante intervento di restauro del campanile. A quasi quarant’anni di distanza, il testimone è stato raccolto e portato a compimento.

Amedeo Di Sora

Mastrangeli sfiora con delicatezza le corde dell’identità di una città. Lo fa quando ricorda il giornalista Amedeo Di Sora, storico appassionato e instancabile custode della memoria cittadina, recentemente scomparso. «Ogni volta che ci incontravamo mi chiedeva notizie del Campanile», ha detto Mastrangeli. «Quel restauro era uno dei suoi desideri più grandi, perché in questo monumento vedeva l’anima della nostra città. Mi piace pensare che adesso stia vedendo che quel desiderio si sia finalmente realizzato». (Leggi qui: Se ne va Amedeo Di Sora: l’ultimo pungente, l’ultimo originale).

Retrosi e Borgonzoni: la tecnica e il riconoscimento

Accanto alla voce del sindaco, quella dell’assessore ai Lavori Pubblici Angelo Retrosi porta il registro di chi ha seguito il cantiere dall’interno. «Questo intervento rappresenta un esempio concreto di come sia possibile coniugare la tutela del patrimonio storico con le più avanzate esigenze di sicurezza strutturale», ha dichiarato. «I lavori hanno richiesto un’attenta programmazione e l’impiego di tecniche altamente specialistiche, nel pieno rispetto delle caratteristiche costruttive e artistiche del campanile. Oggi consegniamo alla città un monumento più sicuro, valorizzato e pronto ad affrontare le sfide del tempo».

Lucia Borgonzoni (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

È la risposta tecnica alla domanda politica che Mastrangeli aveva posto: perché investire qui? Perché si può fare bene. Perché si può restaurare senza stravolgere, mettere in sicurezza senza cancellare, modernizzare senza tradire.

Retrosi ha anche letto il messaggio del Sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura, senatrice Lucia Borgonzoni. Che ha sottolineato un dato: «I lavori di adeguamento sismico per il campanile della Cattedrale di Santa Maria Assunta sono tra i primi interventi PNRR a essere completati a livello nazionale». Il che significa che Frosinone, su questo cantiere specifico, ha fatto quello che molti altri Comuni stanno ancora cercando di fare: ha preso i fondi europei, li ha spesi, e ha consegnato il risultato nei tempi previsti.

Borgonzoni ha aggiunto che si augura questa restituzione possa «fare da volano a ulteriori e future iniziative di tutela e promozione dello straordinario potenziale culturale del territorio». È un invito a non fermarsi. Il riconoscimento nazionale (uno dei primi PNRR completati in Italia) è il dato che trasforma l’inaugurazione da evento locale a segnale che vale oltre i confini della provincia.

L’analisi politica: perché oggi, perché questo discorso

Riccardo Mastrangeli (Foto © Stefano Strani)

Il discorso di Mastrangeli non nasce nel vuoto. Nasce in un momento specifico della sua sindacatura. I sondaggi recenti lo danno in calo: dal 56% del 2025 al 48,5% del 2026 nella classifica del Governance Poll del Sole 24 Ore. Una discesa rapida che non ha riguardato solo lui ma buona parte dei sindaci alle prese con il Pnrr: tanti cantieri, aperti tutti insieme, con disagi e fastidi per la popolazione che solo dopo vedrà il cambiamento. È l’analisi di chi ha elaborato quello studio.

Poi c’è l’aspetto che ha caratterizzato questa consiliatura: una maggioranza che numericamente c’è ma politicamente fatica a trovare coesione. In questo contesto, il campanile di Santa Maria Assunta è una scelta narrativa precisa. Non si parla di appalti, non si parla di bilanci, non si parla di viabilità. Si parla di identità, di radici, di memoria collettiva. Si parla di cose che uniscono invece di cose che dividono. Soprattutto si parla di cose fatte, completate, progetti portati a termine, realizzati.

Mastrangeli si è costruito fin dal principio una standing alto. Vola sopra le beghe della politica che sta lacerando l’Aula mentre lui continua ad amministrare. La sua scelta di volare ad alta quota gli consente di citare i predecessori in un gesto di continuità istituzionale che attraversa la storia amministrativa del Comune, disinnesca chi eventualmente si fosse preparato ad accusarlo di rivendicare l’opera come conquista personale.

Rivendicare fingendo di cedere

Mastrangeli dice «le opere appartengono sempre ai cittadini e non a chi le realizza»: formula che paradossalmente rivendica il merito mentre finge di cederlo. E chiude con un’immagine che è un programma politico: «una Frosinone moderna, dinamica, europea, capace di innovare senza mai smarrire le proprie radici».

Foto © Stefano Strani

Quando il sindaco dice «il futuro non si costruisce cancellando il passato», non sta solo inaugurando un campanile. Sta rispondendo implicitamente a chi gli chiede cosa abbia fatto in questi anni. Sta dicendo: ho rimesso in piedi il simbolo della città. E l’ho fatto come primo in Italia con i fondi europei.

È una risposta. Non risolve il tema della maggioranza, non risponde alle critiche sulla viabilità. Ma è una risposta che arriva direttamente al cuore della questione identitaria. Che va alla sostanza della vita quotidiana: come a dire “Ecco cosa c’è dietro ai nostri cantieri ed ai disagi che in questi anni vi hanno creato: c’è una città nuova che mantiene le radici con il suo passato“.

Le campane suonano di nuovo. Frosinone le sente. Se questo si tradurrà in consenso, dipende da quante altre cose simili accadranno nei prossimi dodici mesi.


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