Cosa rischia chi acquista online prodotti contraffatti?


È reato comprare oggetti che sono imitazioni su piattaforme digitali specializzate nel settore dell’e-commerce?

I prezzi decisamente allettanti di alcune piattaforme digitali specializzate nel settore dell’e-commerce inducono i consumatori ad effettuare acquisti che, a volte, possono rivelarsi pericolosi; non si tratta solo del rischio di ricevere un “pacco” in tutti i sensi – cioè un prodotto difettoso o completamente diverso da quello desiderato – ma anche del pericolo di commettere un vero e proprio illecito. Oltre al danno anche la beffa, insomma. Cosa rischia chi acquista online prodotti contraffatti?

Con il presente articolo vedremo a cosa può andare incontro chi, affidandosi a piattaforme ritenute non sempre affidabili perché non soggette al rigore della normativa UE, compra a poco prezzo oggetti che sono imitazioni di quelli originali. Insomma: Cosa rischia chi acquista online prodotti contraffatti? Approfondiamo l’argomento.

Quali sono le multe per chi compra oggetti falsi?

Il primo livello di responsabilità per chi decide di comprare – anche online – merce non originale è di natura amministrativa.

Secondo quanto stabilito dalla normativa vigente (art. 1, co. 7, d.l. 4 marzo 2005, n. 35), il consumatore finale che acquista beni che violano le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti rischia una sanzione economica rilevante, di importo che varia da trecento sino a settemila euro.

Si tratta di una misura volta a colpire chi alimenta il mercato della contraffazione, anche senza l’intento di rivendere i beni acquistati.

La sanzione scatta nel momento in cui l’acquisto avviene in circostanze che avrebbero dovuto spingere il compratore a sospettare dell’illegalità del bene.

Vi sono degli indicatori chiari che la legge prende in considerazione per stabilire se l’acquirente potesse rendersi conto della natura del prodotto:

  • il prezzo eccessivamente basso rispetto al valore di mercato del bene originale;
  • la qualità del materiale o delle rifiniture che appare palesemente scadente;
  • le condizioni o le qualifiche di chi offre il prodotto, come siti web poco trasparenti o venditori sprovvisti di autorizzazioni ufficiali.

L’illecito amministrativo mira a sanzionare la violazione della proprietà industriale. In questo contesto, non è necessario che l’acquirente voglia commettere un reato, ma è sufficiente che non abbia prestato la dovuta attenzione agli indizi evidenti che suggerivano la non autenticità della merce.

Quando scatta il reato di incauto acquisto online?

Oltre alla sanzione amministrativa, si può scivolare nel campo del diritto penale attraverso la fattispecie dell’incauto acquisto (art. 712 cod. pen.).

Questo reato si configura quando una persona acquista o riceve cose che, per la loro qualità, per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, lasciano sospettare una provenienza illecita. La pena prevista consiste nell’arresto fino a sei mesi o in un’ammenda che parte da un minimo di dieci euro.

La differenza sostanziale con la sanzione amministrativa risiede nel fatto che l’incauto acquisto riguarda beni che potrebbero derivare da qualsiasi tipo di reato, come un furto o una rapina, e non solo dalla contraffazione del marchio.

Si può fare l’esempio di uno smartphone di ultima generazione venduto a un prezzo irrisorio su una bancarella o su un portale di annunci poco affidabile.

Ai fini dell’incauto acquisto, dunque:

  • l’acquirente, pur non sapendo con certezza che l’oggetto sia rubato, avrebbe dovuto sospettarlo a causa delle circostanze della vendita;
  • la legge richiede un livello di diligenza ordinaria che impone di fermarsi davanti a offerte palesemente fuori mercato o sospette.

Si risponde di questo reato anche se si agisce in buona fede, qualora sia frutto di una negligenza macroscopica.

In altri termini, non è ammesso ignorare i segnali d’allarme che una persona mediamente avveduta avrebbe colto.

Insomma: se l’illecito amministrativo protegge specificamente il marchio, l’incauto acquisto tutela l’ordine pubblico e la proprietà in senso lato, colpendo chiunque si dimostri troppo leggero nel valutare la provenienza di ciò che mette nel proprio carrello, reale o virtuale che sia.

Acquisti online: quando si rischia la ricettazione?

Il rischio più elevato che si corre acquistando prodotti contraffatti è quello di essere accusati di ricettazione, un delitto punito con la reclusione da due a otto anni e con multe che possono superare i diecimila euro (art. 648 cod. pen.).

Questo reato è molto più grave dell’incauto acquisto perché presuppone il dolo, ovvero la piena consapevolezza che il bene proviene da un delitto (in questo caso la produzione e vendita di prodotti contraffatti) e la volontà di acquisirlo per trarne un vantaggio, anche non economico.

La giurisprudenza ha chiarito un punto fondamentale: non si configura la ricettazione se l’acquisto è destinato a un uso esclusivamente personale.

La situazione cambia radicalmente se il bene viene acquistato per essere ceduto. Il concetto di profitto non deve essere inteso solo come guadagno in denaro, ma può includere qualsiasi utilità. Ad esempio:

  • chi acquista dieci orologi contraffatti per regalarli ad amici e parenti può essere accusato di ricettazione;
  • chi compra merce falsa per rivenderla a un prezzo leggermente superiore commette lo stesso reato.

In questi casi, l’acquirente non è più visto come un semplice consumatore finale incauto, ma come un anello della catena di distribuzione del falso.

La distinzione tra uso personale e distribuzione è spesso sottile e viene valutata dalle autorità in base al numero di oggetti acquistati e alle modalità della transazione.

La ricettazione richiede che il soggetto sappia che sta acquistando qualcosa di illegale e decida comunque di procedere per ottenere un beneficio proprio o altrui.

Approfondimenti

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 Mariano Acquaviva

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